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Dichiarazioni fiscali: le novità 2010 per le famiglie numerose

Post n°511 pubblicato il 01 Aprile 2010 da sosfamiglienumerose

Di seguito le principali novità dei modelli dichiarativi 2010, approvati dai diversi provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate pubblicati nelle scorse settimane.

CUD/2010
Il modello di certificazione unica dei redditi, consegnato al lavoratore entro il primo marzo 2010, viene usato per certificare redditi di lavoro dipendente, equiparati ed assimilati, le ritenute d’acconto operate nonché le detrazioni effettuate.

Dati generali
Nella parte A è inserito il rigo “Data di iscrizione al fondo” (punto 9), informazione che, nel caso in cui esistano pluralità di rapporti di lavoro, permette ai sostituti di imposta di conoscere con una certa facilità ed immediatezza la posizione del contribuente, per poter calcolare i maggiori contributi previdenziali riconoscibili ai lavoratori di prima occupazione.

Dati fiscali
Nella parte B la novità riguarda l’indicazione autonoma dell’eventuale credito per famiglie numerose recuperato e il credito per canoni di locazione recuperato. Lo scorso anno tali informazioni venivano fornite nel punto 5.
Al punto 50 trova spazio la detrazione attribuita al personale del comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico, unito al punto 51 nel quale viene inserito il compenso erogato al comparto sicurezza su cui calcolare la detrazione spettante.
Un’importante novità riguarda il così detto “bonus famiglia”, ovvero la sezione nella quale è possibile indicare l’importo dell’agevolazione erogata dal sostituto d’imposta attribuito in relazione al numero dei componenti del nucleo famigliare, degli eventuali portatori di handicap e del reddito complessivo familiare.
I punti dal 132 al 135 riguardano l’esposizione di dati relativi al trattamento di fine rapporto; l’indicazione deve essere analitica e prevede l’indicazione dell’importo Tfr rimasto in azienda fino al 31/12/2000 e dal 2001 al 31/12/2009, per offrire al sostituto di imposta un quadro chiaro del Tfr maturato e accantonato in azienda o versato ad un fondo di previdenza.
Infine, nella parte dedicata alle annotazioni, è introdotto l’obbligo di indicare tutti i dati dei familiari per i quali il lavoratore ha goduto, nel periodo di imposta, delle detrazioni fiscali; per ogni familiare deve essere indicato il grado di parentela, il codice fiscale, il numero dei mesi a carico, se si tratta di un figlio di età inferiore ai 3 anni la percentuale di detrazione spettante per famiglie numerose.

 
 
 

Famiglia, i figli costano troppo Cifs: "In Italia sostegni al minimo

Post n°510 pubblicato il 25 Marzo 2010 da sosfamiglienumerose

Famiglia, i figli costano troppo Cifs:  

I figli costano. Ma in Italia costano più che altrove, e diventano spesso un lusso. A metterlo in evidenza è il Rapporto famiglia Cisf 2009, secondo cui "le politiche messe in campo dall'Italia non solo non riconoscono i costi sostenuti dalla famiglia, ma penalizzano la famiglia che ha figli, e la penalizzano chi ne ha di più".

L'indagine del Centro Internazionale Studi Famiglia (Cisf) si è basata su 4 mila interviste e su un campione statisticamente rappresentativo delle famiglie italiane. Così è stato stimato che la spesa media mensile per i figli a carico è il 35,3 per cento della spesa familiare totale e rispetto all'equità fiscale verso la famiglia. Il costo mensile di mantenimento di un figlio per i soli beni indispensabili in termini assoluti per la classe di età 0-5 anni è infatti uguale a 317 euro e corrisponde a un costo di mantenimento di circa 3.800 euro annui. In media però, il costo di accrescimento di un figlio (che comprende il costo di mantenimento) è di 798 euro al mese. Le famiglie benestanti, poi, spendono per i figli circa l'83 per cento in più delle famiglie povere. 

Secondo il Cifs insomma "la spesa sociale a favore della famiglia e bambini in Italia è solo all'1,1 per cento del Pil (dati 2005), rispetto al 2,5 per cento della Francia e il 3,2 per cento della Germania. Poiché un punto di Pil italiano vale 15,7 miliardi di euro (2008), colmare il divario rispetto alla Francia comporta una riallocazione di spesa pari a 22 miliardi di euro, che rappresenta una cifra impegnativa ma 'possibile', con un elevato rendimento sociale". 

Dai dati Istat, spiega il Rapporto, emerge come non tutte le famiglie con figli siano in grado di garantire il mantenimento di uno standard di vita ritenuto 'accettabile'. Il rischio di collocarsi sotto questo standard e, quindi, di vivere in condizioni di 'povertà assoluta', aumenta al crescere del numero di figli. In particolare si osserva un evidente aumento del rischio per le famiglie numerose: quando nella famiglia ci sono almeno tre figli l'incidenza di povertà assoluta è doppia (8 per cento) rispetto a quella calcolata per il complesso delle famiglie italiane (4,1 per cento) e tripla rispetto a quella stimata per le coppie con un solo figlio (2,6 per cento). 
L'augurio è che nasca una "politica non solo delle istituzioni pubbliche, ma anche di quelle private che sia orientata ai figli". Secondo il rapporto "occorre quindi un nuovo 'welfare relazionale' per i figli, impostare cioé le politiche pubbliche con un concetto relazionale, che si occupi delle nuove generazioni. Le nuove generazioni sono figlie di famiglie a cui bisogna dare l'attenzione che meritano. Lo Stato deve farsi carico di un equilibrato ricambio generazionale, che includa gli immigrati, e sia generativo delle nuove generazioni". La popolazione italiana, quindi, conclude il rapporto Cisf, "sopravvive decentemente proprio perché rinuncia ad avere figli".
 
 
 

Usa, abusò di 200 bambini. Il Nyt: «Il Papa e Bertone lo coprirono». Sit-in contro Ratzinger

Post n°509 pubblicato il 25 Marzo 2010 da sosfamiglienumerose


La salute precaria di padre Murphy e la mancanza di nuove accuse nei suoi confronti sono stati elementi determinanti nella decisione di non punirlo. È quanto ha commentato al New York Times il portavoce del Vaticano, padre Federico Lombardi, riferendosi al caso di pedofilia, rivelato dallo stesso giornale, che ha coinvolto un prete del Wisconsin e almeno 200 bambini sordi. Un caso che, secondo documenti ottenuti dal New York Times, il cardinale Joseph Ratzinger, attuale Papa Benedetto XVI, e il cardinale Tarcisio Bertone, attuale segretario di Stato Vaticano, preferirono non rivelare. In Piazza San Pietro, un piccolo gruppo delle vittime Usa dei preti pedofili ha protestato in piazza San Pietro. L'Osservatore Romano: "Sul caso di padre Murphy non vi è stato alcun insabbiamento".

Secondo il quotidiano della Santa Sede, la ricostruzione fatta della vicenda è «funzionale all'evidente e ignobile intento di arrivare a colpire, a ogni costo, Benedetto XVI e i suoi più stretti collaboratori».«Come si può facilmente dedurre anche leggendo la ricostruzione fatta dal New York Times, sul caso di padre Murphy non vi è stato alcun insabbiamento», afferma l'Osservatore Romano. «E ciò viene confermato dalla documentazione che si accompagna all'articolo in questione, nella quale figura anche la lettera che padre Murphy scrisse nel 1998 all'allora cardinale Ratzinger chiedendo che il procedimento canonico venisse interrotto a causa del suo grave stato di salute». Bertone invitò comunque «l'ordinario di Milwaukee a esperire tutte le misure pastorali previste dal canone 1341 per ottenere la riparazione dello scandalo e il ristabilimento della giustizia». Finalità, queste ultime, secondo il giornale vaticano «che vengono indiscutibilmente ribadite dal Papa, come dimostra la recente Lettera pastorale ai cattolici d'Irlanda».

Padre Murphy, è detto in un comunicato di Padre Lombardi citato dal New York Times, ha certamente abusato di bambini «particolarmente vulnerabili» e violato la legge. Si tratta di «un caso tragico», ha aggiunto. 

Lombardi ha però sottolineato che il Vaticano è stato messo a conoscenza del caso solo nel 1996, anni dopo la fine delle indagini. Sui motivi per i quali padre Murphy non sia mai stato punito riducendolo allo stato laicale, il portavoce ha risposto che «il diritto canonico non prevede punizioni automatiche». Ha quindi aggiunto che la precaria salute di padre Murphy e la mancanza di nuove accuse nei suoi confronti sono stati elementi determinanti nella decisione. Padre Murphy è morto nel 1998, due anni dopo che il Vaticano venne a conoscenza del caso.

Volantinaggio contro Ratzinger a San Pietro  Un piccolo gruppo di vittime dei preti pedofilia ha improvvisato stamane una conferenza stampa in piazza Pio XII, adiacente a piazza San Pietro, per denunciare la copertura dei vescovi e del Vaticano degli abusi sessuali dei decenni passati. I quattro rappresentanti dello Snap - Survivors Network of those Abused by Priests - e i loro assistenti sono stati fermati dalla polizia che hanno chiesto i loro documenti e li hanno portati al vicino commissariato di Borgo.

 
 
 

Bonus famiglia. Erogati già 1,6 miliardi di euro

Post n°508 pubblicato il 14 Marzo 2010 da sosfamiglienumerose

Entro marzo gli ultimi pagamenti. Più di quattro milioni di domande soddisfatte nei primi mesi del 2009E' andata bene l'operazione "bonus famiglia", l'agevolazione straordinaria a favore dei nuclei familiari a basso reddito messa in campo dal decreto legge n. 185 del 2008. Le richieste - che hanno avuto come ultima scadenza il 30 settembre 2009 con il modello Unico - hanno sfiorato i cinque milioni, per un valore complessivo di 1 miliardo e 685 milioni di euro.Più di 4 milioni di domande, per un valore vicino al miliardo e mezzo di euro, sono state già pagate nei primi mesi del 2009 dai datori di lavoro, dagli enti pensionistici e in compensazione delle imposte dovute.Sempre nel 2009, sono state verificate più di 300mila richieste di bonus, presentate direttamente all'Agenzia, e i cittadini hanno ricevuto i pagamenti nel mese di gennaio. E' stato così soddisfatto il 95,2% dei richiedenti. Percentuale destinata a crescere dal momento che in queste settimane termineranno gli incroci del Fisco per accertare eventuali irregolarità e concludere così l'operazione entro il mese di marzo.Il bonus prevede l'erogazione di un importo che varia da un minimo di 200 euro, per i pensionati unici componenti del nucleo familiare, fino a un massimo di 1.000 euro, nel caso di nucleo composto da oltre cinque componenti oppure in presenza di un portatore di handicap.La somma è stata concessa al richiedente, che deve essere residente in Italia, in ragione della presenza di determinati redditi (lavoro dipendente, assimilati o pensione) in capo al nucleo familiare per l'anno 2008, cui deve corrispondere, proporzionalmente al numero dei componenti, un reddito complessivo massimo dell'intero nucleo familiare (ad esempio, 500 euro per il nucleo familiare di quattro componenti con un reddito complessivo familiare non superiore a 20mila euro).I contribuenti potevano scegliere se richiedere il bonus avendo come base di riferimento l'anno d'imposta 2007 o 2008 (se il peggioramento delle condizioni economiche è subentrato nel 2008).Il bonus doveva essere richiesto in prima battuta direttamente ai sostituti d'imposta (enti pensionistici per i titolari di reddito da pensione e datori di lavoro per i titolari di reddito da lavoro) usando il modello messo a disposizione dall'Agenzia delle Entrate.I sostituti hanno pagato il bonus entro il mese di marzo 2009.Soltanto a chi ha optato per le condizioni relative all'anno 2008 è stata data facoltà di richiedere il bonus anche in dichiarazione (modello 730/2009 o Unico 2009).Tale facoltà ha consentito, nel caso di presentazione tramite modello 730/2009, di percepire il bonus dal sostituto in busta paga a luglio 2009 oppure di compensarlo, come per i rimborsi delle imposte dovute.Nell'ipotesi di richiesta tramite Unico/2009, il bonus poteva, invece, essere utilizzato per pagare l'imposta Irpef dovuta (con la compensazione è stato soddisfatto il 59,4% dell'importo pari al 63,1% del numero dei richiedenti tramite Unico).La restante parte dei bonus richiesti tramite Unico sarà pagata entro il prossimo mese di marzo.Come ultima modalità era prevista la possibilità di presentare istanza direttamente presso l'Agenzia delle Entrate con termini diversi a seconda dell'anno di riferimento prescelto e, comunque, al più tardi, per l'anno 2008, entro il termine di presentazione del modello Unico (30 settembre 2009). Stato delle erogazioni effettuate sulla base della modalità di richiesta prescelta dal contribuente beneficiario del bonusI bonus richiesti al sostituto d'imposta sono stati soddisfatti per un totale di oltre 3 milioni di richieste.Con riferimento al 730/2009 e all'Unico/2009, il bonus, come anticipato, è stato già erogato, o in busta paga/compensazione (730) oppure attraverso il meccanismo compensativo (Unico).Con riferimento alle istanze presentate direttamente all'Agenzia delle Entrate, le stesse sono state sottoposte a controlli automatizzati che hanno consentito di erogare l'85% delle istanze aventi come anno di riferimento il 2007, mentre le restanti sono in corso di ulteriore controllo.Infatti, sono stati riscontrate irregolarità per mancato superamento dei controlli reddituali o per eventuali duplicazioni, come nel caso di marito e moglie che hanno presentato due istanze diverse per lo stesso nucleo familiare oppure contribuenti che hanno richiesto il bonus sia tramite modello dichiarativo sia mediante modello all'Agenzia delle Entrate.Le istanze aventi come anno di riferimento il 2008 che, si rammenta, sono state accolte fino al termine ultimo del 30 settembre 2009, saranno erogate entro marzo 2010 in quanto i dati reddituali relativi non erano ancora disponibili alla data del precedente ordinativo e anche perché occorre verificare una eventuale duplicazione di richieste con le istanze afferenti il 2007.Anche in questo caso, si è trattato di verificare eventuali duplicazioni di richieste tra soggetti diversi ma componenti del medesimo nucleo familiare al quale, quindi, il bonus andava erogato un'unica volta.Le istanze che risulteranno ancora irregolari a seguito di questi ulteriori controlli automatizzati, con riferimento sia al 2007 sia al 2008, verranno trattate dagli uffici, che valuteranno caso per caso la spettanza del bonus.

 
 
 

Problemi con i pidocchi?

Post n°507 pubblicato il 14 Marzo 2010 da sosfamiglienumerose

Numerosi studi hanno dimostrato che le ispezioni delle teste dei bambini in ambito scolastico, non hanno ottenuto una riduzione dell’incidenza della pediculosi, mentre risulta efficace il controllo continuo dei genitori sul capo dei figli anche quando non sono stati segnalati casi.
I genitori infatti, se ben informati e in grado di rilevare la presenza di parassiti o uova tra i capelli, svolgono un ruolo fondamentale nel controllo della pediculosi e nel limitare il rischio di epidemie.


Il modo più sicuro per prevenire i pidocchi è osservare almeno tre volte a settimana lo stato del cuoio capelluto, soprattutto all'altezza della nuca, dietro e sopra le orecchie.
Si deve procedere al trattamento solo nel caso in cui si riscontrasse l’effettiva presenza dell’infestazione; per infestazione da pidocchi si intende la presenza di almeno un pidocchio vivo.

È più semplice individuare le lendini rispetto al parassita, in quanto queste sono più grandi, tuttavia è molto difficile individuare anch’esse in quanto sono poco più piccole di una capocchia di spillo. 
Per questo motivo, è importante cercarle con pazienza, dedicando molto tempo all'osservazione del capo, ciocca per ciocca, con l'aiuto di un pettine a denti fitti; è utile porsi in un luogo illuminato, evitando però la luce diretta. 
Le lendini hanno un aspetto allungato, sono traslucide, di colore bianco o marrone chiaro e si trovano a breve distanza dal cuoio capelluto, per questo bisogna stare attenti a non confonderle con la forfora. 
A differenza di questa, che si elimina facilmente con un pettine, le lendini stanno tenacemente attaccate al capello tramite una particolare sostanza adesiva.

- L’uso sistematico di un pettine deovulante, cioè un pettine con i denti distanziati meno di 0.3 mm tra loro in grado di trattenere anche le lendini, è un valido aiuto non solo nella rimozione, ma anche nella prevenzione della pediculosi, in quanto facilita l’identificazione dei parassiti, rimanendo questi impigliati tra i denti.

- Inoltre è possibile limitare il rischio di contagio utilizzando costantemente dei prodotti specifici, capaci di creare un ambiente sfavorevole all’insediamento dei parassiti (abbassando il ph della cute) e di facilitare il distacco delle lendini dallo stelo dei capelli (cristallizzando il capello).

- È bene sottolineare che tagliare i capelli, lavarli e spazzolarli frequentemente non sono metodi di prevenzione, né combattono l'infestazione.

- È stato accertato che gli animali non hanno alcun ruolo nella trasmissione della pediculosi.

 
 
 

L’allattamento protegge le donne dalla malattia cardiovascolare

Post n°506 pubblicato il 14 Marzo 2010 da sosfamiglienumerose

La durata dell’allattamento appare influenzare l’insorgenza di eventi cardiovascolari nelle donne dopo l’età fertile.Anche da lavori precedenti era emerso che le donne che allattano hanno profili cardiometabolici più favorevoli ( aumento del colesterolo HDL, bassi livelli di glicemia e trigliceridi ) rispetto a quelle che non allattano.I dati di Stuebe sono anche consistenti con la recente dimostrazione che gli effetti favorevoli sui profili di fattori di rischio persistono anche dopo lo svezzamento.In particolare, in media dopo 13 mesi dallo svezzamento, i livelli plasmatici di colesterolo HDL si sono rivelati 6 mg/dL più alti tra le donne che avevano allattato per più di 3 mesi rispetto a quelle che lo avevano fatto per un periodo inferiore ai 3 mesi, dopo aggiustamento per misure pre-concepimento e altri fattori confondenti.Nella stessa coorte, una più lunga durata dell’allattamento è risultata associata a una tendenza non-significativa verso una più ridotta circonferenza vita e verso livelli più bassi di peso corporeo, trigliceridi a digiuno, colesterolo LDL e glicemia.Un altro studio longitudinale ha mostrato che livelli più elevati di colesterolo HDL post-partum sono mantenuti anche dopo 2 mesi dallo svezzamento, mentre la diminuzione di trigliceridi, colesterolo LDL e glicemia non perdura dopo lo svezzamento.Nell’analisi della coorte del Nurse's Health Study, Stuebe e colleghi hanno messo in luce che rispetto alle donne che non hanno mai allattato, quelle che hanno allattato per oltre 2 anni presentano un’incidenza del 23% più bassa di infarto del miocardio decenni più tardi.L’associazione protettiva è stata riscontrata soprattutto per le donne di età maggiore o uguale a 50 anni che avevano partorito nei 30 anni precedenti, ed è risultata caratterizzata da un effetto soglia a 24 mesi di allattamento, piuttosto che da riduzione lineare inversa graduata nel rischio con l’aumento della durata cumulativa dell’allattamento.Sia il numero di figli sia la lunghezza media dell’allattamento per nascita potrebbero aver influenzato l’associazione protettiva in questa coorte.Benchè il 60% della coorte abbia partorito almeno 3 figli, il 70% ha allattato per un totale di 6 mesi. Di conseguenza, per le primipare e le donne appartenenti ad altri gruppi di parità potrebbe essere stata bassa la probabilità di allattare per oltre 2 anni, e quindi i dati dello studio forniscono informazioni sullo stato di rischio tra multipare che in genere hanno allattato per un periodo inferiore a 2 anni per ogni parto.Rimane da chiarire se una durata più estesa dell’allattamento in 1 o 2 gravidanze conferisca la stessa protezione di periodi multipli di più breve durata distribuiti su diverse gravidanze.Gli Autori hanno ammesso di non essere stati in grado di determinare se l’associazione protettiva tra allattamento e rischio di coronaropatia variasse in base al numero di figli a causa della scarsità di dati relativi a gruppi a bassa parità e categorie di durata dell’allattamento.È particolarmente importante capire se l’associazione tra allattamento e coronaropatia possa variare in base al numero di figli dal momento che gli Autori avevano precedentemente riportato che un allattamento maggiore o uguale a 4 mesi è associato a una riduzione del 25% di diabete mellito di tipo 2 nella stessa coorte, come riferito dalle persone coinvolte nello studio.Studi epidemiologici trasversali hanno anche dimostrato che l’allattamento potrebbe avere benefici a lungo termine per la salute cardiometabolica delle donne.In questi studi, un mese di allattamento o aver allattato sono risultati associati a odds più bassi del 21-22% sulla prevalenza di sindrome metabolica nelle donne di mezza età e da anziane.Ciò che è degno di nota circa i dati di questi studi è che una durata inferiore dell’allattamento è risultata associata a più bassi rischi di malattia tra le donne negli anni successivi.Per gli studi sull’associazione allattamento-malattia, un bias di selezione costituisce una possibile fonte di confondimento poichè è più probabile che le donne che decidono di allattare i propri figli godano di un migliore stato di salute e adottino stili di vita più salutari rispetto alle donne che decidono di allattare artificialmente. Inoltre, un’altra limitazione di questi studi è che nessuno ha misurato i fattori di rischio prima della gravidanza o ha riportato complicazioni della gravidanza.La misurazione di fattori di rischio pre-concepimento o post-parto e la classificazione delle complicanze della gravidanza ( pre-eclampsia, diabete gestazionale ) potrebbero ridurre il confondimento nell’associazione allattamento-malattia.Dal momento che la maggior parte degli studi è stata condotta soprattutto in donne caucasiche non è chiaro se i risultati su allattamento e coronaropatia possano essere generalizzati a gruppi multietnici/multirazziali o a donne con un numero minore di parti, ma con periodi di allattamento per parto più lunghi.Queste considerazioni mettono in luce l’importanza di chiarire i meccanismi attraverso i quali l’allattamento potrebbe influenzare i fattori di rischio di malattia cardiovascolare.Le donne che allattano mostrano livelli inferiori di glicemia e insulinemia, un profilo lipidico meno aterogenico, un declino post-partum più rapido dei livelli di colesterolo totale e di trigliceridi, e una mobilizzazione della massa grassa maggiore durante il primo anno dopo il parto rispetto alle donne che non allattano.Nelle donne brasiliane a 12-18 mesi dopo il parto ( 67% ancora in fase di allattamento ) un prolungamento dell’allattamento è risultato associato a una minore area sotto la curva per l’insulina, probabilmente a protezione della futura secrezione insulinica.Questi effetti favorevoli sui fattori di rischio potrebbero non essere mediati dalla perdita di peso, date le prove contrastanti circa l’allattamento e il mantenimento del peso dopo il parto.Una possibile spiegazione si basa sul fatto che l’allattamento possa ridurre l’adiposità centrale dal momento che il grasso è preferenzialmente mobilizzato dalle regioni soprailiache e sottoscapolare.Pochi studi hanno valutato se questi effetti favorevoli persistono dopo lo svezzamento o controllati per il confondi mento, ad esempio, da stili di vita e aumento di peso.Poichè Stuebe e colleghi non hanno misurato i cambiamenti nei fattori di rischio per la malattia coronarica, ( lipidi e indici metabolici ) non è possibile determinare i meccanismi che spiegano le associazioni protettive osservate.Il miglioramento dei tassi di allattamento ha potenzialmente un impatto positivo sulla salute della donna e l’allattamento al seno potrebbe avere effetti benefici sulla salute a lungo termine sia per le madri sia per i bambini.L’allattamento ha effetti favorevoli sui livelli di fattori di rischio cardiometabolico che persistono dopo lo svezzamento e potrebbero ridurre il rischio di sviluppare coronaropatia e diabete mellito di tipo 2 nelle fasi centrali o avanzate della vita.Tuttavia non sono disponibili dati all’interno della stessa coorte che leghino direttamente l’allattamento a cambiamenti persistenti nei fattori di rischio cardiometabolico ( livelli plasmatici di lipidi, glucosio e insulina, e adiposità centrale ), nella malattia subclinica o negli eventi di malattia.Questi dati sono risultati in larga misura inutilizzabili a causa dell’ampio periodo di tempo tra gli anni fertili e l’insorgenza di coronaropatia nelle donne. ( Xagena2009 )

 
 
 

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Post n°505 pubblicato il 14 Marzo 2010 da sosfamiglienumerose

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Buoni vacanza: Tutelano davvero le fasce più deboli?

Post n°504 pubblicato il 11 Marzo 2010 da sosfamiglienumerose

Gia' dallo scorso novembre si possono utilizzare i cosiddettibuoni vacanza, un aiuto del Governo all'industria turistica e ai cittadini con basso reddito. Il criterio per usufruirne e' il reddito della famiglia, che riceve un bonus da integrare a proprie spese per fruire della vacanza.

Per "nucleo familiare" si intendono i soggetti componenti la famiglia anagrafica cosi' come risulta in Comune, per cui si ha un paradosso che contraddice lo spirito della legge: non possono utilizzare i bonus quei minori in stato di abbandono che, per tutelarne il benessere psico-fisico, vengono dallo Stato affidati alle cure di case famiglia o di terzi affidatari. Sorge quindi un dubbio: se i bonus sono stati fatti per aiutare l'industria del turismo e le fasce deboli, perche' proprio i piu' deboli tra questi ultimi ne sono esclusi?

Per queste ragioni, col senatore Marco Perduca, ho rivolto un'interrogazione al Ministro del Turismo, per sapere se intenda con urgenza rimodulare l'iniziativa dei Buoni Vacanza in modo tale da eliminare le discriminazioni di fatto vigenti nei confronti dei minori abbandonati e permettendo alle strutture che li ospitano di fruire di tali opportunita'.

 
 
 

Valle d'Aosta Bonus riscaldamento, parere negativo dei sindaci per problemi organizzativi dei comuni

Post n°503 pubblicato il 11 Marzo 2010 da sosfamiglienumerose
 

I sindaci valdostani, nell’ultima assemblea del Cpel, hanno espresso parere negativo alla proposta della Giunta relativa alle disposizioni in materia di sostegno economico delle famiglie con un concorso alle spese per il riscaldamento domestico. In particolare, si legge in un comunicato stampa del Cpel "l’assemblea ha evidenziato alcune difficoltà di mero tipo gestionale connesse alla ricezione delle domande negli uffici comunali". Le domande per l’ottenimento del bonus riscaldamento andranno, infatti, presentate dal 31 marzo in avanti, negli uffici comunali. Ed è proprio qui, secondo i sindaci che nasce il problema.“L’assemblea – dice il vicesindaco di Aosta, Marino Guglielminotti Gaiet – ha espresso a larga maggioranza un parere negativo. I problemi sono soprattutto di tipo organizzativo, noi non abbiamo personale da dirottare agli sportelli per il bonus. La criticità è sentita non solo da Aosta, ma da tutti i comuni di medie dimensioni". In sostanza i comuni sono disposti a farsi carico del servizio, ma chiedono un aiuto organizzativo e di risorse del personale alla Regione. Augusto Rollandin assicura che con il Cpel e con l’assemblea dei sindaci non c’è stato nessuno screzio “solo un malinteso. Prosegue il rapporto di collaborazione. Adesso stiamo lavorando per aprire un front office ad Aosta”.

 
 
 

Regione Lombardia. Domande per il “Buono famiglia” fino al 19 marzo

Post n°502 pubblicato il 11 Marzo 2010 da sosfamiglienumerose

Regione Lombardia. Domande per il “Buono famiglia” fino al 19 marzo. Buono famiglia 2010. Misure anticrisi per le imprese e le famiglie. Ci sarà tempo fino al 19 marzo per richiedere il “Buono famiglia 2010″, presentando la domandapresso le ASL. La Giunta regionale ha infatti deciso oggi, su proposta dell’assessore alla Famiglia e Solidarietà sociale, di spostare i termini della presentazione delle domande dal 5 al 19 marzo prossimo.

Il “Buono famiglia” è il contributo di 1.300 euro a favore dei nuclei a basso reddito che hanno a carico anziani ricoverati in case di riposo o disabili in residenze assistenziali, che presentino almeno una delle seguenti due condizioni: avere nel proprio nucleo familiare almeno un figlio, anche in affido, minorenne e un indicatore della situazione di reddito familiare (ISR) non superiore a 22.000 euro, o percepire ammortizzatori sociali a causa dell’ interruzione sospensione del rapporto di lavoro.

“Abbiamo riaperto i termini – spiega l’ assessore – perché prevediamo che al 5 marzo, data di scadenza per presentare le domande, saranno ancora disponibili parte delle risorse stanziate. In queste prime due settimane di apertura infatti sono arrivate alle ASL numerose richieste da parte di cittadini lombardi, che pur sostenendo il pagamento della retta di un familiare ricoverato in una struttura residenziale (RSA, RSD e CSS), non rientrano però nelle condizioni previste dalla normativa regionale per ottenere il buono. Abbiamo così deciso che potranno presentare domanda non solo le famiglie con figli minorenni ma anche quelle che non ne hanno o che hanno figli maggiorennipurché sostengano il pagamento della retta di un familiare ricoverato in una struttura residenziale (RSA, RSD, CSS) e che hanno un indicatore della situazione di reddito familiare (ISR) non superiore a 22.000 euro”.

Queste ultime domande verranno comunque finanziate dopo che saranno esaurite le domande presentate dalle famiglie con figli minorenni.

 
 
 

BONUS BEBÈ 2010 come funziona e come si richiede

Post n°501 pubblicato il 04 Febbraio 2010 da sosfamiglienumerose
 

Dal 1 gennaio 2010 riparte il finanziamento agevolato per i bambini in seguito al Piano Anticrisi varato dal Governo.Il prestito bebè ammonta a un importo massimo di 5000 euro destinato a ogni bambino nato o adottato nel 2009, nel 2010 o nel 2011.Il prestito dovrà essere restituito nell’arco di cinque anni: richiederlo è molto semplice.E’ sufficiente rivolgersi direttamente agli istituti di credito che aderiscono all’iniziativa.Le banche aderenti riceveranno in cambio una garanzia di rimborso dal fondo per le politiche della famiglia, fondo che andrà a coprire fino al 75% dell’eventuale insolvenza. Sono stati stanziati in totale 25 milioni di euro.Il finanziamento agevolato è definito tale in quanto le famiglie potranno restituire l’importo con un tasso fisso del 4,80%, un tasso che è pari alla metà di quello che in genere vanno ad applicare le banche.Ulteriore agevolazione per tutte quelle famiglie che hanno bambini affetti da malattie rare.In tal caso la percentuale del rimborso andrà a coprire solo il 50% dell’importo totale.Un’iniziativa volta ad aiutare le famiglie soprattutto in un momento di difficoltà e crisi economica come quella attuale.fonte: http://risparmiare.coninternet.net/bebe/

 
 
 

SOCIAL CARD 2010 cosa cambia

Post n°500 pubblicato il 04 Febbraio 2010 da sosfamiglienumerose

Le somme restano le stesse, 80 euro ogni bimestre, ma le carte prelevate dalle Poste saranno già cariche. Questo per evitare l’inconveniente di fare la spesa, recarsi alla cassa e scoprire che la carta è inutilizzabile, come è accaduto effettivamente l’anno scorso. Una bella umiliazione dover riporre ciò che si era acquistato per l’inadempienza di chi avrebbe dovuto provvedere a rendere immediatamente usufruibili le card! Inoltre, mentre l’anno scorso i soldi della card dovevano essere spesi entro il bimestre (dopodiché tornavano al Tesoro), questa volta i soldi caricati sulla card potranno essere spesi entro un anno dall’erogazione. In aggiunta, le famiglie che utilizzano gas naturale o GPL per il riscaldamento, l’acqua calda o la cucina avranno un contributo aggiuntivo di 20 euro, offerto dall’Eni, fino ad esaurimento dei fondi erogati dalla società (200milioni) Per la social card il tesoro ha a disposizione 900 milioni di euro

  • requisiti necessari per ottenere la carta acquisti: cittadini di età uguale o maggiore di 65 anni o di età inferiore a 3 anni (su richiesta dei genitori, del tutore o dell'affidatario) e, in entrambi i casi, con reddito inferiore a 6.000 euro oppure di età pari o superiore a 70 anni e reddito inferiore a 8.000 euro;
  • modalità di presentazione della domanda;
  • modalità di accredito e di ricarica (trimestrale per il 2008, bimestrale dal 1° gennaio 2009);
  • controllo periodico dei requisiti.

Per quanto riguarda i criteri e le modalità di individuazione dei titolari della Carta Acquisti si veda anche il Decreto del Ministero dell'Economia e delle finanze 16 settembre 2008, pubblicato in Gazzetta Ufficiale 1° dicembre 2008, n. 281.

 
 
 

LOMBARDIA Un assegno da 1300 euro per le famiglie in difficoltà

Post n°498 pubblicato il 04 Febbraio 2010 da sosfamiglienumerose

Ammonta a 27 milioni di euro il pacchetto 2010 di interventi per le famiglie, per il sostegno alla maternità e per il contrasto al disagio femminile e all'abbandono scolastico messo a punto dalla Regione Lombardia con l'accordo, a differenza dello scorso anno, di tutte le sigle sindacali regionali e di categoria. Nel dettaglio il "Buono famiglia 2010" ammonta a 17 milioni di euro, pari a un contributo di 1.300 euro che verrà corrisposto in un'unica soluzione, ed è riservato alla famiglie residenti in Lombardia che si fanno carico della retta di un familiare, anziano o disabile, ricoverato in una struttura residenziale e che abbiano almeno un figlio minorenne e un reddito familiare, calcolato con i parametri Isr, non superiore a 22mila euro, oppure che percepiscano ammortizzatori sociali.A queste caratteristiche, secondo i calcoli della Regione, rispondono circa 13-14 mila famiglie, ma ha assicurato il presidente Roberto Formigoni "nessuno sarò escluso anche se le famiglie dovessero risultare più numerose rispetto alle nostre stime". La domanda va presentata presso gli sportelli territoriali delle Asl dal 15 febbraio al 5 marzo e la Regione effettuerà controlli a campione su almeno il 15% delle richieste.

 
 
 

BUONI VACANZE: ecco come ottenerli

Post n°497 pubblicato il 04 Febbraio 2010 da sosfamiglienumerose


Dal 20 gennaio 2010 è possibile prenotare i buoni vacanza che saranno validi fino al 30 giugno 2010.

E' stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 25 novembre scorso il decreto del Dipartimento per lo sviluppo e la competività del turismo che stabilisce le modalità operative del programma buoni vacanza. Allegato al decreto, il modulo di richiesta del contributo statale con le condizioni di utilizzo (pag.1 e pag.2).

Possono presentare la domanda i cittadini italiani che rientrano nei limiti di reddito stabiliti dall'art.4 del DPCM 21 ottobre 2008. Il contributo può essere erogato una sola volta per nucleo familiare e fino all'esaurimento dei fondi disponibili sulla base del criterio di priorità cronologica di inoltro della richiesta e al versamento dell'importo residuo a carico del richiedente.

Il gestore dei buoni vacanza sarà l'associazione no profit Buoni Vacanza Italia (BVI) che ha siglato la convenzione con il Dipartimento del turismo il 3 luglio 2009.

Modalità di richiesta

La richiesta avviene attraverso una procedura on line. Occorre compilare sia il modulo anagrafico sia l'autodichiarazione sulle condizioni anagrafiche e reddituali per il calcolo della percentuale di contributo pubblico e la richiesta dell'importo dei buoni. A procedura on line completata verrà rilasciato in autonmatico dal sistema un codice di prenotazione che dovrà essere presentato entro 10 giorni - pena la decadenza della prenotazione - ad una agenzia della Banca Intesa-Sanpaolo. La banca, a sua volta, ordina i buoni che verranno recapitati al beneficiario direttamente a domicilio.

I buoni vacanza sono nominativi e distribuiti in tagli da 20 e 5 euro spendibili anche separatamente.

L'elenco delle strutture turistiche convenzionate può essere consultato sul sito www.buonivacanze.it.

Per informazioni è disponibile il numero verde gratuito 800.71.39.17

 
 
 

Social card: in arrivo il bonus pannolini e latte per 40 mila bambini

Post n°496 pubblicato il 16 Gennaio 2010 da sosfamiglienumerose

ROMA (15 gennaio) - 40 mila bambini potranno usufruire del bonus pannolini e per l'acquisto di latte in polvere. I nati nel 2009 hanno diritto a un contributo una tantum di 25 euro che verrà destinato ai possessori di social card entro gennaio-febbraio. Il ministero dell'Economia e l'Inps stanno avviando la procedura per il pagamento dei bonus, potendo contare su un importo totale di circa 2 milioni. 

Si può fare domanda fino al 31 marzo 2010 ma, in base ai calcoli elaborati dagli addetti ai lavori, ci sarebbe la capienza per un secondo accredito intorno ai 20-23 euro, da caricare sulla carta nei prossimi mesi. 

I beneficiari della social card, voluta dal titolare dell'Economia, Giulio Tremonti, sono, a oggi, circa 450 mila. A fine dicembre, la carta si è arricchita, oltre all'ammontare di base, di un ulteriore contributo di 10 euro al mese, offerto da Eni come bonus gas. Accantonata l'ipotesi di estendere la platea dei beneficiari, i fondi disponibili attualmente appaiono sufficienti a prorogarne l'utilizzo anche al 2011.

 
 
 

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