Sahara

Settembre 2009


 Mese di Settembre...era il 2004, ricordo bene quei giorni, faticosamente mi stavo riprendendo da una malattia feroce, malattia che quasi sempre  non lascia scampo, mentre ero in cura nel mio reparto ospedaliero si giocava al "totomorto"Si scommetteva su chi avrebbe staccato la spina la settimana dopo, il ricambio di pazienti era notevole e repentino.Molti degli amici e compagni di sventura che conobbi allora, qualche tempo dopo non li rividi piu’, nella ricerca frenetica della guarigione ognuno di noi rifiutava il concetto di morte, pur sapendo che per molti le possibilita’ di farcela fossero veramente esigue.Mi considero un miracolato , ancora oggi mi chiedo come abbia fatto ad uscirne in piedi, ancora oggi mi rammarico per quegli amici, ognuno con una storia…”il comandante” ( cosi’ lo chiamavamo) pilota aeronautico, quella ragazzina carina di 18 anni,dicevano che  forse sarebbe vissuta per un anno ancora, sempre se i chemioterapici avessero sortito il loro effetto, la signora terrorizzata e rassegnata, il ragazzo ignaro della sua sorte, con la madre impiegata nello stesso reparto di oncologia, madre che doveva dissimulare buon umore pur avendo la perfetta conoscenza della situazione, piangendo di nascosto, appartata in un angolo del corridoio, tanti altri ne ricordo, indelebili nella mia memoria.In quei giorni “lei” combatteva  una battaglia ancora piu’ disperata, 27 anni… bellissima e sfortunata, i polmoni non arrivarono mai, quel maledetto  cellulare sempre acceso, giorno e notte in attesa di uno squillo. Due anni di attesa per nulla, Marina si chiamava, la conobbi cinque anni prima, molto ho imparato da lei, gliene sono grato.Resistenza e dignità, in quei momenti hanno assurto un valore unico, universale, imprescindibile.Marina, che tempra!Una grinta che io non ho e che non ho mai più riscontrato in una persona.Quell’anno….quel mese…quei giorni furono lo spartiacque tra ciò che ero prima e cio’ che diventai dopo, sono vivo ma…una parte di me e' andata, non esiste, si puo' parzialmente morire polverizzati dagli eventi.Si dice che il tempo lenisce le ferite, sono mutato cromosomicamente forse, oppure semplicemente non mi riconosco piu'.Amo il deserto.