Casa dolce casa.Ecco la frase - "modo di dire", "luogo comune", chiamatelo pure come vi pare! - che mi ha spinto a compiere l'ultimo, epico sforzo della giornata: scrivere due righe sul blog prima di infilarmi nel letto.Per impegni lavorativi sulla cui natura credo sia meglio sorvolare, stasera mi è sembrato più comodo rientrare all'ovile, anziché trascorrere la notte nell'appartamento in affitto.So che la notte sarà breve (come di consueto), eppure pregusto già la comodità che contraddistingue in modo inconfondibile il "mio" letto rispetto a qualsiasi altro.E pensare che sino a poco tempo fa mi credevo un ragazzo senza radici (una sorta di apolide, senza fissa dimora), sempre pronto ad imbracciare lo zaino e partire all'avventura. Incredibilmente, mi sono scoperto affezionatissimo sia al paese nel quale sono cresciuto che alle vituperate "quattro mura domestiche". Staccare dal lavoro, sia pure per poche ore, e respirare l'aria di casa mia è un autentico toccasana. E' inutile circondarsi dei libri prediletti o delle foto delle persone care: si sente quando non siamo a casa.Dunque, se dovessi assegnare un nome o scegliere la miglior definizione per codificare il sentimento che stasera mi ha quasi costretto a scrivere, non avrei dubbio alcuno: la parola giusta è nostalgia.Nostalgia per tutto ciò che rappresenta il nostro passato, le nostre radici, la nostra cultura; l'educazione ricevuta, lo sguardo e la presenza degli affetti a noi più cari; i souvenir che provengono dal nostro passato e insperabilmente lo custodiscono.Insomma, "casa dolce casa"!
Casa dolce casa
Casa dolce casa.Ecco la frase - "modo di dire", "luogo comune", chiamatelo pure come vi pare! - che mi ha spinto a compiere l'ultimo, epico sforzo della giornata: scrivere due righe sul blog prima di infilarmi nel letto.Per impegni lavorativi sulla cui natura credo sia meglio sorvolare, stasera mi è sembrato più comodo rientrare all'ovile, anziché trascorrere la notte nell'appartamento in affitto.So che la notte sarà breve (come di consueto), eppure pregusto già la comodità che contraddistingue in modo inconfondibile il "mio" letto rispetto a qualsiasi altro.E pensare che sino a poco tempo fa mi credevo un ragazzo senza radici (una sorta di apolide, senza fissa dimora), sempre pronto ad imbracciare lo zaino e partire all'avventura. Incredibilmente, mi sono scoperto affezionatissimo sia al paese nel quale sono cresciuto che alle vituperate "quattro mura domestiche". Staccare dal lavoro, sia pure per poche ore, e respirare l'aria di casa mia è un autentico toccasana. E' inutile circondarsi dei libri prediletti o delle foto delle persone care: si sente quando non siamo a casa.Dunque, se dovessi assegnare un nome o scegliere la miglior definizione per codificare il sentimento che stasera mi ha quasi costretto a scrivere, non avrei dubbio alcuno: la parola giusta è nostalgia.Nostalgia per tutto ciò che rappresenta il nostro passato, le nostre radici, la nostra cultura; l'educazione ricevuta, lo sguardo e la presenza degli affetti a noi più cari; i souvenir che provengono dal nostro passato e insperabilmente lo custodiscono.Insomma, "casa dolce casa"!