Parole messe lì...

Vent'anni. Anzi, ventuno.


Domani mi danno l’attestato. Vent’anni. Anzi, ventuno. Mi danno l’attestato. Attestano che son lì da vent’anni. Anzi, ventuno. Esattamente, dal 9 novembre 1987…e per qualche strano motivo mi continuano a tenere e mi continuano a pagare. Devo stargli simpatico, altrimenti non si spiega. E allora mi danno l’attestato. A me e ad un’altra quindicina di disgraziati come me…che anche loro son lì da vent’anni, anzi, ventuno. Che io me lo ricordo quel giorno là…eravamo tutti dentro quella grande stanza e ci si guardava intorno…che ci sembrava di essere su un altro pianeta e ci si diceva: “ammazza come è grande qui..chissà cosa ci metteranno a fare”…che poi venne quel signore con gli occhiali e ci disse: “venite con me…”…e si camminava là dentro, con tanti occhi che ci guardavano passare e con i nostri occhi che guardavano chissà dove. Che oggi la Mano(la) mi ha detto: “Allora, Giannino -che la Mano(la) mi chiama Giannino- venti anni…son tanti venti anni, eh? Che dici?” Boh…che devo dire? Non lo so. Dico notti, festività..dico partite ascoltate alla radio e cioccolate prese alla macchinetta, dico sigarette fumate, risate, incazzature, abbracci, baci, amicizia, cene, affetto, matrimoni, divorzi…dico notti fatte per sostituire qualcuno che stava diventando padre e notti per sostituire qualcuno che doveva iniziare una storia d’amore. Dico pizze fatte portare di nascosto e dico assolati pomeriggi d’agosto. Dico pensieri nella testa e dico speranze. Dico tanti ricordi. Questo dico. O meglio: questo avrei voluto dire. Invece le ho detto: “Che ti devo dire, Mano? Vent’anni. Anzi, ventuno. Li avessi fatti di galera, a quest’ora sarei già uscito”. Lei ha sorriso. Ed ho sorriso anch’io.