Etnicarchia

Roma vuol cancellare la lingua dei nostri padri


ANCORA UN PLAUSO AI DEPUTATI LEGHISTI! Unico baluardo rimasto contro il colonialismo di Roma.GUARDA IL VIDEO CON L'INTERVENTO DI BRICOLO!eL'OTTIMO INTERVENTO DELL'ON.DAVIDE CAPARINIRoma vuol cancellare la lingua dei nostri padriSì della Camera al riconoscimento dell’italiano nella Costituzione  Quando si tratta di negare l’identità ai popoli padani, Roma non si smentisce mai. Ieri mattina nell’Aula di Montecitorio, dove era in corso il dibattito sulla legge per il riconoscimento costituzionale dell’italiano come lingua ufficiale, il deputato leghista Federico Bricolo, ha preso la parola intervenendo in lingua veneta. Il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, lo ha fermato bruscamente: «Deputato Bricolo, in Parlamento gli interventi sono svolti in italiano, non essendo consentito l’uso di idiomi, forme linguistiche o lingue diverse. L'uso esclusivo dell'italiano negli atti e nei dibattiti parlamentari - spiega Bertinotti - costituisce infatti una vera e propria consuetudine alla cui osservanza la presidenza ha sempre espressamente richiamato i deputati che intendevano parlare in altra lingua o in dialetto, come e' possibile riscontrare in numerosi precedenti».Parole che hanno suscitato un’immediata reazione del gruppo del Carroccio. Andrea Gibelli, vicepresidente della pattuglia padana alla Camera, stigmatizza: «Lei, signor presidente, si deve attenere al principio che esistono altre realtà culturali in questo Paese che meritano di essere tutelate. E' gravissimo non solo il richiamo che lei ha fatto - aggiunge Gibelli - ma l’intolleranza nazionalista che è venuta fuori in quest’Aula mentre il deputato Bricolo parlava nella lingua dei suoi padri che ha più di mille anni».Sulla stessa posizione il presidente federale del movimento di Umberto Bossi, Angelo Alessandri: «Stiamo subendo una vera e propria azione liberticida e soffocante contro le nostre radici. E gli emiliani, i veneti, i liguri, i lombardi, i friulani, i trentini e ogni altra diversità di questo Stivale dovranno poi spiegare, tanto a destra quanto a sinistra, questo comportamento. Ancora una volta - sostiene - solo la Lega Nord tutela casa nostra. Ed è proprio vero, come diceva Wiesenthal, che andando a destra e continuando a camminare si finisce per sbucare all'estrema sinistra. E quando si tratta di calpestare le nostre radici, quelle dei nostri nonni e dei nostri padri, ancora una volta tutto si unisce». Tesi ripresa anche dal collega deputato Gianluca Pini: «A sò què par difènd la mi téra, la Rùmagna, e la sù léngua, e Rùmagnul: è inaccettabile atteggiamento fascista l’intervento censore del Presidente della Camera, che in aula ci ha tolto la parola», ha dichiarato l’esponente leghista.«Dopo aver negato ai romagnoli di autodeterminarsi facendo un referendum per avere la propria regione, ora il regime vuole anche negare ai rappresentanti in parlamento del popolo romagnolo di sottolineare la loro identità, quella di essere prima di tutto romagnoli, poi italiani».«Mi chiedo con che faccia i rappresentanti degli altri partiti di opposizione torneranno poi sul territorio a sostenere la battaglia autonomista romagnola. Li aspetto al varco: ogni volta che An, Fi e Udc parleranno di Romagna, batterò loro sotto al naso il loro voto contrario al nostro emendamento teso a tutelare e valorizzare le lingue locali».Parole che fanno eco a quelle del coordinatore del Movimento Giovani Padani, Paolo Grimoldi: «Il presidente della Camera e i nazionalisti di An - afferma - devono chiarire se le lingue locali sono l'espressione di quella ricchezza dello spirito che puo' impedirci di essere totalmente spersonalizzati dalla globalizzazione oppure un retaggio ingombrante del passato. Per noi e per tutti coloro che difendono il Territorio in tutte le sue espressioni, le lingue locali sono il linguaggio dell’anima. Bertinotti, che ha censurato i deputati della Lega mentre parlavano in lingua locale, dovrebbe ricordarsi - aggiunge il deputato leghista - di Amatore Sciesa, patriota, tappezziere, che nel 1850 entrò in contatto con i comitati clandestini repubblicani milanesi. Condannato alla forca, davanti alla sua casa rispondeva agli austriaci nella sua lingua “Tiremm innanz”».Alla fine l’Aula, in serata, ha approvato con voto bipartisan la proposta di legge costituzionale per inserire nella Carta costituzionale il riconoscimento dell’italiano come lingua ufficiale della Repubblica.Contrari, sebbene con motivazioni opposte, solo Rifondazione e la Lega che al momento del voto finale ha sventolato i vessilli del Veneto, della Lombardia e del Piemonte, ai quali, dai banchi di An è stato risposto con il Tricolore.Ora, la modifica costituzionale passa al Senato per la seconda lettura. Poi dovrà tornare a Montecitorio ed infine tornare per la quarta ed ultima lettura a palazzo Madama, trattandosi di un provvedimento di modifica della Costituzione.P. B.[La Padania 29/03/2007]