Etnicarchia

Da Temù a Sellero: il paradosso ambientale delle centrali a biomasse


Bresciaoggi sabato 19 gennaio 2013 – PROVINCIA – Pagina 24Da Temù a Sellero: il paradosso ambientale delle centrali a biomasseSono state pensate e costruite anche per risolvere il problema della «pulizia» e del rinnovo dei boschi camuni, invece pare risolvano solo quelli delle province di Sondrio e di Trento. Avrebbero dovuto incenerire gli scarti delle segherie locali e invece, a quanto risulta, bruciano prevalentemente pelletts provenienti dall´Est europeo. Parliamo delle centraline del teleriscaldamento in funzione da qualche tempo a Sellero, Edolo e Temù. Il caso eclatante è quello di Sellero dove, dopo il devastante incendio dell´aprile del 1997 che mandò in fumo più di 900 ettari di superficie boscata, si decise di costruire un impianto per smaltire l´enorme quantità di moncherini anneriti rimasti sul territorio percorso dalle fiamme. Non è dato a sapere esattamente cosa sia accaduto perchè sul fatto è calata una impenetrabile e incomprensibile cortina, si sono verificati passaggi di proprietà e accese diverse polemiche; ma secondo un addetto ai lavori, in quasi dieci anni di attività la caldaia in questione di legname sellerese (o camuno) ne avrebbe ingoiato davvero poco visto l´incessante via vai di mezzi pesanti che quotidianamente riforniscono di cippato l´impianto. E pensare che nella vicina Cevo arrivano camion dalla Valtellina per sminuzzare e caricare le piante tagliate in Valsaviore, materiale che alimenta la centrale di Tirano. Si dice che per funzionare gli impianti camuni necessitino di combustibile più raffinato (un errore di progettazione originale, quindi?), come il pellets, appunto. Perchè allora inventarsi la filiera corta con la pulizia del bosco e via dicendo? Lo stesso più o meno succede anche a Edolo, dove però il gestore può contare pure sul metano per incrementare la produzione di calore. E arriviamo alle due centrali realizzate nella località Prati Grandi, al confine tra Temù e Ponte: quindici megawatt di calore distribuito ai due comuni con reti di conduttore lunghe più di 20 chilometri. Nei periodi più freddi, i bruciatori consumano ogni giorno circa 400 quintali di cippato acquistato prevalentemente dalla Società sviluppo alta Valcamonica in Trentino e Valtellina. Solo una minima quantità del totale viene fornita dal Consorzio forestale «Due parchi». L.FEBB.