Etnicarchia

Post N° 43


OGGI URNE APERTE IN CATALUNYA. ISCRITTI AL VOTO PIU’ DI CINQUE MILIONI DI PERSONE, SI PREVEDE IL 70% DI SI’FRATELLI CATALANI, I POPOLI PADANI SONO CON VOI  GIANLUIGI PARAGONEOggi in Catalunya si vota per dire sì o no alla nazione catalana. Vinceranno i sì, ovvio. È un referendum che, al pari del nostro che si terrà esattamente tra una settimana, non ha bisogno di quorum. Se vinceranno i sì, entrerà in vigore un nuovo statuto - già approvato dal governo centrale di José Luis Zapatero - che sancisce molta più autonomia normativa e soprattutto fiscale. Non crediate che per Zapatero sia un passaggio facile. Tutt’altro: il premier socialista su queste aperture all’autonomia catalana si sta giocando parecchio. Concedendo alla Catalunya lo status di nazione, lo accusano di tradire l’unità della Spagna.Zapatero, che è un leader vero, capace di prendere decisioni nette senza temporeggiamenti, tira dritto. Come ha tirato dritto su questioni riguardanti il Welfare, questioni che questo giornale ha duramente criticato (e mi riferisco ai matrimoni omosessuali e più grave, alla possibilità per i gay di adottare figli). Luis Zapatero ha girato la boa e per il suo secondo mandato di governo è tempo di pensare alla campagna elettorale. Sono soddisfatti gli spagnoli per come il loro premier ha rivoltato la Spagna? I sondaggi dicono di sì. La Spagna oggi è uno dei paesi con il vento più in poppa. Ha un’economia che veleggia ad alte cifre, il suo export cresce e il suo modello di crescita è guardato con attenzione. Le banche spagnole si muovono sui mercati esteri (anche quello italiano come dimostrano le storie di Santander e del banco di Bilbao). È cresciuta investendo in infrastrutture (l’acquisto da parte di Abertis di Autostrade spa ne è la conferma), scommettendo nel turismo e nei servizi.La ricettività delle coste iberiche è ai massimi livelli di soddisfazione. Gli intescambi tra studenti puntano per lo più verso Barcellona, metropoli europea in assoluto più gettonata dagli universitari. La moda comincia a parlare spagnolo (Zara). Nello sport vola: dalla formula uno al calcio. Tutti giovani. Giovani vincenti, come il loro primo ministro che ha saputo sfruttare il ciclo favorevole di Aznar e darne accelerazione.Vola la Spagna e vola perché ha puntato sul cambiamento, sulla modernità e sul riconoscimento, per chi lo chiedeva, delle autonomie. Hanno saputo, Aznar e Zapatero, valorizzare la pulsione nazionalista e autonomista catalana: Barcellona senza l’autonomia normativa e soprattutto fiscale non sarebbe diventata quello che è oggi nel giro di dieci anni. Vedrete che dopo la Catalunya, anche le altre regioni (la Galizia, per esempio) chiederanno l’autonomia statutaria.Subito accadrà nei Paesi Baschi, questione spinosissima ma che non intimorisce il premier spagnolo, il quale ha annunciato l’apertura del dialogo con l’Eta e ha avviato rapporti "diplomatici" con Herry Batasuna, braccio politico (fuorilegge) dell’Eta. Anche qui, Zapatero ha tirato dritto per la sua strada, pur sapendo di avere contro parte della sua stessa alleanza di governo, il partito popolare e i magistrati. Ma Zapatero sa che solo la politica garantirà la pace e la fine del terrorismo indipendentista. Quelle vie non democratiche di cui lo stesso Bossi ha paventato il rischio nei giorni scorsi, nella recente intervista al tg1, covano in Europa e alla politica tocca dare soluzione democratica.Quando Bossi ha fatto presente la questione la sinistra ha sbraitato contro il Senatur facendo finta di non capire il suo discorso. Zapatero invece sta affrontando questa importantissima sfida nel bene della Spagna e nel bene dell’autonomismo basco. Non lo scalfiscono le manifestazioni organizzate dall’associazione per le vittime del terrorismo né l’ostruzionismo dei popolari di Rajoy. Né lo intimoriscono le incursioni della magistratura: nelle settimane scorse i magistrati - guidati dal Di Pietro iberico, Baltasar Garzon, cioè colui che ha messo Herry Batasuna fuori legge (un po’ come vorrebbe Papalia contro la Lega) - hanno ipotizzato l’accusa di “collaborazione a banda armata”, per chi avesse dialogato con i movimenti baschi.Zapatero non demorde e aspetta il risultato del referendum autonomista catalano per proseguire nella sua iniziativa. Da qui, sa bene il giovane premier, passa la riconferma per il bis. Da qui passa la via maestra che lo porta nella storia dei leader della sinistra riformista europea. Come nel recente passato è stato per Tony Blair, il quale anch’egli ha aperto alla questione irlandese e ha trattato con il suo braccio armato, l’Ira.Perché di tutto questo la sinistra italiana non parla? Nelle settimane scorse un esponente della sinistra catalana che siede all’europarlamento ha detto in una intervista a radio padania libera che loro voterebbero sì al referendum del 25-26 giugno. Pensate che qualcuno abbia ripreso queste parole? No. Solo il Riformista, giornale dalle aperte vedute, sta parlando della questione catalana e basca con una certa insistenza. Non lo sta facendo Repubblica, che pure in altre occasioni ha indicato Zapatero come esempio di riformismo moderno.Noi abbiamo Prodi, D’Alema, Fassino e Rutelli. Gli altri hanno Blair e Zapatero. Sotto l’ombrello della sinistra se ne stanno i Ciampi, gli Scalfaro, gli Andreotti. Nel resto d’Europa, la sinistra traccia un orizzonte politico che la vista della lobby degli ottantenni non è in grado di vedere. Infatti, dappertutto si cresce e si riforma, qui invece trionfano Villa Arzilla e i comunisti.Cari fratelli catalani, la Padania è con voi, con la vostra lotta di autonomia. Vi invidiamo... Noi, per avere un po’ di federalismo, stiamo combattendo da quindici anni una battaglia difficile, aspra, sempre democratica. Fra sette giorni saremo chiamati a votare per un referendum che dirà sì o no alla devoluzione di poteri dallo Stato centrale alle Regioni, per avere un dimagrimento dello Stato (di molto appesantito...) e quindi una maggiore snellezza nel processo decisionale. Saremo chiamati a dire sì o no al cambiamento. Ci giocheremo una partita importante. Domenica sarà l’ultima occasione per il Nord di dimostrare che c’è una domanda di autonomia, inascoltata da troppo tempo. Votiamo sì.Il coraggio di Zapatero[La Padania 18/06/2006]