PAOLO PARENTI
«Veneto libero, Veneto Libero. Fatelo sentire bene ancora. Facciamo capire bene. Questa mattina urliamo “Veneto Libero” così si stappano le orecchie: Veneto libero, libero, libero. Sentano tutti». Umberto Bossi in Piazza dei Signori a Vicenza è praticamente a casa sua, come lo è a Treviso e nelle altre città del Veneto. Da 15 anni gira questi territori, ha inaugurato sedi della Lega Nord nei più sperduti paesi, è stato quasi sempre e ovunque accolto con grande entusiasmo ma non si è neppure risparmiato, quando capitava, nel confronto con persone di tutt’altre idee. Se ieri nonostante la pioggia, la centralissima piazza dei Signori di Vicenza era gremita di ragazzi, pensionate, signorotti col sigaro, battagliere nonnine e distintissime signore con un filo di rossetto che urlavano Veneto libero, sposando in pieno l’ideale federalista, il merito è tutto del Senatur, del Segretario Federale. E dei tanti leghisti che pur arrivando a ricoprire rilevanti incarichi istituzionali, continuano a comportarsi, come spesso ricorda il segretario nazionale della Liga Veneta, Gian Paolo Gobbo, da militanti il cui primo comandamento è diffondere i valori e gli ideali di libertà.Tanto di cappello a Silvio Berlusconi, a Gianfranco Fini, a Carlo Giovanardi, al governatore Giancarlo Galan, agli altri numerosissimi esponenti politici intervenuti a Vicenza. Ma non ce n’è. Possono impegnarsi come discepoli, fare la loro... ...parte per contribuire al benessere dei cittadini, ma la strada da percorrere l’ha indicata e percorsa Bossi per primo su tutti gli altri. Ora è chiaro che sempre più veneti, lombardi, piemontesi (ma anche siciliani, napoletani e pugliesi) hanno compreso quanto fossero realistiche le sue previsioni, quanto lungimiranti le sue scelte.Ieri, sul palco di Vicenza Umberto Bossi non ha parlato molto. La stessa presenza di quella folla tanto vasta parlava però per lui. Gli altri interventi fatti dal palco potevano per il 90 per cento essere stati tratti da suoi precedenti discorsi. Senza offesa per nessuno.Anche ieri comunque, il leader del Carroccio ha pesato le parole, portando la propria esperienza politica e la voce della gente che lavora per il bene della propria famiglia, della propria terra, del proprio popolo: «La nostra gente vuole che Prodi vada a casa».Bossi ha poi lasciato la parola a Rosi Mauro, segretaria generale del Sindacato Padano e presidente della commissione bilancio della Regione Lombardia. «Lasciamo parlare una donna, Rosi Mauro, la nostra sindacalista - ha affermato Bossi -. Io la conobbi a Milano, all’Atm, l’azienda trasporti milanese. Fece un comizio e poi insultò uno che si affacciava dalla balconata sopra. Quello scese ed era altro due metri, dovettero tagliare la corda, lei e una sua amica. Però è una gagliarda. State a sentire. State a sentire il discorso di una sindacalista». Dopo l’intervento di Rosi Mauro, che ha denunciato l’esproprio del Tfr dei lavoratori attuato “grazie” alla concertazione blindata tra Cgil, Cisl, Uil e Confindustria, Bossi ha affrontato la questione dell’oppressione fiscale aggravata dalla finanziaria prevista da Prodi e C.«Ho incontrato un piccolo imprenditore che mi ha detto: “Buttate giù il Governo. Dillo a Fini, dillo a Berlusconi che dobbiamo buttare giù il Governo”. Io gli ho risposto che faremo del nostro meglio per tornare noi» ha raccontato Bossi, per poi proseguire spiegando che «dobbiamo prepararci alla marcia su Roma. Dobbiamo andare anche là a rompere le scatole a questi signori». Un messaggio lapidario ma determinato. Altrettanto chiare le parole in sostegno delle categorie produttive che sono il primo terreno di coltura della Lega e, guarda caso, sono quelle maggiormente flagellate ed insultate dall’esecutivo del centrosinistra: «Non c’è il minimo dubbio che il Paese è pieno di piccoli imprenditori che alla fine del mese sono costretti a rastrellare i soldi per pagare gli stipendi ai loro lavoratori - ha detto Bossi - Non hanno vita semplice. Come non è semplice quella dei sindaci - ha aggiunto il Senatur rivolgendosi a un gruppo di primi cittadini con la fascia in prima fila sotto il palco -. Sindaci, i vostri soldi sono stati tagliati anche quelli». Bossi ha quindi sollecitato la piazza ad applaudire i sindaci, perché anche loro sono impegnati a “combattere” contro i tagli agli enti locali. Straordinaria la risposta delle migliaia di presenti agli inviti del “Capo” che sentendo l’accoglienza calorosa ha chiesto applausi anche per i capi degli altri partiti della coalizione, «fate sentire ai miei amici, a Silvio, che siamo tanti, perché la Cdl deve impegnarsi a fare le riforme per la libertà». In un crescendo di battimani, si è poi rivolto soddisfatto a Berlusconi: «Silvio, devo dire che io e te ce l’abbiamo duro. Veneto libero», scatenando la folla che si è messa a fare il coro con lui: «Veneto Libero».Ma il calore dei presenti verso il segretario federale si è espresso anche successivamente, al termine della manifestazione, quando Bossi si è spostato in Comune, dove ha raggiunto Berlusconi. Il senatur è stato, come sempre, letteralmente avvolto dall’abbraccio dei tanti militanti e simpatizzanti leghisti. Dalle loro parole rivolte al “Capo” emerge evidente che il Veneto e il Nord sono sempre più lontani da Roma e dal Governo Prodi. «Questo governo fa dei disastri - ha spiegato Bossi - tutta la gente che incontro per strada mi chiede, mi grida di fare cadere l’esecutivo. Il fatto è che non è così facile. Dovremo tornare in piazza. Una cosa è certa, l’umore del Nord è inequivocabile: non ne possono più di questo governo, sono assolutamente contrari a questo Governo che li massacra. D’altra parte come non dar loro ragione. È un governo del... bip, vuole portare via il Tfr ai lavoratori, li vuol far morire di fame, perché se loro si prendono la liquidazione dei lavoratori, non torna più indietro. E gli imprenditori non riusciranno più a far andare avanti le loro fabbriche».«Quindi bisogna riuscire a mandarli a casa - ha aggiunto -, il problema è che tra il dire e il fare... Non è facile». Bossi, si aspettava questo calo improvviso dei consensi nei confronti del Governo? «No, non me l’aspettavo ma han fatto troppe stupidaggini sui soldi e la gente quando la tocchi sui soldi si sa… Pretendono che se ne vadano a casa». E poi? «Non è difficile fare un governo con il centrodestra. Siamo in tanti, molti sono capaci. Abbiamo un paio di giovani…».[La Padania: 22/10/2006]