CULTURA E SAPERE

DAL CODICE DA VINCI AL CODICE GIORGIONE E POUSSIN


Giorgione – pseudonimo di Giorgio o Zorzi da Castelfranco (Castelfranco Veneto, 1478 – Venezia, 1510) è stato un pittore italiano.Sbalorditivo è stato il constatare che la donna nuda del quadro La Tempesta", compare brevemente nel film più osannato e criticato dell’anno. Chi è quella misteriosa donna che accudendo e allattando amorevolmente il suo pargolo lancia un’occhiata di sfida all’ignaro visitatore delle gallerie dell’Accademia di Venezia? Perché seduta in modo assai scomodo, si tocca con la mano sinistra il ginocchio destro evidenziandolo ulteriormente con il dito indice? In latino, lingua ancora usata dai dotti del cinquecento, ginocchio destro si traduce con "dextrum genu" ("genus" secondo Cicerone) che parimenti, secondo abile gioco di parole, può significare anche "giusta nobile stirpe" o meglio "vera discendenza". L’ipotesi qui formulata è
che Giorgione volesse indicare nel suo più enigmatico dipinto il pensiero eretico concernente la discendenza di un figlio di Cristo attraverso la Maddalena, sua sposa.Leonardo da Vinci può aver influito sulla crescita artistica e culturale del giovane pittore veneto durante il suo soggiorno veneziano del 1500; entrambi gli artisti sarebbero stati altresì influenzati all’esoterico testo "Hypnoerotomachia Poliphili" pubblicato a Venezia nel 1499. Leonardo, presunto Gran Maestro del Priorato di Sion dell’epoca, giunse nella città lagunare per non meglio precisati motivi di lavoro ma anche per incontrare autorevoli personaggi della cultura locale. Nel quadro "La Tempesta" la Maddalena potrebbe essere identificata per via dei suoi abiti succinti, per i suoi capelli rossicci ma anche dall’attributo simbolico della torre, che si erge alle sue spalle.Per completare l’opera di ermetismo iconografico Giorgione avrebbe anche raffigurato se stesso come giovane re pastore, ben conscio del segreto iniziatico, mentre avanza con il proprio ginocchio destro. Il personaggio, inoltre, è vestito di bianco e di rosso, i colori dei Templari ribaditi ulteriormente dalle croci rosse su sfondo bianco dei pantaloni alla zuava. "La Tempesta" sembra essere ambientata in un preciso punto di Treviso, visto da uno dei suoi scorci più suggestivi, dove ancor oggi si può osservare il fiume Cagnan attraversare placidamente la città. Più precisamente è possibile identificare il ponte di legno con l’attuale ponte S. Agata e alla sua destra si può osservare, sebbene leggermente modificata, la medioevale casa Zanon, che per un lungo periodo fu il fortilizio del Capitano della città durante il dominio dei Carraresi.Come è evidente nel quadro, tuttora nella realtà, è possibile individuare sulla facciata di tale edificio lo stemma dei Da Carrara e il piccolo squero fatto ad arco verso l’acqua. Passando oltre il ponte si giungerebbe nell’attuale via Carlo Alberto con il vicino insediamento dei Templari e dei Cavalieri di Malta di S. Giovanni del Tempio, attuale S. Gaetano. Coincidenza vuole che proseguendo oltre, verso il centro della città, è possibile raggiungere rapidamente la chiesa di S. Maria Maddalena collocabile al di sotto della folgore che sta squarciando le nubi nel misterioso dipinto. In lontananza è poi possibile osservare le signorili case dell’attuale zona della Pescheria superate in altezza dall’imponente campanile della chiesa di S. Francesco. Il quadro del Giorgione può aver influenzato la vena pittorica di altri artisti che hanno velatamente raffigurato nelle loro opere queste tesi ermetiche.Innegabile è l’influenza che "La Tempesta" esercitò sul Poussin nell’esecuzione dei due quadri
sul tema dei Pastori d’Arcadia, dipinti in seguito al soggiorno veneziano del pittore francese nel 1624.Poussin è chiamato in causa nel mistero dell’abate Sauniere, che ha poi dato il nome al principale personaggio del Codice Da Vinci, perché questi suoi quadri conservano enigmatiche cifrature riguardo la Nobile Stirpe. Come non notare le analogie tra la donna che allatta ne "La Tempesta" e la donna vestita di bianco nella prima versione dei "Pastori d’Arcadia": ambedue presentano il seno destro scoperto e indicano il ginocchio destro!Come non notare la similitudine tra l’uomo con il bastone di "La Tempesta" e i pastori presenti nelle tele del Poussin, intenti nel perseguire la decifrazione del motto ermetico "Et in Arcadia Ego". Ma il motivo iconografico più sbalorditivo incontrato nel tentativo di accostare Giorgione al mistero di Berenger Sauniere, è dato dall’identica postura tenuta dalla Maddalena di "La
Tempesta" e dal diavolo Asmodeo, (secondo cui Asmodeo corrisponde al me sconosciuto Ugallu della mitologia assiro-babilonese Effettivamente tal creatura ha le stesse caratteristiche principali: aspetto ferino e zampe da uccello!- custode/scopritore di tesori...(secondo il Goetia)- costruttore del tempio di Salomone (tradizione ebraica) - dalla strana zampa simbolo dei mastri muratori...(simbologia massonica) .  posto all’ingresso della chiesa di Rennes le Chateau in Francia. Anche il demone mette chiaramente in evidenza il proprio ginocchio destro segnandolo con la mano sinistra!  Sauniere fece scolpire questa statua, insieme a molte altre bizzarre opere, seguendo delle precise indicazioni dottrinali e avendo ben in mente l’insegnamento dei grandi maestri quali Leonardo, Giorgione e Poussin. Ma chi fu mai Giorgione e perché è collegabile all'intrigo di Rennes-le-Château e alle
vicende che hanno generato i mitologemi de Il Codice da Vinci? Giorgione nacque nel 1477, presumibilmente figlio illegittimo di nobile stirpe, secondo alcuni autori riconosciuta nel casato Costanzo, collegabile con la ancora più nota famiglia dei Lusignano che diede persino dei Re a Gerusalemme e a Cipro. Il noto pittore fu al servizio della regina Caterina Cornaro, vedova di Giacomo II di Lusignano, poi riparata ad Asolo sotto l'ala protettrice di Venezia.I Lusignano in origine provenivano dalla Francia e avevano avuto degli incroci dinastici con la enigmatica famiglia Hautpoul di Rennes-le-Château (ecco una prima associazione del Giorgione con il famoso mistero). Non è da dimenticare che il personaggio più emblematico per i Lusignano era rappresentato dalla fata Melusina (Mere Lusigne), metà donna e metà serpente, mito
adottato anche dagli Hautpoul che la identificavano pure con il nome di Maria Maddalena: Otto Rahn racconta come fosse tradizione vedere questo misterioso essere, non molto dissimile dal progenitore dei Merovingi, prendere il bagno nelle sacre fonti del Razes. Sarà una coincidenza ma nel quadro di "La Tempesta" sotto il personaggio maschile compare, visibile unicamente ai raggi X, una donna seminuda che prende il bagno facendo il paio all'altra donna della tela: la presunta Maddalena con bambino. Secondo molti critici d'arte tutto ciò è stato unicamente un "pentimento" del pittore, ma a mio modesto avviso la sua presenza può costituire un vero e proprio messaggio nascosto. La donna che poi indica con la mano sinistra il ginocchio destro non fa altro che ribadire il messaggio cifrato: "dextrum genus" (giusta nobile stirpe) evidente in numerose altre opere di artisti iniziati. Primo fra tutti il Poussin, autore delle due tele sui Pastori d'Arcadia e recanti l'ermetico motto "Et in Arcadia Ego", tanto caro alla accolita segreta Le Brouillard (La Nebbia). Infatti nella prima versione de "L'Arcadia" si può osservare come la pastorella, con il seno destro scoperto, alzi la tunica vistosamente per mostrare il proprio ginocchio destro; similmente si comporta il San Rocco che mostra la ferita
nella chiesa di Rennes-le-Château (altra statua commissionata da Béranger Saunière). Lo stesso gesto viene eseguito, nel "Trionfo di Flora" del Poussin, dalla donna posta in primo piano che si appoggia voluttuosamente sul ginocchio destro del proprio compagno. La posizione dei due personaggi potrebbe ricordare l'atteggiamento di uno Hieros Gamos ribadito ulteriormente dalla presenza nel grembo della donna di un calice, anzi dell'unico calice dell'intera scena. Come non pensare che questo oggetto poteva ben rappresentare per il Poussin il San Graal o meglio il Sang Real! Una così velata ma nel contempo esplicita allusione, mi ha condotto a un'analisi più attenta dei motivi che indussero l'artista a dipingere questa tela. Perché la divinità Flora e i suoi Floralia? Molto probabilmente il Poussin era a conoscenza dell'importanza di Flora nell'ambito delle tradizioni dei Giochi Floreali che si tenevano in Maggio nelle zone d'influenza Catara del Tolosano, non troppo distanti da Rennes-le-Château. Come afferma Mariano Bizzarri, Flora - altrimenti nota come Clemenzia Isaura - costituiva la sopravvivenza del ricordo ancestrale della Grande Madre ma rappresentava anche la istitutrice della "Gaia Scienza", tanto cara ai trovatori che hanno imbevuto di miti le terre del Razes, dando origine a Le Brouillard. Di questa società segreta (poi nota come Angelique) sembra facessero parte numerosi pittori quali Poussin, Delacroix o scrittori quali Rabelais, Novalis, France, Barres, Nerval, la Sand ma anche Goethe. Anzi quest'ultimo, quasi a
suggellarne la propria appartenenza, pose il motto "Auch ich in Arkadien" sul frontespizio del suo famoso saggio Viaggio in Italia. Lo scrittore tedesco ha poi dedicato un intero paragrafo del libro, alla propria investitura romana, presso l'Accademia d'Arcadia (probabile emanazione de Le Brouillard) sotto il pomposo soprannome di "Megalio Melpomenio", a coronamento dell'altro "nomen mysticum" (Abaris) quale Illuminato di Baviera.Ma il motivo iconografico che mi ha ancor più stupito, è rappresentato dal famoso ritratto di Goethe nella campagna romana eseguito nel 1787 da Johann Tischbein. Egli appare stranamente disteso su delle rovine, toccandosi il ginocchio destro con la mano sinistra, in una posizione assai simile a quella della donna con il calice del Trionfo di Flora. Ancora il ginocchio destro! Anche
l'austero Mosè di Michelangelo ostenta il proprio ginocchio destro scoprendolo dal suo pesante paludamento. Interessante è osservare come tutti i personaggi che eseguono questo ermetico gesto, già noto ai Pitagorici quale segno di riunione, abbiano la testa invariabilmente ruotata verso il lato sinistro. Giorgione e il Veneto si inseriscono in queste singolari vicende per il fatto che a Venezia, nel 1499, fu dato alle stampe l'esoterico testo "Hypnerotomachia Pholiphili" che ha rappresentato per secoli la bibbia della società segreta Le Brouillard. Anzi il pittore fu forse parte del tessuto sapienzale veneziano che aveva partorito tale libro con tutte le sue numerose implicazioni.
Vorrei ora concludere con questa curiosità: Poussin sembra essersi ispirato all'autoritratto di Giorgione per eseguire i propri autoritratti, assumendone lo stesso atteggiamento ieratico; osservandoli bene si potrebbe dire che i due quasi si assomiglino!