Tyki's Fantasy

CAPITOLO XV


Era la sera di un’altra faticosa giornata e solo pochi uomini erano ancora presenti nella palafitta dove si riuniva il consiglio degli anziani. Vash entrò con passo spedito, attirando l’attenzione di tutti. Era coperto di bende, dolorante e affaticato, ma anche deciso a parlare al più presto. Gli anziani lo accolsero con un applauso e qualche elogio. Qualcuno volle stringergli la mano subito, ringraziandolo per aver salvato la loro città."Chiedo scusa, ma avrei alcune notizie importanti." esordì il cacciatore.I tunseiani ammutolirono preoccupati. Il giovane non aveva la faccia di chi portava buone nuove."Ti prego, non tenerci sulle spine." gli disse Ezel.Vash annuì."L’esercito feoriano si è ritirato a nord e non tornerà finché non gli verrà assegnato un nuovo comandante." dichiarò con profondo sollievo dei presenti: "Ma sono venuto a sapere di un altro esercito diretto a ovest.""Come? E cosa ci va a fare a ovest?" domandò qualcuno."Già, lì c’è soltanto il canyon di Yuwa… Non vorranno mica attaccare Kawadi?!" chiese un altro."Non vedo altre possibilità." affermò Vash."Ma perché?! Cos’è che cercano lì i feoriani? Non c’è nulla…!""Eppure ho sentito alcuni soldati che parlavano di un esercito inviato lungo l’Yvein, quindi proprio verso il canyon." continuò il cacciatore: "E come sapete, l’unica località in quella direzione è Kawadi.""Non capisco…" considerò Ezel: "Li vive solo gente semplice, la regione è povera e non ha alcuna attrattiva, specialmente per un impero potente come quello di Feor. È un popolo tranquillo e pacifico, isolato da tutto…""Ebbene, che ci crediate o no, le cose stanno così…" disse il ragazzo: "Pensate di fare qualcosa?""In questo momento stiamo impegnando tutte le nostre energie per riprenderci." Constatò uno dei più anziani: "Molti dei nostri concittadini hanno dato la vita per difenderci. Non abbiamo ancora finito di dare a tutti una sepoltura adeguata. Oltretutto la città ha bisogno di riparazioni e di migliori fortificazioni. E come forse saprai, molti uomini sono stati inviati in tutta Tunsea per chiedere aiuto ai nostri vicini nella guerra contro Feor.""Ho capito, non siete in grado di mandare rinforzi a Kawadi." affermò il cacciatore: "Ma non è quello che intendevo. E poi ho scoperto che tutte le vie a nordovest sono controllate molto bene dalle forze feoriane, non c’è nemmeno la possibilità di andare in aiuto a Yuwa.""Cos’è che dovremmo fare allora?""Come ha detto Ezel, i kawadiani vivono isolati e tranquilli. Di conseguenza se l’esercito imperiale ha realmente intenzione di attaccarli, allora piomberanno su di loro inaspettatamente, cogliendoli di sorpresa e quindi impreparati." spiegò il giovane: "Direi che sarebbe il caso di mandare almeno qualcuno ad avvisarli del pericolo, anche perché i nemici di Feor sono potenzialmente nostri amici. Il loro aiuto vi sarebbe utile. Potrebbero tenere impegnata una parte degli sforzi militari dell’Impero.""Questo è vero, ma…" obbiettò qualcuno."Avete dei dubbi sul loro valore?" chiese Vash: "È vero che è gente pacifica, ma se minacciata non si tirerà indietro. Credetemi, i kawadiani sono tenaci, abituati alla dura vita di quelle terre aspre. Non si arrenderanno a Feor facilmente.""Sono d’accordo…" lo interruppe l’uomo più anziano: "Però ci sono dei problemi. Hai detto che le sentinelle dell’Impero controllano ogni via verso il canyon. E comunque ci vorrebbero alcuni giorni per raggiungere Kawadi…""Questo non è un problema. Vedete, un esercito necessita di molto tempo per avanzare e nel canyon di Yuwa ce ne vuole ancora di più. E’ una regione insidiosa con un paesaggio accidentato e difficile da attraversare, figuratevi poi per un esercito." disse il ragazzo: "Conosco una via alternativa per Yuwa, certo lunga e pericolosa, ma che va oltre le possibilità dei soldati feoriani. Potrei raggiungere Kawadi in tempo."Il mattino seguente Vash lasciò Tunsea Town per dirigersi a sud. Sarah naturalmente partì con lui, ma a essi si era aggiunta anche Diana. Ezel volle a ogni costo che al cacciatore si unisse almeno un tunseiano. Vista l’insistenza dovette concedere questo compito a sua figlia, la quale era ancora contrariata e preoccupata per le condizioni fisiche del giovane.La ragazza mora indossava le protezioni che aveva usato anche durante la battaglia di due giorni prima: bracciali, spallacci e parastinchi, tutti di metallo. Vestiva un completo blu, leggero e aderente, che Sarah reputò fin troppo generoso nel svelare le sue forme.Se l’intenzione di Diana era di far colpo sul ragazzo, allora non ne era valsa la pena, perché Vash non era nelle condizioni di badare a certe cose. Le ragazze si meravigliarono nel vederlo camminare normalmente, considerando che soltanto il giorno prima non riusciva praticamente a reggersi in piedi. Evidentemente aveva un’eccezionale capacità di recupero. Però era altrettanto chiaro che fosse ancora dolorante e indebolito. Le bende che gli coprivano le ferite, ricordavano costantemente a Diana il suo fallimento nel cercare di costringerlo al riposo.Nessuna delle due ragazze conosceva la loro destinazione se non per nome. Kawadi era per entrambe una località del tutto ignota. Vash disse solamente che si sarebbero diretti nuovamente a Zenthya e così fu dopo tre giorni di viaggio.Quella sera si fermarono ai margini di un bosco, in un luogo che a Sarah era tornato a essere famigliare. Si prepararono a passare un’altra notte all’aperto e dopo aver consumato un pasto sufficiente a saziarli, tutti e tre si sedettero attorno al fuoco."Vedo che ti sei ripreso quasi completamente!" esclamò Sarah, dopo aver chiesto a Vash di togliersi la benda sulla fronte."Vi ringrazio, è tutto merito vostro." disse il cacciatore a entrambe."Ti sbagli, è merito soprattutto del tuo fisico, noi non abbiamo fatto niente di miracoloso." rispose la ragazza di Greenville."Già, hai un fisico invidiabile…" sussurrò Diana con un tono un po’ ambiguo.L’amica le lanciò un’occhiataccia, ma l’altra le restituì uno sguardo di sfida. "Vash, dimmi… cosa pensi di me?" gli chiese la ragazza di Tunsea con dolcezza inaspettata.Sarah sussultò, sorpresa dall’improvvisa intraprendenza della rivale. Il ragazzo invece la studiò incuriosito."Beh, ecco…" esordì lui: "Sai difenderti bene, però potresti migliorare molto…"La risposta lasciò Diana di stucco, mentre l’altra ragazza quasi scoppiò a ridere."Il viaggio che stiamo facendo potrebbe risultare molto insidioso, non so se sarò in grado di garantirvi una sicurezza sufficiente." continuò Vash: "Se volete, siete ancora in tempo per tirarvi indietro. Specialmente tu, Sarah… non mi va di farti rischiare così tanto…""Non ti preoccupare!" lo interruppe Sarah: "Ne abbiamo già parlato, noi due veniamo con te a ogni costo! E poi abbiamo totale fiducia in te!" affermò con l’appoggio di Diana."Tornando al discorso di prima…" intervenne la ragazza mora, sdrammatizzando ancora: "Quello che intendevo era: cosa pensi di me in quanto donna?"A quella domanda Sarah guardò il ragazzo preoccupata. L’amica si dimostrava sicuramente più decisa a farsi avanti di lei, che era invece timida e impacciata. Vash però sembrava non capire dove volesse arrivare Diana."Ma sì, per essere una donna ti batti bene…""Guarda, lasciamo perdere!" lo interruppe Diana con irritazione, chiudendo la conversazione.Durante tutto il giorno successivo dovettero attraversare dei sentieri poco battuti che portavano attraverso interminabili aree boscose. La natura attorno a loro era del verde più rigoglioso, ma se all’inizio poteva sembrare uno scenario piacevole, dopo avervi viaggiato per ore senza incontrare alcun segno del passaggio di altre persone, le ragazze sentivano crescere l’inquietudine. Il cacciatore però continuava senza esitazioni e ciò era sufficiente a infondere fiducia a entrambe.Poi, improvvisamente Vash si fermò e si guardò attorno in silenzio. Diana lo imitò poco dopo, intuendo che qualcuno o qualcosa li stava osservando da qualche punto nascosto nella boscaglia. Sarah aspettò una qualche reazione del cacciatore, sentendosi accelerare i battiti del cuore. Ma dopo poco il giovane riprese a camminare come se niente fosse successo.Dopo poche centinaia di passi, giunsero in un punto dove il sentiero si allargava abbastanza da poter far passare comodamente un grosso carro. In fondo al lungo rettilineo riconobbero la sagoma di una persona che se ne stava immobile ad attendere. Non poteva che aspettare loro. Sarah non poté fare a meno di credere che in quel luogo così remoto era difficile fare incontri piacevoli. Diana doveva pensarla allo stesso modo, perché stringeva già il suo tridente tra le mani. Vash non perse d’occhio neanche per un istante l’uomo, mentre avanzava con prudenza lungo l’unico sentiero a disposizione. Perciò, volenti o nolenti, presto avrebbero scoperto che cosa volesse da loro quel tipo.Le ragazze lo osservarono con crescente preoccupazione, come se si fossero dimenticate di essere in netta superiorità numerica. Seguivano i lenti passi del cacciatore e man mano che si avvicinavano, l’aspetto dell’uomo si faceva sempre più evidente. In base alle protezioni e agli abiti che indossava, sembrava piuttosto chiaro che si trattasse di un soldato o comunque di un guerriero. Però vestiva una bella divisa verde e una corazza lucida, non dava certo l’impressione di essere un bandito.Qualche altro passo e poterono vedergli bene anche il volto. Era un giovane uomo, alto e forte, con una folta chioma bionda di capelli leggermente mossi e lunghi fino al collo. Aveva un volto piacevole, con un naso appena un po’ troppo grande, ma che gli donava maggiore fascino. Fissava i tre ragazzi con aria spavalda e sicura dall’alto dei suoi freddi occhi azzurri."Fermi!" esclamò con voce autoritaria, appena gli giunsero a pochi metri: "Tu… non mi piaci!"Si era rivolto a Vash con un’arroganza spudorata. Diana si convinse subito che doveva essere un pallone gonfiato, ma che per contare su una tale sicurezza di sé, doveva avere motivo di ritenersi superiore. Quindi era probabile che fosse un tipo pericoloso."Mi hai sentito?!" continuò lo straniero: "Non posso assolutamente tollerare che due belle fanciulle siano costrette a viaggiare con un brutto ceffo come te!""Ma chi ti credi…!" gridò Diana, prontamente zittita da Vash."Grazie, Diana, ma mi arrangio da solo con questo sbruffone.""Come ti permetti, lurido cane! Questa potrei prenderla per un offesa! Vedi di stare più attento a quello che dici, se non vuoi finire a pezzi!" ringhiò l’altro, ma senza cedere alla collera: "È mio dovere, in quanto cavaliere, difendere le giovani donzelle da bruti come sei tu!"<<Un cavaliere?>> pensò Sarah, trovando strano il fatto che non avesse con sé un cavallo."Credi di potermi intimorire? Di buffoni come te ne ho sistemati a bizzeffe!" rispose il cacciatore con uno strano ghigno: "Se solo ti azzardi a metterti sulla mia strada, ti sbudello come un maiale!"Le ragazze spostarono meravigliate lo sguardo su Vash. Non lo avevano mai sentito parlare con tanta ostilità. Ormai si erano abituate a vederlo come uno di poche parole, che non si perde in chiacchiere, ma preferisce agire. Ora invece sembrava lasciarsi provocare e anzi, fomentava lui stesso l’altro all’ira. Il cavaliere posò davanti a sé la sua arma, una grande alabarda, a indicare che non stava scherzando."Taci, infame!" tuonò l’altro: "Le mie nobili orecchie hanno udito abbastanza! Adesso preparati a morire! Quando ti avrò finito, ti lascerò qui a concimare la terra in compagnia dei vermi, sempre che la tua fetida carcassa non finisca nello stomaco dei corvi e dei wulfox!""Così sia!" disse Vash portando la mano destra dietro la schiena, sull’elsa dello spadone: "Nel caso che sia tu a vincere, però!"