Etnicarchia

la pensione di "Gollum"


Se a qualcuno la riforma del TFR sembra una beffa la riforma delle pensioni sarà per molti uno psicodramma collettivo degno di certe pellicole d'essay di un qualche regista minimalista morto suicida.Perché il problema non è una riforma previdenziale, bensì trasformare il sistema pensionistico in un certo modo. Nel modo di convincere i lavoratori regolari a continuare a stare in regola, pagare i contributi per avere lo stesso importo mensile di chi non ha l'”anzianità” contributiva. Perché il dilemma è solo questo, sappiatelo; vedete, il 90% del deficit dell'INPS non è dovuto all'invecchiamento della popolazione, ai parametri di Maastricht o alle congiunzioni astrali, come fanno impudentemente credere i giornali supini. Il disastro dell'ente previdenziale pubblico è causato dal fatto che in alcune regioni esiste un patologico squilibrio tra contributi effettivamente versati e pensioni erogate. In aggiunta, altra causa premimente dell'ammanco sono le pensioni statali concesse a coloro che aveva meno di 35 anni di lavoro, le famigerate pensioni-baby.A Roma lo sanno, lo sanno ma non SONO CAPACI si ammetterlo. Dovrebbero disaminare il loro fallimento nello sviluppo del meridione compensato con le pensioni assistenziali, facendo credere a quelle dignitose genti di essere una sorta di “razza inferiore” necessitante il generoso ausilio del governo centrale. Dopo un secolo e mezzo di unità “nazionale”, il meridione dall'economia annientata, dalla cultura avvilita, giace su un cumulo di macerie sociali e morali se non dentro una fogna. L'Urbe, indegna capitale di una repubblica delle banane, sa solo diffidare: ”stateve boni” sennò vi mandiamo l'esercito.La riforma delle pensioni del governo Dini del ‘95 prevedeva 35 anni di contributi interamente versati e 57 anni di età per smettere di lavorare, sennò in pensione a 65 anni (per gli uomini).La riforma Maroni prevede 40 anni di contributi pagati indipendenti dall'età e i soliti 65 anni per chi non avesse racimolato sufficienti versamenti.Dal Centroitalia in giù nessuno o quasi raggiunge questi requisiti. A Sud di Firenze pochi hanno 35 anni di lavoro regolare sia per la tendenza (spesso necessità) al lavoro saltuario, a lavorare in nero e al lavoro statale in cui, un concorso dopo l'altro, si entra in non giovane età. Le regioni settentrionali coprono coi loro contributi l'80-95% della spesa pensionistica regionale mentre a Sud la copertura si aggira al 30-45%. La solida realtà è presto spiegata; coi contributi versati al Nord si coprono l'assistenza al Mezzogiorno ed i privilegi dei dipendenti pubblici.La faccenda non è altro che QUESTA, devono scovare un sistema, un escamotage per non “penalizzare” certe categorie e nel contempo persuadere i sempliciotti del Nord a non passare a loro volta al nero. In nome della “solidarietà” stanno ricercando una via per dare una medesima pensione sia all'immigrato-nonno appena ricongiunto, al ministeriale romano entrato in servizio a 37 anni dopo 10 anni di fuori corso alla “Sapienza” ed al “sessantottino” il quale, tra una manifestazione per il Chapas e un presidio contro la TAV , è invecchiato senza trovare il tempo di lavorare. Erogare la medesima pensione conquistata dal metalmeccanico bergamasco entrato in fabbrica a 15 anni; il quale potrebbe andare in pensione a 55 anni coi 40 anni di contribuzione mentre quegli altri dovrebbero tutti attendere il compimento del 65° anno di età. Notate che i mass-media alludono sovente all'età anagrafica, 57, 60 anni o altro e non, come dovrebbero, agli anni di contributi concretamente versati; i furbastri smanierebbero inoltre reintrodurre surrettiziamente le pensioni anticipate, ovviamente solo per i loro amici dipendenti pubblici, e preferibilmente solo del Centrosud.Abbiatene cognizione, LA COSA NON VA GIU' ai cattocomunismi romano-marocchini: per che mai i bergamaschi dovrebbero mettersi a riposo a 55 anni, solo perché hanno avuto voglia di lavorare? Si chiedono logorandosi dall'invidia.Nell'ombra dei più reconditi meandri dei palazzoni ministeriali, nelle più malagevoli catacombe romane i furfanti, viscidi “Gollum” di tolkeniana memoria, tramano e pensano, ripensano, si spremono le meningi. A come fregare ancora una volta il metalmeccanico bergamasco, per farlo stare in fabbrica fino a 65 anni, ben più dei già sovrumani 40 di lavoro.I romani alla Rutelli, Epifani, Veltroni, Giordano (quello di PRC) mai concepiranno che nella “capitale” i LORO parenti ministeriali e in Alitalia debbano “faticare” fino a 65 anni mentre i “leghisti” di Bergamo e Treviso tollerarli andare in pensione a 55-60.Costoro, adepti del paese delle tenebre Unione-Mordor, macchinano in cerca di una soluzione, sperano in un qualche “Sauron-padoascoppiato” di loro più malvagio che dia lumi per proteggere lo “statu quo”: dei loro privilegi di nullafacenti statali, della loro miserabile spocchia di laureati in università dove distribuiscono diplomi di laurea con la stessa velocità con cui li stampano; della loro cultura dell'invidia per l'”hobbit” padano che sa fare i lavori manuali, che non si vergogna di sporcarsi le mani e la tuta di grasso per vedere il cliente soddisfatto della sua proprietà riparata. Gestiscono gli “orchi” dell'informazione, esigono le testate giornalistiche abbiano sede a Roma, bramano il controllo dei giornali del Nord tramite “imprenditori” romani per ghermire la buona fede dei cittadini che considerano che il Gazzettino, la Stampa ed il Corriere della Sera tengano agli interessi locali. Devono seminare le bugie dei sindacati sulla “equità” e sulla “solidarietà” e pie  gare gli operai a dare i soldi.Probabilmente useranno il solito vecchio trucco del “federalismo” (nota 1), per giustificare la mancata soppressione delle milioni di pensioni assistenziali del Mezzogiorno e delle pensioni-baby statali, PRINCIPALI genesi dello sfascio dell'INPS. ll trucchetto dei fondi pensione integrativi potrebbe non funzionare appieno per sottrarre soldi agli “hobbit grassi” polentoni ed avocarli in foschi patronati locati ineluttabilmente sulle rive del Tevere. Come da noi preventivato garantiscono i pubblici dipendenti, mentre dilagano precariato e salari da fame nel settore privato crescentemente esposto al gelido vento della competizione globale.Loro pregano, invocano, supplicano angeli decaduti “arcoriani”, poiché hanno bisogno di quei denari, non basta il TFR, per retribuire i milioni di dipendenti pubblici ed i “nuovi italiani”, i “Cavalieri Neri” dello stato-zombie. Alla stregua di preti simoniaci votati a concedere qualsiasi indulgenza (e indulto!) a chiunque possa protrarre il loro potere accidioso.Questa non è la trama di un film minimalista girato in “caralpacco” con sottotitoli in ungherese ma la cruda tangibilità, non si tratta di un romanzo dell'orrore ma la quotidianità pervadente il suolo italico.Stanno per finire i tempi di giocondità per gli abitanti (e pensionati) della “Contea”. Cari lettori “hobbit” fate preparativi per il tenebroso viaggio verso il Monte Fato. di Domenico Gatti del Canna-Power TeamNota 1: Avrete notato che da un lato aumentano senza sosta la centralizzazione a Roma del controllo come le anagrafi tributarie, registro automobilistico, perfino il magistrato del Po e dall'altro “federalizzano” la tassazione per fare pagare maggiori imposte al Settentrione, che si ritrova con meno potere e più pressione fiscale. Anche per le pensioni l'età pensionabile potrebbe essere regionalizzata, almeno per i dipendenti privati, in modo che in certe regioni “svantaggiate” si potrà andare in pensione prima di altre indipendentemente dalle “marchette” effettivamente pagate all'INPS.http://www.fottilitalia.com/il sito anti-italiano per eccellenzaPODCAST: http://www.fottilitalia.com/ABpodcasting.rss