1986 - 2006 Dopo vent'anni il prode mortazza segue le orme di Craxi, e, con un entourage di 1000 (MILLE) persone (ma chi era Marco Polo al confronto!!) tra nani, ballerine, cooperativisti più o meno rossi, bancari e finanzieri vari, si imbarca alla volta della Cina per ""conquistarla con il made in italy"... Peccato che, se continuiamo così, le nostre aziende chiuderanno tutte e non avremo più nulla da esportare, già perché il mercato è orami invaso da prodotti cinesi, e le nostre PMI manifatturiere (tessile, calzaturiero, etc) sono costrette a chiudere. Questo grazie a dazi che il prode mortazza NON ha imposto quando era presidente della Commissione Europea. Del resto la "cinesità" di Prodi è stata da lui stesso esternata più volte, nel corso del famoso convegno di Confindustria di Vicenza, ad esempio, quando ha detto "Io sto col treno della Cina", ma anche recentemente quando ha affermato il suo obiettivo che "l'Italia diventi porta dell'Est, porta dell'Oriente" ". L'intenzione di agevolare ancora di più l'invasione cinese del resto è chiaramente esplicitata anche nel programma dell'unione, a pag. 137/138 del prodramma si legge infatti " In primo luogo l'investimento sulle aree portuali e retroportuali nel rispetto dei massimi livelli di sicurezza, nel quadro del più generale investimento sulle autostrade del mare, per l'assorbimento del nuovo flusso di traffici dall’Asia verso il Mediterraneo. C'è oggi una ragione in più per dare priorità alle infrastrutture portuali del Mezzogiorno: farne l’avamposto nazionale della nuova logistica che viene dall’Oriente." Forse non tutti sanno però che, una cavillosa legge italica, consente di apporre il marchio "made in Italy" a quei prodotti semilavorati che vengono realizzati all'estero e poi finiti in Italia.. Favorendo il commercio dall'oriente verso l'Italia, si getterà anche il made in Italy in mano ai cinesi e si distruggerà definitivamente il già disastrato commercio nostrano.Altro obiettivo di Prodi & C. parrebbe essere l'esportazione dei diritti umani e delle libertà nel paese della grande muraglia. Baffetto triste D'Alema ha infatti dichiarato "Certamente dobbiamo incalzare la Cina sui temi dei diritti umani, della democrazia, della liberta' religiosa, anche quest'ultimo non puo' essere dimenticato" ma bisogna imporli con la forza trascinante dell'esempio". Peccato che i suoi compagni al parlamento europeo di Strasburgo non la pensino così... La sinistra europea (con l'eccezione del solo Occhetto) ha infatti espresso parere contrario al provvedimento che chiedeva alla Cina l'applicazione dei diritti civili, delle libertà religiose, l'abolizione della pena di morte e della tortura, il rafforzamento del potere giudiziario e che proponeva la realizzazione di un sistema economico in accordo con le regole internazionali. In pratica un processo di modernizzazione e democratizzazione della Cina, che la dovrebbe portare al pari degli altri grandi paesi mondiali. Obiettivo che, a quanto pare, non sta poi così tanto a cuore alla sinistra europea e italiana. Riporto in merito il commento del quotidiano "il Tempo" «Come detto però il Pse, il partito socialista europeo, nel quale Fassino e compagni vorrebbero far confluire il nascente Partito Democratico, si è astenuto. Stavolta contro il gigante comunista cinese la sinistra europea si è squagliata. Non solo, durante la votazione in Commissione Esteri il Pse ha votato contro mentre, la notte prima del voto in Aula, ha cercato di affossare la relazione. Un comportamento che deve far pensare e che pone seri interrogativi sulla reale volontà della sinistra europea di rappresentare un effettivo baluardo di democrazia e di libertà nel mondo».