Parole messe lì...

La Panda di Pietro.


Pietro aveva novantasei anni. Oh, ma novantasei anni portati in modo strepitoso. Lo vedevi sfrecciare per il paese con la sua Panda rossa di vent’anni fa, che sembrava Schumacher e se ci parlavi, ti veniva da pensare che una testa del genere a quell’età, è dono di pochi. Lo incontrai pochi giorni fa:“Come va, Pietro?”“Eh..come va…da vecchi, ma accontentiamoci..”“Ma quali vecchi..lei un giovanotto, Pietro.”“Un giovanotto di quasi cent’anni…”“E le pare poco?”Sorrise e mi salutò. Doveva andare a far la puntura, mi disse.Oggi ho incontrato il figlio. Dice che lo sono andati a svegliare e Pietro non si è svegliato più. Dice che ieri sera è andato a letto che stava bene e che l’ultima cosa che ha detto è stata: “domani porto la Panda a lavare”. Che lui ci teneva, alla sua Panda. Era sempre lucida che sembrava appena uscita dal concessionario. Allora ho pensato: che cazzo gli costava a quello lassù  aspettare qualche giorno? Cazzo, hai aspettato novantasei anni, non potevi aspettare altri quindici giorni? Che Pietro ci teneva che la sua Panda fosse pulita…nemmeno l’ultima soddisfazione gli hai voluto lasciare. L’hai fatto morire con la Panda sporca. Vergognati. Se ci sei.Poi, sono passato a far gasolio e fra le spazzole dell’autolavaggio, ho visto la Panda di Pietro..e poco distante, ho visto il figlio che aspettava che il lavaggio fosse finito. Quando mi ha visto mi ha sorriso e mi ha fatto un cenno di saluto con la mano.Ho sorriso anch’io. E mi sono commosso un po’.