Parole messe lì...

"Solo gli imbecilli non hanno dubbi". "Ne sei sicuro?" "Non ne ho il minimo dubbio".


Stavo scrivendo un commento pregno di saggezza e grandi verità (come del resto, lo sono tutti i miei commenti, che io mica scrivo cazzate, che ti credi?) ad un post di Stranissima e citando Luciano De Crescenzo, mi è venuto voglia di dare nuovamente un’occhiata al suo libro “Il dubbio”. Che detto tra me e te, te lo consiglio. Sono un centinaio di pagine, che leggi come bere un bicchiere d’acqua fresca e sono divertenti, surreali e perché no, magari anche vere…chi può dirlo. Il libro è suddiviso in cinque capitoli: 1) Le grandi domande. 2) Il caso e la necessità. 3) L’entropia. 4) Il tempo. 5) Lo spazio. E secondo me, è una delle cose più divertenti che io abbia mai letto. Lo sai dove l’ho comprato sto libro? Te lo dico. All’aereoporto di Fiumicino, il 5 luglio 1993. Ti chiederai come io faccia a ricordare così bene, vero? Anche se non te lo chiedi, fammi credere che te lo stai chiedendo, per favore, che sennò, cazzo scrivo a fare….dicevo: lo ricordo bene, perché mi ero sposato due giorni prima e stavo partendo per il viaggio di nozze. Destinazone Sri Lanka e Maldive. Gate 7, imbarco alle 23,40. Per dire. Allora, siccome l’aereo mi terrorizzava (ora invece mi terrorizza di più..che è strana sta cosa..ho fatto dodici miliardi di voli, ma la paura invece di passarmi, è sempre aumentata) avevo escogitato questo sistema: prima di partire, andavo a prendere qualcosa da leggere, in modo che durante il decollo (che è la parte del volo che più mi fa paura) mi concentrassi su quello che stavo leggendo e facessi così a meno, di sentire le ruote che si staccano dall’asfalto dandoti quella sensazione di vuoto…che poi non è una sensazione: è proprio vuoto…stai volando e dunque di sotto è vuoto. Mi pare evidente. E insomma..mentre mi aggiravo nell’edicola dell’aereoporto alla ricerca del mio anestetico per la paura, l’occhio mi cadde su sto libro. Lessi le prime due pagine e decisi di comprarlo. In dieci ore di volo, avevo tutto il tempo di leggerlo, insomma. Solo che allora, non avevo fatto caso ad un particolare. Non so..sarà stata l’ansia di dover volare…fatto sta che non vi feci caso. Ora, passati oltre quindici anni da quel momento, mi domando una cosa: ma uno che appena sposato, compra un libro che si intitola “Il dubbio”, non credi che si dovrebbe soffermare un po’ di più, su quello che il suo subconscio sta cercando di dirgli?