Bruno Vespa-------------------------------------------------------------------------------- Eccolo. I segni della malattia sono visibili, ma Bossi è completamente autosufficiente nei movimenti e, soprattutto, la testa è quella di sempre. «Mia moglie è il pilastro della mia vita» mi dice. «Ha avuto la fortuna di essere figlia di un siciliano orgoglioso delle sue tradizioni, anche se ha rinunciato al dialetto. Che peccato. I meridionali che vengono qui non devono rinunciare alle loro radici».Poi si abbandona ai ricordi: «Quando Manuela aspettava il nostro primo figlio, noi non eravamo sposati e lei insegnava in una scuola di religiosi. La gravidanza la gonfiava e lei si giustificava dicendo che stava facendo una cura al cortisone. Anche nei momenti più difficili lei mi ha detto: devi resistere, dobbiamo costruire una società legata alle tradizioni.Spendevamo i nostri pochi soldi per darli agli avvocati. La polizia veniva a pedinarci qui fuori o aspettava Manuela all’uscita della scuola. Lei non s’è mai lasciata intimidire. Resisti, mi diceva. Resisti. È il pilastro della mia vita, ma ha avuto un ruolo importante anche nella storia della Lega».(...)«Che gente trovo nei comizi? Incazzatissima con il governo. Anche quelli che hanno votato Unione sono delusi: il governo vuole toccare le pensioni e gli elettori non se l’aspettavano. Nella società domina la paura, la gente vede la propria casa insidiata dall’immigrazione ed è spaventata dall’idea della sinistra di concedere subito agli immigrati cittadinanza e diritto di voto. È avvenuto un cambiamento globale, i confini dei Paesi sono stati aperti troppo in fretta. È stato come aprire il vaso di Pandora: immigrazione selvaggia, violenza, guerre. Occorreva più tempo per avviare un processo del genere». Nel momento più acuto della malattia, Bossi ha pensato al destino e alla tragedia degli immigrati: «La malattia mi faceva sentire disperso nel mondo».(...)«Qui, davanti a noi, abita una famiglia di immigrati. Ogni tanto gettano i mobili giù dal balcone. È gente disperata, andata via dalla propria terra, dispersa nel mondo. Così, perde la trebisonda». E allora? «Allora bisogna aiutare questa gente in casa sua. C’è un continente scomparso, l’Africa, sommerso dalle malattie e dall’Aids, di cui nessuno parla più, e dall’indifferenza generale. Non si potrebbe fare lì qualche investimento? Portare, per esempio, l’acqua potabile. Investimenti che dovremmo fare direttamente noi, senza dare i soldi ai regimi africani, che se ne servirebbero per comprare armi. La civiltà è arrivata in Europa perché noi abbiamo l’acqua. Diamo l’acqua all’Africa e avremo la coscienza più sollevata. E, invece, che cosa vuol fare la sinistra? Portare qui gli immigrati per prendere voti. Così si capisce il suo impegno forsennato per la cittadinanza. La cittadinanza porta al voto, e il voto del “proletariato esterno” diventerebbe il grande alleato della sinistra. Ma noi gli piazziamo un bel referendum popolare e vediamo quel che accade».(...)«Con Panto» mi dice «era possibile trovare una soluzione. Avevamo affidato a Berlusconi il compito di trovarla, e lui non è tanto adatto a capire le esigenze dei movimenti autonomistici. Le parole giuste le conosceva la Lega. Avessimo fatto noi delle offerte, forse la cosa si aggiustava. Per quanto riguarda l’ammissione in Lombardia della Lega lombarda, ci siamo fidati troppo del ministero dell’Interno. Parecchi anni fa, quando mi presentai per la prima volta alle elezioni, depositai il simbolo della Lega lombarda. Ora, è mai possibile che si ripresenti un partito con lo stesso nome? Il ministero dell’Interno ha sbagliato ad ammetterli, eppure anche con questi avremmo potuto trovare un accordo. Tra noi e loro non ci sono differenze ideologiche. Quindi... Insomma, abbiamo fatto un po’ di errori…» E adesso? «Adesso si va alle elezioni.» Alle elezioni? «Un governo così non regge. Tra poco si dovrà votare di nuovo». Se si votasse prima delle elezioni europee del 2009, Bossi lascerebbe il seggio di Strasburgo per tornare nel Parlamento italiano? «Sì, mi ripresenterei qui». Seconda sorpresa. Uno s’immagina il padre della devolution depresso per la sonora bocciatura della riforma costituzionale varata dal centrodestra nel novembre 2005 e vissuta appena sette mesi. E invece? «La devoluzione è già prevista nella Costituzione attuale, nel titolo V approvato dal centrosinistra poco prima delle elezioni del 2001. Modificarlo? Intanto lo si applichi: l’autonomia regionale vi trova un sacco di vantaggi».(...)«Quella che hanno modificato loro. Ottima Costituzione. Prevede che le regioni possano chiedere allo Stato di legiferare su una serie di materie. Vogliono legiferare sull’istruzione? Lo chiedono. La Costituzione vigente prevede che lo Stato non possa dare alle regioni i soldi per finanziare le materie devolute accrescendo il debito pubblico, ma deve lasciare alle regioni una parte dei soldi che rastrella sul territorio. Non dobbiamo chiedere la secessione, ma l’applicazione della Costituzione vigente».(...)«Io faccio appello alla libertà, che coincide con il federalismo. Non mi piacciono le cose che fanno sbandare. Il governo non deve rispondere a me, ma a due regioni importanti come la Lombardia e il Veneto».(...)Tocchiamo il tema del partito unico del centrodestra. «Il partito unico» mi dice Bossi «rischia di essere una struttura rigida e, alla fine, qualcosa può rompersi. Ma Berlusconi è il solo che sa tenere insieme tutti ed è molto bravo a smussare ogni spigolo».La Lega ne resterebbe fuori comunque? Potrebbe semmai federarsi?«Allo stato attuale non credo che potremmo entrare nel partito unico. Alla federazione, invece, un pensiero lo farei. A patto che sia Berlusconi a dirigere la baracca». Bossi parla sempre di Berlusconi. È dunque impensabile una Casa delle Libertà senza di lui?«Il successore di Berlusconi è Berlusconi stesso. Non può andarsene dalla politica. Non ci sono su piazza altri uomini in grado di ammortizzare spinte tanto diverse».E il successore di Bossi? «Non c’è. Io sono tornato perfettamente operativo. È sufficiente la mia presenza a tirar fuori il meglio dalle persone e a garantire il governo della Lega».[La Padania 02/11/2006]
Vespa racconta la rinascita del Senatur «Il successore di Bossi? Sono io»
Bruno Vespa-------------------------------------------------------------------------------- Eccolo. I segni della malattia sono visibili, ma Bossi è completamente autosufficiente nei movimenti e, soprattutto, la testa è quella di sempre. «Mia moglie è il pilastro della mia vita» mi dice. «Ha avuto la fortuna di essere figlia di un siciliano orgoglioso delle sue tradizioni, anche se ha rinunciato al dialetto. Che peccato. I meridionali che vengono qui non devono rinunciare alle loro radici».Poi si abbandona ai ricordi: «Quando Manuela aspettava il nostro primo figlio, noi non eravamo sposati e lei insegnava in una scuola di religiosi. La gravidanza la gonfiava e lei si giustificava dicendo che stava facendo una cura al cortisone. Anche nei momenti più difficili lei mi ha detto: devi resistere, dobbiamo costruire una società legata alle tradizioni.Spendevamo i nostri pochi soldi per darli agli avvocati. La polizia veniva a pedinarci qui fuori o aspettava Manuela all’uscita della scuola. Lei non s’è mai lasciata intimidire. Resisti, mi diceva. Resisti. È il pilastro della mia vita, ma ha avuto un ruolo importante anche nella storia della Lega».(...)«Che gente trovo nei comizi? Incazzatissima con il governo. Anche quelli che hanno votato Unione sono delusi: il governo vuole toccare le pensioni e gli elettori non se l’aspettavano. Nella società domina la paura, la gente vede la propria casa insidiata dall’immigrazione ed è spaventata dall’idea della sinistra di concedere subito agli immigrati cittadinanza e diritto di voto. È avvenuto un cambiamento globale, i confini dei Paesi sono stati aperti troppo in fretta. È stato come aprire il vaso di Pandora: immigrazione selvaggia, violenza, guerre. Occorreva più tempo per avviare un processo del genere». Nel momento più acuto della malattia, Bossi ha pensato al destino e alla tragedia degli immigrati: «La malattia mi faceva sentire disperso nel mondo».(...)«Qui, davanti a noi, abita una famiglia di immigrati. Ogni tanto gettano i mobili giù dal balcone. È gente disperata, andata via dalla propria terra, dispersa nel mondo. Così, perde la trebisonda». E allora? «Allora bisogna aiutare questa gente in casa sua. C’è un continente scomparso, l’Africa, sommerso dalle malattie e dall’Aids, di cui nessuno parla più, e dall’indifferenza generale. Non si potrebbe fare lì qualche investimento? Portare, per esempio, l’acqua potabile. Investimenti che dovremmo fare direttamente noi, senza dare i soldi ai regimi africani, che se ne servirebbero per comprare armi. La civiltà è arrivata in Europa perché noi abbiamo l’acqua. Diamo l’acqua all’Africa e avremo la coscienza più sollevata. E, invece, che cosa vuol fare la sinistra? Portare qui gli immigrati per prendere voti. Così si capisce il suo impegno forsennato per la cittadinanza. La cittadinanza porta al voto, e il voto del “proletariato esterno” diventerebbe il grande alleato della sinistra. Ma noi gli piazziamo un bel referendum popolare e vediamo quel che accade».(...)«Con Panto» mi dice «era possibile trovare una soluzione. Avevamo affidato a Berlusconi il compito di trovarla, e lui non è tanto adatto a capire le esigenze dei movimenti autonomistici. Le parole giuste le conosceva la Lega. Avessimo fatto noi delle offerte, forse la cosa si aggiustava. Per quanto riguarda l’ammissione in Lombardia della Lega lombarda, ci siamo fidati troppo del ministero dell’Interno. Parecchi anni fa, quando mi presentai per la prima volta alle elezioni, depositai il simbolo della Lega lombarda. Ora, è mai possibile che si ripresenti un partito con lo stesso nome? Il ministero dell’Interno ha sbagliato ad ammetterli, eppure anche con questi avremmo potuto trovare un accordo. Tra noi e loro non ci sono differenze ideologiche. Quindi... Insomma, abbiamo fatto un po’ di errori…» E adesso? «Adesso si va alle elezioni.» Alle elezioni? «Un governo così non regge. Tra poco si dovrà votare di nuovo». Se si votasse prima delle elezioni europee del 2009, Bossi lascerebbe il seggio di Strasburgo per tornare nel Parlamento italiano? «Sì, mi ripresenterei qui». Seconda sorpresa. Uno s’immagina il padre della devolution depresso per la sonora bocciatura della riforma costituzionale varata dal centrodestra nel novembre 2005 e vissuta appena sette mesi. E invece? «La devoluzione è già prevista nella Costituzione attuale, nel titolo V approvato dal centrosinistra poco prima delle elezioni del 2001. Modificarlo? Intanto lo si applichi: l’autonomia regionale vi trova un sacco di vantaggi».(...)«Quella che hanno modificato loro. Ottima Costituzione. Prevede che le regioni possano chiedere allo Stato di legiferare su una serie di materie. Vogliono legiferare sull’istruzione? Lo chiedono. La Costituzione vigente prevede che lo Stato non possa dare alle regioni i soldi per finanziare le materie devolute accrescendo il debito pubblico, ma deve lasciare alle regioni una parte dei soldi che rastrella sul territorio. Non dobbiamo chiedere la secessione, ma l’applicazione della Costituzione vigente».(...)«Io faccio appello alla libertà, che coincide con il federalismo. Non mi piacciono le cose che fanno sbandare. Il governo non deve rispondere a me, ma a due regioni importanti come la Lombardia e il Veneto».(...)Tocchiamo il tema del partito unico del centrodestra. «Il partito unico» mi dice Bossi «rischia di essere una struttura rigida e, alla fine, qualcosa può rompersi. Ma Berlusconi è il solo che sa tenere insieme tutti ed è molto bravo a smussare ogni spigolo».La Lega ne resterebbe fuori comunque? Potrebbe semmai federarsi?«Allo stato attuale non credo che potremmo entrare nel partito unico. Alla federazione, invece, un pensiero lo farei. A patto che sia Berlusconi a dirigere la baracca». Bossi parla sempre di Berlusconi. È dunque impensabile una Casa delle Libertà senza di lui?«Il successore di Berlusconi è Berlusconi stesso. Non può andarsene dalla politica. Non ci sono su piazza altri uomini in grado di ammortizzare spinte tanto diverse».E il successore di Bossi? «Non c’è. Io sono tornato perfettamente operativo. È sufficiente la mia presenza a tirar fuori il meglio dalle persone e a garantire il governo della Lega».[La Padania 02/11/2006]