Tyki's Fantasy

CAPITOLO XIX


Ogni secondo sembrava lungo quanto un’ora mentre attendevano di scoprire chi fossero gli abitanti di quella tana enorme. Gli strani richiami striduli, che si udivano sempre più chiari, facevano accapponare la pelle a Sarah. Le creature che si stavano rapidamente avvicinando avevano tutta l’intenzione di attaccarli, ma lo facevano per difendere la tana o perché li consideravano il loro pasto?La ragazza impugnò l’arco con mano tremante, portando l’altra alle spalle a cercare una freccia nella faretra. Anche i suoi compagni si erano ormai armati e si disposero volgendo le spalle uno all’altro, lasciandola al centro dello schieramento. Nel frattempo intravide qualcosa uscire dal buio delle buche, sui lati dell’ampia galleria."Ragni!" esclamò Ander prontamente.Ma mentre si avvicinavano con diffidenza, Sarah poté osservare che non si trattava di comuni insetti. Ognuno di loro aveva un corpo grande quanto quello di un cane e otto zampe lunghe oltre quattro piedi. Le due tenaglie che fungevano da zanne, erano paragonabili a pugnali. Quelli erano ragni dalle dimensioni mostruose, o meglio quelli erano mostri. Sette o otto di questi esemplari si portarono attorno ai ragazzi accerchiandoli. Si fermarono a pochi passi, valutando con prudenza la situazione."Stanno attendendo rinforzi!" affermò il cavaliere con impazienza: "Se aspettiamo, potremmo perdere ogni possibilità di fuga!""E allora cerchiamo di farci strada!" gli rispose Vash: "State attente, ragazze! Molto probabilmente sono velenosi, evitate di farvi mordere!"Il cacciatore fece un improvviso balzo in avanti, infilzando uno dei ragni con lo spadone, mentre con l’altra mano, che impugnava ancora la torcia, ne bruciò un altro. La bestia gridò selvaggiamente dal dolore, mentre le fiamme la consumavano con grande efficacia. Senza perdere tempo, Vash scattò oltre i corpi degli animali abbattuti in direzione opposta a quella in cui erano entrati nella tana. I compagni lo seguirono senza esitazioni, ma ben presto si ritrovarono il passaggio bloccato da un numero ancora maggiore di ragni giganti."Ci stanno circondando!" gridò Diana allarmata."Diana, sta attenta a non perdere la torcia!" le disse il cacciatore e prima che lei lo potesse capire, si lanciò di nuovo contro i mostri.Brandendo con rapidità la torcia in ogni direzione, colpì diversi insetti, che subito iniziarono ad ardere nelle fiamme. Dopo qualche altro colpo però la torcia si ruppe e il fuoco si spense. Ma era stato sufficiente a far arretrare le creature quel che bastava per passare oltre."Forza, seguitemi!" ordinò il cacciatore, mentre guidava i compagni in una corsa sfrenata.Percorsero qualche decina di metri e finalmente intravidero l’uscita, simile a una delle tante tane, ma molto più grande. Per l’ennesima volta però vennero fermati dai ragni che questa volta si pararono davanti numerosissimi."Dannazione, ma quanti sono!" esclamò Ander."Sono troppi, non abbiamo scampo!" constatò Diana, ormai al limite della disperazione.I mostri si disposero ancora una volta tutt’attorno alle loro prede, continuando a crescere di numero fino all’inverosimile. Ovunque guardassero, i quattro giovani non vedevano che ragni, i quali coprivano tutta la superficie del terreno visibile alla luce della torcia."Vash, non abbiamo scelta…" sussurrò il cavaliere recuperando il sangue freddo: "Ti ricordi ancora come si fa?""Sicuro! Per chi mi hai preso?"Il cacciatore arretrò di un passo e rinfoderò lo spadone, con grande sorpresa delle ragazze. Lo osservarono con incertezza, mentre univa le mani come in una preghiera. Quindi chiuse gli occhi in un atto di alta concentrazione."Veni mihi vis magica…" recitò con tono sommesso ma costante.I mostri avanzarono rapidamente verso di lui, ma Ander si portò davanti all’amico e ne colpì alcuni, ferendoli a morte con la punta della sua alabarda. Gli altri ragni furono per il momento respinti. Intuendo di dover guadagnare tempo per Vash, Sarah aiutò il cavaliere, scoccando frecce sui grossi insetti, appena questi tornarono alla carica. Con una mano occupata dalla torcia, Diana fendeva l’aria con il tridente, cercando di tenere lontane le creature affamate."Feri, fulgor elementi!" terminò il cacciatore in crescendo.Riaprì gli occhi e a Sarah sembrò come se fosse improvvisamente avvolto da una corrente invisibile e impercettibile. Vash tese il braccio destro in avanti, in direzione dei ragni che gli sbarravano il cammino. Sorprendentemente, davanti alla mano aperta comparve un’intensa luce rossa, simile a una fiamma. Sarah e Diana osservarono la scena meravigliate e incredule. Non avevano capito una parola della formula usata dal cacciatore, però ciò che stava accadendo era davvero fantastico."Focus: Flamma Inferorum!!"Reagendo all’evocazione, dal palmo della mano esplose una lingua di fuoco che si abbatté sui mostri, investendoli in pieno. Le grida dei ragni risuonarono in tutta la sala, assordanti e sofferenti, mentre i loro corpi si contorcevano tra le fiamme. Sarah e Diana si coprirono il naso a causa dell’insopportabile puzzo delle carni d’insetto bruciate."Andiamo!" esclamò Ander.Ma non riuscirono nemmeno a muoversi, paralizzati sul posto da un terribile ruggito ricolmo di odio. Passi pesanti iniziarono ad avvicinarsi, facendo tremare il terreno sotto ai loro piedi. Un’ombra minacciosa comparve sulla parete della galleria di fronte a loro. Da quella che doveva essere la loro via di fuga, emerse un ragno enorme.In confronto a questo, tutti gli altri sembravano dei cuccioli. Era talmente grosso, che passava a malapena attraverso il cunicolo. Doveva essere alto almeno nove piedi e la sola testa era più grande degli altri insetti. Tutti e cinque gli occhi gialli erano fissi sul cacciatore. Le mascelle, ricurve e seghettate, si muovevano nervosamente ambendo alla vendetta.Senza rendersene conto, le ragazze caddero in ginocchio terrorizzate. Ander sgranò gli occhi e assunse istintivamente una posizione di difesa, ma la creatura puntò decisa su Vash, ancora disarmato."Attento!!!" gridò Sarah in preda al panico.Il ragno si mosse con velocità insospettabile per la sua stazza, dirigendosi verso il cacciatore, che non batté ciglio. Le possenti mascelle si prepararono a stritolarlo, ma all’ultimo istante Vash sollevò di nuovo il braccio destro."Focus: Flamma Inferorum!!" ripeté.Ancora una volta le fiamme divamparono dal palmo della sua mano, ricoprendo la testa del mostro. Questo ruggì mentre veniva divorato dal fuoco, un grido che pareva aver fatto tremare la montagna. Le ragazze si coprirono le orecchie, sentendosi martoriare i timpani da un dolore acuto.Vash estrasse nuovamente lo spadone ed evitò le mascelle del ragno gigante, che fendevano l’aria a destra e a manca, cercandolo senza successo. Si portò a fianco dell’insetto agonizzante e calò con forza la lama sulla sua testa. La bestia si lasciò sfuggire un ultimo grido, mentre lo spadone la decapitava, poi si accasciò a terra, riducendo sempre più i movimenti incontrollati delle zampe, fino a farli smettere del tutto.Gli altri tre giovani rimasero muti e immobili a osservare la scena, anche Ander studiava il corpo del ragno morto con un’espressione incredula."Immagino che questa fosse la loro regina… o qualcosa del genere." commentò il cavaliere, tanto per dire qualcosa: "Non ho mai visto un ragno così grosso.""Rimane sempre e solo un ragno…" constatò Vash con voce tranquilla e rassicurante.Diana si rialzò e si guardò attorno con la torcia in pugno. Gli altri insetti ora esitavano ad attaccarli, il loro numero era diminuito drasticamente."Se ne vanno?" chiese Sarah incerta."Credo di sì, in fondo abbiamo ammazzato il loro capo…" rispose Ander."Lo ha ammazzato Vash!" intervenne Diana: "Tu perché ti tiri in ballo?!""Su, ora basta!" li zittì il cacciatore: "Vediamo di andarcene da qui in fretta!""Che cos’era quel fuoco? Come hai fatto?" domandò Sarah, ancora scossa dalla devastante quanto meravigliosa tecnica usata dal cacciatore poco prima."Magia." disse solamente lui.La ragazza stentava a crederci. Vash padroneggiava tecniche magiche, mentre lei ne aveva ignorato persino l’esistenza sino a un attimo prima. Ander osservò incuriosito e un po’ divertito l’espressione delle ragazze, ancora scosse dallo spettacolare attacco dell’amico."A quanto pare non ne sapete molto, no?" affermò il cavaliere: "Vedete, il mondo è composto da sette elementi diversi, presenti in forma d’energia, che sta ovunque attorno a noi. Ogni creatura vivente è affine a uno di questi, anche se si tratta di caratteristiche invisibili e impercettibili, molto spesso ignorate dal loro possessore." spiegò: "Vi siete mai chieste perché i draghi delle fiabe sputino fuoco?""Cosa vorresti dire?" domandò Diana: "I draghi non esistono! Sono creature leggendarie!"Ander le rivolse uno sguardo divertito."Già…" rispose in maniera ambigua : "Quello che voglio dire, è che sapendo dove cercare e facendo un po’ di pratica, è possibile apprendere come modificare queste particelle di energia e mutarle a proprio piacimento…""A proprio piacimento?" chiese Sarah pensierosa."Sì, beh… almeno in teoria." Si corresse il cavaliere: "Tutto dipende dal potere spirituale dell’individuo… Più ne hai, più energia puoi usare e più cose sei in grado di fare. Ma la maggior parte della gente sarebbe capace di combinare ben poco…""Cos’è il potere spirituale?"Ander sorrise tra sé, felice di aver monopolizzato l’attenzione delle ragazze. Pendevano dalle sue labbra, ascoltando impazienti e con grande interesse tutte le sue spiegazioni. Dopotutto era il modo migliore di passare il tempo nella lunga marcia che ancora li attendeva."Non si sa cosa sia esattamente… è solo una definizione per indicare questa capacità di dominare gli elementi, che esiste di certo, ma di cui si ignora praticamente ogni cosa.""Prima parlavi di pratica…" lo interruppe Diana: "Quindi è un potere che va accresciuto con l’allenamento…""Ti sbagli." la fermò lui: "Non è come la forza fisica. La pratica serve a risvegliare il potere spirituale assopito, non a rinforzarlo. Per questo ci sono persone dotate o meno." fece una pausa: "E più sono dotate, più sono rare."Entrambe si fermarono a riflettere sulle sue ultime parole. Era difficile immaginare cosa volessero dire nella realtà."E… a esempio Vash?""Difficile dirlo… Puoi sapere dove ci sono i tuoi limiti solo quando li raggiungi. Certo Vash è di gran lunga al di sopra della media, ma non si è ancora mai spinto fino al suo limite." disse Ander: "Come avrete capito è affine all’elemento fuoco.""Aspettate!" esclamò Sarah a un certo punto: "Ho visto qualcosa luccicare laggiù!"I compagni si fermarono a guardare nella direzione indicata dalla ragazza. In fondo a un corto cunicolo secondario effettivamente c’erano diversi luccichii a riflettere la luce della torcia."Andiamo avanti, quella non è la direzione giusta." decise il cacciatore."Su, vediamo di che si tratta. È qui vicino, non ci perderemo molto tempo…" insistette lei.Convinti, i compagni la seguirono lungo la stretta galleria fino a raggiungere la fonte dei riflessi che li aveva attratti. Sulla parete rocciosa scoprirono venature di un metallo argenteo lucido. I quattro viaggiatori si fermarono ad apprezzare in silenzio gli effetti visivi resi da quello straordinario materiale."È mithril!" sussurrò Ander affascinato.Neanche in quattro non erano stati capaci di affrontarlo. I corpi di quegli uomini dalla pelle curiosamente rossiccia erano distesi ai suoi piedi, privi di vita. Li osservò ancora una volta, prima di allontanarsi e dimenticarli. In quella terra tutto sembrava assumere un colore tendente al vermiglio, non solo il paesaggio roccioso, ma addirittura la carnagione degli abitanti.Vestivano pochi, semplici abiti. Due di loro stavano a torso nudo, però quei fisici muscolosi non gli erano serviti a molto contro di lui. In fin dei conti rimanevano cacciatori e agricoltori. Non avrebbero avuto alcuna speranza, se non fossero stati quantomeno dei guerrieri a tempo pieno.Avevano dimostrato una certa abilità percependo la sua presenza e inseguendolo lungo le terre che ben conoscevano, ma nonostante tutto si erano fatti cogliere alle spalle. Lui aveva agito con rapidità, uccidendoli tutti in pochi secondi, prima ancora che avessero potuto accorgersene e difendersi. Non era stata sua intenzione eliminarli, ma non gli avevano dato altra scelta. Tutto sommato importava poco, se il numero delle sue vittime era aumentato ancora.<<Che uomini curiosi.>> pensò tra sé.Usavano dipingersi il corpo con tinture di diversi colori, raffiguranti simboli elementari e semplici strisce. Si decoravano con collane di ossa e zanne animali, persino con qualche piuma di uccello.Un ruggito proveniente da lontano lo distolse però dai suoi pensieri. Quella creatura aveva annusato l’odore del sangue. Effettivamente i quattro corpi dei suoi nemici erano immersi in una larga pozza rossa. Era meglio allontanarsi, ormai sapeva che quel mostro gradiva molto la carne umana. Non era nei suoi interessi avere a che fare con lui. Dopotutto il wendigo era un avversario temibile per chiunque.Recuperò le due lame, Deimos e Phobos, che erano ancora conficcate nelle membra dei nemici. Quelle armi erano sempre state un tutt’uno con lui, non erano l’equipaggiamento del suo corpo, ma come parte di esso. Praticamente erano il prolungamento delle sue braccia. Keith le infilò nei foderi legati alla cintura, dietro alla schiena e si incamminò verso sud.