Valsaviore, Scolari lascia l'UnioneIl sindaco di Berzo Demo si è dimesso da presidente e potrebbe «portar via» il suo Comune. Alla base della scelta il «caso La.Cam.» e antiche rugginiBERZO DEMOCrisi. Crisi nera nell'Unione dei Comuni della Valsaviore. Al punto da metterne in discussione l'esistenza stessa. Al punto da far temere che una delle aggregazioni storiche della provincia - la più longeva insieme a quella dei municipi dell'alta Valcamonica - possa tornare sui suoi passi. La miccia si è accesa a dicembre, ma le scintille provengono da lontano, da discussioni mai concretizzate, da ipotesi d'indire un referendum per la formazione di un Comune unico che non si è mai tradotta in realtà. Più concrete, invece, sono state le dimissioni del presidente dell'ente Corrado Scolari (sindaco di Berzo Demo), che non si è presentato all'ultima assemblea dell'Unione del 28 dicembre, nonostante l'autoesoneramento risalisse a poche ore prima. Le ragioni, che per i più sarebbero attribuibili alla non condivisione dei modi con cui è stato portato avanti l'accordo tra il Comune di Sellero (membro dell'Unione della Valsaviore con Berzo Demo, Cedegolo, Cevo e Saviore), il Bim e la società La.Cam. (gruppo Brembo), parrebbero avere radici più profonde. La decisione di spostare nell'area industriale ex Fucinati a Sellero l'azienda che oggi ha sede a Forno Allione (Comune di Berzo) è stata quindi la classica «goccia che fa traboccare il vaso» su un'istituzione in cui convivrebbero «cinque particolarità». Le dimissioni di Scolari - che ha poca voglia di parlarne perché considera chiusa la vicenda Brembo - non sarebbero quindi un gesto di protesta, ma un modo per sollevare in maniera vulcanica il tema delle aggregazioni tra più enti. Pare infatti che - dopo la lettera inviata agli altri quattro primi cittadini per dimettersi - già in questi giorni si sia avviato un confronto, per decidere se e come mandare avanti l'esperienza. Il sindaco di Berzo Demo ha scritto ai colleghi dicendo che avrebbe valutato nelle sedi più opportune la permanenza di Berzo Demo nell'Unione, dal momento che ciascun municipio pare oggi più interessato ad affermare i propri interessi, anche a danno degli altri.Di certo, la fuoriuscita di Berzo dall'Unione (oggi non ancora scontata) potrebbe essere una perdita determinate per l'ente. Se l'abbandono di Malonno e Paisco di tre anni fa non ha quasi lasciato strascichi (i due municipi sono infatti passati all'Unione delle Orobie) questa sarebbe al contrario un duro colpo. La polemica più forte sarebbe contro l'Amministrazione sellerese, che non avrebbe condiviso nell'Unione il suo progetto di proporre a La.Cam. la messa a disposizione di 8mila metri di capannoni per riunire le sue produzioni, produzioni oggi distribuite su tre siti industriali. Proposta accettata dal gruppo Brembo e che, entro fine anno, consentirà di spostare nella ex Fucinati i 220 dipendenti dell'azienda, scongiurandone così un eventuale trasferimento altrove.I limiti dello «stare insieme» sono emersi; ma non sarà facile ridare una mano di colla ai cocci. Il tutto mentre, a livello legislativo, si strizza il tubetto delle fusioni (tra l'altro, pare che Saviore e Cevo ci stiano pure ragionando).Giuliana Mossoni07/01/2012 Giornale di Brescia
Valsaviore, Scolari lascia l'Unione
Valsaviore, Scolari lascia l'UnioneIl sindaco di Berzo Demo si è dimesso da presidente e potrebbe «portar via» il suo Comune. Alla base della scelta il «caso La.Cam.» e antiche rugginiBERZO DEMOCrisi. Crisi nera nell'Unione dei Comuni della Valsaviore. Al punto da metterne in discussione l'esistenza stessa. Al punto da far temere che una delle aggregazioni storiche della provincia - la più longeva insieme a quella dei municipi dell'alta Valcamonica - possa tornare sui suoi passi. La miccia si è accesa a dicembre, ma le scintille provengono da lontano, da discussioni mai concretizzate, da ipotesi d'indire un referendum per la formazione di un Comune unico che non si è mai tradotta in realtà. Più concrete, invece, sono state le dimissioni del presidente dell'ente Corrado Scolari (sindaco di Berzo Demo), che non si è presentato all'ultima assemblea dell'Unione del 28 dicembre, nonostante l'autoesoneramento risalisse a poche ore prima. Le ragioni, che per i più sarebbero attribuibili alla non condivisione dei modi con cui è stato portato avanti l'accordo tra il Comune di Sellero (membro dell'Unione della Valsaviore con Berzo Demo, Cedegolo, Cevo e Saviore), il Bim e la società La.Cam. (gruppo Brembo), parrebbero avere radici più profonde. La decisione di spostare nell'area industriale ex Fucinati a Sellero l'azienda che oggi ha sede a Forno Allione (Comune di Berzo) è stata quindi la classica «goccia che fa traboccare il vaso» su un'istituzione in cui convivrebbero «cinque particolarità». Le dimissioni di Scolari - che ha poca voglia di parlarne perché considera chiusa la vicenda Brembo - non sarebbero quindi un gesto di protesta, ma un modo per sollevare in maniera vulcanica il tema delle aggregazioni tra più enti. Pare infatti che - dopo la lettera inviata agli altri quattro primi cittadini per dimettersi - già in questi giorni si sia avviato un confronto, per decidere se e come mandare avanti l'esperienza. Il sindaco di Berzo Demo ha scritto ai colleghi dicendo che avrebbe valutato nelle sedi più opportune la permanenza di Berzo Demo nell'Unione, dal momento che ciascun municipio pare oggi più interessato ad affermare i propri interessi, anche a danno degli altri.Di certo, la fuoriuscita di Berzo dall'Unione (oggi non ancora scontata) potrebbe essere una perdita determinate per l'ente. Se l'abbandono di Malonno e Paisco di tre anni fa non ha quasi lasciato strascichi (i due municipi sono infatti passati all'Unione delle Orobie) questa sarebbe al contrario un duro colpo. La polemica più forte sarebbe contro l'Amministrazione sellerese, che non avrebbe condiviso nell'Unione il suo progetto di proporre a La.Cam. la messa a disposizione di 8mila metri di capannoni per riunire le sue produzioni, produzioni oggi distribuite su tre siti industriali. Proposta accettata dal gruppo Brembo e che, entro fine anno, consentirà di spostare nella ex Fucinati i 220 dipendenti dell'azienda, scongiurandone così un eventuale trasferimento altrove.I limiti dello «stare insieme» sono emersi; ma non sarà facile ridare una mano di colla ai cocci. Il tutto mentre, a livello legislativo, si strizza il tubetto delle fusioni (tra l'altro, pare che Saviore e Cevo ci stiano pure ragionando).Giuliana Mossoni07/01/2012 Giornale di Brescia