A Gianfranco Fini, che nega l’esistenza di un’identità Padana, suggerirei di preoccuparsi di più della fantomatica “identità italiana” di cui lui ed il suo partito si fanno promotori. Un’identità, quella italiana, che ha ben pochi fondamenti storici, un’artificiosa menzogna costruita a spese della povera gente e bagnata dal sangue delle popolazioni che da secoli (non solo da 150 anni) abitano la penisola italica. L’identità “italiana” non deriva dal background storico-politico-culturale originato dall’esperienza di un popolo, non è il risultato di un processo evolutivo strettamente legato al territorio in cui esso vive e in cui sono vissuti i suoi antenati, bensì la brutta maschera di uno stato truffa costruito a colpi di falsi plebisciti e di guerre sanguinarie, nato con la consapevolezza di non esistere (“Perché non siam Popolo - Perché siam divisi “ recita l’Inno di Mameli) solo per soddisfare l’interesse economico dei Savoia. Aveva ragione Metternich quando affermava « La parola "Italia" è una espressione geografica, (...) ma che non ha valore politico che gli sforzi degli ideologi rivoluzionari tendono ad imprimerle, e che è piena di pericoli per la esistenza stessa degli Stati di cui la penisola si compone.» e ancora Montanelli quando diceva “Il Risorgimento come epopea dello spirito unitario e patriottico è un falso storico. Il Risorgimento fu un fatto elitario, passato sopra le teste del popolo che se lo ritrovò scodellato insieme all’unità del Paese. L’Italia, insomma, nacque da una montagna di patacche su cui campiamo da oltre 150 anni a prezzo, si capisce, d’altre patacche, come quella di uno stato centralistico garantito solo dalla sua inefficienza. Lo Stato italiano è prepotente, vessatorio, talvolta anche persecutorio. Ma non perché sia forte, anzi proprio perché è debole.”Chi, come Fini, nega l’esistenza di identità regionali e locali come quella veneta, lombarda, piemontese, emiliana, campana, siciliana, pugliese, calabrese, etc, omogeneizzando il tutto sotto il nome di Italia oltre che mancare di rispetto a culture secolari, commette quindi un errore storico e culturale. Le diverse culture delle singole comunità umane garantiscono la molteplicità delle idee e l'impossibilità che un’oligarchia possa gestire il potere e controllare le masse di individui rendendoli schiavi, contribuendo invece a migliorare le loro condizioni col confronto continuo all'interno e all'esterno della comunità. Questo spaventa gli uomini come Fini, sostenitori di quella piovra chiamata europeismo, un cancro basato sull’economia, la tecnocrazia, l’euroburocrazia ed il mondialismo che svuota i popoli di ogni sostanza, un sistema che annienta ogni passato culturale, rendendo tutto indifferenziato, un sistema che cancella il principio storico e politico territoriale dei popoli, fidando in criteri di appartenenza differenti da quelli dell’origine comune o dello spazio dove si abita e puntando su criteri di appartenenza artefatti e artificiosiE chi, come il sottoscritto, rifugge un’appartenenza “imposta”, chi non tifa per la nazionale Italiana di calcio e non si identifica nell’inno di Mameli o nel tricolore, chi si sente Camuno e Lombardo e non si sente italiano più di quanto si sentissero austriaci o francesi i nostri antenati ai tempi della dominazione Austriaca o Napoleonica, viene classificato come sovversivo, arretrato o addirittura come un pericolo per la società. Ma che modello può essere quello di una società che mortifica le culture e le lingue locali padane, da secoli parlate dai nostri padri, considerate come un’espressione meramente folkloristica?La cultura unica di Fini e C. non è una vera cultura anzi, è il risultato di un gruppo di potere che intenzionalmente vuole distruggere le culture locali. Questo è successo in Italia, dove le nostre culture Padane sono da sempre bistrattate e misconosciute, dipinte in toni folkloristici e mai prese sul serio. Hanno tentato di nascondercele, hanno tentato di farcene vergognare, ma sono le nostre lingue e le nostre culture! E sono quello che ci rendono ciò che siamo e rendono la nostra terra e le nostre comunità belle e forti quali sono da sempre.Fiero ed orgoglioso di essere Camuno, Lombardo e Padano.
Fini L'itagliano
A Gianfranco Fini, che nega l’esistenza di un’identità Padana, suggerirei di preoccuparsi di più della fantomatica “identità italiana” di cui lui ed il suo partito si fanno promotori. Un’identità, quella italiana, che ha ben pochi fondamenti storici, un’artificiosa menzogna costruita a spese della povera gente e bagnata dal sangue delle popolazioni che da secoli (non solo da 150 anni) abitano la penisola italica. L’identità “italiana” non deriva dal background storico-politico-culturale originato dall’esperienza di un popolo, non è il risultato di un processo evolutivo strettamente legato al territorio in cui esso vive e in cui sono vissuti i suoi antenati, bensì la brutta maschera di uno stato truffa costruito a colpi di falsi plebisciti e di guerre sanguinarie, nato con la consapevolezza di non esistere (“Perché non siam Popolo - Perché siam divisi “ recita l’Inno di Mameli) solo per soddisfare l’interesse economico dei Savoia. Aveva ragione Metternich quando affermava « La parola "Italia" è una espressione geografica, (...) ma che non ha valore politico che gli sforzi degli ideologi rivoluzionari tendono ad imprimerle, e che è piena di pericoli per la esistenza stessa degli Stati di cui la penisola si compone.» e ancora Montanelli quando diceva “Il Risorgimento come epopea dello spirito unitario e patriottico è un falso storico. Il Risorgimento fu un fatto elitario, passato sopra le teste del popolo che se lo ritrovò scodellato insieme all’unità del Paese. L’Italia, insomma, nacque da una montagna di patacche su cui campiamo da oltre 150 anni a prezzo, si capisce, d’altre patacche, come quella di uno stato centralistico garantito solo dalla sua inefficienza. Lo Stato italiano è prepotente, vessatorio, talvolta anche persecutorio. Ma non perché sia forte, anzi proprio perché è debole.”Chi, come Fini, nega l’esistenza di identità regionali e locali come quella veneta, lombarda, piemontese, emiliana, campana, siciliana, pugliese, calabrese, etc, omogeneizzando il tutto sotto il nome di Italia oltre che mancare di rispetto a culture secolari, commette quindi un errore storico e culturale. Le diverse culture delle singole comunità umane garantiscono la molteplicità delle idee e l'impossibilità che un’oligarchia possa gestire il potere e controllare le masse di individui rendendoli schiavi, contribuendo invece a migliorare le loro condizioni col confronto continuo all'interno e all'esterno della comunità. Questo spaventa gli uomini come Fini, sostenitori di quella piovra chiamata europeismo, un cancro basato sull’economia, la tecnocrazia, l’euroburocrazia ed il mondialismo che svuota i popoli di ogni sostanza, un sistema che annienta ogni passato culturale, rendendo tutto indifferenziato, un sistema che cancella il principio storico e politico territoriale dei popoli, fidando in criteri di appartenenza differenti da quelli dell’origine comune o dello spazio dove si abita e puntando su criteri di appartenenza artefatti e artificiosiE chi, come il sottoscritto, rifugge un’appartenenza “imposta”, chi non tifa per la nazionale Italiana di calcio e non si identifica nell’inno di Mameli o nel tricolore, chi si sente Camuno e Lombardo e non si sente italiano più di quanto si sentissero austriaci o francesi i nostri antenati ai tempi della dominazione Austriaca o Napoleonica, viene classificato come sovversivo, arretrato o addirittura come un pericolo per la società. Ma che modello può essere quello di una società che mortifica le culture e le lingue locali padane, da secoli parlate dai nostri padri, considerate come un’espressione meramente folkloristica?La cultura unica di Fini e C. non è una vera cultura anzi, è il risultato di un gruppo di potere che intenzionalmente vuole distruggere le culture locali. Questo è successo in Italia, dove le nostre culture Padane sono da sempre bistrattate e misconosciute, dipinte in toni folkloristici e mai prese sul serio. Hanno tentato di nascondercele, hanno tentato di farcene vergognare, ma sono le nostre lingue e le nostre culture! E sono quello che ci rendono ciò che siamo e rendono la nostra terra e le nostre comunità belle e forti quali sono da sempre.Fiero ed orgoglioso di essere Camuno, Lombardo e Padano.