Dopo 10 anni dall’Ostensione del Giubileo, la Sindone sarà nuovamente esposta nel Duomo di Torino dal 10 aprile al 23 maggio.
CENNI STORICI
La storia della Sindone inizia con una leggenda. La legenda racconta di un re di nome Abghar che, gravemente malato, manda a chiamare Gesù in veste di guaritore. Non ne riceverà mai la visita, ma Gesù gli manderà una sua icona Acheropita, cioè non fatta da mani d’uomo. Sulla Sindone c’è una scritta in caratteri ebraici che rinvia all’aramaico, la lingua dei primissimi cristiani. L’ha scoperta uno scienziato francese, Thierry Castex, e ne dà notizia per la prima volta una studiosa italiana, Barbara Frale, nel suo saggio da poco uscito per il Mulino col titolo I templari e la Sindone di Cristo. E’ invisibile a occhio nudo, ma è stata evidenziata grazie a procedimenti fotografici; una presenza del genere sul lenzuolo conservato a Torino, che secondo la tradizione avrebbe avvolto il corpo di Gesù, non è certo un episodio che possa restare confinato nel mondo degli studiosi. La storica italiana, ufficiale dell’Archivio segreto Vaticano, ha ricevuto la documentazione per un consulto, e d’accordo con lo scopritore. I due argomenti sono collegati. Barbara Frale è nota per aver trovato fra le carte vaticane nuovi documenti sull’atteggiamento del papa Clemente V nei confronti dei monaci-guerrieri accusati di eresia, quando all’inizio del Trecento il re di Francia Filippo il Bello scatenò contro di essi una repressione feroce. Ha smontato le leggende esoteriche e dimostrato la riluttanza del Papato rispetto alla persecuzione, che per ragioni politiche non poté essere comunque impedita. la Sindone all’austero esercito nato dopo la prima crociata per proteggere i pellegrini in Terrasanta, diventato una grande potenza «multinazionale» e finito sui roghi. Arriva a conclusioni appassionanti, perché conferma l’intuizione di uno studioso inglese secondo cui dopo il saccheggio di Costantinopoli ad opere di veneziani e francesi (nel corso della quarta crociata), il lenzuolo passò effettivamente in mano templare: ma per essere conservato custodito e adorato in gran segreto. Al
centro di questa ricerca si staglia l’imprevedibile scritta in aramaico, pochi caratteri che tuttavia possono essere ricondotti a un significato del tipo: «Noi abbiamo trovato». Ma vengono proposti anche nuovi documenti, per esempio sull’arrivo nella capitale dell’Impero d’Oriente della preziosa reliquia. E contro la tesi che venisse adorato in realtà un «fazzoletto» con un ritratto dipinto (il mandylion), la studiosa esibisce un testo scoperto nel ’97 sempre alla Biblioteca Vaticana (dallo storico Gino Zaninotto). E’ un’omelia del X secolo in cui viene descritta la reliquia, che l’imperatore Romano I aveva mandato a prelevare nella città di Edessa.La Sindone farà la sua comparsa nella storia nel 554 ad Edessa, dove è documentata la presenza di un telo raffigurante il volto di Gesù, chiamato Mandylion. Nel 944 a causa del saccheggio bizantino fu spostato a Costantinopoli, dove se ne persero le tracce nel 1204 quando la città fu saccheggiata dai crociati. Alcuni di loro dissero di aver visto "la Sindone del signore", in particolare, un crociato di nome Robert de Clary scrive di averla vista, ma posta verticalmente e non orizzontalmente.L’anno successivo Teodoro
Angelo, della famiglia del deposto imperatore di Costantinopoli scrive al Papa Innocenzo III, chiedendo tra le altre cose la restituzione della Sindone del Signore, conservata ad Atene.Secondo la
Principessa Yasmin von Hohenstaufen und von Hohenzollern Aprilis di Lanslebourg Puoti ci fu un passaggio della Sindone alla corte di Federico II di Svevia. Secondo ricerche effettuate in tutto il mondo, nel medioevo la Sindone fu nascosta dagli imperatori svevi, nel monastero benedettino di Lorch insieme a tutte le reliquie del Tempio di Gerusalemme. Si dice anche che lo stesso
Federico custodì la Sindone tra il 1204 e il 1253 nel castello di Roseto Capo Spulico (CS). Templecombeè un villaggio inglese del Somerset, non lontano da Salisbury. La chiesa locale, St.
Mary's Church, fu fondata da una delle figlie di Re Alfredo come "figlia" della abbazia madre di Shaftesbury, fondata da Alfredo nell'anno 888. A quest'epoca risale anche la torre campanaria dell'edificio religioso, più simile ad una fortezza che non ad una chiesa,l e posta sul lato sud anzichè nord.Il paesino di Templecombe deve il suo nome ad un gruppo di Cavalieri Templari che, nel XII secolo, s'insediarono in questo luogo per edificarvi una precettoria, che aveva il compito di amministrare il patrimonio templare di tutto il West Country e fungeva da centro di addestramento alla cavalleria ed all'arte della guerra per i futuri crociati in Terrasanta. I Templari mantennero la chiesa fino al 1311 e dallo stesso anno furono insediati, nella precettoria, abati e rettori che si sono succeduti, ininterrottamente, fino ad oggi.Ma il paesino di Templecombe e, soprattutto, la sua chiesa
sono diventati famosi per un altro movito. Durante la seconda guerra mondiale, fu scoperto casualmente un dipinto che, oggi, è esposto in una teca all'interno della chiesa. La rappresentazione si ritiene debba essere attribuita ai Templari. Il dipinto rappresenta una testa, probabilmente raffigurante Cristo, e venne scoperto nella legnaia esterna del cottage in West Court, di proprietà della signora Topp. Il dipinto era celato sotto l'intelaiatura del tetto, legato con dello spago e ricoperto di stucco.L'allora rettore della precettoria, il vescovo Wright, si occupò del recupero e del restauro dell'opera che, poi, venne esposta sulla parete sud della chiesa nel 1956. Il buco della toppa ed i segni degli hinge, fanno pensare che il pannello fosse parte integrante di una porta. Il ritratto, presumibilmente del Cristo, è a grandezza naturale ed è stato dipinto in stile medioevale. La datazione è stata inizialmente fissata al 1314, poi recenti analisi al radiocarbonio 14, l'hanno retradatata al 1280, quando la precettoria e l'adiacente casa erano sotto il controllo dei Templari.Dal momento che il volto effigiato nel dipinto non ha aureola e presenta una notevole somiglianza con il volto della Sindone, si è pensato che, durante le Crociate, i Templari fossero realmente entrati in possesso con il sacro telo e che lo abbiano portato in Europa dove ne hanno tratto ispirazione per i loro dipinti.
La Sindone ricomparirà in possesso di Goffredo di Charny, a Lirey in Francia, fu lasciata in eredità dal templare Goffredo di Charnay, governatore di Normandia e non imparentato con Goffredo di Charny, in seguito alla sua morte sul rogo nel 1314. Tra gli avi di Giovanna di Vergy, moglie di Goffredo, ci sia Ottone la Roche, primo Duca di Atene, proprio dove si trovava la Sindone nel 1204. Continuando a parlare di Templari, Temple Combe in Inghilterra è stato trovato nel 1945 un dipinto
raffigurante un uomo del tutto simile a quello della Sindone e proprio in questo quadro è stata trovata una serratura nascosta che dà dentro una nicchia. Probabilmente la Sindone è stata lì dentro per qualche tempo. Da questa scoperta l’ipostesi che la Sindone sia stata trasportata prima in Inghilterra dai Templari e che quando la loro posizione si fece pericolosa, la diedero a Goffredo. Venne poi costruita una cappella per la venerazione della reliquia, anche se con delle iniziali difficoltà con le autorità ecclesiastiche. Con la morte di Goffredo, la figlia Margherita nel 1453 dona la Sindone ai Savoia e più precisamente ad Anna di Lusignano. La Sindone verrà poi sistemata nella sante chapelle di Chamber . Nel 1506 Papa Giulio II permette ufficialmente il culto liturgico e pubblico della Sacra Sindone.Nel Dicembre del 1532 scoppierà un incendio che distruggerà la cappella e brucerà un angolo del telo che era piegato in 48 parti. Ci
vorranno due anni prima che le suore Clarisse riparino il telo. Nel 1578 Emanuele Filiberto la trasferirà "provvisoriamente" a Torino per accorciare il pellegrinaggio di San Carlo Borromeo. Nel 1694 la Sindone verrà posta in una cappella tra il palazzo e il duomo, dove resterà fino al 1995 a causa dei restauri alla cappella, che verrà distrutta nel 1997 ancora una volta a causa di un incendio. Ogni anno la Sindone verrà ostentata per i casi più banali, comunque ogni 4 maggio verrà eseguita un ostensione pubblica.Nel 1898 un avvocato di nome Secondo Pia chiede di fotografarla, fotografia di cui il negativo segnerà una svolta nella storia del telo.Alla morte di re Umberto, nel 1983, la Sindone viene donata al Papa che la lasciò a Torino nelle mani del Cardinale Anastasio Ballestriero.