GIANLUIGI PARAGONE-------------------------------------------------------------------------------- Eccoci qui, alla vigilia di un appuntamento che epicamente definirei storico: se vince il sì, si volta pagina. Si può davvero pensare di mettere il Paese al passo con i tempi e di mettere invece Oscar Luigi Scalfaro in naftalina. Si può davvero pensare che quel grumo di poteri elitari che passa da Ciampi alla finanza padrona, dal prodismo al rutellismo, dal ciarpame culturale al giornalismo asservito ai poteri forti, può essere sconfitto dal Paese reale. Da quel Paese che vuole crescere libero dai lacci e lacciuoli che resistono nonostante a parole nessuno li voglia.Sono vent’anni che il Nord compatto dice che vuole correre. Che vuole federalismo forte e autonomia piena. Nel frattempo è anche maturato un Sud meno legato all’assistenzialismo. In quindici anni il massimo che finora siamo riusciti a dargli è questa riforma. Poco? Tanto? È ripeto, quello che siamo riusciti a mettere nero su bianco nonostante il fuoco di sbarramento di quel grumo di cui dicevo. Da Ovest a Est della Padania, imprenditori e lavoratori sono uniti nella protesta di sempre: fateci crescere. Cresciamo noi e cresce tutto il sistema Paese.«Non abbiamo mica chiesto la luna», ha sbottato in una intervista Umberto Bossi. Già, eppure quello che la Lega e tutto il centrodestra stanno chiedendo agli elettori viene massacrato da settimane con cannonate di ipocrisia e bugie. Si dà la possibilità alle Regioni di fornire le risposte ai cittadini in materia di sanità e di scuola, e la sinistra fa del terrorismo lessicale con verbi come spaccare, sfasciare eccetera. Abbiamo spiegato in tutte le salse che devolvendo in via esclusiva queste materie, gli amministratori non avranno più scuse verso i cittadini. I problemi della sanità lombarda, piemontese, campana chi li deve risolvere se non i lombardi, i piemontesi e i campani? Idem per la scuola.Metti nero su bianco la riduzione del numero dei parlamentari e la sinistra - con la complicità dei giornali - ti ribalta la frittata dicendo che anche lei è pronta a dimezzare l’esercito dei parlamentari. In un Paese normale una pernacchia li avrebbe seppelliti perché se davvero fossero così virtuosi avrebbero dovuto dare l’esempio già nella formazione... ... del governo, e invece hanno accontentato non solo tutti i dieci partiti dell’Unione ma pure le loro correnti interne.Il Senato federale sarà da migliorare ma intanto segna la fine di due camere parlamentari fotocopie l’una dell’altra. La sinistra dice: chiedono il voto e poi già propongono di ricambiare. Risposta: ogni novità sostanziale, ha bisogno poi di essere messa a punto, finito il rodaggio. Conoscete una “rivoluzione” che, messa in pratica, non sia stata perfezionata? Pensate ai vostri processi produttivi. Pensate a quando sistemate casa. Pensate a quando fate un qualsiasi esperimento. C’è sempre un qualcosa che necessita di un adeguamento rispetto alla pratica. Se lo si vuole fare insieme bene, altrimenti toccherà a noi il prossimo giro.In questi giorni di campagna referendaria, la sinistra ha dato prova della sua meschinità. Lo stesso non accadde quando nel 2001 ci fu il referendum confermativo della riforma costituzionale del titolo V (approvata con quattro voti, gli ultimi dieci giorni di legislatura e con lo scopo di indurre la Lega a non fare l’accordo con Berlusconi. Non dimentichiamolo): ebbene, nessuno nel centrodestra si sognò mai di montare un campo di battaglia come quello dove ci siamo scontrati in questi giorni. Dice la sinistra: perché noi abbiamo cambiato solo pochi articoli e voi tanti. Ma cosa c’entra? Il metodo è stato lo stesso, con la differenza che la Casa delle libertà propone al voto referendario una riforma di cui c’era già traccia nel programma elettorale del 2001, quando vinse le elezioni con una maggioranza ben più corposa di quella con cui oggi - in un modo o nell’altro - Prodi governa. Allora, è mai possibile che se una riforma viene fatta dal centrodestra nasce con il peccato originale? A quanto pare non è possibile...Contro questa riforma costituzionale si muovono i grandi giornali, i presidenti della Repubblica, i docenti universitari, i cantanti: Giù le mani dalla Costituzione! Ma anche qui, un minimo di razionalità e di memoria farebbe venire alla mente che i grandi giornali sono di centrosinistra; che gli ultimi tre Capi di Stato, più quest’ultimo, hanno una storia politica di centrosinistra; che le università sono nelle mani della cultura post sessantottina. E i cantanti suonano nel jukebox delle feste dell’Unità o di Rifondazione comunista.Ecco perché, cari lettori, bisogna andare a votare sì. Perché è l’unico modo per non cedere alle tentazioni di chi sta facendo di tutto per bloccare quel vento riformista che, inarrestabile, soffia dagli anni Ottanta sempre con maggiore insistenza. Il vento non si può ingabbiare, certo. E neanche in caso di no, la protesta del Nord si potrà fermare. E una risposta la dovranno dare. Se però vinceranno i sì, oltre al risultato immediato, si darebbe un brusco segnale a chi sta orchestrando una serie di manovre un po’ sospette.Non voglio rubare il posto al re dei complottisti, a Maurizio Blondet, ma è mai possibile che nel mezzo degli affanni del governo Prodi (dalle tasse alla situazione in Afghanistan e in Iraq, dalle infrastrutture alle riforme del Welfare dove le contraddizioni della coalizione obbligheranno l’esecutivo a mettere voti di fiducia uno in fila all’altro) esce fuori, puntuale, lo scandalo delle intercettazioni? E tutti dietro a parlare delle gesta di un pezzo di antiquariato come Vittorio Emanuele... Oppure della questione morale dentro la destra...E il caso di sanitopoli in Puglia, dove sono coinvolti l’ex presidente della Regione Fitto, l’editore di Libero e un monsignore? Guarda caso, un’inchiesta che travolge il centrodestra e una delle materie della devoluzione... Con la sinistra che subito dà lezioni di igiene politica e che accusa: visto?, e vogliono dare la competenza esclusiva alle Regioni... Ed ecco così che dai giornali spariscono le contraddizioni di chi è alla guida del Paese: visto come è facile truccare il gioco?Io credo che certe cose non accadano da sole. E vogliamo dire pure dell’inchiesta sul pallone? Chi ci mettono gran giudice sportivo? Francesco Saverio Borrelli. E chi come commissario? Guido Rossi... E poi vi stupite se le prime dichiarazioni sono: Il nostro lavoro non finisce con questi deferimenti. Vogliamo andare avanti. Siccome certi giudici hanno capito che questo Paese si blocca più per il calcio che per altro, Borrelli ha una ghiotta occasione per mettere sulla graticola il suo nemico numero uno: Silvio Berlusconi.La strategia dei poteri forti è chiudere con le anomalie della Seconda Repubblica. Bocciare il federalismo e quindi azzoppare (così pensano loro...) Bossi e la Lega. Legare mani e piedi Berlusconi. Rimettere nel ghetto Alleanza Nazionale. Si salva il Centro...Oggi e domani si vota. Questo giornale ha spiegato tutto quello che c’era da spiegare. Umberto Bossi non si è risparmiato in comizi, interventi e analisi. E anche il Cavaliere non s’è tirato mai indietro. Fini e Casini hanno schierato An e Udc sul fronte del sì. Ora tocca ai cittadini rompere il gioco di chi vorrebbe trattarci da pupazzi. Noi vogliamo autonomia. Vogliamo un Paese libero di correre. Vogliamo che i territori possano governare i loro processi con le mani libere. Esattamente come accade nei Paesi che stanno crescendo.Con il federalismo si vince. Con la conservazione si perde.Sì. Sì. Sì. Sì. E ancora Sì.[La Padania 25/06/2006]
SIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII!
GIANLUIGI PARAGONE-------------------------------------------------------------------------------- Eccoci qui, alla vigilia di un appuntamento che epicamente definirei storico: se vince il sì, si volta pagina. Si può davvero pensare di mettere il Paese al passo con i tempi e di mettere invece Oscar Luigi Scalfaro in naftalina. Si può davvero pensare che quel grumo di poteri elitari che passa da Ciampi alla finanza padrona, dal prodismo al rutellismo, dal ciarpame culturale al giornalismo asservito ai poteri forti, può essere sconfitto dal Paese reale. Da quel Paese che vuole crescere libero dai lacci e lacciuoli che resistono nonostante a parole nessuno li voglia.Sono vent’anni che il Nord compatto dice che vuole correre. Che vuole federalismo forte e autonomia piena. Nel frattempo è anche maturato un Sud meno legato all’assistenzialismo. In quindici anni il massimo che finora siamo riusciti a dargli è questa riforma. Poco? Tanto? È ripeto, quello che siamo riusciti a mettere nero su bianco nonostante il fuoco di sbarramento di quel grumo di cui dicevo. Da Ovest a Est della Padania, imprenditori e lavoratori sono uniti nella protesta di sempre: fateci crescere. Cresciamo noi e cresce tutto il sistema Paese.«Non abbiamo mica chiesto la luna», ha sbottato in una intervista Umberto Bossi. Già, eppure quello che la Lega e tutto il centrodestra stanno chiedendo agli elettori viene massacrato da settimane con cannonate di ipocrisia e bugie. Si dà la possibilità alle Regioni di fornire le risposte ai cittadini in materia di sanità e di scuola, e la sinistra fa del terrorismo lessicale con verbi come spaccare, sfasciare eccetera. Abbiamo spiegato in tutte le salse che devolvendo in via esclusiva queste materie, gli amministratori non avranno più scuse verso i cittadini. I problemi della sanità lombarda, piemontese, campana chi li deve risolvere se non i lombardi, i piemontesi e i campani? Idem per la scuola.Metti nero su bianco la riduzione del numero dei parlamentari e la sinistra - con la complicità dei giornali - ti ribalta la frittata dicendo che anche lei è pronta a dimezzare l’esercito dei parlamentari. In un Paese normale una pernacchia li avrebbe seppelliti perché se davvero fossero così virtuosi avrebbero dovuto dare l’esempio già nella formazione... ... del governo, e invece hanno accontentato non solo tutti i dieci partiti dell’Unione ma pure le loro correnti interne.Il Senato federale sarà da migliorare ma intanto segna la fine di due camere parlamentari fotocopie l’una dell’altra. La sinistra dice: chiedono il voto e poi già propongono di ricambiare. Risposta: ogni novità sostanziale, ha bisogno poi di essere messa a punto, finito il rodaggio. Conoscete una “rivoluzione” che, messa in pratica, non sia stata perfezionata? Pensate ai vostri processi produttivi. Pensate a quando sistemate casa. Pensate a quando fate un qualsiasi esperimento. C’è sempre un qualcosa che necessita di un adeguamento rispetto alla pratica. Se lo si vuole fare insieme bene, altrimenti toccherà a noi il prossimo giro.In questi giorni di campagna referendaria, la sinistra ha dato prova della sua meschinità. Lo stesso non accadde quando nel 2001 ci fu il referendum confermativo della riforma costituzionale del titolo V (approvata con quattro voti, gli ultimi dieci giorni di legislatura e con lo scopo di indurre la Lega a non fare l’accordo con Berlusconi. Non dimentichiamolo): ebbene, nessuno nel centrodestra si sognò mai di montare un campo di battaglia come quello dove ci siamo scontrati in questi giorni. Dice la sinistra: perché noi abbiamo cambiato solo pochi articoli e voi tanti. Ma cosa c’entra? Il metodo è stato lo stesso, con la differenza che la Casa delle libertà propone al voto referendario una riforma di cui c’era già traccia nel programma elettorale del 2001, quando vinse le elezioni con una maggioranza ben più corposa di quella con cui oggi - in un modo o nell’altro - Prodi governa. Allora, è mai possibile che se una riforma viene fatta dal centrodestra nasce con il peccato originale? A quanto pare non è possibile...Contro questa riforma costituzionale si muovono i grandi giornali, i presidenti della Repubblica, i docenti universitari, i cantanti: Giù le mani dalla Costituzione! Ma anche qui, un minimo di razionalità e di memoria farebbe venire alla mente che i grandi giornali sono di centrosinistra; che gli ultimi tre Capi di Stato, più quest’ultimo, hanno una storia politica di centrosinistra; che le università sono nelle mani della cultura post sessantottina. E i cantanti suonano nel jukebox delle feste dell’Unità o di Rifondazione comunista.Ecco perché, cari lettori, bisogna andare a votare sì. Perché è l’unico modo per non cedere alle tentazioni di chi sta facendo di tutto per bloccare quel vento riformista che, inarrestabile, soffia dagli anni Ottanta sempre con maggiore insistenza. Il vento non si può ingabbiare, certo. E neanche in caso di no, la protesta del Nord si potrà fermare. E una risposta la dovranno dare. Se però vinceranno i sì, oltre al risultato immediato, si darebbe un brusco segnale a chi sta orchestrando una serie di manovre un po’ sospette.Non voglio rubare il posto al re dei complottisti, a Maurizio Blondet, ma è mai possibile che nel mezzo degli affanni del governo Prodi (dalle tasse alla situazione in Afghanistan e in Iraq, dalle infrastrutture alle riforme del Welfare dove le contraddizioni della coalizione obbligheranno l’esecutivo a mettere voti di fiducia uno in fila all’altro) esce fuori, puntuale, lo scandalo delle intercettazioni? E tutti dietro a parlare delle gesta di un pezzo di antiquariato come Vittorio Emanuele... Oppure della questione morale dentro la destra...E il caso di sanitopoli in Puglia, dove sono coinvolti l’ex presidente della Regione Fitto, l’editore di Libero e un monsignore? Guarda caso, un’inchiesta che travolge il centrodestra e una delle materie della devoluzione... Con la sinistra che subito dà lezioni di igiene politica e che accusa: visto?, e vogliono dare la competenza esclusiva alle Regioni... Ed ecco così che dai giornali spariscono le contraddizioni di chi è alla guida del Paese: visto come è facile truccare il gioco?Io credo che certe cose non accadano da sole. E vogliamo dire pure dell’inchiesta sul pallone? Chi ci mettono gran giudice sportivo? Francesco Saverio Borrelli. E chi come commissario? Guido Rossi... E poi vi stupite se le prime dichiarazioni sono: Il nostro lavoro non finisce con questi deferimenti. Vogliamo andare avanti. Siccome certi giudici hanno capito che questo Paese si blocca più per il calcio che per altro, Borrelli ha una ghiotta occasione per mettere sulla graticola il suo nemico numero uno: Silvio Berlusconi.La strategia dei poteri forti è chiudere con le anomalie della Seconda Repubblica. Bocciare il federalismo e quindi azzoppare (così pensano loro...) Bossi e la Lega. Legare mani e piedi Berlusconi. Rimettere nel ghetto Alleanza Nazionale. Si salva il Centro...Oggi e domani si vota. Questo giornale ha spiegato tutto quello che c’era da spiegare. Umberto Bossi non si è risparmiato in comizi, interventi e analisi. E anche il Cavaliere non s’è tirato mai indietro. Fini e Casini hanno schierato An e Udc sul fronte del sì. Ora tocca ai cittadini rompere il gioco di chi vorrebbe trattarci da pupazzi. Noi vogliamo autonomia. Vogliamo un Paese libero di correre. Vogliamo che i territori possano governare i loro processi con le mani libere. Esattamente come accade nei Paesi che stanno crescendo.Con il federalismo si vince. Con la conservazione si perde.Sì. Sì. Sì. Sì. E ancora Sì.[La Padania 25/06/2006]