Perchè ripropongo questa mostra fotograficadi Mattia Ruggeri, prorogata a tutto maggio,che in questi giorni ha vinto il premio Marconi?Eccovi una delle mie riflessioni:L’effetto acqua che nasce dalle lastre di plexigas, sovrapposte al profondo cosmo diventano specchi riflettenti, guardano colui che guarda e che è riflesso e catapultato all’interno del cosmo. Questo mi ha fatto pensare che anche qui lo specchio, come in una disciplina divinatoria, diventa rivelazione: cosmo specchio dell’uomo e viceversa. Come dice la fisica dei quanti, l’osservatore modifica l’osservato, il finito modifica l’infinito. In ogni istante l’uomo si proietta nell’infinito e la mente ricrea immagini illusorie, ma nei suoi cosmi tutto acquista senso. Non c’è più bisogno di definire, di catalogare. Si coglie l’unità, la mente può calarsi nel silenzio unitivo, senza frammentarsi, identificandosi in se stessa, quella se stessa che sta oltre la maschera senza denotazioni costrittive poiché essa è una col Tutto che è Uno.
Noi, riflessi nel cosmo.
Perchè ripropongo questa mostra fotograficadi Mattia Ruggeri, prorogata a tutto maggio,che in questi giorni ha vinto il premio Marconi?Eccovi una delle mie riflessioni:L’effetto acqua che nasce dalle lastre di plexigas, sovrapposte al profondo cosmo diventano specchi riflettenti, guardano colui che guarda e che è riflesso e catapultato all’interno del cosmo. Questo mi ha fatto pensare che anche qui lo specchio, come in una disciplina divinatoria, diventa rivelazione: cosmo specchio dell’uomo e viceversa. Come dice la fisica dei quanti, l’osservatore modifica l’osservato, il finito modifica l’infinito. In ogni istante l’uomo si proietta nell’infinito e la mente ricrea immagini illusorie, ma nei suoi cosmi tutto acquista senso. Non c’è più bisogno di definire, di catalogare. Si coglie l’unità, la mente può calarsi nel silenzio unitivo, senza frammentarsi, identificandosi in se stessa, quella se stessa che sta oltre la maschera senza denotazioni costrittive poiché essa è una col Tutto che è Uno.