SELLERO. C'è un vero caso politico collegato alla classifica dei Comuni «100% rinnovabili»Legambiente nazionale celebra l'uso di biomasse e idroelettrico ma il circolo camuno non ci sta e l'opposizione spara a zero Il colmo, ma non più di tanto, dato che chi vive sul territorio conosce a fondo la realtà, è che a non condividere la decisione sono gli stessi membri camuni di Legambiente; una associazione che a livello nazionale, probabilmente senza conoscere la situazione e basandosi esclusivamente su dati reperiti chissà dove (e senza neppure degnarsi di consultare i propri rappresentati sul territorio), ha deciso di inserire Sellero nella classifica dei ventitrè comuni italiani «100% rinnovabili». Quest'anno per l'ente locale guidato da Giampiero Bressanelli si è resa disponibile la sedicesima piazza (era in tredicesima posizione nel 2011) di una classifica che vede sul podio tre comuni del Trentino Alto Adige (Badia, Brunico e Cavalese) e nella quale dominano, a esclusione del paese della media Valcamonica e di Tirano, in Valtellina, borghi trentini, bolzanini e della Val d'Aosta. «È una scelta discutibile e che non condividiamo assolutamente; se ci avessero consultato, di certo Sellero non sarebbe stato preso in considerazione», sbotta al telefono Guido Cenini, presidente di Legambiente Valcamonica, assicurando che intende mettere nero su bianco le sue rimostranze. Lo storico leader ambientalista valligiano proprio non riesce a digerire il fatto che i suoi «colleghi» romani abbiano assegnato il premio a un comune «che era sì all'avanguardia dieci anni fa, quando realizzò l'impianto di teleriscaldamento funzionante a biomassa vegetale», ma che col passaggio di mano delle quote societarie e con gli accadimenti che si sono susseguiti negli anni (su tutti il sequestro del cippato a un'azienda collegata alla Tsn, combustibile che di «vergine» aveva solo la denominazione, in quanto mischiato a plastica e ad altre sostanze non meglio specificate), secondo la filosofia perseguita da Legambiente nell'assegnare i riconoscimenti in questa graduatoria di merito non dovrebbe teoricamente figurare. E mentre in municipio si dicono fieri per «un riconoscimento che premia il nostro Comune perchè grazie ai pannelli solari pubblici e privati, agli impianti geotermici e alla centrale a biomassa riesce a produrre più energia rinnovabile di quanta ne consumi (parole di Gianluigi Bressanelli, assessore al Bilancio), com'era prevedibile, la minoranza ha messo il dito nella piaga. «Contestiamo i dati di Legambiente - attacca il capogruppo di "Tempi Nuovi" Mirko Bressanelli - perchè dal rapporto risulta che la metà dell'energia proviene da un impianto idroelettrico, che in realtà fa parte della grande centrale dell' Enel di San Fiorano, e che quindi non va conteggiato. L'altra metà la produce la Tsn, ma secondo gli standard dell'associazione dovrebbe essere presa in considerazione solo la produzione delle centrali a "vera" biomassa e a filiera corta; ovvero approvvigionate con materiale del territorio. Ricordo che nel 2007 la Tsn ha inoltrato la domanda per bruciare alcune tipologie di rifiuti - aggiunge Bressanelli -, e quanto alla filiera corta sottolineo che in passato il materiale è arrivato anche dall'Europa dell'Est, e che adesso il quantitativo maggiore arriva dalla Brianza».Lino Febbrari - Bresciaoggi
Sellero - Energia: il premio al Comune divide il fronte ambientalista
SELLERO. C'è un vero caso politico collegato alla classifica dei Comuni «100% rinnovabili»Legambiente nazionale celebra l'uso di biomasse e idroelettrico ma il circolo camuno non ci sta e l'opposizione spara a zero Il colmo, ma non più di tanto, dato che chi vive sul territorio conosce a fondo la realtà, è che a non condividere la decisione sono gli stessi membri camuni di Legambiente; una associazione che a livello nazionale, probabilmente senza conoscere la situazione e basandosi esclusivamente su dati reperiti chissà dove (e senza neppure degnarsi di consultare i propri rappresentati sul territorio), ha deciso di inserire Sellero nella classifica dei ventitrè comuni italiani «100% rinnovabili». Quest'anno per l'ente locale guidato da Giampiero Bressanelli si è resa disponibile la sedicesima piazza (era in tredicesima posizione nel 2011) di una classifica che vede sul podio tre comuni del Trentino Alto Adige (Badia, Brunico e Cavalese) e nella quale dominano, a esclusione del paese della media Valcamonica e di Tirano, in Valtellina, borghi trentini, bolzanini e della Val d'Aosta. «È una scelta discutibile e che non condividiamo assolutamente; se ci avessero consultato, di certo Sellero non sarebbe stato preso in considerazione», sbotta al telefono Guido Cenini, presidente di Legambiente Valcamonica, assicurando che intende mettere nero su bianco le sue rimostranze. Lo storico leader ambientalista valligiano proprio non riesce a digerire il fatto che i suoi «colleghi» romani abbiano assegnato il premio a un comune «che era sì all'avanguardia dieci anni fa, quando realizzò l'impianto di teleriscaldamento funzionante a biomassa vegetale», ma che col passaggio di mano delle quote societarie e con gli accadimenti che si sono susseguiti negli anni (su tutti il sequestro del cippato a un'azienda collegata alla Tsn, combustibile che di «vergine» aveva solo la denominazione, in quanto mischiato a plastica e ad altre sostanze non meglio specificate), secondo la filosofia perseguita da Legambiente nell'assegnare i riconoscimenti in questa graduatoria di merito non dovrebbe teoricamente figurare. E mentre in municipio si dicono fieri per «un riconoscimento che premia il nostro Comune perchè grazie ai pannelli solari pubblici e privati, agli impianti geotermici e alla centrale a biomassa riesce a produrre più energia rinnovabile di quanta ne consumi (parole di Gianluigi Bressanelli, assessore al Bilancio), com'era prevedibile, la minoranza ha messo il dito nella piaga. «Contestiamo i dati di Legambiente - attacca il capogruppo di "Tempi Nuovi" Mirko Bressanelli - perchè dal rapporto risulta che la metà dell'energia proviene da un impianto idroelettrico, che in realtà fa parte della grande centrale dell' Enel di San Fiorano, e che quindi non va conteggiato. L'altra metà la produce la Tsn, ma secondo gli standard dell'associazione dovrebbe essere presa in considerazione solo la produzione delle centrali a "vera" biomassa e a filiera corta; ovvero approvvigionate con materiale del territorio. Ricordo che nel 2007 la Tsn ha inoltrato la domanda per bruciare alcune tipologie di rifiuti - aggiunge Bressanelli -, e quanto alla filiera corta sottolineo che in passato il materiale è arrivato anche dall'Europa dell'Est, e che adesso il quantitativo maggiore arriva dalla Brianza».Lino Febbrari - Bresciaoggi