Senato, dalla giunta elezioni un rinforzo all’Unione?L’accoglimento dei ricorsi potrebbe dare un margine di 4 voti al centrosinistrafabrizio carcano Fuori il “dissidente” ribelle Franco Turigliatto, dentro un senatore della Rosa nel Pugno, ovvero il sottosegretario agli Esteri, Ugo Intini, o in caso di sua rinuncia, il subentrante Marco Pannella.Fuori il senatore di Forza Italia, Cosimo Izzo, dentro l’ex candidato Udc, ora nella folliniana Italia del Mezzo, Nino Marotta.Verificata l’impossibilità di effettuare altri reclutamenti attraverso il “mercato delle vacche” dei senatori la maggioranza potrebbe rinforzarsi a Palazzo Madama grazie al lavoro della giunta per le elezioni.Al vaglio di questo organismo parlamentare c’è infatti la posizione di otto seggi contestati (sei del centrosinistra e due del centrodestra), su cui pendono dei ricorsi che, se dovessero essere accettati, potrebbero cambiare gli equilibri incerti della Camera Alta e far pendere la bilancia maggiormente a favore dell’Unione. Addirittura, se questi ricorsi fossero accolti, la situazione potrebbe passare dall’attuale 158 a 156 (per quanto riguarda gli eletti), ad un 159-155 che indubbiamente darebbe più tranquillità e consistenza alla maggioranza.Soprattutto, poi, se tra quei 159 non ci fosse il ribelle Turigliatto ma il più allineato Intini o Pannella.In questo caso, per esempio, sull’Afghanistan, il passaggio al Senato per il Governo sarebbe decisamente più tranquillo. Il condizionale, però, è assolutamente d’obbligo: prima di tutto perchè si tratta ancora di ipotesi, senza contare che il lavoro della giunta per le elezioni è ancora in corso.IL PROBLEMA DEI SEGGI CONTESTATIIl nocciolo della questione ruota intorno all’elezione di 8 senatori (4 dell’Ulivo, 2 di Rifondazione, uno di Forza Italia e uno di Alleanza Nazionale) eletti nelle quattro regioni, ovvero Piemonte, Lazio, Campania e Puglia, dove le due coalizioni non hanno raggiunto il 55% dei consensi e dove sono stati esclusi dalla ripartizione dei seggi i partiti che non avevano superato la soglia del 3%, andando però in contrasto con un meccanismo della legge elettorale vigente che attribuirebbe alla coalizione vincente il premio di maggioranza, eludendo così lo sbarramento del 3%.I RICORSI DELLA ROSA NEL PUGNOUn tecnicismo che ha portato la Rosa nel Pugno a presentare fin dal primo giorno della legislatura un ricorso dietro l’altro: in base ai calcoli, infatti, a subentrare a 4 dei senatori eletti nelle fila del centrosinistra sarebbero 4 candidati della Rosa nel Pugno.Per questa ragione lo stesso Pannella ha ’invaso’ la tribuna ospiti del Senato nella sua seduta inauguarale (venendo fatto allontanare dal presidente della seduta, Oscar Luigi Scalfaro), per contestare la sua mancata elezione, e sempre per questa ragione il radicale Daniele Capezzone ha protestato con scioperi della fame.Proteste che proseguirnno visto che proprio ieri il deputato radicale Bruno Mellano, dopo esserci scagliato contro il solito Turigliatto («Deve essere espulso dal Senato perché, insieme ad altri sette colleghi, occupa un posto che spetta ad altri») ha annunciato un sit-in della Rosa del Pugno sotto la Prefettura di Torino, lunedì mattina, per chiedere che la giunta delle elezioni faccia chiarezza alla svelta.COSA POTREBBE CAMBIAREAdesso, però, qualcosa sembra muoversi: il relatore della giunta, l’ulivista Roberto Manzione, ha annunciato di aver «depositato per la Regione Piemonte la relazione con la quale sostengo che possa essere accolto il ricorso della Rosa nel Pugno perché propone l'unica lettura corretta dell’attuale legge elettorale».Tradotto in soldoni, secondo la relazione depositata da Manzione la Rosa nel Pugno avrebbe ragione per quanto riguarda il Piemonte e dunque il senatore eletto per il Prc, il dissidente Turigliatto, dovrebbe lasciare il posto all’attuale sottosegretario della Farnesina, il socialista Intini, o in caso di sua rinuncia appunto a Pannella.Ma non solo, ’boatos’ che girano per i corridoi del Senato indicherebbero nel senatore azzurro Izzo, eletto in Campania, un altro seggio a rischio imminente e in questo caso il ripescato sarebbe il folliniano Marotta, candidato con l’Udc, ma pronto, come lui stesso ha dichiarato, a unirsi a Marco Follini nella sua nuova esperienza con il centrosinistra nel caso venisse ripescato in Senato.In questo caso, numeri alla mano, la Casa delle Libertà perderebbe di fatto un senatore, scendendo a 155, mentre l’Unione ne guadagnerebbe uno, salendo a quota 159.E quattro voti di scarto rappresenterebbero un buon margine di sicurezza per il centrosinistra.Ma il condizionale, come detto, è d’obbligo.Il relatore Manzione ha annunciato che sul Piemonte, dunque sul caso Turigliatto-Intini, i tempi potrebbero essere brevi.«Martedì l’ufficio di presidenza della giunta delle elezioni del Senato calendarizzerà i tempi di decisione per la mia relazione sulla Regione Piemonte», ha chiosato lo stesso Manzione.LE RESISTENZE DEL PRCDal Prc (che rischia di perdere, oltre al ribelle Turigliatto, ora espulso, anche la senatrice Olimpia Vano), però, nei giorni scorsi è arrivata una frenata attraverso il senatore Giuseppe Di Lello, che ha osservato: «La giunta si riunirà certamente, ma non per decidere sul solo caso del seggio del senatore Turigliatto, ma su tutti gli otto casi di elezione contestata. Questo ha già deliberato la Giunta ed è logico che sia così, dal momento che non avrebbe senso assumere decisioni diverse e distinte per casi che sono del tutto omologhi».IL PUNTO DI VISTA DI PIROVANOL’unico esponente leghista presente nella giunta per le elezioni, Ettore Pirovano, tira però il freno: «Mi sembrano davvero indiscrezioni prive di fondamento. Dalla giunta non è emerso ancora nulla. E per quanto riguarda il possibile ingresso di senatori della Rosa del Pugno, nonostante la pressione di Capezzone e Pannella, non è emersa alcuna novità di rilievo. Manzione? La sua è una posizione isolata e personale».[La Padania: 03/03/2007]
Prove tecniche di regime...
Senato, dalla giunta elezioni un rinforzo all’Unione?L’accoglimento dei ricorsi potrebbe dare un margine di 4 voti al centrosinistrafabrizio carcano Fuori il “dissidente” ribelle Franco Turigliatto, dentro un senatore della Rosa nel Pugno, ovvero il sottosegretario agli Esteri, Ugo Intini, o in caso di sua rinuncia, il subentrante Marco Pannella.Fuori il senatore di Forza Italia, Cosimo Izzo, dentro l’ex candidato Udc, ora nella folliniana Italia del Mezzo, Nino Marotta.Verificata l’impossibilità di effettuare altri reclutamenti attraverso il “mercato delle vacche” dei senatori la maggioranza potrebbe rinforzarsi a Palazzo Madama grazie al lavoro della giunta per le elezioni.Al vaglio di questo organismo parlamentare c’è infatti la posizione di otto seggi contestati (sei del centrosinistra e due del centrodestra), su cui pendono dei ricorsi che, se dovessero essere accettati, potrebbero cambiare gli equilibri incerti della Camera Alta e far pendere la bilancia maggiormente a favore dell’Unione. Addirittura, se questi ricorsi fossero accolti, la situazione potrebbe passare dall’attuale 158 a 156 (per quanto riguarda gli eletti), ad un 159-155 che indubbiamente darebbe più tranquillità e consistenza alla maggioranza.Soprattutto, poi, se tra quei 159 non ci fosse il ribelle Turigliatto ma il più allineato Intini o Pannella.In questo caso, per esempio, sull’Afghanistan, il passaggio al Senato per il Governo sarebbe decisamente più tranquillo. Il condizionale, però, è assolutamente d’obbligo: prima di tutto perchè si tratta ancora di ipotesi, senza contare che il lavoro della giunta per le elezioni è ancora in corso.IL PROBLEMA DEI SEGGI CONTESTATIIl nocciolo della questione ruota intorno all’elezione di 8 senatori (4 dell’Ulivo, 2 di Rifondazione, uno di Forza Italia e uno di Alleanza Nazionale) eletti nelle quattro regioni, ovvero Piemonte, Lazio, Campania e Puglia, dove le due coalizioni non hanno raggiunto il 55% dei consensi e dove sono stati esclusi dalla ripartizione dei seggi i partiti che non avevano superato la soglia del 3%, andando però in contrasto con un meccanismo della legge elettorale vigente che attribuirebbe alla coalizione vincente il premio di maggioranza, eludendo così lo sbarramento del 3%.I RICORSI DELLA ROSA NEL PUGNOUn tecnicismo che ha portato la Rosa nel Pugno a presentare fin dal primo giorno della legislatura un ricorso dietro l’altro: in base ai calcoli, infatti, a subentrare a 4 dei senatori eletti nelle fila del centrosinistra sarebbero 4 candidati della Rosa nel Pugno.Per questa ragione lo stesso Pannella ha ’invaso’ la tribuna ospiti del Senato nella sua seduta inauguarale (venendo fatto allontanare dal presidente della seduta, Oscar Luigi Scalfaro), per contestare la sua mancata elezione, e sempre per questa ragione il radicale Daniele Capezzone ha protestato con scioperi della fame.Proteste che proseguirnno visto che proprio ieri il deputato radicale Bruno Mellano, dopo esserci scagliato contro il solito Turigliatto («Deve essere espulso dal Senato perché, insieme ad altri sette colleghi, occupa un posto che spetta ad altri») ha annunciato un sit-in della Rosa del Pugno sotto la Prefettura di Torino, lunedì mattina, per chiedere che la giunta delle elezioni faccia chiarezza alla svelta.COSA POTREBBE CAMBIAREAdesso, però, qualcosa sembra muoversi: il relatore della giunta, l’ulivista Roberto Manzione, ha annunciato di aver «depositato per la Regione Piemonte la relazione con la quale sostengo che possa essere accolto il ricorso della Rosa nel Pugno perché propone l'unica lettura corretta dell’attuale legge elettorale».Tradotto in soldoni, secondo la relazione depositata da Manzione la Rosa nel Pugno avrebbe ragione per quanto riguarda il Piemonte e dunque il senatore eletto per il Prc, il dissidente Turigliatto, dovrebbe lasciare il posto all’attuale sottosegretario della Farnesina, il socialista Intini, o in caso di sua rinuncia appunto a Pannella.Ma non solo, ’boatos’ che girano per i corridoi del Senato indicherebbero nel senatore azzurro Izzo, eletto in Campania, un altro seggio a rischio imminente e in questo caso il ripescato sarebbe il folliniano Marotta, candidato con l’Udc, ma pronto, come lui stesso ha dichiarato, a unirsi a Marco Follini nella sua nuova esperienza con il centrosinistra nel caso venisse ripescato in Senato.In questo caso, numeri alla mano, la Casa delle Libertà perderebbe di fatto un senatore, scendendo a 155, mentre l’Unione ne guadagnerebbe uno, salendo a quota 159.E quattro voti di scarto rappresenterebbero un buon margine di sicurezza per il centrosinistra.Ma il condizionale, come detto, è d’obbligo.Il relatore Manzione ha annunciato che sul Piemonte, dunque sul caso Turigliatto-Intini, i tempi potrebbero essere brevi.«Martedì l’ufficio di presidenza della giunta delle elezioni del Senato calendarizzerà i tempi di decisione per la mia relazione sulla Regione Piemonte», ha chiosato lo stesso Manzione.LE RESISTENZE DEL PRCDal Prc (che rischia di perdere, oltre al ribelle Turigliatto, ora espulso, anche la senatrice Olimpia Vano), però, nei giorni scorsi è arrivata una frenata attraverso il senatore Giuseppe Di Lello, che ha osservato: «La giunta si riunirà certamente, ma non per decidere sul solo caso del seggio del senatore Turigliatto, ma su tutti gli otto casi di elezione contestata. Questo ha già deliberato la Giunta ed è logico che sia così, dal momento che non avrebbe senso assumere decisioni diverse e distinte per casi che sono del tutto omologhi».IL PUNTO DI VISTA DI PIROVANOL’unico esponente leghista presente nella giunta per le elezioni, Ettore Pirovano, tira però il freno: «Mi sembrano davvero indiscrezioni prive di fondamento. Dalla giunta non è emerso ancora nulla. E per quanto riguarda il possibile ingresso di senatori della Rosa del Pugno, nonostante la pressione di Capezzone e Pannella, non è emersa alcuna novità di rilievo. Manzione? La sua è una posizione isolata e personale».[La Padania: 03/03/2007]