SECONDO CANTO INFERNO(Dante Alighieri)Lo giorno se n'andava, e l'aere brunotoglieva li animai che sono in terrada le fatiche loro; e io sol unom'apparecchiava a sostener la guerrasì del cammino e sì de la pietate,che ritrarrà la mente che non erra.O muse, o alto ingegno, or m'aiutate;o mente che scrivesti ciò ch'io vidi,qui si parrà la tua nobilitate.Io cominciai: «Poeta che mi guidi,guarda la mia virtù s'ell' è possente,prima ch'a l'alto passo tu mi fidi.Tu dici che di Silvïo il parente,corruttibile ancora, ad immortalesecolo andò, e fu sensibilmente. CANTO SECONDO - Silvio Berlusconi(Renzo Bemporad)Lo giorno se n’andava, e Vespa Brunoprivava gli animai che sono a terrade le fatiche loro; ed io sol unom’apparecchiava a sostener la guerrae pronto a dir le cose più spietate,frutto della mia mente che non erra.O muse, o alto ingegno, or m’aiutate;io mento e dico cose ch’io mai vidi,e fo il pieno di cose strampalate.Io cominciai:”o Vespa che mi guidi,loda la mia virtù, falla possentefa che la gente ancor di me si fidi.Non dire che io son Silvio il potentecorruttibile ancora, ed immoralefeci il mio pro assai sensibilmente. Però, se l'avversario d'ogne malecortese i fu, pensando l'alto effettoch'uscir dovea di lui, e 'l chi e 'l qualenon pare indegno ad omo d'intelletto;ch'e' fu de l'alma Roma e di suo imperone l'empireo ciel per padre eletto:la quale e 'l quale, a voler dir lo vero,fu stabilita per lo loco santou' siede il successor del maggior Piero.Per quest' andata onde li dai tu vanto,intese cose che furon cagionedi sua vittoria e del papale ammanto.Andovvi poi lo Vas d'elezïone,per recarne conforto a quella fedech'è principio a la via di salvazione.Ma io, perché venirvi? o chi 'l concede?Io non Enëa, io non Paulo sono;me degno a ciò né io né altri 'l crede.Per che, se del venire io m'abbandono,temo che la venuta non sia folle.Se' savio; intendi me' ch'i' non ragiono».E qual è quei che disvuol ciò che vollee per novi pensier cangia proposta,sì che dal cominciar tutto si tolle,tal mi fec' ïo 'n quella oscura costa,perché, pensando, consumai la 'mpresache fu nel cominciar cotanto tosta.«S'i' ho ben la parola tua intesa»,rispuose del magnanimo quell' ombra,«l'anima tua è da viltade offesa;la qual molte fïate l'omo ingombrasì che d'onrata impresa lo rivolve,come falso veder bestia quand' ombra. Ma Prodi, l’avversario d’ogni malescortese fu, mi fece un brutto effettoperché è rimasto sempre tale e quale,ch’è proprio indegno e manca d’intelletto;con l’aiuto di Roma e del suo imperoè stato alle primarie in fine eletto:e l’elezione, a voler dir lo vero,fu stabilita, e lui ne mena vantod’essere il capo del Fassino Piero.Questa elezione mi è spiaciuta tantoper queste cose che furon cagionedi sua vittoria, a me si, viene il pianto.Andovvi Bertinotti all’elezioneper dar tanto dolore a Emilio Fedeche tanto sogna la mia rielezione.Ma io che devo dirvi? Non si vede?io non un dio, e neppur santo sonome degno a ciò ne io né altri ‘l credeperciò se a certi sfoghi io m’abbandonoteme la gente ch’io sia proprio folle.Chi è savio sa che a volte io non ragiono.Un come me che non sa mai che vollee ogni due per tre cambia propostapur d’arrivar a risiedere al ColleTal mi fec’io sagace a bella postae, sceso in campo, cominciai l’impresache fu nel cominciar cotanto tosta.Che ogni mia parola sia fraintesacrea, mi consenta una dannosa ombrache la mia alma fa sentire offesa;e in questo pur Maroni molto ingombrache ogni giusta impresa lui rivolvee se lo chiamo bestia ben s’adombra.
inferno..meglio dante o berlusconi?????!!!
SECONDO CANTO INFERNO(Dante Alighieri)Lo giorno se n'andava, e l'aere brunotoglieva li animai che sono in terrada le fatiche loro; e io sol unom'apparecchiava a sostener la guerrasì del cammino e sì de la pietate,che ritrarrà la mente che non erra.O muse, o alto ingegno, or m'aiutate;o mente che scrivesti ciò ch'io vidi,qui si parrà la tua nobilitate.Io cominciai: «Poeta che mi guidi,guarda la mia virtù s'ell' è possente,prima ch'a l'alto passo tu mi fidi.Tu dici che di Silvïo il parente,corruttibile ancora, ad immortalesecolo andò, e fu sensibilmente. CANTO SECONDO - Silvio Berlusconi(Renzo Bemporad)Lo giorno se n’andava, e Vespa Brunoprivava gli animai che sono a terrade le fatiche loro; ed io sol unom’apparecchiava a sostener la guerrae pronto a dir le cose più spietate,frutto della mia mente che non erra.O muse, o alto ingegno, or m’aiutate;io mento e dico cose ch’io mai vidi,e fo il pieno di cose strampalate.Io cominciai:”o Vespa che mi guidi,loda la mia virtù, falla possentefa che la gente ancor di me si fidi.Non dire che io son Silvio il potentecorruttibile ancora, ed immoralefeci il mio pro assai sensibilmente. Però, se l'avversario d'ogne malecortese i fu, pensando l'alto effettoch'uscir dovea di lui, e 'l chi e 'l qualenon pare indegno ad omo d'intelletto;ch'e' fu de l'alma Roma e di suo imperone l'empireo ciel per padre eletto:la quale e 'l quale, a voler dir lo vero,fu stabilita per lo loco santou' siede il successor del maggior Piero.Per quest' andata onde li dai tu vanto,intese cose che furon cagionedi sua vittoria e del papale ammanto.Andovvi poi lo Vas d'elezïone,per recarne conforto a quella fedech'è principio a la via di salvazione.Ma io, perché venirvi? o chi 'l concede?Io non Enëa, io non Paulo sono;me degno a ciò né io né altri 'l crede.Per che, se del venire io m'abbandono,temo che la venuta non sia folle.Se' savio; intendi me' ch'i' non ragiono».E qual è quei che disvuol ciò che vollee per novi pensier cangia proposta,sì che dal cominciar tutto si tolle,tal mi fec' ïo 'n quella oscura costa,perché, pensando, consumai la 'mpresache fu nel cominciar cotanto tosta.«S'i' ho ben la parola tua intesa»,rispuose del magnanimo quell' ombra,«l'anima tua è da viltade offesa;la qual molte fïate l'omo ingombrasì che d'onrata impresa lo rivolve,come falso veder bestia quand' ombra. Ma Prodi, l’avversario d’ogni malescortese fu, mi fece un brutto effettoperché è rimasto sempre tale e quale,ch’è proprio indegno e manca d’intelletto;con l’aiuto di Roma e del suo imperoè stato alle primarie in fine eletto:e l’elezione, a voler dir lo vero,fu stabilita, e lui ne mena vantod’essere il capo del Fassino Piero.Questa elezione mi è spiaciuta tantoper queste cose che furon cagionedi sua vittoria, a me si, viene il pianto.Andovvi Bertinotti all’elezioneper dar tanto dolore a Emilio Fedeche tanto sogna la mia rielezione.Ma io che devo dirvi? Non si vede?io non un dio, e neppur santo sonome degno a ciò ne io né altri ‘l credeperciò se a certi sfoghi io m’abbandonoteme la gente ch’io sia proprio folle.Chi è savio sa che a volte io non ragiono.Un come me che non sa mai che vollee ogni due per tre cambia propostapur d’arrivar a risiedere al ColleTal mi fec’io sagace a bella postae, sceso in campo, cominciai l’impresache fu nel cominciar cotanto tosta.Che ogni mia parola sia fraintesacrea, mi consenta una dannosa ombrache la mia alma fa sentire offesa;e in questo pur Maroni molto ingombrache ogni giusta impresa lui rivolvee se lo chiamo bestia ben s’adombra.