Etnicarchia

SOMMERSO: REGGIO CALABRIA AL TOP


Nel capoluogo provinciale calabrese l’incidenza del valore aggiunto prodotto dal sommerso economico è pari al 18,3% di quello totale. A Catania raggiunge il 18,2%, mentre a Cosenza il 18,1%. Isole felici Vercelli e Sondrio: solo il 3,1%. A Napoli il più alto numero di lavoratori in nero: quasi 224.500Sono un esercito formato da quasi 2 milioni 852 mila persone (espresse in unità di lavoro standard, ovvero come ci fossero 2.852.000 persone che lavorano in nero 8 ore al giorno) che contribuiscono a “produrre” un valore aggiunto pari a 88 miliardi 857 milioni di euro all’anno. Peccato che questi siano i numeri dell’economia sommersa nel nostro Paese e che, accanto ai dati della “produzione”, ci siano anche quelli della ‘sottrazione’ dall’imponibile Irpef  - ovviamente non versato al Fisco -  e stimato in quasi 47 miliardi 112 milioni di euro.  E al top della classifica sull’economia sommersa è la provincia di Reggio Calabria dove l’incidenza del valore aggiunto che viene prodotto  dai lavoratori irregolari rappresenta il 18, 3 % di quello totale. Spetta a Napoli,  invece, registrare il più alto numero di lavoratori irregolari: quasi 224.500.E’ questa la prima fotografia scattata dall’Ufficio Studi della CGIA di Mestre sull’economia sommersa in Italia. Un visione panoramica che racconta uno sconfortante scenario nostrano mettendo in luce le  ricchezze “nascoste” del nostro Paese. E la descrizione elaborata dagli esperti dell’associazione artigiani mestrina si fa ancor più interessante quando passa al setaccio la geografia del lavoro nero da Nord a Sud, provincia per provincia. Un’esplorazione dalla quale emerge chiaramente una vera e propria polarizzazione dell’economia sommersa: dilagante nel Mezzogiorno più contenuta nel Centro-Nord.A contendersi il podio, e quindi anche la maglia nera, accanto a Reggio Calabria c’è Catania dove l’incidenza del valore aggiunto prodotto dal lavoro irregolare sul totale regolare arriva quota 18, 2 %. E non c’è molto distacco con Cosenza (18, 1 %), così come con Catanzaro 17, 7 % e Crotone (17, 5 %). A Napoli si raggiunge il 16, 5 %, mentre a Taranto il 15, 5 %. Per arrivare a trovare la prima provincia del Nord nella speciale graduatoria della CGIA di Mestre bisogna arrivare ad Aosta (9,6%), che si colloca al 28° posto. Le province più virtuose, ovvero quelle in cui il valore aggiunto del lavoro nero e ben al di sotto della media nazionale quanto ad incidenza, sono: Vercelli e Sondrio (3, 1 %); Cremona, Mantova, Belluno (3, 2 %); Alessandria, Brescia, Lucca e Biella (3, 3 %); Ancona, Asti, Ravenna, Pavia, Pisa, Forlì, Cuneo e Macerata (3, 4 %).  A Napoli il numero più alto di lavoratori in nero: quasi 224.500. Seguono Milano (202.505) e Roma (178.881). scarica il documento completo con i dati per provinciaDa notare come lo studio della CGIA di Mestre parli di “unità di lavoro standard” ovvero di lavoratori che lavorano almeno 8 ore al giorno; in questo studio non rientra quindi quel sommerso “marginale” formato per esempio dal ragazzino che fa le 2 ore in pizzeria al fine settimana o dallo studente universitario che aiuta i bambini con i compiti per un paio d’ore al giorno.A ragione si può ritenere anche che questi “lavoratori sommersi” usufruiscano, in quanto ufficialmente non abbienti o comunque con redditi dichiarati bassissimi, di esenzioni, indennità di disoccupazione o quant’altro la loro condizione di “disoccupati” possa garantire…E’ questa la tanto sbandierata disoccupazione del sud? E noi brutti e cattivi nordisti, quelli che il governo continua a definire “evasori”, continuiamo a lavorare, pagare le tasse, pagare i ticket….Approposito... questo manifesto che è stato affisso solo al sud credo parli da solo...... leggendo lo studio della CGIA di Mestre si capisce come siano davvero i numeri a parlare.....