Etnicarchia

In nome del popolo sovrano


Manca poco più di un mese all’importantissimo referendum del 25 e 26 giugno, che chiamerà gli italiani a confermare la riforma della seconda parte della Costituzione operata dal governo di centrodestra nella scorsa legislatura.Come più volte sottolineato, si sprecano, da parte del centrosinistra, gli attacchi alla riforma. Prodi, Scalfaro e compagni si stracciano le vesti, non perdendo occasione per raccontare falsità tipo quella secondo cui la riforma elaborata dalla CDL e fortemente voluta da Bossi, rappresenterebbe un pericolo per il Paese, e contravverrebbe a quelli che furono “le intenzioni dei padri costituenti e fondamenti base della costituzione stessa”. Le litanie ricorrenti affermano in pratica che la devolution sarebbe in realtà una sorta di secessione mascherata. Non è assolutamente vero!! Se leggiamo i le costituzioni di altri Paesi: Svizzera, Stati Uniti, Belgio, Germania troviamo che, anche se articolati diversamente di caso in caso, i poteri oggetto di devoluzione in Italia (Sanità, Istruzione e Polizia locale) sono di competenza regionale. E ciò non ha mai suscitato fermenti secessionistici in nessuno di questi paesi. La polizia per esempio: Con la devoluzione le norme generali sull’ordine pubblico continueranno ad essere dettate dallo Stato ma le Regioni avranno il potere di costituire un corpo di polizia locale che lavorerà sinergicamente con le altre polizie nazionali. Nei paesi federali funziona già così, la polizia tedesca è tutta “polizia dei Lender”,  l’unico corpo che fa capo allo stato “centrale” è la polizia confinaria. E in Germania l’ordine pubblico è garantito meglio che in Italia. Idem per la Svizzera, dove è preponderante la polizia cantonale, ma esiste anche un corpo di polizia federale. La maggioranza  come sempre si dimostra poco coerente con sé stessa, prima infatti chiede collaborazione e convergenze e poi promette di affossare tutto quanto è stato fatto dal precedente governo. Una sinistra che parla tanto di federalismo ma che in realtà non lo vuole! Una sinistra che a parole si dice federalista, ma che sostiene una organizzazione dello Stato centralista e fortemente penalizzante per le autonomie locali e per lo sviluppo di quelle aree (il meridione per esempio) di cui si erge a paladina. Una sinistra che TEME il federalismo perché questo riavvicina il potere al popolo togliendolo dalle mani dei burocrati e dei poteri forti. Non bisogna aver paura del federalismo, di quella che e stata la storia delle diverse aree del Paese, la devolution e il federalismo fiscale si pongono l’obiettivo di riconoscere le diversità del Paese e valorizzarle fino a farle diventare il motore dello sviluppo, tutto il resto è solamente frutto di una polemica politica che nulla ha a che fare con il progetto federalista ma che nasce solamente perché chi detiene il potere ha paura di perderlo e riconsegnarlo nelle mani di quel popolo sovrano al quale la sovranità è rimasta sono nel nomeA sbugiardare le false affermazioni della sinistra ci ha pensato (magari involontariamente) proprio il “suo” presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che, nel suo discorso di insediamento ha affermato: “I costituenti si pronunciarono a tutte lettere per una Costituzione "destinata a durare", per una Costituzione rigida ma non immutabile, e definirono le procedure e garanzie per la sua revisione. Nei progetti volti a rivedere la seconda parte della Costituzione che si sono via via succeduti, non sono stati mai messi in questione i suoi principi fondamentali.” Si evince quindi che anche la riforma della CDL non va contro questi principi fondamentali! Il 25 e 26 giugno andiamo a votare Sì, per consegnare ai nostri figli un paese più moderno, più democratico e riappropriarci di quel potere che la costituzione ci attribuisce ma che ci è stato tolto da sessant’anni di politiche burocentriste.