Dopo la crocifissione di Gesù i pilastri principali della Chiesa di Gerusalemme erano Giacomo il Giusto, sostenuto da Pietro, Giovanni e Maria di Magdala, il discepolo prediletto di Cristo. Costoro formavano una forma di governo tradizionale presso gli esseni. l'assassinio di Giacomo accese gli animi al punto da provocare in città una rivoluzione che segnò l'inizio della terribile guerra degli ebrei contro i romani. All'interno della Chiesa di Gerusalemme, Giacomo era molto vicino Gesù. Dopo la sua morte e prima della distruzione definitiva del Tempio alcuni sacerdoti nazarei fuggirono in un primo momento in Grecia, sparpagliandosi poi per tutta l'Europa. Avevano fatto un breve ritorno nella città distrutta per recuperare le spoglie di colui che chiamavano «il salvatore», portandole in salvo in Grecia, dove rimasero fino al 600 d.C, quando furono reinterrate sotto il Tempio, un nascondiglio più che sicuro, dal momento che nessuno poteva essere sepolto entro i confini del santuario.
Con la denominazione di Rex Deus, il gruppo di sopravvissuti riuscì a scampare alle persecuzioni dei giudei adottando le pratiche religiose in vigore nei territori in cui avevano trovato rifugio, a patto che non si chiedesse loro più della venerazione dell'unico vero Dio.Il quadro che si andava delineando era quello di un gruppo di famiglie aristocratiche europee, discendenti delle stirpi ebraiche di Davide e Aronne, fuggite da Gerusalemme poco prima, o forse subito dopo, la caduta del Tempio. Questi individui avevano tramandato la notizia dell'esistenza di alcuni manufatti nascosti sotto le rovine del Tempio a un rampollo eletto (non necessariamente il maggiore) di ciascuna famiglia.
Goffredo di Buglione, fratello maggiore di Baldovino I, era figlio di Eustachio II, duca di Boulogne, e della figlia di Goffredo II di Lorena. Se il gruppo dei Rex Deus esistette davvero, è facile intuire che la Prima crociata dovette offrire a queste famiglie un'opportunità «voluta da Dio» di fare ritorno al Tempio sacro per recuperare il tesoro che apparteneva loro per diritto di nascita, e per di più nel momento predetto dall'autore ebreo del Vangelo di Giovanni il Divino. Le famiglie dei Rex Deus parteciparono alla Prima crociata e a quelle successive. Per lungo tempo i medievalisti si sono interrogati sulle ragioni della presenza delle stesse famiglie alla testa delle milizie crociate per l'intera durata dei combattimenti... ebbene, noi avevamo forse trovato la risposta. Una volta che le
truppe cristiane ebbero conquistato Gerusalemme, i personaggi di spicco che non appartenevano al gruppo dei Rex Deus furono rapidamente destituiti dai propri incarichi e ai vertici della monarchia e della gerarchla ecclesiastica della città salirono gli appartenenti alle famiglie dei Rex Deus, perché il loro santo tentativo di riconquistare l'eredità affidata dagli antenati non venisse ostacolato. La storia delle famiglie dei Rex Deus non solo chiariva come il gruppo di cavalieri cristiani conoscesse con esattezza l'oggetto delle proprie ricerche, ma rendeva del tutto sensato il significato del nome Roslin. Henry Saint Clair aveva scelto il titolo che più di tutti esprimeva il suo entusiasmo per la riconquista del «sapere segreto tramandato di generazione in generazione». Un gruppo di anziani della Chiesa di Gerusalemme sfuggì alla carneficina successiva alla presa di Gerusalemme e si diresse verso A
lessandria, la città che, per molti versi, era diventata la seconda per importanza agli occhi dei giudei. Qui, valutata attentamente la propria posizione, il gruppetto decise di proseguire per la Grecia, da dove si sparpagliò infine in varie città europee. Adottarono la religione del paese in cui si erano stabiliti e si integrarono nelle comunità di adozione, assumendo nomi che li facessero sembrare meno stranieri. I fuggitivi erano individui estremamente intelligenti, tutti discendenti dall'aristocrazia ebraica e assai facoltosi. Con il susseguirsi delle generazioni, tuttavia, il ricordo delle origini andò dissolvendosi, salvo che per un figlio maschio prescelto, che al raggiungimento dell'età adulta veniva messo a parte dei propri strani privilegi di nascita e dei segreti del Tempio. Più il tempo passava e più i singoli nuclei familiari perdevano i contatti reciproci. Ciò nonostante i figli eletti erano al corrente dell'esistenza di altri loro pari, che sapevano come riconoscere nell'eventualità in cui si fossero incontrati. Nel 1095 tutti i membri del gruppo dei Rex Deus erano quasi certamente convertiti al cristianesimo, tuttavia ciascuno di loro deve aver avuto almeno un congiunto maschio che custodiva in cuor suo la tradizione delle nobili radici ebraiche. Non c'è dubbio che costoro si considerassero cristiani per eccellenza, gli eredi della Chiesa primitiva e i depositari dei più grandi segreti nella conquista di Gerusalemme da parte dei turchi selgiuchidi il preannunciato attacco di Gog e Magog, essi adoperarono tutta la loro formidabile influenza per far nascere nella mente di papa Urbano II l'idea di una grande crociata
cristiana. Al pontefice spiegarono che la profezia di Giovanni il Divino si era avverata e che egli avrebbe dovuto assumersi l'importante compito di porsi alla guida del mondo cristiano per la liberazione della Città Santa dall'invasore infedele. La storiografia ci conferma, in effetti, che il ruolo centrale di Urbano II determinò l'assunzione da parte del papato della guida suprema della cristianità occidentale. Com'è ovvio, le famiglie dei Rex Deus furono le prime a impegnarsi solennemente per la causa delle crociate e Urbano II dovette rimanere molto sorpreso nel ritrovarsi improvvisamente così influente: fino ad allora aveva trascorso i suoi sei anni di pontificato all'insegna della banalità, lontano da Roma, costretto all'esilio dall'antipapa Clemente III. Adesso, invece, era «l'uomo del momento». Dopo la conquista di Gerusalemme è probabile che si fosse prodotta una spaccatura all'interno del gruppo dei Rex Deus: qualcuno di certo avrà voluto
costituire sui due piedi una squadra di operai addetti agli scavi, mentre altri avranno giudicato rischiosa qualsiasi attività pubblica, sempre difficile da giustificare. Il papato si sarebbe subito interessato a qualsiasi campagna di scavo nei luoghi sacri del cristianesimo. Per nulla desideroso di attirare su di sé la diffidenza papale in qualunque modo, il nuovo re di Gerusalemme, Baldovino, si mise subito dalla parte dei cauti, proclamando che la cosa importante era il fatto di aver riconquistato il controllo del Tempio. I tesori, lamentava, erano sepolti sotto migliala di tonnellate di roccia. E poiché nessuno aveva la benché minima idea di dove cominciare a scavare, la cosa migliore, a sua detta, sarebbe stata di non lanciarsi in alcuna impresa. Molti anziani ricorsero invano alla propria autorità per persuadere Baldovìno a dare il via libera agli scavi. La risposta del sovrano fu sempre la stessa: egli si trovava in una posizione difficile, per cui agire in segretezza sarebbe stato impossibile, mentre muoversi alla luce del giorno sarebbe stato suicida. Il primo viaggio a Gerusalemme di Ugo di Payns di cui si abbiano notizie risale al 1104,
quando egli andò a perlustrare la zona di persona, in compagnia di Ugo di Champagne. Dopo aver interpellato Baldovino, i due fecero ritorno in Europa, portandosi appresso una mappa ben documentata dell'area del Tempio, avrebbe permesso di preparare un piano d'azione. Gli anni passavano e Baldovino rimaneva ostinatamente saldo nella sua opinione. Nel 1113, tuttavia, accadde qualcosa che creò una nuova opportunità. Un gruppo di cavalieri cristiani costituì l'ordine militare sovrano dell'Ospedale di san Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di Malta, meglio noto come ordine dei Cavalieri ospedalieri. Costoro si proclamarono protettori di un ospedale fondato a Gerusalemme prima dell'inizio della crociata da Gerardo, giurando, entusiasti, di volersi porre a difesa della Città Santa. Questo episodio fece balenare una nuova idea nelle menti dei Rex Deus. E così nel 1114 Ugo di Champagne e Ugo di Payns si recarono un'altra volta a Gerusalemme, per sottoporre all'attenzione del re un nuovo progetto, fiduciosi che sarebbe stato accolto favorevolmente. I due illustrarono a Baldovno la propria intenzione di dislocare a Gerusalemme un piccolo contingente di cavalieri addetti a una campagna esplorativa di scavi, con il pretesto che essi facevano parte di un ordine molto simile a quello degli Ospedalieri. Si avvalevano della copertura di guardiani delle principali vie battute dai pellegrini. Si propose che il nuovo ordine si stabilisse in prossimità delle scuderie di Erode, dove i cavalieri sarebbero stati al riparo da sguardi indiscreti e dove, trovandosi a un livello inferiore, avrebbero potuto scavare in orizzontale, direttamente nelle volte sotterranee che nascondevano i tesori. Ma la sorte volle che, per nulla convinto, il sovrano respingesse il nuovo progetto. I due signori ritornarono in patria avviliti. Poiché su Baldovino non potevano contare, essi rivolsero la propria attenzione al cugino del sovrano, e suo successore al trono. Il futuro re, Baldovino anche lui, era stato tenuto prigioniero dai musulmani per quattro anni e aveva idee assai più radicali sul da farsi. Nel 1118 Baldovino I morì all'età di sessant'anni, presumibilmente per cause naturali, e fu sostituito in un battibaleno dal cugino, incoronato Baldovino II di Gerusalemme. Di lì a qualche settimana i nove cavalieri francesi sotto il patrocinio di Baldovino II erano già sistemati nel luogo che un tempo ospitava le scuderie di Erode, e che ora faceva parte dell'edificio adiacente all'ex moschea di al-Aqsà. Per giustificare la presenza di questi cavalieri, si raccontò che avevano il compito di proteggere i pellegrini cristiani dalle grinfie dei malvagi banditi musulmani, quando invece la loro vera missione era la localizzazione e il recupero dei manoscritti e dei tesori della Chiesa di Gerusalemme. Il lavoro doveva essere estremamente difficile e le giornate dovevano sembrare interminabili. Aprire un nuovo cunicolo nella roccia viva con strumenti manuali era un'operazione molto faticosa. Ci vollero mesi persino per collegarsi con un vecchio passaggio, che conduceva fin sotto l'al-Haram, la gigantesca base su cui poggiava il Tempio. Ma una volta raggiunto il labirinto, i cavalieri ebbero l'impressione di procedere in modo più rapido. Dapprima dovettero rinvenire una piccola ciotola contenente delle monete, poi diversi vasi d'oro e d'argento, e infine due scatole di legno ciascuna contenente un manoscritto. Una volta lucidati, i preziosi oggetti metallici si rivelarono di uno splendore abbagliante; quanto ai manoscritti, essi non dicevano proprio niente a quel gruppo di cavalieri illetterati, capaci di riconoscere a stento qualche vocabolo francese ma non certo di decifrare testi redatti in greco e aramaico. Questa squadra di rozzi archeologi cominciò ad avvertire un profondo desiderio di salvaguardare il materiale dissotterrato. Rispedito in Francia, Geoffrey de Saint Omer, il comandante in seconda del gruppo, affidò il compito di tradurre i rotoli a Lambert de Saint Omer, il quale riuscì a decifrare tutto ciò su cui i suoi occhi increduli si posavano. L'erudito chiese di poter custodire i manoscritti e, all'insaputa di Geoffrey, ne copiò uno in tutta fretta: una raffigurazione della Gerusalemme celeste. Abbiamo il sospetto che l'anziano ecclesiastico sia morto per mano di Geoffrey de Saint Omer, quando si seppe del suo gesto non autorizzato. Il cavaliere, tuttavia, non avrebbe mai più recuperato la copia del rotolo della Gerusalemme celeste, che si trova ora custodita nella biblioteca dell'università di Gand. Nel 1121, dopo i primi ritrovamenti, giunse a Gerusalemme un
conte di nome Folco d'Angiò, per fare degli accertamenti sull'andamento degli scavi. Ma per poter essere ammesso sul luogo dei lavori, egli fu costretto a pronunciare il voto di affiliazione all'ordine. Prima di rientrare in patria, Folco, che in futuro sarebbe diventato re di Gerusalemme, lasciò ai cavalieri un'annualità pari a trenta libbre angioine. Intanto Bernardo di Fontaines-lès-Dijon (il futuro abate di Chiaravalle) era impegnato ad accrescere la propria fama di personaggio eminente della Chiesa, in modo da potersi avvalere del proprio status per persuadere il papa Callista I della necessità di costituire formalmente un ordine militare a difesa del regno di Gerusalemme. Le reali intenzioni del gruppo dei Rex Deus erano di mantenere segrete le proprie attività, nonostante il viavai di numerose personalità di rango. Si faceva pertanto sempre più pressante la necessità di architettare una storia verosimile per giustificare le ingenti ricchezze, che non sarebbero più potute passare inosservate. Ugo di Champagne era ancora una volta a Gerusalemme nel 1124. In occasione di quel viaggio anch'egli pronunciò il giuramento e si affiliò all'ordine dei Templari, i cui membri salirono pertanto a undici. Si è detto dell'impossibilità di individuare il personaggio a cui questa confraternita prometteva con solennità «obbedienza». Ma se si trattava di Ugo di Payns, allora colui che si era affiliato per ultimo aveva appena dichiarato di essere pronto a sottomettersi al proprio vassallo; un'eventualità, questa, molto insolita, che potrebbe essere il sintomo di una «febbre del tesoro» oppure potrebbe dimostrare l'esistenza di un vincolo di obbedienza a un consiglio di membri del gruppo dei Rex Deus. La squadra
continuò a scavare fino al Natale del 1127, quando i cavalieri si ritennero certi di avere scoperto anche il più piccolo frammento di tesoro e tutti i manoscritti. Di lì a una i settimana Ugo di Payns lasciò la Città Santa diretto a Troyes, dove ricevette la bozza della regola, scritta da Bernardo ma consegnatagli dal cardinale di Albano. Dopodiché intraprese un viaggio di reclutamento in Europa, stabilendo delle tappe in modo da poter dare istruzioni ai vari affiliati del gruppo dei Rex Deus lungo il tragitto. Fu in quest'occasione che si fermò per una visita lampo in Scozia, presso la famiglia della moglie della casata Saint Clair, a cui presumibilmente affidò i preziosi manoscritti. Essendo il luogo più lontano da Roma ove rifugiarsi, quello era anche il nascondiglio più sicuro per documenti segreti, contenenti resoconti della vita di Gesù e Giacomo che raccontavano la storia dei paladini della libertà del popolo ebraico. Al termine del suo viaggio in Europa, Ugo di Payns, divenuto primo Gran maestro dei Templari, ritornò a Gerusalemme con trecento cavalieri pronti a eseguire i suoi ordini. Era anche riuscito a strappare la promessa di un sostegno finanziario e a ottenere in dono diverse proprietà, che sarebbero state ottime coperture per gli inestimabili tesori di cui erano venuti
improvvisamente in possesso. Per la prima volta dopo oltre un millennio le famiglie dei Rex Deus erano rientrate in possesso dei propri beni e detenevano nuovamente il controllo di Gerusalemme e del Tempio. Ma nell'aria aleggiavano già i timori per la successione di Baldovino II, che non aveva eredi maschi. La successione di un membro del gruppo fu garantita dal matrimonio di Folco d'Angiò, rimasto vedovo, con la figlia di Baldovino, Melisenda. Una volta raggiunto lo scopo originario, l'ordine dei Templari cominciò una vita indipendente, quasi certamente in conseguenza dei documenti rinvenuti sotto le rovine del Tempio. Avevano così appreso che Gesù era discendente di famiglia di stirpe regale. L'insegnamento Gesù era molto complesso e parlava in parabole ai suoi discepoli. II Templari intrapresero un cammino indipendente a partire dal 1128 e le persone, chiunque esse fossero, responsabili dell'istituzione di quest'ordine continuarono a interagire con esso e a partecipare insieme con gli affiliati a un grande periodo dell'architettura europea. Nei diciassette anni successivi Bernardo di Chiaravalle fondò più di novanta monasteri e i Templari non smisero di dare il loro contributo alla progettazione e alla costruzione di chiese e di comunità su tutto il territorio europeo, nonché di ottanta grandi cattedrali, la più famosa delle quali è la splendida Notre-Dame a Chartres. L'ordine dei Cavalieri templari era sorto grazie agli sforzi congiunti di un certo numero di Rex Deus infiltratisi in posizioni chiave per garantire la buona riuscita dell'ambizioso progetto di recupero di alcuni manufatti da sotto le rovine del Tempio di Erode. Una volta costituito secondo le aspettative dei suoi ideatori, l'ordine crebbe rapidamente, acquisendo fama e fortuna. Alla morte di Ugo di Payns i Templari erano già impegnati nell'edificazione di comunità e di chiese in tutta Europa. E non appena il loro nome cominciò a diffondersi, si sentì dire che erano loro i custodi del Santo Graal.