Etnicarchia

Riflessioni sulla comunicazione della Lega


Credo che sia impossibile riflettere sull’immagine che un partito dà di sé senza fare riferimento anche alla sua linea politica. I partiti, come le persone, nella loro rappresentazione esterna non possono muoversi secondo criteri astratti, ma valorizzando la propria fisionomia, le proprie qualità e i propri difetti. Analizzando quindi il rapporto tra la linea politica ed l’immagine, si viene a rilevare che la comunicazione della Lega presenta tratti di marcata originalità rispetto a quella di tutti gli altri partiti. Manifesta anzi una controtendenza unica nel panorama politico italiano.L’estraneità della Lega ai rituali televisivi nazionaliQuesta originalità e questa controtendenza sono riferite innanzi tutto a un dato ormai consolidato: quanto più la Lega risulta estranea ai grandi circuiti della comunicazione di massa – a cominciare dalla televisione nazionale – tanto più il consenso degli elettori cresce. Questa tendenza non è più un’eccezione riguardante questa o quella consultazione, ma un dato ripetuto, costante, ricorrente, che aiuta a cogliere la “cifra” politica di questa formazione. La parziale estraneità della Lega ai rituali televisivi si configura così in una duplice chiave.Da una parte essa subisce una certa emarginazione dai circuiti dei media dovuta all’applicazione di regolamenti  e all’attuazione di prassi non favorevoli sostenute sia dagli avversari, sia dagli stessi alleati, come nel caso della posizione “ingombrante” del Partito delle Libertà che tende a schiacciarne la presenza proprio nelle regioni, come la Lombardia, in cui la Lega raccoglie notevoli consensi. Come scriveva Davide Caparini, segretario di presidenza della Commissione parlamentare di indirizzo e vigilanza dei servizi radiotelevisivi il 30 marzo 2009, “tra maggio e dicembre 2008 il Tg Regionale Rai della Lombardia ha violato il pluralismo politico discriminando la Lega Nord”. A dimostrarlo – aggiungeva – sono i dati dell’Osservatorio di Pavia, secondo i quali “ai rappresentanti del governo della Regione, cioè a Forza Italia e An è andato il 67,76 per cento del tempo complessivo, contro il 18,13 per cento del Pd e soltanto il 7,26 per cento della Lega Nord".Dall’altra parte sembra essere la Lega stessa a volersi distinguere attraverso una certa emarginazione dal circuito dei media, manifestando una misura di  estraneità come controprova del suo radicamento territoriale e di un contatto più diretto con gli elettori, che si dimostrano ormai indifferenti o infastiditi dal “teatrino della politica” che si svolge sui grandi organi d’informazione. Questa rarefazione di presenza viene quindi ampiamente riequilibrata in termini di consenso politico dalla fitta trama di relazioni umane che il partito tesse sul territorio con una rete che si allarga gradualmente senza metodologie sofisticate, ma con quella tecnica del passaparola che vincola i cittadini a un rapporto non episodico ma più fedele e duraturo.L’efficacia del passaparola nella comunicazione politicaQuesto atteggiamento della Lega, coevo alla sua origine, è stato anticipatore degli orientamenti più recenti dei professionisti stessi del messaggio pubblicitario. Essi hanno capito che le grandi campagne giornalistiche, televisive e sui nuovi media digitali non danno più risultati proporzionati ai costi. Il rimedio, allora, è tornare al passato. Come ha scritto Paolo Mastrolilli su La Stampa in una interessante corrispondenza da New York, non solo le aziende, ma anche i partiti politici degli Stati Uniti hanno riscoperto l’efficacia del passaparola. Alcune compagnie “assumono migliaia di volontari e li mandano in giro a parlare dei prodotti con gli amici. In cambio, nella maggior parte dei casi, non offrono soldi, ma campioni  gratuiti  della  merce prima che arrivi sul mercato. I volontari diventano “agenti segreti delle multinazionali”, e mentre sorseggiano un cocktail ad una festa accennano distrattamente al fantastico pantalone appena comprato, al nuovo programma di  computer,  al libro  da  non perdere, e magari anche alle salsicce di pollo, saporite come quelle di maiale ma più sane. Gli amici ignari ascoltano, prendono nota mentale del consiglio, e alla prima occasione comprano. I risultati di vendita sono strepitosi e i costi minimi, perché spesso i volontari non ritirano neppure i premi promessi: si accontentano di essere "trendsetters", e la vera scarica adrenalinica gliela dà il gusto di conoscere i prodotti in anticipo e stabilire le tendenze. Poi magari scrivono anche rapporti, per raccontare le reazioni del pubblico”.Tutto ciò vale a maggior ragione in politica, dove il consenso del cittadino non si conquista con una battuta riuscita, ma spostando l’asse delle sue convinzioni. E ciò avviene soltanto attraverso un rapporto dialogico e partecipativo. Sempre con riferimento agli Stati Uniti, Karl Rove, principale consigliere di Bush, si vantava di avere il telefono e l'indirizzo di tutti gli elettori repubblicani, ma per portarli alle urne puntava sugli amici volontari almeno quanto sugli spot  televisivi. E la campagna presidenziale di Obama, con il successo che ne è conseguito, è stato un mix esemplare di passaparola personale e di passaparola digitale attraverso la fitta trama di mail individualizzate indirizzate ai singoli elettori. Tutto ciò è oggetto di studi e ricerche in corso anche in Italia, ad esempio presso la mia cattedra di sociologia dei processi culturali e comunicativi, puntando l’attenzione proprio sul livello di relazione personale conseguibile anche attraverso la rete.In questo, l’esperienza della Lega costituisce un terreno di studio estremamente pertinente e interessante. Ci si deve infatti interrogare su quali siano i canali del suo allargamento da Nord verso il Centro, in regioni come l’Emilia e Romagna, le Marche, la Toscana, ecc. Questa progressione per contiguità territoriale è la migliore riprova del “consenso gomito a gomito” che caratterizza il partito, attraverso forme di proselitismo politico che, coinvolgendo sempre più soggetti in un progetto di federalismo politico allargato, stempera anche le minacce secessionistiche che erano tipiche di una formazione più circoscritta. Resta da vedere se la “lezione di Obama” può portare anche da noi a forme di passaparola digitale che non venga ascritto surrettiziamente a tecniche di comunicazioni di massa illusoriamente “personalizzate”, ma a modelli di relazione che consentano un sufficiente grado di partecipazione critica ed attiva.Il progetto federalista e la tenacia dell’azione politicaAbbiamo già detto come la forza della Lega poggi, a nostro avviso, sull’elementarità dei valori fondamentali che stanno alla base della sua proposta politica. Questa essenzialità di impostazione ha avuto ed ha come conseguenza un linea riformista forte di una notevole chiarezza di impostazione. Essa si riassume nel progetto federalista, che non si ferma al rafforzamento dei poteri territoriali, ma ridisegna l’intero assetto degli equilibri costituzionali.Non si può trascurare il fatto che la riforma costituzionale che ha caratterizzato i due Governi Berlusconi della penultima legislatura e che ha riguardato anche la redistribuzione di poteri centrali con l’istituzione del Senato delle regioni è nata su iniziativa e sulla spinta determinante della Lega. A ciò si collega la constatazione della costanza espressa dal partito nel perseguimento del progetto, manifestatasi all’indomani dell’abrogazione della riforma a seguito del referendum costituzionale e la ripresa del progetto stesso nell’attuale legislatura, con l’approvazione di un federalismo fiscale che sembra ormai raccogliere, seppure con vari distinguo, il consenso di gran parte dei partiti, anche di opposizione.Anche questo percorso ha a che fare con il modello di comunicazione politica della Lega. Un programma politico che nasce a tavolino e che si esprima occasionalmente con interventi a “Porta a porta” non ha la forza di permanere, svilupparsi e vincere sull’arco di due legislature di maggioranza intervallate da un’altra di minoranza. Soltanto un radicamento forte, come quello di un robusto sostegno popolare, può alimentare la tenacia di un tale disegno politico. Di conseguenza, occorre ragionare sul modello di comunicazione politica della Lega non già in termini di propaganda di un’”ideologia” precostituita, ma in termini di formazione della linea riformista attraverso una trama molto fitta di comunicazioni e di consultazioni con una base attiva che fa da sostegno al progetto politico in tutte le sue fasi, anche e soprattutto nei passaggi più difficili, com’è certamente stata la cancellazione di anni di lavoro politico dovuta all’esito del referendum. Occorre anche aggiungere che, al di là della riforma istituzionale del federalismo fiscale, le ipotesi di assetto costituzionale di cui oggi le diverse formazioni politiche sono disposte a discutere – come ad esempio il superamento del bicameralismo perfetto – sono molto vicine proprio alla riforma allora approvata.La conciliazione degli oppostiAbbiamo precedentemente usato per la parola “ideologia”, ma siamo coscienti dell’improprietà di questo termine nel caso della Lega. Essa infatti si manifesta, fin dalla sua fondazione, come un movimento composito che riassume al suo interno posizioni diversificate che nella tradizionale geografia politica coprono tutto l’arco che va da destra a sinistra e dalle posizione “cattoliche” a quelle laiche. Il tutto unificato intorno al valore, come abbiamo detto, del radicamento territoriale e popolare.La Lega Nord vuole unire, partendo dalle regioni settentrionali, tutti quei cittadini i quali domandano l'autonomia e il federalismo. Più recentemente, poi, si interroga sui rapporti da intrattenere con forme di autonomia territoriale, come quella siciliana, che riemergono da una tradizione a lungo sopita. Per tutte queste ragioni, la Lega tende ad essere un partito pragmatico e non ideologico, al cui interno si possono individuare fin dall’origine diverse sensibilità, che tuttavia non frantumano l’insieme in quanto non si esprimono in correnti organizzate.I politologi hanno individuato, a grandi linee, le seguenti posizioni, spesso retaggio della formazione pregressa dei dirigenti e degli iscritti.Socialdemocratici e sinistra populista. Questo gruppo è molto forte in Lombardia e rappresenta l'originale gruppo fondatore, che concepiva la Lega Nord come una forza politica di centro-sinistra (e, per certi aspetti, socialdemocratica). Quest'area è più attenta alla giustizia sociale e alla difesa di salari e pensioni, ed è anche sostenitrice della piccola e media impresa.Liberal-centristi. È talvolta difficile distinguere questo gruppo dal primo; risulta comunque formato da quanti propugnano una linea politica maggiormente centrista. È particolarmente forte in Veneto.Libertari e liberali. Rappresentano l'area più liberale e riformista del Partito, inclusi alcuni libertari intransigenti. Cristiano-democratici. Rappresentano gli iscritti più vicini al cristianesimo democratico, alla dottrina sociale della Chiesa e all'economia sociale di mercato: per tali ragioni, possono essere considerati un ponte tra l'area più a sinistra e l'area liberale. Conservatori. È l'area di centro-destra del partito. Il gruppo è più forte in Veneto e Piemonte che in Lombardia e i suoi membri sono generalmente forti sostenitori dell'alleanza con il Popolo della Libertà, nonché delle posizioni della Chiesa cattolica nelle tematiche etico-sociali. Inoltre sono istintivamente filo-americani: alcuni di loro hanno sostenuto la guerra d'Iraq del 2003. Nazionalisti. È l'area più a destra del partito. Essi hanno una posizione molto marcata riguardo le questioni dell'immigrazione. A differenza della maggioranza del partito essi si distinguono talora per qualche venatura di antiamericanismo. Indipendentisti. Ponendosi in una posizione trasversale, propongono fondamentalmente l'indipendenza della Padania.Naturalmente queste “componenti” trovano in Umberto Bossi una sintesi e una composizione di tale efficacia da renderle poco distinguibili all’esterno. In termini di comunicazione politica la loro presenza viene però avvertita attraverso posizioni talora molto radicali che via via vengono portate all’attenzione della pubblica opinione.Tutto questo, in termini di comunicazione, è molto importante perché spiega di volta in volta l’emergere di una posizione più o meno marcata e la successiva “mediazione” di essa nell’ambito della politica generale del partito. In altre parole, non si tratta di una “marcia indietro”, e neppure di una resa agli argomenti del maggiore alleato, ma la maturazione di una posizione più equilibrata nell’ambito delle diverse sensibilità del partito stesso.La malattia di Bossi e la comunicazione ieraticaLa malattia del capo della Lega ha avuto un riflesso molto importante sulla comunicazione di tutto il partito.In un periodo di personalizzazione della politica, il venir meno, anche temporaneo, della presenza del leader può avere conseguenze molto gravi, fino a compromettere la sopravvivenza della formazione. Ciò a maggior ragione per un partito che tanto a lungo si era identificato con il suo capo, a tal punto che per una  legislatura Bossi fu l’unico a rappresentarla nel Senato della Repubblica, tanto da meritare l’appellativo dialettale “el senatùr”.Questo rischio, però, nel caso della Lega è stato efficacemente superato.In termini di comunicazione bisogna rilevare che il pericolo di un collasso, di un’implosione del partito non avvenne durante la lunga parentesi costituita dall’assenza del capo. Bisogna subito dire che anche nei momenti più difficili della sua malattia, quella che è venuta meno è stata la “voce” del capo, non la sua guida, saggiamente mediata da chi gli era più vicino: la moglie innanzi tutto e alcuni suoi stretti collaboratori da lui stesso scelti. Una situazione del genere era stata ben rappresentata nel film di Akiro Kurosawa “L’ombra del guerriero”, in cui veniva presentata una situazione, d’ambientazione medievale, in cui il venir meno del capo, lungi dall’indebolire, aveva irrobustito il suo popolo assediato dal nemico, almeno per un certo tempo.Tornando alla Lega, in quello stesso periodo il partito dimostra di saper far maturare una classe dirigente forte e coesa, capace di sopperire alla presenza e all’immagine del leader e nel contempo mantenendo intatta il suo carisma. Umberto Bossi viene sempre avvertito presente come primo anello della catena decisionale, specie per le scelte strategiche più impegnative, accrescendo in questo modo il suo ruolo e preparando il suo ritorno.Lasciamo ai politologi di studiare la genesi di questa classe dirigente. Da punto di vista del processi di comunicazione non può sfuggire il rapporto tra radicamento popolare del partito ed emersione di personalità rappresentative. I partiti d’opinione e i partiti di plastica devono mutuare la loro classe dirigente da ambiti estranei alla politica, come le università, le aziende, i giornali, ecc. I partiti che invece alimentano i vivai e sono comunque collegati alla gente comune mutuano i leader dal base, per selezione naturale. Ciò ci induce a riflettere sul “doppio percorso” della comunicazione della Lega. La sua proposta politica nasce perché stimolata da un vertice dotato di forte carisma, ma permane e si irrobustisce per un consenso molto convinto di una popolazione, capace di creare nuovi aderenti dotati di convinzioni profonde che creano nei soggetti una vera e propria “weltanschauung”, cioè una visione sociale dotata di una persuasione profonda della necessità di una crescita civile.Affiorano così nuovi leader con storie, profili e sensibilità diverse – corrispondenti del resto alle diverse “anime” sopra ricordate del partito – che  arricchiscono anche il registro comunicativo della Lega. E’ in questa fase che si assiste a una rivalutazione del mezzo televisivo, ad esempio con diverse presenze di Roberto Castelli a Porta a porta o con le performance di Calderoli tra rozzezza di espressione e finezza intellettuale e istituzionale.Il  rientro di Bossi dà un ulteriore spinta alla presenza politica della Lega, culminata nel risultato elettorale alle Europee.Bisognerebbe condurre uno studio particolare su quella che oggi si potrebbe chiamare la “comunicazione oracolare” del leader della Lega. I postumi della malattia hanno essenzializzato i suoi interventi. Ma lungi dal depauperarli, li hanno resi più incisivi, creando una combinazione tra autorevolezza ed equilibrio.La Lega, come e più degli altri partiti, ha una manifestazione di posizioni che potremmo chiamare “stop and go”: si enuncia un obiettivo di grande impatto per poi operare una ragionevole mediazione sui passaggi che lo possono avvicinare.L’attuale registro comunicativo di Bossi consente di mantenere la coerenza rispetto agli obiettivi politici del partito e insieme di recuperare sul piano delle relazioni umane i collanti che rendono salda un’alleanza, com’è nel caso della conclamata “amicizia” con Silvio Berlusconi, in nome della quale sono state composte tante difficoltà, senza che la cosa venisse avvertita come una mediazione di convenienza.In questo senso si avverte anche una capacità di moderazione progressiva che, al di là di certi toni, investe l’intero partito sull’esempio del suo leader e lo rende più vicino alla nostra tradizione cristiana, anche in momenti di più aspro contrasto.Un pensiero finaleLa lettura di queste note potrebbe far pensare a un’interpretazione benevola da parte dell’estensore di questo articolo. Debbo subito precisare che qualsiasi compiacenza sarebbe dannosa sia all’ambizione, da parte di chi scrive, di analizzare i fatti con sufficiente distacco scientifico, sia all’importanza dell’oggetto stesso del discorso – la comunicazione della Lega – che non  si avvantaggerebbe di un discorso che non fosse basato su riflessioni autorevoli e dati oggettivi.Resta però la necessità, quando si affronta un tema così complesso e delicato e che mobilita profonde passioni umane e sensi di appartenenza e, nel contempo, registra profonde forme di dissenso, di cogliere “le ragioni dell’interlocutore” e soprattutto di rispondere alla domanda: come mai la Lega sta raccogliendo un così largo consenso popolare proprio nel momento in cui le critiche si fanno più aspre?La risposta è una sola: vi deve essere una corrispondenza ideale e pragmatica tra la sua base e l’azione del partito e vi deve essere anche  una rete di comunicazione in gran parte alternativa rispetto agli strumenti e ai modelli tradizionali che alimentano il dialogo vertice-base nelle tradizionali formazioni politiche.Le riflessioni suesposte hanno l’unica ambizione di esplorare senza pregiudizi forme e canali di comunicazioni e di relazioni umane che spieghino un fenomeno politico che merita la nostra attenzione.Gianpiero GamaleriProfessore ordinario di Sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università degli Studi Roma TreIn collaborazione con Club Italia Magazine