Non smarrire la propria creatività, sviluppare il pensiero laterale, coltivare lo spirito critico. Immaginare un’alternativa al percorso intrapreso, a prescindere dal fatto che questo ci piaccia o no. Ecco il mio consiglio per coloro che non intendono rinunciare a sentirsi vivi, protagonisti dell’esistenza propria e partecipi di quella altrui.Non crediate, è sufficiente distrarsi un momento per precipitare in una fiacca dimensione atemporale, una sorta di limbo del pensiero (e della morale) dal quale è molto difficile fare ritorno.Mi sto sforzando di impostare un ragionamento di carattere generale, che trascenda l’esperienza di chi scrive. Con alcuni piccoli accorgimenti, credo sia possibile scendere a compromessi con la società dei social network, degli happy hour, della televisione commerciale, del degrado morale, dell’ignavia generalizzata, dell’apatia politica dilagante. Parlo di compromessi perché l’unica alternativa sarebbe la ribellione, quali che siano le forme con cui tale opzione può essere esercitata.Si parlava di compromessi. Ebbene, ecco alcuni rimedi della nonna: leggere con lentezza, assaporare la cucina tradizionale, gioire delle soddisfazioni intellettuali, corteggiare le donne con eleganza. E ancora: dedicarsi al bello (in ogni sua forma) e all’esercizio fisico, dormire nel week-end, uscire con un amico e discutere di politica.Della politica vera, non di quella che raccontata dai giornalisti in televisione o sui quotidiani.O forse è quella la politica dei giorni nostri?Un coacervo di argomenti di scarsa rilevanza e del tutto privi d’interesse per i cittadini: sistemi elettorali, organizzazione dei partiti, scandali inauditi, anti-berlusconismo (Franceschini riesce a parlare d’altro?), corruzione, risibili proposte politiche (perché non cambiamo l’inno di Mameli?).In una parola, la politica che parla di se stessa.
vivere o... sopravvivere?
Non smarrire la propria creatività, sviluppare il pensiero laterale, coltivare lo spirito critico. Immaginare un’alternativa al percorso intrapreso, a prescindere dal fatto che questo ci piaccia o no. Ecco il mio consiglio per coloro che non intendono rinunciare a sentirsi vivi, protagonisti dell’esistenza propria e partecipi di quella altrui.Non crediate, è sufficiente distrarsi un momento per precipitare in una fiacca dimensione atemporale, una sorta di limbo del pensiero (e della morale) dal quale è molto difficile fare ritorno.Mi sto sforzando di impostare un ragionamento di carattere generale, che trascenda l’esperienza di chi scrive. Con alcuni piccoli accorgimenti, credo sia possibile scendere a compromessi con la società dei social network, degli happy hour, della televisione commerciale, del degrado morale, dell’ignavia generalizzata, dell’apatia politica dilagante. Parlo di compromessi perché l’unica alternativa sarebbe la ribellione, quali che siano le forme con cui tale opzione può essere esercitata.Si parlava di compromessi. Ebbene, ecco alcuni rimedi della nonna: leggere con lentezza, assaporare la cucina tradizionale, gioire delle soddisfazioni intellettuali, corteggiare le donne con eleganza. E ancora: dedicarsi al bello (in ogni sua forma) e all’esercizio fisico, dormire nel week-end, uscire con un amico e discutere di politica.Della politica vera, non di quella che raccontata dai giornalisti in televisione o sui quotidiani.O forse è quella la politica dei giorni nostri?Un coacervo di argomenti di scarsa rilevanza e del tutto privi d’interesse per i cittadini: sistemi elettorali, organizzazione dei partiti, scandali inauditi, anti-berlusconismo (Franceschini riesce a parlare d’altro?), corruzione, risibili proposte politiche (perché non cambiamo l’inno di Mameli?).In una parola, la politica che parla di se stessa.