Etnicarchia

Ricomincia il corteggiamento della Lega


IL PARLAMENTO DEL NORD spaventa i palazzi romaniRicomincia il corteggiamento della LegaDa Fini, Chiti e Giovanardi lusinghe a Bossi e al CarroccioIgor Iezzi È bastata una seduta, quella inaugurale, del Parlamento del Nord per riportare la Questione settentrionale e chi la rappresenta al centro dell’attenzione. E dei corteggiamenti. Ieri è stato tutto un fiorire di dichiarazioni d’amore verso la Lega Nord e Umberto Bossi da parte di esponenti della maggioranza e dell’opposizione. Nulla ancora di concreto, per adesso, solo segnali che, vista la provenienza, denotano comunque l’inizio di un interessamento alle posizioni espresse dal Carroccio. Gianfranco Fini, presidente di An, Vannino Chiti, ministro diessino alle riforme e gran tessitore sulla legge elettorale e sul federalismo, e Carlo Giovanardi, candidato alla segreteria dell’Udc, hanno lanciato all’indirizzo di via Bellerio messaggi di intesa innanzitutto sulla legge elettorale. Secondo Fini, fautore del bipolarismo e del partito unico, ora è venuto il momento «di mettersi d’accordo tra di noi, la Cdl deve trovare una posizione comune per discutere con Chiti e con la maggioranza». Le posizioni della Lega in merito al sistema di voto sono note: no ad una legge elettorale che elimini i partiti regionalisti e no al partito unico. Fini, intervistato da Ilaria Tettamanti di TelePadania, sembra andare in questa direzione quando afferma che occorre garantire «l’identità e questo è un concetto che è caro alla Lega ma è caro anche a noi. E anche Berlusconi lo ha detto tante volte, la Federazione non può essere l’anticamera dell’annullamento delle identità perché la storia recente dimostra che le identità sono una ricchezza, non solo per chi in quelle identità si riconosce. Una coalizione deve rispettare le varie identità e in qualche modo i principi ed i valori che sono alla base di ogni partito». Addirittura il presidente di Alleanza Nazionale non ha trovato «motivi di contrarietà» neppure nell’istituzione del Parlamento del Nord, anche se lo ha considerato come mera espressione della dirigenza leghista, e «soprattutto dopo i cinque anni di Governo con la Lega, abbiamo ben compreso che il Federalismo è una risorsa soprattutto se è un Federalismo solidale, basato su una ripartizione della ricchezza che viene tradotta in particolar modo sui territori che la producono, del Federalismo non si può e non si deve avere una concezione egoistica. La sinistra non a caso ha bocciato la riforma della Costituzione che avevamo predisposto nei cinque anni di Governo, proprio perché la Sinistra è portatrice di una visione del Federalismo che non corrisponde agli interessi del territorio».Da sinistra arrivano le parole di Vannino Chiti. Il ministro in questi mesi, ha tentato di tessere la trama di un accordo sia sulla legge elettorale sia sul federalismo, a cominciare da quello fiscale. Oggi, dopo la seduta del Parlamento del Nord, torna ad invitare Umberto Bossi al «dialogo». Secondo l’esponente diessino alla Lega converrebbe essere «un movimento autonomista alla catalana» che dialoga con chi sta al Governo senza “intrupparsi” in uno schieramento preciso. Dopotutto, aggiunge Chiti, «abbiamo intenzione di andare avanti sull’attuazione del Titolo V della Costituzione e stiamo lavorando per presentare entro marzo una proposta di federalismo fiscale». In merito alla questione più attuale, il rappresentante dell’esecutivo sostiene l’impegno per «presentare una proposta di linee guida per una nuova legge elettorale, con singole innovazioni alla Costituzione».Un corteggiamento che si fa sempre più insistente e ad ampio spettro. Se Pier Ferdinando Casini, come il suo ex amico Marco Follini, ha sempre considerato la Lega Nord come un ostacolo alle proprie ambizioni neocentriste, Carlo Giovanardi annuncia la sua candidatura al prossimo congresso dell’Udc motivandola anche con un necessario rasserenamento dei rapporti tra i due ex alleati. Infatti, secondo l’ex ministro del governo Berlusconi, al congresso nazionale degli eredi della Dc «bisogna assolutamente chiarire che cosa vogliamo fare, la nostra collocazione nel centrodestra, il nostro concetto di alternativa alla sinistra, se nel bipolarismo o fuori. In giro per l’Italia ce ne sono tantissimi che sono sulla nostra linea. Che è quella di sempre, quella che dal 1994 in poi abbiamo portato avanti». «In pochi mesi prima abbiamo dichiarato finita l’esperienza della Casa delle Libertà - afferma Giovanardi, ricordando gli errori di Casini - poi abbiamo lanciato questa idea di un centro alternativo alla sinistra però autonomo, con la precisazione che la Lega non dovrebbe più far parte del centrodestra». L’esponente centrista fa i conti con i numeri: «Abbiamo fatto notare - spiega - che senza la Lega si perdono il Piemonte, la Lombardia e il Veneto. E quindi si perdono le elezioni generali. E non riteniamo che la Lega sia assimilabile a Rifondazione Comunista».E’ forse proprio in quest’ultima frase che si cela l’aspetto che più preoccupa il mondo politico. Senza la Lega Nord in Padania non si vince e chi riesce a strappare un accordo con Umberto Bossi può sperare in un trionfo a livello nazionale. Il Parlamento del Nord, la mozione approvata dall’assemblea che condiziona un accordo alla legge elettorale e al riconoscimento politico della Padania hanno dimostrato che la Lega non scherza e che la possibilità di andare da soli alle prossime elezioni non fa certo paura ad Umberto Bossi.Certo, rimangono le prese di distanza, come quelle di Chiti, ma oramai tutti sono costretti a considerare la Lega Nord come un interlocutore. Umberto Bossi, per il ministro diessino, non dovrebbe parlare di «secessione o di Stato schiavista, un’assurdità nell’Italia democratica di oggi. Piuttosto si misuri e si confronti con il governo sia sul federalismo sia sulla legge elettorale, senza pregiudiziali nel merito e senza subalternità a una coalizione che spesso ha relegato la Lega a un ruolo marginale». «Per quanto ci riguarda - spiega ancora - abbiamo comunque intenzione, non per compiacere questo o quel partito ma perchè così è scritto nel programma di governo, di andare avanti sull’attuazione del Titolo V della Costituzione. Il governo ha già compiuto atti precisi: la conferenza Stato-regioni-città e il codice delle autonomie locali. Inoltre stiamo lavorando per presentare entro marzo una proposta di federalismo fiscale. Nel merito e in modo trasparente ci confronteremo con la Lega e con tutte le opposizioni. Se ci sarà una convergenza e la volontà di discutere e di dare un contributo c’è la nostra disponibilità affinchè ciò avvenga. In questo modo intendiamo muoverci per quanto riguarda le regole comuni. Come appunto la legge elettorale e ’attuazione del Titolo V». «Mi auguro nell’interesse del nostro Paese -conclude Chiti - che nella Lega si rafforzino e prevalgano le impostazioni di chi non vuole essere una componente organiga del centrosinistra o del centrodestra, bensì un movimento che possa confrontarsi con i vari governi che ci sono. Il tutto senza scadere in separatismi e secessioni che non hanno fondamento e possibilità, ma perseguendo in modo serio il federalismo e il tema della rappresentanza territoriale. Così come avviene in Spagna, dove esistono movimenti a cui la Lega avrebbe potuto ispirarsi nell’interesse nazionale e come capacità di innovazione del Paese».Rimangono dubbi sulla reale intenzione di arrivare ad un accordo da parte della sinistra. Sospetti cui dà fiato Gianfranco Fini: «Il dubbio che ho io non è relativo alla capacità della Cdl di trovare una posizione comune, il dubbio che ho è relativo alla effettiva volontà del centrosinistra di farla davvero una modifica della legge elettorale, perché se dovessero prevalere nel centrosinistra le posizioni dei gruppi più radicali, molto probabilmente in Parlamento non si farebbe nulla».Dopo le parole, ora si aspettano i fatti.[La Padania 13/02/2007]