collocare in ambito esclusivamente cristiano la persona del Cristo, svincolandola da qualsiasi residuo legame giudaico; sovrapporre la ricorrenza della sua nascita alla festa del Sole Invitto, così identificando le due liturgie ed utilizzando l'aureola solare in emblema dei santi, essi stessi testimoni degli insegnamenti messianici sostanzialmente travasati in una dottrina funzionale alle esigenze politiche e pagane dell'Imperatore. In definitiva, approvata l'omousia; storicizzata la dogmatica ecclesiale; ordinata la chiusura dei Tribunali nel venerabile giorno del sole, il
Cristianesimo, che fino a quel momento in conformità con l'antica tradizione ebraica del sabbath aveva dedicato al riposo il sabato, prontamente adottò la domenica assumendo in sé una ulteriore matrice idolatra. Ai Conciliari restò da fissare il Canone ufficiale delle Scritture e da redigere il Credo degli Apostoli, in cui l'assunto trinitario si espresse in forma estesa e complessa: ignorandone il Figlio, era stato scelto il Dio Padre dei Cristiani come facciata al Sol Invictus; era stata trasformata l'adorazione del disco solare in religione di Stato; era stato consentito ai Cristiani, sulla mistificazione, di adeguare i loro interessi a quelli imperiali. Un anno più tardi, fu decretata la distruzione di tutte le opere contrastanti con gli insegnamenti ortodossi; il Primate di Roma fu insediato nel palazzo del Laterano e nel 331 furono approntate nuove copie della Bibbia, forti di capziosi stravolgimenti, aggiustamenti e revisioni. Costantino, millantando di avere realizzato quanto non aveva realizzato il Messia di Israele, aveva di fatto sganciato le celebrazioni cristiane da qualsiasi nesso ebraico, assumendo che Gesù fosse egli stesso un cristiano e non un ebreo e saldandone i dettati ad una dottrina mirata alla tutela del suo enorme territorio. A Nicea, in definitiva, s'era dato avvio ad una sistematica soppressione della verità, in seguito utile alla Chiesa per esercitare l'autorità attraverso la gestione dell'elemento apocalittico poiché essa, eludendo riferimenti e dati storici, fondò il proprio dominio su orpelli e simulazioni pseudodottrinali, strumentalmente adattate alla sua efficiente macchina di potere. E non può non sconcertare che, prestandosi ad una operazione di esclusivo stampo politico, essa accettasse la totale indifferenza dell'Imperatore verso il Cristo; consentisse ad Eusebio di dichiarare che il Logos si era incarnato in lui, attribuendogli quelle prerogative esclusive e peculiari di Gesù; confermasse che, nella veste di amico di Dio, egli governasse la terra ad imitazione della Signoria sul cosmo del Dio unico e del suo Logos; sostenesse la determinazione dello stesso Vescovo nello sviluppare il senso divino della missione imperiale in direzione politica; concorresse a sovrapporre valore militare e spirituale; accettasse di esaltare l'assunto di Rex et Sacerdos nella figura del Sovrano. Era l'inizio della grande menzogna: un gioco delle parti nel quale, se Trachala ritenne di prendere a prestito i Cristiani, costoro si servirono di lui per impostare la inossidabile monarchia papista; se egli spianò la via alla secolarizzazione ecclesiale, fondando una ibrida sintesi di valori giudaici, saulini, mitraici e pagani a vario titolo, essi procedettero nella inarrestabile marcia verso vertici costruiti sulla frode; se egli dette vita ad una sua confessione personale, finalizzata all'obiettivo politico della unità religiosa e territoriale di un Impero in cui forti erano anche le spinte confessionili in direzione di Baal e di Astarte ed ove incontrastato vigeva il monoteismo solare, essi guardarono previdentemente al dopo/Costantino. E guardarono molto in avanti, se da allora, i seminati germogli dell'incontrastato dominio episcopale sbocciarono con conseguenze storiche incalcolabili, malgrado in quel sinodo egli avesse costruito una Chiesa Imperiale in grado di produrre una sua professione di fede ecumenica, fondata su un Dio; su un Imperatore; su una Chiesa; su una fede. Non ebbero pregio le contestazioni di gruppi eretico/scismatici, propedeutiche alla frattura fra sette latine e greche, ovvero cattoliche ed ortodosse, sul rifiuto delle seconde ad emendare il testo niceno con l'aggiunta del termine filioque. E quando i cattolici modificarono il Credo, aggiungendovi che lo Spirito Santo procede non solo dal Padre, ma anche dal Figlio, i Greci ritennero la modifica una alterazione della dottrina originaria tale da fissare il loro dettato in uno
Spirito Santo procedente dal Padre attraverso il Figlio. Svincolare le celebrazioni cristiane da qualsiasi legame ebraico, in effetti, sottendeva a ben altro: designandolo nella Persona di Dio, si era fatto di Gesù un personaggio privo di rilievo a fronte di due centrali oggetti di culto: la Triade e Trachala, apostolo di Dio in terra; titolare delle nomine e della gestione di Vescovi e diocesi!; liberatore e salvatore meglio e più del Messia ebreo. Il progetto autocratico era stato pienamente realizzato: la Chiesa si era avvitata alla storia dell'Impero, malgrado l'Arianesimo, imperniato sulla negazione della Divinità del Cristo, tentasse di scuoterne le fondamenta. Il dogma niceno, inventato e ratificato da una elezione a carattere politico e non da una motivazione spirituale, a tre secoli ed oltre dalla morte del Cristo, passò alla dotazione della religione ortodossa riformata. Fu il Cristianesimo. Eusebio Vescovo di Cesarea; discepolo di Origene; consigliere di Corte e imputato di apostasia al Concilio di Tiro, si fece portatore dell'ideale messianico/monarchico di Costantino, indicandolo a tutti gli effetti successore di Cristo, e nella Storia ecclesiastica sostenne come un naturale e superiore compiersi ...che soltanto a partire dai tempi di Gesù e non prima, la maggior parte delle nazioni dell'ecumene, siano giunte sotto l'unico dominio dei romani, e che contemporaneamente all'inaspettata venuta del Cristo tra gli uomini, lo Stato Romano abbia cominciato a fiorire..., ingenerando il primo dubbio storico circa l'esistenza del Messia. Di più: nell'esibizione di un Dio/Signore nazionale esclusivo: ...Sono il Signore Dio tuo e non avrai altro Dio fuori di me..., i Vescovi, coinvolti non dall'esempio di Cristo ma dalla potenza del ruolo esercitato nelle periferie, disegnarono una storia universale teocratica nella quale mutarono il ruolo di perseguitati in persecutori, attraverso l'uso indiscriminato di un dominio spirituale che, affondate le sue prevaricanti radici nella mitologia politeista del Cristo teizzato, soverchiò anche quello imperiale. Così, i vari Editti di Tolleranza; così l'ampio ventaglio di privilegi accordati al monoteismo cristiano da un Sovrano brutale e sanguinario, indicato proprio da Eusebio instauratore dell'unità di Chiesa ed Impero, in un sodalizio forte di reciproche opportunità e complicità e del dogma trinitario della monarchia divina; così la sacralizzazione dell'egemonia politica, fuorviante anche la storia; così, infine, la gestione dell'intesa con i Cristiani sempre e solo in ambito strumentale, com'era emerso già nell'Editto di Milano col quale, stabilita la libertà di fede, Costantino aveva esibito tutta la sua indifferenza in materia: ...Noi abbiamo da lungo tempo stabilito che la libertà di fede non debba essere negata. Anzi le idee ed i desideri di ciascun uomo gli debbono essere garantiti, rendendogli possibile il dedicarsi alle cose spirituali come egli meglio decida. Per questo ordiniamo che a ciascuno sia permesso avere le proprie credenze e praticare la propria fede come meglio desidera....Egli, dunque, ancorché cristiano per la Chiesa, nella rivisitazione degli eventi appare un cinico e disumano avventuriero la cui madre, eletta al rango di augusta, fu santificata malgrado ...intrigante, autoritaria e spregiudicata...; protervamente motivata da sfrenata ambizione e incurante dello scherno sprezzante espresso dalle famiglie pagano/aristocratiche nei confronti della sua origine plebea. Fu Elena, ovviamente santificata!, la regista di una politica di intrighi che, col sostanziale appoggio della setta cristiana, creò le premesse perché il figlio sedesse al trono e conferisse rispettabilità alla sua estrazione sposando Fausta, la figlia di Massimino. Così, malgrado la ricostruzione della personalità dell'Imperatore resti ancorata all'apriori fideistico di Lattanzio ed ai panegirici di Eusebio, la sua ambigua ferocia non sfugge: un usurpatore, eletto per acclamazione delle truppe; proclive alla eliminazione fisica dei suoi nemici parte dei quali, come il figlio Prisco, personalmente sgozzati; disposto ad ogni sorta di compromesso pur di
secondare le sue ambizioni. Non a caso, la fatale alleanza con Papa Silvestro cui era noto che egli, ancorché cristiano, avesse fatto erigere a Costantinopoli templi e statue pagani alla Dea Madre degli Dèi, ai Dioscuri, a Tyche e che, in un rigurgito persecutorio, avesse fatto giustiziare anche moltissimi Neoplatonici con l'accusa di pratiche magiche. Nel 326, Costantino volle celebrati i vicennali dell'Impero. Poi, allontanatosi definitivamente da Roma ed adottata come capitale Bisanzio, cui il 26 novembre del 330 impose il nome di Costantinopoli, ufficializzò con i Vescovi latini quel vincolo privilegiato che lo avrebbe consegnato alla storia, dopo aver consentito alla corrente clericale romana la soppressione di tutti i documenti della religione delle origini! Poco più che sessantenne, la morte lo colse a Nicomedia, a mezzogiorno della domenica di Pentecoste, mentre si disponeva a portare guerra al Sovrano di Persia Sapore II. Era il 22 maggio del 337: inviso ai Romani; odiato e temuto anche in ambito familiare; spregiudicato, cinico e spietato autore della strage operata in danno dei suoi familiari, Trachala venne sepolto con tutti gli onori e con l'appellativo di Magnus in Costantinopoli. Mai convertito, ricevette i Sacramenti del Battesimo e della Estrema Unzione da Eusebio, comunque seguace di Luciano pertanto morendo come eretico. Donde l'efficace sintesi di Voltaire: ...credevano di aver trovato la formula per vivere come criminali e morire come santi....Con tutta evidenza, le sue riforme intervennero sul complessivo assetto istituzionale ed economico dell' Impero determinando l'aumento delle imposte, in particolare della Prediale, o iugatio, e promuovendone di nuove come la Collatio globalis, che colpì la proprietà fondiaria dei Senatori, e la Collatio lustralis, che colpì i proventi delle attività commerciali. Con tutta evidenza, dette inizio alla secolarizzazione della Chiesa i cui Vescovi romani, fin dallo spostamento della Corte a Costantinopoli, presero ad interessarsi sempre più agli affari civili e politici fino a definirsi Papi e ad autocertificarsi titoli, meriti e crediti.Perché la Chiesa si adattò alla distorsione dell'accettare Messia quell'Autorità Imperiale che aveva ucciso il Cristo tre secoli prima e che continuava a mandare alla croce chi le si ribellava? Perché ne fece il suo alfiere, malgrado egli avesse scelto il Dio Padre ed ignorato il Figlio, addirittura pretendendo di sostituirglisi? Perché enfatizzò gli assunti di Eusebio, per il quale il Logos si era incarnato nell'Imperatore, rendendolo di fatto Messia? Forse perché un potere secolare come quello da lui esercitato, ove allineato all'ortodossia dell' epoca, avrebbe prevenuto nei secoli e per i secoli qualsivoglia minaccia alle gerarchie ecclesiali; o forse perché l'odio romano per i Giudei non avrebbe consentito ad una religione che ad essi in qualche modo si richiamasse, di allignare nell'Impero: per renderla accettabile, dunque, occorreva romanizzarla rimuovendo da essa ogni traccia del nazionalismo ebraico. Così, nella consapevolezza di non poter deificare un ribelle al potere di Roma; un sovversivo che l'Impero aveva condannato a morte per crimini contro lo Stato; un populista cui il governatore romano aveva invano e generosamente offerto una chance, la Chiesa falsificò le circostanze storiche e, in cambio di una istituzionalizzazione a carattere eterno e definitivo, ascrisse le responsabilità di quella crocifissione ad altri: agli Ebrei. Un progetto esigente la depoliticizzazione di Gesù; la negazione di ogni sua ascendenza giudaica; una solida complicità con l'Imperatore; una convergenza sulla quale investire ogni possibile ritorno nel tempo della prospettiva, sostituendo la successione ereditaria di Cristo con quella apostolica. E l'avallo fornito dall'Epìskopos Tòn Ektòs alla nuova fede si trasformò in un errore fatale: il ribaltamento del rapporto di fiducia vivo fra Dio ed i credenti in una confessione che rafforzasse la sua immagine politica e lo delegasse a Vicario di Cristo in terra, disorientò le mentalità e gli interessi occidentali, consentendo alle migrazioni barbare di sfasciare i residui fasti romani e di avviare una serie di dinastie germaniche. Su tali vicende, determinanti cambiamenti di misura epocale, sfruttando il vuoto di potere politico, i Vescovi romani presero le distanze dall'Impero Romano d'Oriente per costruire ed esercitare la loro autocrazia nell'intero Occidente. Infatti, già dopo l'Editto di Milano del 313, se nelle terre bizantine il Cristianesimo s'era attestato sull'uniformità monoteista spiritualmente incarnata dal Sovrano, in Occidente aveva trasformato l'Episcopato romano in un fermo punto di riferimento socio-culturale della Comunità angariata dagli effetti della frantumazione politica e dalla insufficienza dei barbari, spesso incolti e rozzi. E fu la Chiesa..Che accettò ed avallò il manifesto disinteresse di Costantino nei confronti di Gesù. Che accreditò e consentì la di lui autoproclamazione al rango di Messia. Che indirettamente, approvò e storicizzò, nella sua autodefinizione messianica, anche l'immagine armata e politica del Gesù naziro. Che fece dell'antica attesa biblica, una ibrida fusione di elementi
giudaici, mitraici e pagani, trasformando il Cristo in manifestazione terrena del sole. Che concentrò la sua attenzione all'Occidente quando, alla morte di Trachala, il figlio e successore Costanzo abbracciò l'arianesimo ed esiliò i capi della Chiesa ortodossa. Che organizzò, ai fini dell'accaparramento del maggior potere, la Falsa Donazione di Costantino, datata 30 marzo 315; constante di un legato sottoscritto dal Primo Imperatore Cristano mai convertito, ed indirizzata a Papa Silvestro: vi si raccontava la storia del Sovrano che, contratta la lebbra, contro i sacerdoti pagani intenzionati a guarirlo attraverso l'immersione in una fontana erogante sangue di infanti, si era rivolto, previa apparizione e suggerimento dei santi Pietro e Paolo, proprio a Silvestro, all' epoca rifugiato sul monte Soratte. Costui gli aveva mostrato il fonte di pietà e, grazie ad esso recuperata la salute, egli si era impegnato nel voto di costruire chiese in tutto il territorio imperiale. Non solo: la sua gratitudine al Vicario del Figlio di Dio ed ai suoi successori si era manifestata tangibilmente: ...In considerazione del fatto che il nostro potere imperiale è terreno, noi decretiamo che si debba venerare ed onorare la nostra santissima Chiesa Romana e che il Sacro Vescovado del santo Pietro debba essere gloriosamente esaltato sopra il nostro Impero e trono terreno. Il Vescovo di Roma deve regnare sopra le quattro principali sedi, Antiochia, Alessandria, Costantinopoli e Gerusalemme, e sopra tutte le chiese di Dio nel mondo...Finalmente noi diamo a Silvestro, Papa universale, il nostro palazzo e tutte le province, palazzi e distretti della città di Roma e dell'Italia e delle regioni occidentali...Nel medesimo documento, Trachala aveva anche spiegato di aver tenuto per sé l'Oriente desiderando che Roma, ove la religione cristiana era stata fondata dall'Imperatore del Cielo, non rivaleggiasse con alcuno sulla terra: come dire che la Roma pagana abdicava a favore della Roma cristiana. Non sfugge che nel testo si parlasse di Vicario del Figlio di Dio e non ancora di Papa. Nell'atto, tramandato in due relazioni: l'una in greco, l'altra in latino, lateralmente alla parte che si indica col nome di confessione ed in cui si parla della formula di fede ambrosiana e della leggendaria conversione, insiste una seconda parte definita Donazione: il Pontefice vi veniva riconosciuto successore di Pietro e di Costantino e, a stravolgimento del dettato evangelico, assumeva la proprietà di una serie di territori. Gesù non aveva posseduto nulla. Il suo epigono era fornito del possesso di enormi territori e di alleanze militari utili a conservarli. Fu solo nel 1440 che lo studioso Lorenzo Valla ne rilevò l'inconfutabile falsità: all'epoca della sua compilazione, contro quanto asseritovi: il Primate di Roma non era Silvestro, ma Milziade; Costantinopoli era chiamata ancora Bisanzio; la forma della scrittura non era in latino classico, ma in quello ibrido usato nei secoli successivi; la lebbra di Costantino era un'invenzione del V secolo.