Tyki's Fantasy

CAPITOLO XIV


Bannegaard si voltò immediatamente alla notizia portatagli dal cavaliere che aveva accanto. Diceva che le retrovie erano state attaccate dalle forze nemiche. Il tenente feoriano osservò incredulo lo scontro che si svolgeva in lontananza. Poi diresse lo sguardo più a sinistra, dove avrebbe dovuto esserci il suo superiore, ma non trovò altro che Schwarz, immobile e spaventato."Vai a vedere cos’è successo al capitano Blake!" ordinò all’altro.Uno degli invasori si diresse verso di lei e prima che Sarah potesse tirargli una freccia, la raggiunse e l’afferrò per i capelli. Poi la spinse a terra e si inginocchiò sopra di lei. La ragazza estrasse rapidamente il coltello da caccia che portava alla cintura e lo piantò nel fianco del soldato feoriano. L’uomo gridò sorpreso e le sferrò un forte ceffone. Senza lasciare la presa, Sarah rigirò il coltello nella ferita del suo aggressore, quindi si divincolò e si liberò dalla sua morsa. Si trascinò indietro, ma il soldato si rialzò con la sua corta spada in pugno. Prima che la potesse raggiungere di nuovo, la ragazza gli sferrò un calcio con tutte le sue forze, sufficiente a fargli perdere l’equilibrio e farlo cadere oltre le mura.Il cuore le batteva forte, si era salvata soltanto a costo della vita di quel soldato. Attorno a lei si combatteva ancora senza sosta, le mura pullulavano di soldati feoriani, ma i tunseiani rimanevano in superiorità numerica. Si accorse però che da alcuni minuti i soldati nemici avevano smesso di sbucare dalle scale, anzi alcuni sembravano voler scendere.Balzò in piedi e si affacciò sotto le mura. Incredula, stava osservando l’esercito nemico in ritirata. L’uomo che lo comandava, un cavaliere con un vistoso stendardo dalle insegne di Feor, faceva ampi gesti con le mani ai suoi uomini che combattevano ancora sulle mura. Chiedeva a essi di allontanarsi e di raggiungerlo. Per qualche inspiegabile motivo i feoriani stavano gettando la spugna, eppure le era parso che stessero avendo la meglio.Le vittime tra i difensori erano state molte, ma anche gli invasori avevano lasciato sul campo diverse centinaia di caduti. I feoriani si erano ritirati con ordine e calma, raccogliendo i feriti e i corpi dei loro ufficiali morti. I tunseiani decisero giustamente di non inseguire il nemico in fuga, non sarebbero stati in grado di sopraffarlo nemmeno durante la ritirata. Come aveva previsto Vash, o come aveva piuttosto sperato, i sottufficiali imperiali non avevano molta libertà d’azione. L’ordine in caso di morte del loro capitano era semplicemente di ritirarsi.Ma le fatiche non erano ancora finite. Gli abitanti di Tunsea Town si impegnarono fino a tarda sera per dare degna sepoltura ai loro compagni, naturalmente sul fondo del mare. I corpi venivano deposti nelle bare, sigillate con le catene. Dato che non erano sufficienti, si decise in via del tutto eccezionale di usarle per contenere due o anche tre morti ognuna. Nonostante tutto, molte delle vittime avrebbero dovuto attendere i giorni successivi per poter raggiungere la pace eterna. Tutta la comunità si raccolse sui pontili, mentre le piccole navi trasportavano le bare in mare aperto. Erano state necessarie molte imbarcazioni, cariche fino al limite. Su di ognuna c’era almeno un sacerdote a dare l’ultimo saluto ai figli di Oceano. Dopo il rito le bare venivano infine calate nel mare del golfo dalle braccia esauste dei marinai.Nessuno aveva voglia di festeggiare. Il prezzo pagato per mantenere l’indipendenza e la libertà era stato troppo caro; il numero dei caduti troppo alto; la vittoria troppo amara. Donne e bambini piangevano senza sosta la perdita dei loro cari. Gli uomini che avevano combattuto, anche i più giovani, erano troppo stremati per cedere alle lacrime. Il dolore si faceva sentire sia nel corpo che nell’anima.Sarah e Diana continuarono a cercare fino a tarda ora tra i corpi ammassati quello del cacciatore, nella speranza di non trovarlo. Dovettero desistere quando il buio diventò talmente fitto da non consentire il riconoscimento dei morti. La ragazza di Greenville sentì una dolorosa fitta al cuore, quando le fu ribadito che Vash risultava ancora tra i dispersi. Le lacrime le scendevano sulle guance senza controllo. Forse il corpo del giovane guerriero non si trovava lì in mezzo, era probabile che fosse rimasto fuori dalle mura assieme a quelli di molti soldati nemici. I tunseiani avevano raccolto soltanto i loro compagni, ai quali urgeva dare degna sepoltura. Soltanto nei giorni successivi avrebbero scavato una fossa comune fuori città per riporvi i morti del nemico. Il cacciatore non aveva l’aspetto di un tunseiano, forse era stato scambiato per un soldato nemico.In ogni caso avrebbe meritato tutti gli onori a Tunsea Town. La ritirata nemica era dovuta al successo della sua impresa. La notizia della morte del Cavaliere Nero era infatti trapelata ovunque."Diana!" esclamò con sollievo la voce di un uomo: "Per fortuna sei sana e salva! Sia lodato il dio Oceano!""Papà!" gridò in risposta la ragazza.Era altrettanto sollevata di rivederlo e iniziò a piangere di gioia, ricambiandogli un forte abbraccio. Si era unita al gruppo del cacciatore senza aver avuto il suo consenso. Temeva che suo padre non le avrebbe permesso di intraprendere una missione tanto rischiosa. Ed effettivamente erano rimasti in pochi, dopo che la cavalleria feoriana si era ritirata. Ma non era riuscita ad aiutare Vash e le sue lacrime erano dovute anche a questo. Il giorno seguente, quando si alzò, gli abitanti di Tunsea Town erano già tutti al lavoro. Sarah aveva passato quasi tutta la notte senza riuscire a prendere sonno. Non aveva potuto fare a meno di preoccuparsi per la sorte del giovane cacciatore. Egli era il suo primo pensiero anche al risveglio, quando il sole era già alto. Ezel le aveva preparato la colazione, ma la ragazza disse di non aver appetito."Devi mangiare, hai bisogno di recuperare le forze. Lo dico per il tuo bene." insistette il padre dell’amica: "Sappi che ti siamo molto grati per esserti unita alla battaglia. Però è inutile che ti ostini a preoccuparti per quel ragazzo. Diana è uscita all’alba per cercare sue notizie.""Grazie." rispose Sarah accettando i suoi consigli."Ho fatto mandare delle persone in tutti i villaggi di Tunsea. Faranno circolare la notizia della nostra vittoria sull’Impero e del ritrovamento della sacra reliquia di Oceano. Grazie a voi tre presto avremo la possibilità di difenderci con maggiore efficacia. Tunsea finalmente combatterà di nuovo unita.""Ne è sicuro?" chiese la ragazza ed Ezel annuì: "Ne sono felice." Diana fece ritorno in città nel primo pomeriggio. Aveva vagato in lungo e in largo a nord delle mura cercando inutilmente le spoglie del giovane cacciatore. I suoi concittadini avevano iniziato a scavare una profonda fossa nella zona dove avevano combattuto il giorno prima contro i cavalieri feoriani. Piccoli carri di legno venivano caricati con i cadaveri dei nemici, per poi essere trainati sino alla fossa.Vivo o morto che fosse, Vash sembrava comunque sparito. Di certo Diana non lo aveva visto tra i corpi dei suoi compagni, dove era tornata a cercare quel mattino. E non lo aveva trovato nemmeno tra quelli che venivano ammassati accanto alla grande fossa comune. La ragazza temeva che i feoriani lo avessero ucciso e portato via assieme al corpo del Cavaliere Nero.Quando rientrò in casa c’erano Sarah e suo padre ad attenderla."Vash?" la interrogò con impazienza l’amica.Diana scosse la testa sconsolata."Non si trova da nessuna parte." Rispose tristemente: "Ho cercato praticamente ovunque."Sarah balzò in piedi e si diresse all’uscita."Aspetta! Dove stai andando?" le chiese Ezel senza avere risposta.Diana guardò suo padre con aria incerta, quindi si voltò e si affrettò a seguire la compagna. Dovette correre per raggiungerla, perché Sarah camminava con passo veloce. Sul suo volto notò la preoccupazione, aveva gli occhi lucidi e arrossati."Sarah… Sarah, è inutile! Ti ho detto che ho cercato in ogni luogo, dentro e fuori dalla città!""No…" rispose l’altra tra le lacrime: "Non ci credo…! Non mi arrendo!"Diana la fermò afferrandola per un braccio e la girò verso di sé. Le ragazze si studiarono in silenzio, mentre la gente passava attorno a loro. C’era ovunque un profondo clima di tristezza, perciò nessuno badò alle lacrime di entrambe. Ogni tunseiano aveva qualcuno da piangere."Vieni, andiamo a cercarlo assieme." le propose Diana con voce spezzata.Si diressero sul molo principale di Tusea Town, dove si raccoglievano le bare che attendevano di essere caricate sulle navi. Chiesero agli uomini lì presenti se avessero visto un ragazzo con l’aspetto del cacciatore, ma questi risposero che nelle bare c’erano esclusivamente tunseiani. Poi tornarono a cercare tra le centinaia di corpi che non avevano ancora ricevuto una bara. Rividero uno a uno gli stessi volti del giorno precedente, non senza rimanere insensibili al macabro spettacolo. Da una parte era difficile e doloroso posare gli occhi sui corpi senza vita di persone più o meno giovani, che si erano immolate in massa per la loro città e per i loro concittadini e famigliari; d’altra parte c’era anche la paura di poter riconoscere Vash tra di loro. Ma c’era solo gente dalla carnagione olivastra.Nessuno in città aveva visto il cacciatore, né tra i vivi, né tra i morti. Non rimaneva che uscire ancora una volta fuori città e cercarlo tra le rocce e le sterpaglie. Le ragazze si diressero così verso la porta nord. Il cancello era naturalmente aperto, ma era pure vistosamente danneggiato. Se l’esercito imperiale non si fosse ritirato, sarebbe bastato ancora poco all’ariete del nemico per sfondarlo e creare così una breccia decisiva nella porta nord. Mentre attraversavano il portone, Sarah notò una sagoma in lontananza, davanti a loro. Era un uomo che si stava dirigendo proprio verso la città. La ragazza si fermò a osservarlo sforzando gli occhi e coprendoli con la mano dai fastidiosi raggi del sole del tardo pomeriggio. Seguendone lo sguardo Diana fece altrettanto, senza capire cosa avesse di interessante quella persona solitaria. L’altro avanzava con lentezza, come se avesse qualche difficoltà. Sarah trattenne il fiato e improvvisamente iniziò a correre in avanti."VAAASH!!!" gridò a squarciagola, quasi incredula: "Sei proprio tu?!?!"Dopo un attimo di incertezza anche Diana la seguì correndo a perdifiato. Chiamarono il cacciatore per nome, il quale si fermò a guardare nella loro direzione. Sarah lo raggiunse per prima saltandogli con le braccia al collo. Il giovane perse l’equilibrio e finì a terra. La ragazza adesso piangeva dalla gioia."Sei vivo…! Lo sapevo!" dichiarò tra le lacrime.Anche Diana lo raggiunse e lo abbracciò con forza."Vash, credevo che non ti avrei mai più rivisto!" esclamò commossa.Le ragazze lo squadrarono meglio e si accorsero che il cacciatore aveva davvero un brutto aspetto. Era estremamente pallido, sporco ovunque di terra e sangue incrostato. Gli occhi tradivano uno stato di semicoscienza, aveva delle occhiaie scurissime. Sembrava stremato dalla fatica. Non riuscì nemmeno a rialzarsi. Le ragazze lo aiutarono a rimettersi in piedi e lo sostennero da entrambi i lati.Mentre facevano lentamente ritorno a casa, Sarah ebbe l’impressione che Vash fosse assente. Il suo sguardo era vuoto e perso. Non aveva aperto bocca fin dal momento in cui lo avevano ritrovato. Non era nemmeno sicura che lui le avesse riconosciute."Come ti senti?" gli domandò Diana, ma il ragazzo non pareva udirla: "Sarah, sbrighiamoci! Credo proprio che sia ferito!"L’altra annuì, ma portare il cacciatore quasi di peso non era uno scherzo per loro due. Di feriti a Tunsea Town ce n’erano molti, i medici e i posti letto non erano più disponibili. Diana adagiò il giovane sul suo letto e iniziò a pulirgli le ferite con l’acqua. Il taglio sulla fronte era la più brutta, ma non era preoccupante."Su, adesso riposa. Hai bisogno di riprenderti." Gli sussurrò.Anche Sarah l’assistette con tutte le energie, quasi come fosse una gara su chi si prendesse più cura del ferito. Quando finirono con i medicamenti, decisero di darsi il cambio nel stargli vicino.Vash si risvegliò già quella stessa sera, senza capire dove si trovasse. Sarah se ne accorse subito e gli fece un caloroso sorriso di gioia, stringendogli la mano. Chiamò Diana, che li raggiunse con una grossa tazza in mano."Bevi, questo infuso ti farà bene." gli ordinò senza troppi complimenti e il cacciatore obbedì, ancora spaesato."Cos’è accaduto?" domandò poi Vash."Come, non ricordi? Hai sconfitto il Cavaliere Nero!" rispose Diana."Ci hai salvati tutti, i feoriani si sono ritirati…" continuò Sarah."Questo lo so."disse il cacciatore.Finì di sorseggiare dalla tazza, mentre ricostruiva gli avvenimenti nella sua mente. Era ancora un po’ confuso."Cosa hai fatto dopo la battaglia? Sei riuscito a fuggire?" chiese Diana."Non riesco a ricordare bene… comunque ho seguito per un po’ i feoriani in ritirata.""Cosa?!" esclamarono le ragazze contrariate.Vash le zittì con lo sguardo, poi finalmente ricordò…"Diana, dov’è tuo padre?" la interrogò il cacciatore con improvvisa urgenza: "Devo parlargli!""No, non se ne parla! Sei ancora debole e hai bisogno di riposo!" rispose la ragazza di Tunsea: "Ci parlerai domani!"Ma Vash era già in piedi che si dirigeva alla porta. Diana lo afferrò per un braccio, ma non riuscì a trattenerlo."Scusami. Non c’è tempo da perdere."