Domenica pomeriggio.Piove.Il cielo è nuvoloso come il mio stato d'animo.Una conversazione che si è protratta per un paio d'ore l'ha insperatamente schiarito, risollevato, anche se una sottile malinconia persiste.Abbiamo parlato tramite Skype, come ormai facciamo ogni settimana da quando ci siamo conosciuti. Trovo che Internet sia uno strumento straordinario, capace di accorciare (se non annullare) le distanze e permettere l'interazione (che parola orrenda!) tra persone che vivono lontane le une dalle altre.In modo molto opportuno, l'invenzione di Internet è considerata un'innovazione tecnologica radicale, paragonabile per importanza all'invenzione della ruota o alla rivoluzione industriale. Forse lo è addirittura di più!Questa premessa affinché le mie parole non siano fraintese: sono incondizionatamente a favore della tecnologia, del progresso, della modernità, conscio del graduale e inevitabile declino dei mezzi ordinari (obsoleti) di conoscenza e condivisione dell'informazione.Facebook però non mi convince; non mi convince il modo in cui s'è impossessato con prepotenza dei nostri minuti, delle nostre ore, del nostro tempo. Si tratterà, forse, di un virus diffuso da un hacker senza scrupoli che ha infettato nell'arco di pochi mesi non solo l'hardware dei nostri elaboratori ma anche le nostre vite?Nessuno obbliga nessuno ad iscriversi, è vero, eppure considero l'appartenenza al più celebre dei social network come una forma di prigionia, in molti casi inconsapevole.Anch'io ne faccio parte, come buona parte dei miei amici e colleghi, ma sto meditando di cancellarmi. Anzi, lo farò di sicuro. Anche se vado predicando il mio nobile proposito da tempo imprecisato, fino ad oggi non ci sono riuscito. Segno che Facebook esercita su di noi (o almeno sul sottoscritto) un effetto analogo a quello delle droghe, del tabacco o del cioccolato: induce assuefazione. Oltre a ciò, ritengo che la condivisione quasi incondizionata della sfera intima e degli affetti sia il segno di una degenerazione umana e psicologica impensabile. Sarà che sono molto riservato, e una tale ostentazione dei sentimenti (autentici?) non può che mettermi in imbarazzo. Implicito in Facebook c'è, infine, una certa attitudine al voyeurismo, che trovo altrettanto disdicevole. Sia chiaro, sono tutte critiche che rivolgo in primo luogo al sottoscritto.Tutto ciò per dire cosa? Semplice, troviamo la forza di disattivare i nostri account!!!
Che ne pensate di Facebook?
Domenica pomeriggio.Piove.Il cielo è nuvoloso come il mio stato d'animo.Una conversazione che si è protratta per un paio d'ore l'ha insperatamente schiarito, risollevato, anche se una sottile malinconia persiste.Abbiamo parlato tramite Skype, come ormai facciamo ogni settimana da quando ci siamo conosciuti. Trovo che Internet sia uno strumento straordinario, capace di accorciare (se non annullare) le distanze e permettere l'interazione (che parola orrenda!) tra persone che vivono lontane le une dalle altre.In modo molto opportuno, l'invenzione di Internet è considerata un'innovazione tecnologica radicale, paragonabile per importanza all'invenzione della ruota o alla rivoluzione industriale. Forse lo è addirittura di più!Questa premessa affinché le mie parole non siano fraintese: sono incondizionatamente a favore della tecnologia, del progresso, della modernità, conscio del graduale e inevitabile declino dei mezzi ordinari (obsoleti) di conoscenza e condivisione dell'informazione.Facebook però non mi convince; non mi convince il modo in cui s'è impossessato con prepotenza dei nostri minuti, delle nostre ore, del nostro tempo. Si tratterà, forse, di un virus diffuso da un hacker senza scrupoli che ha infettato nell'arco di pochi mesi non solo l'hardware dei nostri elaboratori ma anche le nostre vite?Nessuno obbliga nessuno ad iscriversi, è vero, eppure considero l'appartenenza al più celebre dei social network come una forma di prigionia, in molti casi inconsapevole.Anch'io ne faccio parte, come buona parte dei miei amici e colleghi, ma sto meditando di cancellarmi. Anzi, lo farò di sicuro. Anche se vado predicando il mio nobile proposito da tempo imprecisato, fino ad oggi non ci sono riuscito. Segno che Facebook esercita su di noi (o almeno sul sottoscritto) un effetto analogo a quello delle droghe, del tabacco o del cioccolato: induce assuefazione. Oltre a ciò, ritengo che la condivisione quasi incondizionata della sfera intima e degli affetti sia il segno di una degenerazione umana e psicologica impensabile. Sarà che sono molto riservato, e una tale ostentazione dei sentimenti (autentici?) non può che mettermi in imbarazzo. Implicito in Facebook c'è, infine, una certa attitudine al voyeurismo, che trovo altrettanto disdicevole. Sia chiaro, sono tutte critiche che rivolgo in primo luogo al sottoscritto.Tutto ciò per dire cosa? Semplice, troviamo la forza di disattivare i nostri account!!!