Si incamminarono assieme verso Greenville e Sarah poté vedere che il ragazzo portava con sé due grossi bagagli: uno era l'inconfondibile fodero di un'arma molto grande, che portava a tracolla; l'altro era una sacca, forse altrettanto pesante, piena di chissà cosa...Alla fine aveva accettato l'invito a pranzo, dopo che lei si era fatta piuttosto insistente. Sorrise compiaciuta. Aveva capito subito che pure quel ragazzo era uno straniero, ma di certo le aveva fatto un'impressione profondamente diversa dagli altri due. Nonostante una certa freddezza e un distacco che non lasciavano trasparire i suoi sentimenti, non aveva dubbi che quel giovane era una brava persona, gentile e affidabile. Non le era neppure sfuggito che era piuttosto carino."Ah, già! Non ci siamo ancora presentati. Io mi chiamo Sarah, e tu?" disse la ragazza per rompere il silenzio. Era evidente che l'altro non era molto loquace."Il mio nome è Vash." rispose semplicemente."Piacere di conoscerti!" affermò e proseguì: "Tu sei uno straniero, no? Cosa ci fai da queste parti? Sai, non si vedono molti viaggiatori a Greenville.""Sono solo di passaggio." rispose, ma le frasi sintetiche che usava non soddisfavano affatto la grande curiosità di Sarah. A costo di infastidirlo, decise di insistere."Potresti dirmi dove sei diretto?" chiese Sarah e Vash le lanciò una breve occhiata. Temporeggiò per un attimo, quindi rispose:"A Rushton."A quelle parole la mente di Sarah lavorò in fretta. Rushton: la città più grande della regione, conosciuta ovunque come il maggiore centro commerciale del continente. Qui vi si incontravano mercanti e merci di tutto il mondo. Un famoso detto conosciuto da tutti diceva: <<Se non trovi quel che cerchi a Rushton, allora quel prodotto non esiste>>. Sarah, che non aveva mai lasciato il suo villaggio, non sapeva nemmeno come immaginarsi un luogo del genere. Ma il desiderio di vedere il mondo è sempre stato molto forte in lei. E ora moriva dalla voglia di vedere Rushton. Peccato che non potesse seguire Vash. I suoi genitori non glielo avrebbero mai permesso. Ricordava ancora tutte le volte che aveva espresso loro il suo desiderio di viaggiare. Le avevano sempre detto di no, certo per proteggerla, convinti che Greenville sarebbe rimasta quell'oasi felice che è sempre stata. Effettivamente era difficile credere il contrario. Eppure ora aveva quasi raggiunto la maggiore età, potevano ritenerla adulta. Forse valeva la pena di chiedere ai genitori ancora una volta il permesso di partire. Tanto più che avrebbe potuto viaggiare con un ragazzo apparentemente molto affidabile.<<Sì!>> pensò: <<Di Vash ci si può fidare, lo sento!>>"Posso chiderti un'altra cosa?" domandò Sarah: "A te dispiacerebbe viaggiare con un'altra persona?""Intendi te, giusto?" rispose il ragazzo: "Sono abituato a viaggiare da solo. Ma perché me lo chiedi?"Sarah lo fece fermare, gli si avvicinò e lo guardò con i suoi grandi occhi color smeraldo. Vash incrociò lo sguardo, sostenendolo con la solita impassibilità. La ragazza dovette lottare per non rimanere ipnotizzata da quegli occhi chiarissimi, leggermente argentei. Raccolse i suoi pensieri, i suoi desideri e si preparò a esporli. Prima di iniziare fece un bel sorriso.Giunti al villaggio, Vash chiese alla ragazza di indicargli dove avrebbe trovato il capovillaggio. Diceva di avere una consegna per lui. Sarah lo condusse dal vecchio Bill, che abitava in una delle casette al centro di Greenville.Le case in questo paese erano modeste, piccole abitazioni di legno. Vash notò che non erano necessariamente povere, ma più semplicemente sobrie. La gente del villaggio lavorava duramente i campi, allevava il bestiame e si accontentava di quello che aveva, sicuramente sufficiente per una vita salubre e senza mancanze. Per chi sapeva apprezzare queste cose, era davvero un piccolo paradiso, lontano da molte delle cattiverie umane che infestavano il mondo esterno. Vash trovò ammirevole l'esistenza di Greenville.Raggiunsero il vecchio Bill, che stava seduto su di una sedia a dondolo, davanti alla propria casa. Le persone che avevano notato l'arrivo del giovane straniero, in maggior parte donne e bambini, si erano raccolte attorno a loro, nella piazzetta, con aria curiosa. Bill osservò il ragazzo mentre stava avvicinandosi, non senza sforzare la sua debole vista. Lo studiò con la pipa in bocca e accarezzandosi la barba. A pochi passi dalla casa del capovillaggio Vash si fermò e appoggiò il suo sacco a terra."Salve Bill!" salutò rispettosamente la ragazza."Sarah, dimmi..." esordì il capovillaggio. Aveva un tono cordiale, ma era visibilmente incuriosito: "Chi è questo straniero?"Come risposta Vash afferrò e tirò fuori dal sacco qualcosa di voluminoso e pesante, che gettò a terra senza troppi scrupoli."Sono un cacciatore di mostri!" esclamò il giovane, in maniera di essere udito da tutti: "Sono venuto a riscuotere la taglia di questo wulfox!"Tra il pubblico era sceso il silenzio. Erano tutti rimasti stupefatti. Sarah non credeva di aver capito bene, guardava Vash come se lo avesse visto per la prima volta. Le gente iniziò a rumoreggiare, alcuni bambini si allontanarono di corsa, altri si misero a piangere. La ragazza si chiese cosa avesse attirato la loro attenzione e osservò quella grossa forma scura che era uscita dal sacco di Vash.Quando capì cos'era stava quasi per svenire. Quella "cosa" aveva una bocca piena di lunghe zanne affilate, un naso, due orecchie e... due grandi occhi gialli! Era una testa enorme, di una creatura che doveva assomigliare vagamente a un lupo gigante. Era la testa del "Mostro di Greenville". Il vecchio Bill in un primo momento era rimasto meravigliato al pari degli altri, poi si alzò dalla sedia e si avvicinò al macabro trofeo, senza distoglierne lo sguardo. L'espressione incredula sul suo volto, lasciò spazio a un largo sorriso."Molto bene!" si lasciò sfuggire il capovillaggio senza troppe cerimonie: "E così ci hai liberato da questo terribile flagello! Ragazzo mio, ti ringrazio a nome del villaggio!"continuò allegramente: "Se sei così gentile da seguirmi nella mia umile dimora, avrai il tuo meritato compenso."Bill sparì dentro la sua abitazione, seguito da Vash. Sarah continuava a guardare la testa del mostro, inorridita. Per anni aveva creduto che non esistesse e ora ne aveva una disgustosa e inquietante prova tangibile a pochi passi. Eppure Bill non sembrava troppo sorpreso da ciò. Aveva pure messo a disposizione una taglia, affinché qualcuno fosse venuto ad abbatterlo?"Wulfox?" chiese Sarah incuriosita."Già, è una creatura che di solito vive in branco, in regioni piuttosto lontane." rispose Vash: "E' molto strano averne trovato uno qui. Era un esemplare abbastanza vecchio e di dimensioni davvero eccezionali per un wulfox. In qualche modo si era adattato bene a vivere da solo nei vostri boschi.""Che peccato! Avrei voluto vedere anch'io la testa del mostro!" esclamò Brian con un po' di frustrazione."No, è meglio che tu non l'abbia vista, non era uno spettacolo per bambini!" intervenne Sarah a scoraggiare suo fratello."Non sono un bambino! Ormai ho dieci anni!" si arrabiò questi."E cosa saresti allora, un adulto?" disse suo padre strofinandogli la testa color carota e mettendosi a ridere. Anche Sarah non poté farne a meno.Avevano appena finito di pranzare ed erano tutti seduti a tavola. A parte Susan, la madre di Sarah, che stava sparecchiando. Il padre, Graham, osservava con attenzione l'ospite, ma senza nascondere gratitudine e ammirazione. Vash non poteva che essere ben accolto, aveva salvato sua figlia e eliminato quel mostro, che aveva causato parecchi danni negli ultimi 7 anni. Già, perché le voci erano vere, ma a conoscere la verità sul mostro erano solo i capifamiglia. Durante un'assemblea di alcuni anni fa si era deciso di non raccontare niente alle famiglie, in particolare ai bambini. Il mostro aveva ucciso per sfamarsi molti più animali domestici di quelli che pensava Sarah e non erano mancate nemmeno aggressioni a persone. Un mercante e un giovane uomo del villaggio erano stati uccisi e divorati. Ne avevano trovato pochi resti, ma chiari. Alla fine, quando il mostro ormai vecchio iniziò a specializzarsi nella caccia al bestiame, più facile da catturare, Bill propose di offrire una taglia per la sua eliminazione. I capifamiglia raccolsero una piccola somma e fecero spargere la notizia grazie ai mercanti. Due anni prima era giunto un ex soldato che aveva accettato la proposta, ma dopo che era andato a cercare il mostro, non aveva più fatto ritorno.Però adesso il problema era risolto. Il ragazzo seduto di fronte a lui era riuscito a eliminare il "Mostro di Greenville" e il paese intero in quel momento sapeva che era a pranzo a casa sua. Pensò che fosse un bel motivo di orgoglio."Signor Vash, mi mostreresti come hai fatto a uccidere il mostro? Voglio vedere come combatti!" disse Brian guardando con curiosità il fodero che conteneva l'arma del cacciatore di mostri."Di solito non è una buona idea rivelare i trucchi del mestiere, ma farò un'eccezione." rispose Vash.Brian esultò e corse a prendere l'arma che aveva ucciso il mostro, ma non riuscì nemmeno a spostarla. Il cacciatore sorrise, afferrò il bagaglio e lo sollevò con una sola mano. Quindi uscirono entrambi da casa, lasciando Sarah da sola con i suoi genitori. Era l'occasione giusta di parlargli della sua intenzione di partire. Questa volta li avrebbe convinti.
CAPITOLO II
Si incamminarono assieme verso Greenville e Sarah poté vedere che il ragazzo portava con sé due grossi bagagli: uno era l'inconfondibile fodero di un'arma molto grande, che portava a tracolla; l'altro era una sacca, forse altrettanto pesante, piena di chissà cosa...Alla fine aveva accettato l'invito a pranzo, dopo che lei si era fatta piuttosto insistente. Sorrise compiaciuta. Aveva capito subito che pure quel ragazzo era uno straniero, ma di certo le aveva fatto un'impressione profondamente diversa dagli altri due. Nonostante una certa freddezza e un distacco che non lasciavano trasparire i suoi sentimenti, non aveva dubbi che quel giovane era una brava persona, gentile e affidabile. Non le era neppure sfuggito che era piuttosto carino."Ah, già! Non ci siamo ancora presentati. Io mi chiamo Sarah, e tu?" disse la ragazza per rompere il silenzio. Era evidente che l'altro non era molto loquace."Il mio nome è Vash." rispose semplicemente."Piacere di conoscerti!" affermò e proseguì: "Tu sei uno straniero, no? Cosa ci fai da queste parti? Sai, non si vedono molti viaggiatori a Greenville.""Sono solo di passaggio." rispose, ma le frasi sintetiche che usava non soddisfavano affatto la grande curiosità di Sarah. A costo di infastidirlo, decise di insistere."Potresti dirmi dove sei diretto?" chiese Sarah e Vash le lanciò una breve occhiata. Temporeggiò per un attimo, quindi rispose:"A Rushton."A quelle parole la mente di Sarah lavorò in fretta. Rushton: la città più grande della regione, conosciuta ovunque come il maggiore centro commerciale del continente. Qui vi si incontravano mercanti e merci di tutto il mondo. Un famoso detto conosciuto da tutti diceva: <<Se non trovi quel che cerchi a Rushton, allora quel prodotto non esiste>>. Sarah, che non aveva mai lasciato il suo villaggio, non sapeva nemmeno come immaginarsi un luogo del genere. Ma il desiderio di vedere il mondo è sempre stato molto forte in lei. E ora moriva dalla voglia di vedere Rushton. Peccato che non potesse seguire Vash. I suoi genitori non glielo avrebbero mai permesso. Ricordava ancora tutte le volte che aveva espresso loro il suo desiderio di viaggiare. Le avevano sempre detto di no, certo per proteggerla, convinti che Greenville sarebbe rimasta quell'oasi felice che è sempre stata. Effettivamente era difficile credere il contrario. Eppure ora aveva quasi raggiunto la maggiore età, potevano ritenerla adulta. Forse valeva la pena di chiedere ai genitori ancora una volta il permesso di partire. Tanto più che avrebbe potuto viaggiare con un ragazzo apparentemente molto affidabile.<<Sì!>> pensò: <<Di Vash ci si può fidare, lo sento!>>"Posso chiderti un'altra cosa?" domandò Sarah: "A te dispiacerebbe viaggiare con un'altra persona?""Intendi te, giusto?" rispose il ragazzo: "Sono abituato a viaggiare da solo. Ma perché me lo chiedi?"Sarah lo fece fermare, gli si avvicinò e lo guardò con i suoi grandi occhi color smeraldo. Vash incrociò lo sguardo, sostenendolo con la solita impassibilità. La ragazza dovette lottare per non rimanere ipnotizzata da quegli occhi chiarissimi, leggermente argentei. Raccolse i suoi pensieri, i suoi desideri e si preparò a esporli. Prima di iniziare fece un bel sorriso.Giunti al villaggio, Vash chiese alla ragazza di indicargli dove avrebbe trovato il capovillaggio. Diceva di avere una consegna per lui. Sarah lo condusse dal vecchio Bill, che abitava in una delle casette al centro di Greenville.Le case in questo paese erano modeste, piccole abitazioni di legno. Vash notò che non erano necessariamente povere, ma più semplicemente sobrie. La gente del villaggio lavorava duramente i campi, allevava il bestiame e si accontentava di quello che aveva, sicuramente sufficiente per una vita salubre e senza mancanze. Per chi sapeva apprezzare queste cose, era davvero un piccolo paradiso, lontano da molte delle cattiverie umane che infestavano il mondo esterno. Vash trovò ammirevole l'esistenza di Greenville.Raggiunsero il vecchio Bill, che stava seduto su di una sedia a dondolo, davanti alla propria casa. Le persone che avevano notato l'arrivo del giovane straniero, in maggior parte donne e bambini, si erano raccolte attorno a loro, nella piazzetta, con aria curiosa. Bill osservò il ragazzo mentre stava avvicinandosi, non senza sforzare la sua debole vista. Lo studiò con la pipa in bocca e accarezzandosi la barba. A pochi passi dalla casa del capovillaggio Vash si fermò e appoggiò il suo sacco a terra."Salve Bill!" salutò rispettosamente la ragazza."Sarah, dimmi..." esordì il capovillaggio. Aveva un tono cordiale, ma era visibilmente incuriosito: "Chi è questo straniero?"Come risposta Vash afferrò e tirò fuori dal sacco qualcosa di voluminoso e pesante, che gettò a terra senza troppi scrupoli."Sono un cacciatore di mostri!" esclamò il giovane, in maniera di essere udito da tutti: "Sono venuto a riscuotere la taglia di questo wulfox!"Tra il pubblico era sceso il silenzio. Erano tutti rimasti stupefatti. Sarah non credeva di aver capito bene, guardava Vash come se lo avesse visto per la prima volta. Le gente iniziò a rumoreggiare, alcuni bambini si allontanarono di corsa, altri si misero a piangere. La ragazza si chiese cosa avesse attirato la loro attenzione e osservò quella grossa forma scura che era uscita dal sacco di Vash.Quando capì cos'era stava quasi per svenire. Quella "cosa" aveva una bocca piena di lunghe zanne affilate, un naso, due orecchie e... due grandi occhi gialli! Era una testa enorme, di una creatura che doveva assomigliare vagamente a un lupo gigante. Era la testa del "Mostro di Greenville". Il vecchio Bill in un primo momento era rimasto meravigliato al pari degli altri, poi si alzò dalla sedia e si avvicinò al macabro trofeo, senza distoglierne lo sguardo. L'espressione incredula sul suo volto, lasciò spazio a un largo sorriso."Molto bene!" si lasciò sfuggire il capovillaggio senza troppe cerimonie: "E così ci hai liberato da questo terribile flagello! Ragazzo mio, ti ringrazio a nome del villaggio!"continuò allegramente: "Se sei così gentile da seguirmi nella mia umile dimora, avrai il tuo meritato compenso."Bill sparì dentro la sua abitazione, seguito da Vash. Sarah continuava a guardare la testa del mostro, inorridita. Per anni aveva creduto che non esistesse e ora ne aveva una disgustosa e inquietante prova tangibile a pochi passi. Eppure Bill non sembrava troppo sorpreso da ciò. Aveva pure messo a disposizione una taglia, affinché qualcuno fosse venuto ad abbatterlo?"Wulfox?" chiese Sarah incuriosita."Già, è una creatura che di solito vive in branco, in regioni piuttosto lontane." rispose Vash: "E' molto strano averne trovato uno qui. Era un esemplare abbastanza vecchio e di dimensioni davvero eccezionali per un wulfox. In qualche modo si era adattato bene a vivere da solo nei vostri boschi.""Che peccato! Avrei voluto vedere anch'io la testa del mostro!" esclamò Brian con un po' di frustrazione."No, è meglio che tu non l'abbia vista, non era uno spettacolo per bambini!" intervenne Sarah a scoraggiare suo fratello."Non sono un bambino! Ormai ho dieci anni!" si arrabiò questi."E cosa saresti allora, un adulto?" disse suo padre strofinandogli la testa color carota e mettendosi a ridere. Anche Sarah non poté farne a meno.Avevano appena finito di pranzare ed erano tutti seduti a tavola. A parte Susan, la madre di Sarah, che stava sparecchiando. Il padre, Graham, osservava con attenzione l'ospite, ma senza nascondere gratitudine e ammirazione. Vash non poteva che essere ben accolto, aveva salvato sua figlia e eliminato quel mostro, che aveva causato parecchi danni negli ultimi 7 anni. Già, perché le voci erano vere, ma a conoscere la verità sul mostro erano solo i capifamiglia. Durante un'assemblea di alcuni anni fa si era deciso di non raccontare niente alle famiglie, in particolare ai bambini. Il mostro aveva ucciso per sfamarsi molti più animali domestici di quelli che pensava Sarah e non erano mancate nemmeno aggressioni a persone. Un mercante e un giovane uomo del villaggio erano stati uccisi e divorati. Ne avevano trovato pochi resti, ma chiari. Alla fine, quando il mostro ormai vecchio iniziò a specializzarsi nella caccia al bestiame, più facile da catturare, Bill propose di offrire una taglia per la sua eliminazione. I capifamiglia raccolsero una piccola somma e fecero spargere la notizia grazie ai mercanti. Due anni prima era giunto un ex soldato che aveva accettato la proposta, ma dopo che era andato a cercare il mostro, non aveva più fatto ritorno.Però adesso il problema era risolto. Il ragazzo seduto di fronte a lui era riuscito a eliminare il "Mostro di Greenville" e il paese intero in quel momento sapeva che era a pranzo a casa sua. Pensò che fosse un bel motivo di orgoglio."Signor Vash, mi mostreresti come hai fatto a uccidere il mostro? Voglio vedere come combatti!" disse Brian guardando con curiosità il fodero che conteneva l'arma del cacciatore di mostri."Di solito non è una buona idea rivelare i trucchi del mestiere, ma farò un'eccezione." rispose Vash.Brian esultò e corse a prendere l'arma che aveva ucciso il mostro, ma non riuscì nemmeno a spostarla. Il cacciatore sorrise, afferrò il bagaglio e lo sollevò con una sola mano. Quindi uscirono entrambi da casa, lasciando Sarah da sola con i suoi genitori. Era l'occasione giusta di parlargli della sua intenzione di partire. Questa volta li avrebbe convinti.