CULTURA E SAPERE

MAgdala e JeSHua


Sulla figura della Maddalena vengono a cucirsi anche gli eventi che porteranno alla costituzione dei Templari e forse alla motivazione per cui un gruppo di nobili cavalieri
decise di focalizzare la sua attenzione sulla Terra Santa. Nel manoscritto dell’arcivescovo Raban Maar - “La vita di Maria Maddalena” - viene descritto come Maria Maddalena, Marta e le loro compagne (nel 44 d.C.) lasciarono le sponde dell’Asia e favorite da un vento dell’est, attraversarono il mare fra l’Europa e l’Asia (il Mediterraneo) lasciando la terra d’Italia a destra. Poi cambiando rotta verso destra (verso
Nord) giunsero alla città di Marsiglia nella provincia gallica di Vienne, dove il Rodano giunge alla costa. Lì si separarono. Altri manoscritti conservati nelle biblioteche parigine raccontano la medesima storia. Maria Maddalena occupò durante il resto della sua vita una grotta di Vézelay, motivando così la scelta di Bernardo di Chiaravalle nell’ufficializzare proprio in questo luogo la Seconda Crociata. Ciò spiega anche l’invito a rispettare l’Obbedienza di Betania, che comportava la venerazione della “Madre del Gral”, cioè Maria Maddalena, “Regina” e “Sposa” del Messia, come infatti viene
raffigurata, ad esempio, sulla facciata ovest della Cattedrale di Reims [Gesù incorona come sua sposa e Regina la Maddalena]. La figura della Maddalena è alla base del culto delle Madonne Nere della Francia provenzale. Maria Maddalena, infatti, oltre ad essere designata come sposa del Messia, era stata cresciuta per divenire la “Madre”, colei che avrebbe permesso al lignaggio regale Davidico di perpetuarsi nel tempo. Come Gesù, la Maddalena era una Nazirea, nome di una setta che vestiva con tuniche nere, legate alla figura di Netzah, associata alla Iside egizia. Com’è risaputo, Iside/Netzah era raffigurata in epoca alessandrina con vesti nere. Da qui la setta dei Nazirei e la nascita del culto delle Madonne Nere (la Maddalena portava, sotto quella nera, una tunica rossa indice del suo status cardinalizio) generatosi proprio in seguito allo sbarco in Provenza della Maddalena. Se ne trovano molte anche in Italia, in opere all’interno di chiese e in numerosi dipinti.  Il nome di Maddalena deriva da “Magdala” cioè “Torre”, o “Magdal-Eder”: “Torre del Gregge”, simbolo della fortezza nella quale la linea di sangue di Davide si sarebbe garantita nel tempo.Il legame della Maddalena con i Templari è evidente nel momento in cui si fa riferimento alla Madonne Nere ma anche
ai particolari presenti nelle loro cattedrali gotiche. Sugli altari templari è infatti possibile constatare la presenza di una “Torre”; un chiaro riferimento alla Maddalena che trova una lampante conferma nella piccola basilica templare di Notre Dame de Grace a Senas (Avignone) ove la Torre viene esplicitamente definita “Turris Davidica”, cioè la Torre che conserva il lignaggio regale del sangue di Davide, lo stesso a cui apparteneva Gesù. Gli stessi simboli di MA e JHS riportati negli altari e nelle decorazioni delle colonne delle cattedrali, sono simbolo dell’unione tra MAgdala e JeSHua, cioè Maria Maddalena e Gesù. Se fosse così, allora la Maddalena ebbe uno o più figli dal Salvatore che perpetuarono il sua albero genealogico, garantendo la custodia del “Graal”, contrazione del termine   “Sang-Real”, cioè il “Sangue Reale” davidico. Il Graal, la Maddalena, simboleggiata dalla coppa che conteneva il sangue del Salvatore, cioè colei che custodì la linea genealogica di Re Davide. In effetti questa discendenza, sebbene rifiutata dalla Chiesa Romana, emerse proprio in Provenza con i nobili ’Aquitania. La Maddalena, che i Templari indicavano come il “Graal del Mondo”, era anche chiamata “Maria del Mare” o “Signora delle Acque”. Non è un caso che la zona in cui il suo culto viene ad esplodere è l’Aquitania, sede nei primi secoli dopo Cristo della famiglia delle acque, da cui emersero i rampolli
merovingi, sovrani dei Franchi Sicambri. Lo stesso nome dei Merovingi è infatti legato alla acque; “Mer” infatti vuol dire “acqua” o “mare” ed è la base del nome di “Maria” o “Miriam”. La discendenza merovingia non si interruppe con l’assassinio dell’ultimo re Merovingio Dagoberto II e sebbene il potere merovingio venne usurpato dalla linea carolingea nel 679 d.C., la linea merovingea venne perpetuata grazie a Sigiberto, figlio di Dagoberto II. Uno dei discendenti di Sigiberto era proprio quel Goffredo di Buglione nominato primo “Custode del Santo Sepolcro” dopo la vittoria nella prima crociata (1097). Eleonora di Aquitania I primi nobili che guidarono la crociata avevano piene coscienza di far parte della linea di sangue messianica. Rientrare in possesso della Terra Santa significava controllare il Tempio di Gerusalemme, poter fare da custodi ai territori e ai luoghi sacri da cui i loro padri erano provenuti ed avere la possibilità di recuperare i documenti della loro memoria storica. Quei padri avevano infatti tramandato di generazione in generazione la storia che Re Salomone sigillò e nascose nei sotterranei
del tempio l’Arca dell’Alleanza. Il mitico e potente scrigno avrebbe dovuto trovarsi lì, intatto e inviolato, a custodire i segreti di Mosè e dei principali sovrani di stirpe messianica. La trovarono ? La storia è muta in tal senso, ma i fatti e quanto successo dopo la conquista di Gerusalemme, come “raccontato” anche da Guillelme de Tyre, il primo storico dei Templari che registrò gli eventi circa cento anni dopo (tra il 1175 e il 1185), fanno propendere per una risposta positiva. Secondo quanto scritto da Christopher Knight e Robert Lomas nel loro libro “La Chiave di Hiram” Ugo de Payns (il “fondatore” dei Templari) e i suoi primi nove compagni sotto il Tempio di Gerusalemme cercarono e trovarono i manoscritti di Qumran e la linea genealogica di Gesù e dei suoi successori. Quanto scritto su quei documenti contrastava con la storia narrata nei vangeli sinottici. Non è possibile “dimostrare” quanto ciò sia vero, ma è dai fatti e dagli indizi che può essere avanzata un’ipotesi credibile. Nel palazzo di Tao a Reims sono esposte alcune statue che facevano parte della Cattedrale di Notre Dame. Gesù e Tommaso vengono raffigurati nel medesimo modo e con lo stesso viso, praticamente come “gemelli”. Nei manoscritti gnostici trovati nel 1945 a Nag Hammadi, in Egitto, Tommaso viene descritto come il “Gemello” di Gesù, l’unico che aveva realmente compreso il messaggio del Messia (contrariamente a quanto affermano i Vangeli sinottici in cui egli è descritto come “l’incredulo”). Il nome di Tommaso era “Taumà” (gemello) e come è noto egli era chiamato anche “Didimo”,
cioè “gemello”. Se i Templari (intorno al 1150) vollero rappresentare i due proprio come gemelli, ed estrapolati completamente dal contesto degli altri apostoli, è possibile che conoscessero questa storia ben 800 anni prima della scoperta del “Vangelo di Tommaso” a Nag Hammadi. E ciò porta inevitabilmente agli scritti e ai documenti di cui i nove cavalieri entrarono in possesso già nel XII secolo. È realmente probabile che i primi nove Templari avessero trovato quei manoscritti fatti seppellire nelle fondamenta del tempio prima che questo venisse distrutto nel 70 dalle truppe romane. Documenti su cui erano riportate le regole del Tempio e gli stessi codici di
geometria sacra mediante cui Hiram Habiff, l’architetto che progettò il tempio, lavorò per erigerlo. L’influenza di Salomone è chiara ed evidente nelle cattedrali templari. Simboli antichi di scienza sacra sono riscontrabili nei rosoni. La stella a sei punte, il sigillo di Salomone, emblema della casa di Davide è spesso presente al di sopra delle principali facciate, a suggellare una linea diretta che da Gerusalemme si riproponeva nella Francia dei Templari e in
progetto che voleva rendere manifesta una corrente “gnostica” sino ad allora sopita e perpetuata in segreto. I Templari commissionano così la traduzione e l’interpretazione di quei documenti che avrebbero poi permesso di erigere le più colossali e soprannaturali opere che l’Occidente abbia mai conosciuto: le grandi Cattedrali di Notre Dame.