Trauma City Blues

La Storia di Benedetta Speranza Cap. 1: Moto Caotico


Mi chiamo Benedetta Speranza, ho 19 anni e mi sono appena diplomata allo Scinetifico. Alta 1.65, bel visino tondeggiante, occhi grandi e curiosi, la cosa che mi frega sono le tette, o meglio, le tettine. Un mio caro amico mi dice sempre, scherzosamente, che una seconda striminzita non mi porterà mai da nessuna parte ma, discorso finto-maschilista a parte, com'è possibile non dargli ragione? Avete mai sentito il detto: "chi si spoglia vince"?. Non sempre, okay, ma almeno dalla terza in su ci può provare. Io non ci provo nemmeno, sebbene ami a dismisura il mondo dello spettacolo.Non fraintendetemi: il mio obiettivo è quello della macchina da presa, non certamente diventare velina, showgirl o Diva dei Reality. Ho già troppo buonsenso per queste cose, io!La parola "Regista" è ancora troppo grossa per me, ma diciamo che sento di avere le carte in regola per poter intraprendere, se non proprio quella specifica strada, almeno la carriera di sceneggiatrice. Ecchediamine! Almeno so scrivere!Okay, le cose ad oggi stanno così. I miei due vecchi fanno parte della Nuova Fascia di Reddito stabilita dal Governo, quella cioè che prevede due stipendi (uno pieno e uno part-time), zero agevolazioni da parte dello Stato e 1 figlio/a ancora a carico. Secondo la legge ce la dovremmo cavare alla grande. In realtà ecco a voi un'altra felice famigliola di Nuovi Poveri. Per fortuna nessuno di noi è allergico alla polvere, perché a breve, senza aiuto, è proprio li che ci ritroveremo a strisciare.Conseguenza: per aiutare mamy e papy ho accantonato momentaneamente le mie aspirazioni e mi sono messa a cercare lavoro. Obiettivo a breve termine: racimolare qualche soldino per contribuire alle spese famigliari e potermi iscrivere al corso di cinematografia della più vicina università utile. Sono abbastanza stufa di pesare sulle spalle dei miei. Ad ogni modo, siccome abito in uno sperduto paesino della terza cintura di comuni di una piccola e anch'essa sperduta cittadina, la prima università utile dista circa trecento chilometri. I sogni son duri a morire, ma mi sa che sono di pù quelli che alla fine schiattano per mancanza di prospettive.Tre mesi fa mi sono iscritta come tanti altri a un'agenzia per l'impiego, tuffandomi quasi senza rendermene conto nella bolgia del precariato. Da allora è iniziato quello che ormai chiamo affettuosamente, ma non senza quotidiana incazzatura, il mio "Moto Caotico", un via vai tacito e rassegnato da un posto di lavoro a un altro.In circa tre mesi sono diventata: addetta alle pulizie per una Cooperativa di Sfruttamento (15 giorni, unico stipendio + liquidazione ammontante a... non lo dico perché mi vergogno a nome loro); operatrice di macchine per la confezione di prodotti da forno (due mesi, buono stipendio, ma assolutamente zero prospettive per il futuro, leggasi: se le vendite dei crackers non salgono di un buon 15% non mi ricontatteranno, e fanculo a tutti!); centralinista di call center (15 giorni, stipendio antisindacale ma in qualche modo ANCHE legale, incentivi IMPOSSIBILI da ottenere se non lavorando in straoridnario non retribuito).Ecco, è così che inizia la mia storia. Non ci faranno mai un film perché non è nulla di eccezionale: trama trita e ritrita e budget ridotto all'osso.E poi, a chi vuoi che interessino ancora le storie sulla gente comune?Il pubblico vuole vedere due cose: Sesso e Violenza oppure storie di estrema miseria e povertà. Ma noi, con uno stipendio e mezzo e uno sputo, ce la caviamo egregiamente. Non è vero?