Train Of Thought

Post N° 338


Sono più di tre mesi che non scrivo in questo spazio. Un pò per mancanza di voglia, molto per mancanza di tempo. Il fatto è che mi ha stancato. Tanto le cose da 2 anni a questa parte non sono cambiate granchè, almeno da un certo punto di vista, quello personale, che poi è il solo che ho mai trattato qui. Anzi se possibile sono peggiorate, non fosse altro perchè sono più vecchio di 2 anni e quindi ho 2 anni in meno da utilizzare a mio vantaggio. Ma vedo che intorno a me le cose cambiano mentre io sono sempre uguale, ancorato a certe ostinazioni, o paure ,o altro. Cose che dopo quasi 30 anni ormai fanno parte del mio dna e risultano difficili da estirpare come invece si potrebbe fare con un'erbaccia del giardino di casa.Vedo i miei più cari amici andare a vivere da soli, comprare casa, andare ad abitare con la ragazza, addirittura sposarsi e avere figli. Tutte cose che a me non sono concesse, almeno per ora. E succede che per 364 giorni non me ne frega un cazzo di tutto questo, ma al 365esimo giorno mi fermo e dico: mi manca qualcosa. Certo, è evidente. In 30 anni nella mia vita e nel mio modo di pensare la razionalità, la freddeza e la lucidità hanno regnato sovrane incontrastate. Ma viene il giorno in cui l'emotività cerca, pretende, esige il suo spazio in maniera prepotente e urgente.A volte penso che sia tutto già scritto. Penso che nella mia esistenza ci sia e ci sarà spazio solo per quello che faccio e non per quello che sono. Ricevo ogni giorno complimenti per il mio lavoro, per le mie intuizioni, per la mia vena creativa, ma mai nessuno per il mio essere. Molti mi invidiano questo successo. Io di nascosto invidio loro per essere gente normale, gente che invece di passare il weekend tra libri di aggiornamento professionale e partite di calcio in tv, si dedica allo shopping o alla passeggiata in centro con la ragazza.Concludo con un video di un gruppo che molti di voi non conosceranno. Si tratta di un side-project tra il cantante dei Porcupine Tree Steven Wilson e il musicista israeliano Aviv Geffen. Si chiamano BLACKFIELD, e il pezzo è l'omonimo che dà anche il titolo al loro primo album.