È l’eredità dell’ingresso nell’euro
MASSIMO GARAVAGLIA * Non si sente più parlare della crisi della terza settimana, ma il problema c’è. Anzi, si è fatto ancora più grave. I dati della grande distribuzione confermano il fenomeno, mentre crescono in maniera impressionante l’uso della carta di credito per spostare il pagamento di qualche giorno, dopo il 27, e gli acquisti a rate.Peccato che le rate arrivano puntuali, e così anche l’estratto conto della carta di credito. Risultato: a metà del mese tante, troppe famiglie sono più in rosso del mese prima.A niente è servita la modifica dell’Irpef promessa da Prodi. Promessa da marinaio. Come avevamo previsto (onestamente non era poi così difficile), i piccoli incrementi per i redditi più bassi sono stati più che compensati ma negativamente (dalle addizionali regionali e dai tanti aumenti: canone Rai, bollo auto, gasolio…). Il peggio deve ancora venire, con i bilanci dei Comuni costretti ad aumentare Ici e Irpef per far fronte ai tagli del governo: ce ne accorgeremo a maggio.Nel frattempo i tassi di interesse crescono, quasi un punto in più in soli sei mesi, e così sale anche la rata del mutuo… Ma al di là delle vecchie e nuove tasse, perché non si arriva più a fine mese? Qual è la vera ragione di questa diffusa sensazione di non starci dentro, di avere molta meno disponibilità rispetto a qualche anno fa? Il problema di fondo è l’euro, o meglio il valore che Prodi gli ha dato. Cerchiamo di spiegarlo in modo semplice. Prima dell’euro uno stipendio da 2 milioni era più che dignitoso, con 3 si stava bene, con 4 si scialava.Peccato che Prodi ha fissato il cambio a 1.936,27 lire per un euro, facciamo 2.000 per fare i conti facili. Così lo stipendio di 2 milioni è diventato di 1.000 euro, quello di 3 milioni di 1.500 eccetera. Secondo molto economisti, ed io condivido questa tesi, il cambio giusto era di 1400/1500 lire per un euro.Facciamo finta per semplicità che il cambio sia di 1.500 lire. Con questo cambio, lo stipendio di 2 milioni sarebbe di 1.333 euro (333 in più rispetto al cambio fissato da Prodi), quello di 3 milioni sarebbe di 2.000 euro (500 in più), la pensione di 1 milione sarebbe di 667 euro (167 in più). In altre parole, fissando il cambio a 2.000 lire per 1 euro anziché a 1.500, Prodi ci ha tolto il 33% di stipendio, o di pensione. Ma perché lo ha fatto? Semplice: per entrare subito nell’euro.L’Italia non aveva i numeri per entrare subito, avrebbe dovuto aspettare, come ha fatto la Grecia, e prima ridurre l’enorme debito pubblico. Prodi invece ha scelto la scorciatoia: sopravvalutando la lira il debito pubblico si è ridotto anch’esso del 30%, come i nostri salari e le nostre pensioni, e ciò ha permesso l’immediato ingresso nell’euro. E anche il successo politico per Prodi, un successo che però paghiamo tutti, con quel taglio del 30% delle nostre pensioni e dei nostri stipendi. Taglio che ci porteremo dietro per sempre. Quando arriva l’estratto conto della banca ricordiamocelo.* Parlamentare Lega Nord [La Padania: 08/02/2007]