Parole messe lì...

Einstein non avrebbe mai lasciato lo zaino nel baule.


Questa dolce e struggente immagine, che evoca paesi lontani e feste in avvicinamento, a me fa girare decisamente i coglioni. Che io sono uno che c’ha freddo. Io ho freddo anche ad agosto, quando esco dal mare, che fuori ci sono trentotto gradi. Io ho freddo. E la neve non la sopporto. Io che quando vedo la neve alla televisione, penso: “certo che se fossi nato in Canada, emigravo”….ed invece, tiè. Eccola lì..che scende bella (?) e bianca..che poi si posa per terra e che poi si trasforma in quella simpatica poltiglia marrone, che quando entri in casa ti devi togliere le scarpe che sennò vien fuori una cosa tipo sabbie mobili. Dice: “che belli i tetti bianchi…che belle le strade bianche...”…che bella sta ceppa, dico io. Vabbè, parliamo d’altro, và… Una volta c’era il caminetto, accanto al quale si raccontavano le storie. Ore le storie si raccontano davanti al computer…fra una tazza di caffè, una sigaretta e la bottiglia dell’acqua. Fra un silenzio ed un sorriso…fra una sensazione di deja-vu, che però non sei sicuro di aver visto davvero. Quando senti la voce di chi la propria voce la mette su un monitor, quando senti un accento che più diverso del tuo non potrebbe essere, quando ti accorgi che ci sono cose e situazioni talmente uguali da essere identiche e diametralmente opposte, quando senti che ogni storia è diversa da un’altra, ma così tanto uguale a quella di chiunque, allora ti accorgi anche che non esiste niente al mondo di più corto di una lunga notte. Dipende tutto dalla relatività. Che Einstein aveva ragione. Era mica uno stupido, Einstein. Era Einstein.