Tyki's Fantasy

CAPITOLO XXVI


Quella sera sedettero tutti attorno al fuoco per la cena, anche Ander, che aveva ormai recuperato la mobilità. La vecchia poteva offrire solo cibo di origine vegetale e i ragazzi vi aggiunsero il loro formaggio residuo."Domani mattina si riparte." affermò Vash dopo mangiato."Ma Ander…" obiettò Diana."Ander può camminare." la interruppe il cacciatore.Le ragazze si voltarono preoccupate verso il cavaliere, che sorrise rassicurante."Scusate, ragazzi, se non è inopportuno, potrei sapere qual’è la missione che dovreste compiere?" domandò incuriosita l’anziana donna."Dobbiamo raggiungere al più presto Kawadi…" spiegò Vash, raccontandole i fatti.Non aveva motivo di tacere sul loro obiettivo, anche perché al cacciatore adesso iniziava a farsi largo un’idea."Forse dovrebbe venirci anche lei." propose: "La sua abilità con la magia della luce potrebbe essere molto utile per i gli abitanti di Kawadi. In fondo sono suoi connazionali, no?"Lo sciamano si rabbuiò in volto, assumendo un espressione rassegnata, quasi triste."Mi dispiace… ma io vivo qui da sola da molti anni. Sono molto vecchia, non cambierò idea ora." rispose la vecchia."Non le importa di loro?!" gli chiese Sarah incredula: "Quasi sicuramente ci sarà una battaglia…""Lascia perdere, Sarah." la fermò Vash, parlando quindi al posto suo: "Ha già fatto anche troppo per noi e le siamo molto riconoscenti. Non abbiamo il diritto di chiederle altro. In ogni caso, spero che qualsiasi sia la sua decisione finale, si senta in pace con la sua coscienza."Lo sciamano assunse un espressione corrucciata, ma non disse altro a riguardo. Qualche minuto più tardi cambiò anzi argomento."Fate attenzione, il wendigo è sempre in agguato." consigliò la vecchia: "Avete visto con i vostri occhi quant’è pericolosa quella creatura malefica."Avevano ormai tutti preso familiarità con quel nome. Il terrore che suscitava in Sarah, non era certo inferiore a quello che aveva provato e che continuava a perseguitare Diana. I ragazzi si rendevano conto che anche in quattro sarebbe stato un mostro duro da affrontare."Sapete, c’è una leggenda del mio popolo sul wendigo…" continuò la donna anziana, conquistandosi la piena attenzione dei suoi ospiti: "Si dice che un tempo creature come questa fossero state originariamente esseri umani. Uno dei tabù del nostro popolo vieta assolutamente ogni forma di cannibalismo, che secondo la tradizione sarebbe la causa della trasmutazione degli uomini in wendigo." fece una pausa, osservando le facce sconvolte delle ragazze: "Chi inizia a cibarsi di carne umana, non può più farne a meno. La fame in questi casi cresce a dismisura, finendo per scatenare l’aggressività e la violenza dell’individuo. Questo ottiene una terribile forza di natura malefica e con essa gradualmente muta anche il suo aspetto. Alla fine non rimane più niente di umano, ma in ogni caso si tratta di un processo inarrestabile, sin da quando ha inizio."I quattro ragazzi rimasero ammutoliti."Che sia la verità o meno, non sottovalutate l’intelligenza del wendigo. Anche se annebbiata da malvagi istinti famelici, pieni d’ira e odio, è pari a quella di un essere umano." concluse lo sciamano.Quando era ormai scesa la notte, Sarah si diresse all’esterno del rifugio, dove trovò Vash , che se ne stava seduto in alto, su una grossa roccia, a osservare il cielo stellato. La ragazza pensò che doveva essere una sua abitudine, non era certo la prima volta che lo faceva. Decise di raggiungerlo per fargli compagnia. Vedendola arrivare, Vash distolse la sua attenzione dalla luna crescente."Questa volta ce la siamo vista proprio brutta. E più andremo avanti, più le cose si faranno difficili." fu proprio il cacciatore a rompere il silenzio: "Forse dovresti tirarti indietro…""Capisco le tue preoccupazioni, ma ormai ho deciso che continuerò a seguirti." rispose Sarah con fermezza: "Vorrei che non mi considerassi più una palla al piede… in fondo credo che le mie nuove capacità possano esservi utili."Per la prima volta da quando lo conosceva, Vash le rivolse un mezzo sorriso. La ragazza sentì un calore improvviso avvolgerle il corpo. Le era sembrata una grande conquista."Già… la tua forma di magia è piuttosto rara e di grande aiuto. Non nego che mi farebbe piacere poterne usufruire." dichiarò il cacciatore."Allora è deciso!" concluse Sarah.Ora poteva considerarsi finalmente un membro di quel gruppo a tutti gli effetti. La nostalgia di casa scendeva in secondo piano, perché era felice di essere lì, con Vash e gli altri. Il viaggio sino a quel momento era stato fin troppo pericoloso, ma il cacciatore l’aveva fatta sentire sempre al sicuro. Solo quando ne fu separata bruscamente, si era accorta con chiarezza di essergli solo di peso. Ma ora lei era cambiata. Aveva trovato la sua vocazione e la sua importanza nell’aiutare i compagni. Ora Vash poteva apprezzarla.D’un tratto il cacciatore scese dal suo punto di osservazione e si avvicinò alla ragazza. Lei lo seguì con sguardo incerto, mentre frugava nella sacca delle monete."Tieni, ho qualcosa per te." esclamò il giovane, estraendo e porgendole una collana."Per me?!" chiese sorpresa Sarah.Le aveva fatto un regalo. Non si sarebbe mai aspettata una cosa simile in un momento e in un luogo del genere. La ragazza si sentì arrossire, il cuore le batteva forte. Era una collana piuttosto anonima, se non fosse per una magnifica pietra trasparente, simile a un diamante."Grazie…" sussurrò imbarazzata: "La porterò sempre addosso!""Lo spero, è questa la sua funzione." spiegò Vash, assumendo la sua solita espressione indifferente: "La grossa pietra incastonata al centro ha proprietà molto utili. Amplifica il potere magico di chi la indossa."Sarah ascoltò meravigliata, ma anche se il fine della collana era puramente pratico, non poté fare a meno di considerarla un dono del ragazzo.Salutata la donna anziana con profondi e sinceri ringraziamenti, i giovani viaggiatori intrapresero la via che scendeva a fianco del torrente. Sarah ebbe le maggiori difficoltà a separarsi dalla persona che aveva salvato la vita a lei e ai compagni, oltre che ad averle insegnato un’abilità fondamentale, che le stava rapidamente cambiando la vita. La ragazza provava un fastidioso senso d’ingiustizia nel lasciare quella vecchia donna nuovamente alla solitudine, che l’aveva accompagnata già tanti anni. Ma dopotutto era lei stessa a volerlo.Mantenendo un passo ancora piuttosto lento, il gruppetto di ragazzi scomparve lentamente verso l’orizzonte. Lo sciamano continuò a seguirli fino all’ultimo, con uno sguardo pensoso. Erano tutti davvero interessanti, quattro giovani ben assortiti. Ognuno di loro era dotato di uno spirito notevole, ma di natura diversa uno dall’altro. Certo la sua allieva aveva un dono inarrivabile per chiunque altro, compresi i suoi compagni. Eppure c’era qualcosa che non la convinceva.<<Quel ragazzo… Chi è?>> si chiese la vecchia: <<L’avrete notato di sicuro anche voi, spiriti della natura. La forma del suo potere spirituale… è qualcosa che non ho mai visto!>>Per la prima volta in vita sua, l’anziano sciamano non riusciva a vedere chiaramente lo spirito di una persona. Non era in grado di individuarne le potenzialità, aveva un aspetto insolito, forse unico. Denso al punto di sembrarle inesplorabile, eppure instabile e mutevole, quasi come fosse qualcosa di vivo e indipendente. La vecchia si chiese quali livelli di potere era in grado di raggiungere.<<E' un vero mistero…>>Interrogò gli spiriti, i quali forse avevano capito la vera natura del giovane di nome Vash. Ma anche se essi stavano cercando di comunicarle qualcosa, lei stranamente non era in grado di comprendere. Usavano un linguaggio e dei termini che non le dicevano assolutamente nulla.La spiegazione poteva essere una sola. Lei non aveva alcuna conoscenza di tutto ciò che riguardava quell’insolito spirito. Il che per lei era imbarazzante, però soprattutto incredibile. Uno spirito molto differente da quello tipico degli uomini, almeno quanto da quello degli spiriti della natura.Con Sarah aveva scherzato, o meglio esagerato, quando le disse che non sembrava umana. Ma in questo caso si pose la domanda con grande serietà.<<Quel giovane è veramente un essere umano?>>"Sarah, come hai fatto a ottenere la magia?" le chiese con insolita timidezza l’amica: "Non è che potresti insegnarmelo?"La ragazza di Greenville la fissò con enorme stupore. Erano ancora in marcia, ormai da alcune ore e Diana le era sembrata per tutto il tempo tormentata dai pensieri. Aveva mantenuto un’aria abbattuta, scoraggiata, quasi depressa."Io… insegnare a te?!" le domandò incredula: "Ti rendi conto che sono una principiante assoluta?!""Se vuoi, potrei aiutarti io!" si propose immediatamente Ander.Diana lo guardò incerta. Nel recente passato era stata sin troppo scortese con lui, non poteva rifiutargli una proposta simile, comunque molto vantaggiosa. Il cavaliere si meritava quantomeno un’altra possibilità per riscattarsi."Ander, non abbiamo tempo per queste cose!" intervenne Vash: "Ce la siamo presa comoda fin’ora, non possiamo più permetterci di perdere altro tempo…""Non ti preoccupare…" rispose il cavaliere con il suo solito buon umore: "Non rallenteremo in alcun modo la marcia."E così sia Ander che Sarah accettarono di aiutare Diana ad apprendere l’uso della magia. Dopo una lunga spiegazione durante la sosta per il pranzo, il vero e proprio addestramento iniziò la sera, una volta terminata la cena.Vash osservava il tutto pigramente disteso, appoggiato con la schiena alla parete rocciosa. Gli altri tre invece erano in fermento, specialmente le ragazze, eccitate da quella nuova esperienza. Diana provava instancabilmente a richiamare la magia, seguendo le indicazioni avute dai compagni. Ma i progressi non si facevano vedere, nonostante il pieno appoggio e il costante incitamento di Sarah. Ander non riuscì a intravedere che qualche lieve scintilla magica."Capisco che non sono molto portata per la magia… infatti ci avevo provato già circa un anno fa, senza alcun successo." si lamentò Diana: "Ma con tutti gli sforzi che faccio e con le vostre spiegazioni, è possibile che non riesca a combinare proprio nulla?!""Non devi abbatterti così presto…" la consolò l’altra: "È proprio l’inizio la parte più difficile, se così non fosse, il mondo sarebbe pieno di maghi, no?""A dire il vero il problema è un altro…" spiegò il cavaliere: "Io sono ben lungi dall’essere un buon insegnante di magia… e le cose si complicano ulteriormente col fatto che l’elemento al quale sei affine non è uguale né al mio, né a quello di Sarah. Anzi, neppure a quello di Vash.""Non sono affine al fulmine, alla luce, o al fuoco… ma qual è il mio elemento?" chiese Diana."Non saprei… e non so nemmeno come procedere con i tuoi allenamenti, purtroppo!" si corrucciò Ander: "Cercheremo comunque di aiutarti, ma molto dipenderà da te…""Acqua." esclamò improvvisamente Vash nella solita indifferenza.Le ragazze si voltarono verso di lui senza capire."Ne sei sicuro?" gli domandò il cavaliere esitante."Pensi che non sappia riconoscere la magia dell’elemento opposto al mio?"L’altro annuì, convinto."Ciò non ci semplifica comunque il lavoro di molto…" affermò Ander con un sorriso provocatorio.Ci vollero altri tre giorni per raggiungere Kawadi. Nel frattempo Diana fece qualche lento progresso, imparando a richiamare la magia dell’acqua, ma a un livello talmente basso, che la rendeva inoffensiva e priva di alcun valore in battaglia. D’altra parte si ritennero fortunati di non aver avuto altri spiacevoli incontri con il wendigo o con altre creature particolarmente insidiose.Raggiunsero il bordo dell’ampio canyon di Yuwa nella mattinata del terzo giorno, continuando a seguirne il corso verso ovest, fino a trovare Kawadi, una vera meraviglia per gli occhi increduli dei quattro viaggiatori. Era una città interamente scolpita nella parete del canyon, un’opera monumentale, prova della grande abilità artigianale di cui era capace l’uomo. Abitazioni in pietra, tutte più o meno simili tra loro, della forma vagamente cubica e dotate di finestrelle quadrate, erano state scavate nella roccia rossa, una a fianco dell’altra, oppure anche una sopra l’altra. A fare da collegamento tra le case e il fondo della gola c’erano decine, forse centinaia di scale e ponti.Un lunghissimo ponte di corde e legno collegava una cima del canyon con l’altra, forse l’unico modo per i ragazzi di raggiungere la città. Mentre le ragazze iniziarono ben presto a lamentarsi per quell’ennesima impresa che le attendeva, l’attenzione di Vash fu attirata da un particolare. Riusciva a scorgere pochissima gente in giro. Kawadi era troppo tranquilla.