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Derivati, quasi una parolaccia


Di questi tempi, la parola “derivati” suscita sospetti di chissà quali frodi finanziarie. Ma di che si parla? Nel linguaggio della finanza è strumento derivato ogni titolo quotato sul valore di mercato di altri beni detti sottostanti (azioni, indici, valute, ecc.). I derivati si contrattano soprattutto nell’over the counter, mercati alternativi alle borse vere e proprie creati da istituzioni finanziarie e da professionisti tramite computer e reti telefoniche. Tali mercati non sono di solito regolamentati e quindi soggetti a speculazioni con possibili effetti rovinosi per gli investitori. Gli alti e bassi dei derivati non dipendono dall’andamento della economia reale (quella per intenderci delle società che producono per esempio automobili, elettrodomestici, rubinetti e altro) ma dalla scommessa sul valore dei sottostanti a una certa data (es. quotazione del petrolio). Qui entrano in gioco i futures, transazioni che si fanno al computer; ma non è il caso di complicare un discorso già difficile per i non iniziati. Per chi mastica di inglese e vuole approfondire può andare sui motori ricerca e digitare OTC (over the counter) e future value (FV).