Nel 1998 Vittorio Sgarbi in un’intervista ad un quotidiano aveva definito "politiche" le decisioni prese dai magistrati della Procura di Palermo guidati da Giancarlo Caselli. Sgarbi era stato condannato in primo grado per diffamazione aggravata ad un mese di reclusione, convertito in 1.000 euro di multa, verdetto confermato anche dalla Corte d'Appello. L'atttuale Assessore del copmune di Milano si aveva poi fatto ricorso alla Cassazione sostenendodi essersi «limitato a censurare il comportamento delle persone offese esprimendo comunque giudizi e convinzioni personali».La Suprema Corte ha respinto il ricorso con sentenza 29453, nella quale si legge «non sussiste l’esimente del diritto di critica allorchè un magistrato del pubblico ministero venga accusato di svolgere indagini politiche, in quanto una siffatta espressione, evocando l’intento di favorire una determinata forza politica a scapito di un’altra, assume portata offensiva risolvendosi in un attacco alla sfera morale della persona» e ancora “esula dalla scriminante del diritto di critica, politica o giornalistica, l’accusa di asservimento della funzione giudiziaria a interessi personali, partitici, ideologici, ovvero accuse di strumentalizzazione di quella funzione per il conseguimento di finalità divergenti da quelle che debbono guidare l’operato del pubblico ministero». In sintesi, da oggi non si può più criticare la magistratura defindendola politica o politicizzata.Fa pensare il fatto che la magistratura sia organizzata in sindacati e correnti interne molto vicine all'ambiente politico e che molti ex magistrati oggi siano seduti sui banchi del parlamento; inoltre questa sentenza, a parer mio, stride non poco con quanto successo negli anni scorsi; sono nella memoria di tutti le prese di posizione della magistratura contro alcuni provvedimenti del Governo Berlusconi ed in particolare contro le riforme del Ministro Castelli. L'esempio più evidente forse è l'opposizione al provvedimento, voluto da Castelli, che doveva vietare ai giudici la possibilità di manifestare "politicamente" il proprio dissenso sull'operato di governo e parlamento; opposizione motivata con l'affermazione del diritto del magistrato di manifestare il proprio pensiero in quanto anch'esso libero cittadino.Scrivendo questo post anch'io sto commettendo un reato?Costituzione Italiana Art. 21.Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.