Sempre più spesso periodi e personaggi storici oscuri e controversi sono fatti oggetto di trasposizioni romanzesche e cinematografiche che, per quanto affascinanti, finiscono col confondere le idee al pubblico di non esperti. Sarebbe invece auspicabile in generale un approccio più concreto sia pure senza precludersi la possibilità di spiegazioni ‘scomode’ o ‘eterodosse’, di frequente all’origine di nuove conquiste conoscitive. Ciò è realizzabile muovendo dalle tracce che la storia ha consegnato ai posteri, talvolta di difficile lettura, ma molto spesso trascurate, mentre stanno lì, dietro l’angolo di casa, in attesa di essere colte e studiate. E’ quanto sta ad es. accadendo con la vicenda dei Templari, monaci-guerrieri custodi con ‘placet’ papale dei luoghi sacri in Terrasanta, le cui tracce sono disseminate nel nostro Paese. L'Ordine, parte del quale si trovava anche in Puglia. Dal XII sec., durante il dominio normanno e poi svevo, l’Ordine si diffuse infatti anche nel meridione d’Italia e la Puglia fu fra le prime regioni italiane ad accogliere le 'domus' templari, punti di riferimento per le attività militari ed economiche dei monaci-guerrieri, grazie al ruolo strategico e commerciale dei locali porti e città per il passaggio ad Oriente, al punto da configurare inizialmente, insieme al resto del sud, la grande provincia templare d'Apulia. Tra le prime fondazioni dell'ordine, oltre quella di Trani, va ricordata la Casa di Barletta (1169) che, col ruolo di casa Provinciale fino al processo del 1312, fu senza dubbio tra le sedi più importanti, Foggia (nel periodo normanno-svevo), Troia (prima del 1190) , Salpi (1196), Trani, Andria, Molfetta (1148), Giovinazzo, Bari, Brindisi, Lecce e Otranto (1169) e alcuni possedimenti nel leccese. Recenti studi stanno peraltro rivelando un ruolo per nulla secondario anche della Lucania, che sarebbe stata addirittura luogo di nascita del fondatore Hugo di Payns (o dei Pagani) e che sta attirando l’attenzione su tutta una serie di architetture (ad es. la cattedrale di Acerenza) e manufatti simbolici che sembrano legati in modo enigmatico ai Templari. I templari di Andria l’ottagono di Castel del Monte
è inscritta la croce templare e alcuni commentatori hanno evidenziato le affinità tra il castello pugliese, la fortezza di Montsegur, in Linguadoca, ultimo baluardo della resistenza catara durante la crociata contro gli albigesi (le leggende narrano che proprio in questo castello fosse custodito il Santo Graal) e il castello di Gisors, fortezza templare nel nord della Francia, dove il "donjon", ovvero la parte centrale del castello, richiama, ancora una volta, la forma ottagonale. I legami tra templari e Castel del Monte non si riducono certo a questo indizio: l’ottagono ritorna nelle cappelle templari a Le-puy-en-Velay in Francia, a Eunate e a Tomar in Spagna e nella chiesa di S.Giovanni al Sepolcro di Brindisi. Le sale del piano superiore di Castel del Monte hanno dei
sedili in pietra che cingono tutto il perimetro interno delle pareti, delle vere e proprie "sale consiliari" di impronta marcatamente monastica, molte diffuse nelle chiese templari francesi (e Tavolaro ricorda anche la chiesa di templare di Poggibonsi, in Toscana, dove ancora oggi esiste una delle mansioni templari meglio conservate in Italia). Le similitudini tra Gisors, Montsegur e Castel del Monte ritornano anche nei precisi allineamenti di carattere astronomico: il castello federiciano è posto ad una latitudine particolare, per cui i quattro punti della levata e del calar del sole ai solstizi invernale ed estivo tracciano un rettangolo ideale con il castello al centro, i cui lati sono tra loro in rapporto aureo, un numero che ritorna costantemente nella geometria delle stanze e del perimetro dell’edificio (così come nella famosa piramide di Cheope). Tutto l’edificio sembra inoltre essere una sorta di immenso "gnomone" solare, che marca, attraverso l’ombra proiettata a mezzogiorno sulle pareti e sul perimetro, l’ingresso del sole nei diversi segni zodiacali. Il fascino della loro vicenda, di per sé molto drammatica, risiede infatti oltre che nell’ancora dibattuta fondatezza di alcune delle accuse, come quelle di eresia, idolatria e sodomia, innanzitutto nella possibilità che i Templari fossero depositari di forme di conoscenza esoterica, riservata cioè sin dall’antichità a pochi iniziati e legata alle oscure leggi del cosmo e alle loro relazioni con l’uomo. E’ a partire dal ‘700, che l’argomento ha ripreso vigore col nuovo proliferare di leggende su segreti e misteri dei quali i più noti sono quelli riguardanti il Santo Graal, l'Arca dell'Alleanza, le regole architettoniche delle cattedrali e una presunta continuità occulta dell’Ordine attraverso i secoli. La scelta di trattare questo argomento in rapporto alla Puglia, sia pure molto sinteticamente per ovvie ragioni, deriva dalla ricorrenza il 3 agosto prossimo a Terlizzi della Festa Maggiore dedicata alla Vergine Nera di Sovereto, uno dei più antichi e suggestivi culti mariani in Puglia e in odore di legami coi Cavalieri del Tempio. Ricordando la grande devozione popolare legata a questo culto il Di Giacò nel suo ‘Il Santuario di Sovereto a Terlizzi’, scriveva nel 1872 che "…Divulgatasi la fama di questo santuario tutti coloro che andavano a Gerusalemme transitando per la via Appia, vicinissima al nostro santuario non mancavano di entrarvi..."Sovereto è un piccolo sobborgo a tre km circa da Terlizzi, strutturato su due vie principali che s'intersecano e al cui incrocio si trova l'arco di ingresso per il Santuario della Madonna di Sovereto, o Ecclesia Sancte Marie de Suberito (costruita circa ai primi del secolo XII) accanto alla quale sorsero poi l'ospedale per l'assistenza ai pellegrini e, in un insolito monasterium duplex, due comunità religiose, quella dei Frati Gerosolomitani e quella delle Monache dette di S. Marco. Luogo di transito sull’Appia Traiana di pellegrini e crociati, fu crocevia sul tragitto verso la Terrasanta e l’Oriente. Qui si venera un’icona della Vergine Nera che la leggenda vuole ritrovata da un pastore bitontino e che la devozione popolare affidò ad un carro trainato da due buoi, spontaneamente direttisi verso Terlizzi, che da allora ne fece la sua patrona. La chiesa di Sovereto ha un'unica navata, al centro della quale si apre una grata metallica che conduce nella grotta nella quale sarebbe avvenuto il ritrovamento. Il 16 aprile alle 14,00, ora leggendaria del suo rinvenimento l’immagine viene esposta in Cattedrale, per poi essere di notte solennemente portata il 23 a Sovereto nel cui Santuario rimane esposta fino alla prima domenica di agosto, allorchè viene ricondotta, sempre di notte, a Terlizzi per le vie cittadine tra ali di folla in tripudio. E’ trasportata su un carro trionfale che nel corso dei secoli ha raggiunto l’altezza di ben 22 metri, spinto dalla forza di 60 uomini e guidato da quattro timonieri che riescono, con le loro particolari manovre, ad orientarlo. Per quanto riguarda il legame del luogo e del culto con i Templari vi sono vari indizi che, in quanto tali, non incontrano il giudizio pacifico di studiosi e ricercatori, ma che hanno sufficiente fascino per destare interesse. Il dato meglio documentato su Sovereto è la presenza dei monaci dell’Ordine ospitaliero di S.Giovanni che vi costruirono un ospizio per i pellegrini e un ospedale per i Crociati ed è con essi che secondo alcuni studiosi sarebbe cominciata la storia del luogo. Secondo altri invece vi sarebbe già stata una domus templare che, dopo la soppressione dell’Ordine, sarebbe passata ai Giovanniti, come del resto avvenne certamente in altri luoghi. Tra gli indizi su cui si fonda quest’ultima tesi vi è innanzitutto una leggenda locale secondo la quale nel 1188 i Templari avrebbero trasferito un’immagine miracolosa della Vergine da Corsignano, vicino Giovinazzo, a Sovereto per custodirla in quella che quindi era la loro sede. A sostegno di questo dato leggendario ci sarebbe un inventario redatto nel XIV sec. da Giacomo vescovo di Trani circa i beni appartenuti ai Giovanniti, tra i quali comparirebbe la Casa di S. Maria di Sovereto indicata come ex casa Templare. Vi sarebbe inoltre un documento redatto a Giovinazzo agli inizi del XIII sec. nel quale Viviano, priore e procuratore dell'Ordine Templare in Puglia, dichiarava che l'Ordine cavalleresco "habet et possideat in Terlicio ecclesiam unam que vocatur Santa Maria de Muro", chiesa già intestataria di terre, orti, vigne, oliveti, case ed altre proprietà fondiarie. Vi sono poi delle tracce oggettive sui luoghi che offrono altre suggestioni ed elementi di discussione: tracce di un ciclo di affreschi (nella sacrestia, nell’abside della chiesa e in tutto il complesso, compresa una torre di avvistamento) che secondo il prof. Enzo Varricchio, critico d’arte e presidente del Centro Studi di Diritto delle Arti, del Turismo e del Paesaggio, corrisponderebbero ad un analogo ciclo pittorico risalente alla prima metà del Duecento e presente a Montsaunès, importante e riconosciuta domus dei Templari nella Francia pirenaica. Tracce particolarmente evidenti si trovano in un locale laterale, un tempo torre dell’Ospedale, oggi fungente da sacrestia, in cui vi sono alcuni affreschi dalla complessa simbologia: stelle a otto cuspidi, scala a doppio piolo e un motivo a scacchiera con caselle alternate bianche e rosse. Infine un ottagono formato da due quadrati sovrapposti e ruotati l’uno rispetto all’altro di 45°, una grande croce greca bianca in campo rosso e accanto, un sole raggiante, un esagono, uno strano "fiore" a quattro lobi, o petali cuoriformi, inscritto in un doppio cerchio, come probabile "rosa mistica". Un vero e proprio rebus, senza scomodare fantasiosi ‘Dan Brown’ d’Oltreoceano. Tra le altre tracce, troviamo una formella scultorea raffigurante una Madonna con Bambino (XIII - XIV sec.) che sarebbe paragonabile con una identica raffigurazione della Madonna con in mano un pomo presente sempre a Montsaunès. Inoltre la presenza in sacrestia di una chiave di volta circolare con inscritta una croce trilobata sormontante il Golgota, che secondo alcuni sarebbe però di epoca cinque-seicentesca. Simboli (croci) di probabile ascendenza templare sono poi ravvisabili sotto l’intonaco dell’ospedale, sull’acquasantiera di destra e sui lastroni di alcune tombe all’interno della chiesa dove sono sepolti alcuni cavalieri con la tipica croce a coda di rondine. Legata invece alle presunte conoscenze iniziatiche dei Templari è la teoria secondo cui Sovereto sorgerebbe su un ‘omphalos’ (ombelico), ossia un punto ‘di forza’ nel quale, secondo antiche concezioni pagane, si incontrerebbero energie terrestri e divine. Ciò sarebbe testimoniato dalla presenza di alcuni graffiti raffiguranti la cosiddetta Triplice Cinta (ossia tre quadrati concentrici con dei segmenti che uniscono i punti mediani dei lati, di cui due su un lastrone fuori il santuario adibito a panca e uno all’interno della chiesa davanti l'altare, poco distante dalla sacrestia) e da alcuni megaliti (menhir) conficcati nel terreno nelle vicinanze che, come in altri luoghi d’ Europa, indicherebbero il luogo di culti geomantici. Significativa anche la leggenda di una vena d’acqua miracolosa che scorrerebbe sotto la chiesa, come sembra attestato dal nome di Madonna dell’Acqua, col quale la Vergine di Sovereto era anticamente denominata dai pastori abruzzesi e molisani giunti in Puglia per la transumanza. E’ un fatto che sulla parte esterna della chiesa sia visibile una lunetta nella quale oltre alla Madonna vi e’ rappresentato anche un uomo che sale i gradini di una scala immersa nelle acque. Sul pavimento interno, si nota poi la raffigurazione di un albero, con tre grandi radici che si aprono a "zampa d’oca" e con rami provvisti di foglie che si allargano verso l’alto: figura da alcuni interpretata come l’Albero Cosmico, legame tra Cielo e Terra. Ultimo ma fondamentale elemento, perché si ricollega all’esistenza stessa della chiesa, è il culto della Vergine nera,
tradizionalmente oggetto di devozione da parte dei Templari. Sovereto è uno dei 450 luoghi (molti dei quali in Puglia) in cui si venerano icone simili, il cui colore viene da alcuni interpretato come un’alterazione del pigmento colorato o un tributo all’etnia dei devoti, da altri invece come il richiamo all’antico culto della Madre Terra, origine di tutte le cose (dai pagani raffigurata con l’incarnato nero), supportato in questo caso dal ritrovamento dell’icona in una grotta, elemento che potrebbe alludere ad antichi culti sotterranei precristiani poi rielaborati in chiave cristiana. In altri termini sarebbe ciò che per gli alchimisti simboleggiava l’oscura Materia Prima che racchiude in sé la Luce (Stella Mattutina o Vergine Bianca), punto centrale del processo di divinizzazione dell’Uomo.Pur scrigno di tanti possibili misteri, dalla seconda metà del ‘400 in poi, con il progressivo abbandono della via consolare traiana, iniziò il declino di Sovereto, sebbene la tenuta e il santuario fossero stati affidati alla gestione di un amministratore ecclesiastico. Nel ‘600 il complesso attraversò il suo periodo più buio tra pestilenze, carestie e sommosse popolari, mentre dalla fine del secolo fino a tutto il ‘700 si cominciarono apportare alcune modifiche strutturali e decorazioni varie. Dal 1812, data della prima vendita, il Santuario e la tenuta passarono in mani private, ma sino ad oggi costantemente rivitalizzati dalla devozione popolare. I Templari a Trani ebbero ricchi possedimenti la cui amministrazione venne affidata alla famiglia Pagani, a Giovanni (1158) e successivamente al figlio Abelardo (1191). costruirono la chiesa di Ognissanti nella prima metà del XII secolo. Con la venuta di Federico II i Templari, come già avvenuto in Sicilia iniziano a perdere il loro potere, salvo riacquistarlo con la caduta di casa Sveva, tanto che nel 1295 la vedova di Sir Sommaro Ruggiero, Alferada donava cospicui beni all'Ordine. In base ad un atto del 1191 a Trani esisteva a quell'epoca una Grancia dei Cavalieri del Tempio, che era costituito da un complesso di beni, chiese e magazzini per la conservazione di prodotti agricoli, destinati a sostenere i Cavalieri del Tempio in Terra Santa. La presenza dei Templari a Trani è certa dalla metà del XII secolo come riportato dal Diacono Amando nella sua "Historia Traslationis Sancti Nicolai Peregrini". La storia dei Templari si interseca con la storia della Puglia, da dove partivano navi cariche di grano, di vino, di cavalli per sostenere i crociati ed i pellegrini diretti in Terra Santa e con quella delle Sacre Reliquie, con l'avventuroso viaggio del Sacro Lenzuolo della Sindone, le Sacre Spine, che cinsero il Capo di Cristo, la Lancia che ne trafisse il costato. La domus brindisina, come già accennato, era ubicata nella chiesa di San Giorgio de Templo, la quale nell’ottobre del 1260 pagava all’erario ben quindici tarì d’oro annui. Erroneamente gli studiosi (tra cui anche Caponio, Imperio e Valentini in "Guida all’Italia dei Templari") e la tradizione hanno considerato il loggiato presente in piazzo Duomo come un resto della domus templare, tanto da chiamarlo portico dei Templari. Il portico, stando alla documentazione locale, costituiva il piano terra del palazzo che appartenne alla nobile famiglia De Cateniano, citata in alcuni documenti in Brindisi fin dal XIII secolo. Lucio De Cateniano (la famiglia si estingueva sui finire del XVI secolo), sindaco di Brindisi tra il 1551 ed il 1556, donò all'ospedale civico o dei poveri, all'epoca istituito con pubbliche donazioni, le sue proprietà in piazza Duomo. Inoltre, un’attenta analisi dell’architettura, suggerisce uno stretto legame con le costruzioni fortificate monastico-cavalleresche del medio oriente. La sottostante insula dei cavalieri gerosolimitani alla marina, non escluderebbe una originaria appartenenza del portico al complesso dell'Ordine Ospedaliero, membro in seguito accorpato nel palazzo De Cateniano. Secondo qualche studioso locale, i Templari ebbero anche una seconda sede presso la chiesa di San Giovanni al Sepolcro, collegata da una strada ancor oggi chiamata via dei Templari. Templari a Otranto
la approfondita conoscenza di questo testo da parte del monaco Pantaleone, che tra il 1163 ed il 1165 realizzò l'opera il mosaico pavimentale nella Cattedrale. Come il testo fosse pervenuto nelle sue mani non lo sappiamo, ma abbiamo avanzato l'ipotesi che questo fosse il frutto delle praticate dai monaci-guerrieri templari in Terra Santa. Sotto la navata destra della cattedrale su apre una larga scalinata che porta alla stupenda cripta inferiore. A sinistra della scala è stata conservata quella che doveva essere la vecchia scala di ingresso alla cripta che, però, finisce in corrispondenza di una singolare tomba vuota. Essa è sistemata a sinistra nella parte finale della scala, ed è collocata in un vasto incavo nel muro che fiancheggia la scalinata. Ciò che rende singolare la tomba è la presenza di croci vermiglie a coda di rondine chiaramente templari che ornano le quattro pareti interne della tomba. Una spada tipicamente templare raffigurata vicino una delle croce conferma l'origine di questa tomba. Nella zona incavata nel muro che ospita la tomba era presente un affresco che qualcuno, in epoche remote, ha provveduto a scalpellare con tale accanimento e minuziosità che è, oggi, assolutamente impossibile sapere cosa esso raffigurasse. Tomba vuota e affresco cancellato ci dimostrano, quindi, che non solo la presenza templare nella cattedrale .