Tyki's Fantasy

CAPITOLO VIII


La sera seguente si accamparono sulla via di ritorno per Rushton, quando erano ormai usciti dalle terre della Contea. Diana stava seduta ad apprezzare la sfera azzurra che tanti problemi le aveva causato. Emanava una luce propria, visibile soltanto nell'oscurità. Il sole stava appunto tramontando e con il passare dei minuti la sfera si faceva sempre più splendente."Toglimi una curiosità." la interruppe Sarah: "Come hai fatto a scegliere? Ti sei davvero affidata esclusivamente all'istinto?"Le ragazze ora sedevano vicine, entrambe come ipnotizzate dalla reliquia. Al suo interno sembrava godesse di una vita propria. C'era una specie di lento e soave movimento, onde azzurre fluenti in ogni direzione. In quel momento non pareva concedere il dubbio su una sua eventuale natura divina. Come poteva essere frutto dell'opera umana?"Se devo essere sincera... no." rispose Diana: "Ho rifflettuto a lungo sulla possibilità che nella nostra tradizione religiosa vi fosse rimasta qualche allusione all'aspetto della reliquia. Infine l'avevo trovata nelle parole di un canto legato a un antico rituale..." La ragazza di Tunsea ricordò il momento in cui fece la sua scelta.Dopo che Diana prese in mano la sfera, questa sembrò come accendersi. Si affrettarono a risalire la scala a chiocciola, lasciando alle loro spalle i tesori al buio.<<Quindi la fonte luminosa è proprio quella sfera.>> pensò Vash.Ritornati nella sala, trovarono il conte Erasmus di nuovo seduto sul suo trono. Questo diede loro un occhiata appena. "Vedo che avete preso la Perla degli Abissi! Molto bene, siete liberi di andare..." esclamò lo spirito con voce un po' affaticata: "Vi do la mia parola che i miei uomini non vi daranno altri fastidi."I tre ragazzi fecero un breve inchino e si diressero verso la porta dalla quale erano giunti. Questa si aprì da sola, a dimostrazione che averla chiusa a chiave non era servito poi a molto. Prima di uscire si voltarono un'ultima volta verso il conte. Questo stava svanendo lentamente."Vi auguro buona fortuna, viaggiatori!" esclamò la sua voce che era tornata a risuonare in tutta la sala: "Per quanto possa valere la benedizione di un dannato, spero che la reliquia di Oceano possa portarvi di gran lunga maggiore fortuna di quella che ha potato a me..." Quelle furono le sue ultime parole. Quando uscirono dalla sala, su di essa calò l'oscurità. Si ritrovarono nel corridoio con le finestre, mentre stava sorgendo l'alba. Una volta avviatisi verso l'uscita delle rovine, non si accorsero nemmeno che erano divenute solo un cumulo di antiche pietre.Rushton naturalmente era rimasta come l'avevano lasciata. Niente e nessuno turbava l'andamento frenetico della vita nella città-mercato. Pochi minuti dopo esservi rientrati, i tre ragazzi si sentirono tornare inutili formichine in un mare di gente. Senza indugiare, prendendo da esempio gli abitanti che si affrettavano per le vie principali, si diressero verso il Rush, nel centro della città.Era all'incirca mezzodì quando si fermarono in una delle piazze principali per fare una sosta e mangiare qualcosa. La sera prima si erano fermati in un villaggio vicino per passare la notte e acquistare qualche provvista. Nonostante fossero stati vicini a Rushton, avevano preferito fermarsi lì e spendere così di meno."Prima di lasciare la città dovrò passare da un mio conoscente. Sarà una cosa veloce." disse Vash alle ragazze che stavano comodamente sedute su una panchina di fronte a lui. "Di chi si tratta?" chiese Sarah, ma il cacciatore sembrava guardare altrove. Incuriosita, la ragazza si alzò e cercò con lo sguardo nella stessa direzione. C'era molta gente che affollava la piazza, era difficile intuire chi o cosa stesse osservando il giovane.Poi notò una persona. Un uomo aveva attirato per qualche oscuro motivo la sua attenzione. Era fermo in piedi davanti all'ingresso del palazzo dei Dieci, la sede del governo di Rushton, come se ne fosse appena uscito. Aveva sul volto un'aria soddisfatta, ma anche se passava inosservato tra la folla, Sarah riconobbe che un alone di mistero lo avvolgeva. L'uomo guardò nella loro direzione, quindi abbozzò un mezzo sorriso, quasi un ghigno. Era molto distante, il suo sguardo poteva essere rivolto a diverse persone, però a Sarah non piacque per nulla. Ebbe l'impressione che avesse fissato lei, oppure Vash.Sembrava un uomo di media altezza, sui trent'anni, pur essendo leggermente stempiato. Vestiva una lunga giacca nera che quasi gli raggiungeva gli stivali, dello stesso colore. Portava i capelli pettinati all'indietro, lunghi e piuttosto rigidi, simili a tante spine che gli scendevano lungo la schiena. La cosa particolare era però il colore dei capelli, di un innaturale rosso acceso. Certo poteva averli tinti, come pure le basette e il pizzetto che erano dello stesso colore. Poi però Sarah notò i suoi occhi e sentì crescerle la pelle d'oca. Anche le sue pupille erano dello stesso colore, così vivo che lo poté notare da quella distanza.Ben presto l'uomo misterioso si incamminò su una strada pricipale e svanì tra la folla.Dopo aver attraversato il Ponte Piccolo, Vash condusse le ragazze in quella che sembrava una delle tante botteghe di Rushton. Una volta all'interno le ragazze si guardarono attorno, mentre il giovane si diresse direttamente al banco, dove però non c'era nessuno. Le pareti del negozio mettevano i brividi a Sarah. Erano coperte di pelli animali, ossa, zanne, artigli e altro, che la ragazza non avrebbe saputo dire proprio cosa fosse. Diana invece osservava con interesse le armi, le armature e le altre protezioni esposte. Intanto un uomo comparve dal retrobottega."Guarda un po' chi si vede!" esclamò questo: "Il mio cacciatore preferito! E' da qualche settimana che non ci vediamo, no?""Già, sono tornato presto questa volta." rispose Vash."Ma bene! Vedo che tu non hai mezze misure. Fino a oggi ti ho sempre visto venire da solo e ora ti porti dietro addirittura due ragazze!" ammiccò il venditore: "Benvenute, graziose signorine!""Hai fatto quel lavoretto che ti avevo richiesto?" domandò il cacciatore."Certo che hai una bella faccia tosta a ripresentarti prima del solito e pretendere che abbia già finito." si lamentò l'altro: "Per tua fortuna però io lavoro sodo! Oltre ai metalli io batto anche la fiacca!" continuò, quindi scomparve di nuovo nel retro."Io direi piuttosto che il lavoro scarseggia!" alzò la voce il cacciatore per farsi sentire nell'altra stanza: "Perciò hai avuto tutto il tempo che ti serviva!"L'uomo ricomparve con un sorriso amaro e consegnò qualcosa a Vash. Le ragazze osservarono incuriosite."Ho fatto del mio meglio, ci ho messo tutto l'impegno e pure un po' di fantasia. Avanti, provalo!" disse con impazienza il bottegaio, o meglio l'artigiano.Diana capì cosa fosse quell'oggetto solo dopo che Vash lo indossò. Era uno spallaccio, una protezione che intendeva difendere la parte sinistra del corpo, dalla spalla al petto, compresa la parte sul cuore."Ho usato materiali di prima qualità, è molto resistente. Credo che poche cose, a parte il mithril, siano più solide." spiegò l'uomo con evidente fierezza: "Allora, cosa ne pensi?""Beh... è comodo. Non mi accorgo quasi di averlo addosso. E il prezzo?""Ecco una nota dolente! Un pezzo del genere, come potrai immaginare costa molto. L'acconto che mi hai lasciato non basta a coprirne nemmeno un quinto del valore.""Cosa puoi scontarmi con questi?" domandò Vash estraendo degli oggetti dalla sua sacca."Questi sono... artigli e zanne di wulfox, giusto? Non ne ho mai visti di così grandi, comunque non è merce di valore. Ma se hai preso un wulfox così grosso, perché non mi hai portato la sua pelliccia?""Nello scontro l'ho danneggiata con diversi squarci e poi il wulfox era vecchio e spelacchiato...""Capisco..." riffletté l'altro: "Ebbene, tu sei un cliente importante, perché mi rifornisci del materiale sul quale lavoro. Sarebbe giusto che anch'io facessi altrettanto con te. Perciò ho deciso che per questa volta ti faccio un prezzo davvero speciale, ma a patto che tu continui a vendermi le parti utili dei mostri che uccidi... come sempre.""Ti ringrazio." disse Vash tirando fuori le monete: "Però spiegami una cosa. Di cos'è fatto questo spallaccio?""Guarda, non te lo dico nemmeno! Lascia perdere! Si tratta di un mostro piuttosto raro e terribilmente pericoloso. Che io sappia, solo due cacciatori sarebbero in grado di ucciderne uno. Il primo è morto e il secondo è...""Lo so." lo interruppe Vash: "Li ho conosciuti entrambi."Quello stesso pomeriggio lasciarono la città dalla porta nord."Ragazzi, io non so davvero come ringraziarvi!" disse Diana con emozione, appena giunsero fuori città: "Non so cosa avrei fatto senza il vostro aiuto. Spero solo che un giorno veniate a trovarmi a Tunsea, così avrò l'occasione di sdebitarmi." "E' stato un piacere! Speriamo solo che la Perla degli Abissi serva a salvare la tua gente!" "Ne sono certa, Sarah." le rispose l'altra: "Vash... vorrei tanto che a Tunsea ci fossero uomini come te!""Vedrai, sapranno tirare fuori il coraggio per combattere!" la incoraggiò il cacciatore. Solo Sarah aveva capito che non era quello il senso delle parole di Diana. Le aveva pronunciate con un tono così sdolcinato che la ragazza di Greenville non poté fare a meno di lanciarle un'occhiataccia infastidita. "Auguro tanta fortuna a te e ai difensori di Tunsea." continuò Vash: "Credo che ne avrete un gran bisogno. Le risorse militari di Feor sono le maggiori al mondo. Inoltre da qualche anno le sue truppe sono abituate alla guerra, quindi avrete a che fare con soldati ben preparati. Senza dimenticare che Feor investe moltissimo nella tecnologia e possiede perciò l'esercito più avanzato in circolazione." Diana lo fissò con un misto di sorpresa e crescente disperazione. Anche Sarah ne rimase meravigliata, pensò che il cacciatore non aveva certo fatto un discorso incoraggiante. Egli comunque non sembrava rendersene conto, evidentemente stava pensando di dare indicazioni utili."Vedo... che sai molte cose su Feor." affermò Diana."Già... e per concludere ti voglio dare un buon consiglio." insistette Vash: "Lo so che vuoi difendere il tuo paese, ma ti prego di ascoltarmi. Se Feor attaccherà con le sue forze specali, promettimi che non cercherai di affrontarle direttamente. Scappa, nasconditi, se non hai altra scelta arrenditi, ma non osare combatterle!" "Le forze speciali... intendi i guerrieri Deathforce?" chiese Diana: "Mi dispiace, ma non posso farlo! Come tutti gli altri difenderò Tunsea a ogni costo! Su questo non ho dubbi!""Tu non ti rendi conto di cosa sia la guerra!" tuonò il cacciatore, scaldandosi improvvisamente: "E non immagini neppure quanto siano temibili i guerrieri delle forze speciali feoriane! Non sei assolutamente in grado di affrontarle!"Diana rimase paralizzata dalla reazione del ragazzo. Lentamente si riprese e guardò Vash negli occhi con aria triste."Non importa..." esordì la ragazza di Tunsea: "Ma vedo che tu hai esperienza in queste cose. Non posso chiederti altro dopo l'aiuto che mi hai dato, però se ci tieni a salvarmi, o perlomeno a tentare di salvare Tunsea, forse dovresti venire nel mio paese a raccontare quello che sai dei feoriani..."Sarah percepì un fondo di supplica in quelle parole, ma Diana con incrollabile orgoglio non poteva più chiedere altri favori apertamente. Eppure era evidente che ne avrebbe avuto un disperato bisogno. Vash dal canto suo nascondeva a stento l'agitazione interna. "Ho giurato a me stesso che non avrei più avuto a che fare con Feor!" esclamò il cacciatore con somma delusione delle ragazze: "Però... a quanto pare il destino a scelto diversamente!"