Creato da umbrella_0 il 26/11/2013

Di tutto un po.

uno sguardo nel mondo.

 

Islanda, quando il popolo sconfigge l'economia globale

Post n°34 pubblicato il 28 Settembre 2014 da umbrella_0

Copio & incollo da www.luogocomune.net:

Qualcuno crede ancora che non vi sia censura al giorno d'oggi?


Allora perchè, se da un lato siamo stati informati su tutto quello che sta succedendo in Egitto, dall'altro i mass-media non hanno sprecato una sola parola su ciò che sta accadendo in Islanda?

Il popolo islandese è riuscito a far dimettere un governo al completo; sono state nazionalizzate le principali banche commerciali; i cittadini hanno deciso all'unanimità di dichiarare l'insolvenza del debito che le stesse banche avevano sottoscritto con la Gran Bretagna e con l'Olanda, forti dell'inadeguatezza della loro politica finanziaria; infine, è stata creata un'assemblea popolare per riscrivere l'intera Costituzione. Il tutto in maniera pacifica. Una vera e propria Rivoluzione contro il potere che aveva condotto l'Islanda verso il recente collasso economico.

Sicuramente vi starete chiedendo perchè questi eventi non siano stati resi pubblici durante gli ultimi due anni. La risposta ci conduce verso un'altra domanda, ancora più mortificante: cosa accadrebbe se il resto dei cittadini europei prendessero esempio dai "concittadini" islandesi?

Ecco brevemente la cronologia dei fatti:

2008 - A Settembre viene nazionalizzata la più importante banca dell'Islanda, la Glitnir Bank. La moneta crolla e la Borsa sospende tutte le attività: il paese viene dichiarato in bancarotta.

2009 - A Gennaio le proteste dei cittadini di fronte al Parlamento provocano le dimissioni del Primo Ministro Geir Haarde e di tutto il Governo - la Alleanza Social-Democratica (Samfylkingin) - costringendo il Paese alle elezioni anticipate. La situazione economica resta precaria. Il Parlamento propone una legge che prevede il risanamento del debito nei confronti di Gran Bretagna e Olanda, attraverso il pagamento di 3,5 MILIARDI di Euro che avrebbe gravato su ogni famiglia islandese, mensilmente, per la durata di 15 anni e con un tasso di interesse del 5,5%.

2010 - I cittadini ritornano a occupare le piazze e chiedono a gran voce di sottoporre a Referendum il provvedimento sopracitato.

2011 - A Febbraio il Presidente Olafur Grimsson pone il veto alla ratifica della legge e annuncia il Referendum consultivo popolare. Le votazioni si tengono a Marzo ed i NO al pagamento del debito stravincono con il 93% dei voti. Nel frattempo, il Governo ha disposto le inchieste per determinare giuridicamente le responsabilità civili e penali della crisi. Vengono emessi i primi mandati di arresto per diversi banchieri e membri dell'esecutivo. L'Interpol si incarica di ricercare e catturare i condannati: tutti i banchieri implicati abbandonano l'Islanda. In questo contesto di crisi, viene eletta un'Assemblea per redigere una Nuova Costituzione che possa incorporare le lezioni apprese durante la crisi e che sostituisca l'attuale Costituzione (basata sul modello di quella Danese). Per lo scopo, ci si rivolge direttamente al Popolo Sovrano: vengono eletti legalmente 25 cittadini, liberi da affiliazione politica, tra i 522 che si sono presentati alle votazioni. Gli unici due vincoli per la candidatura, a parte quello di essere liberi dalla tessera di qualsiasi partito, erano quelli di essere maggiorenni e di disporre delle firme di almeno 30 sostenitori. La nuova Assemblea Costituzionale inizia il suo lavoro in Febbraio e presenta un progetto chiamato Magna Carta nel quale confluiscono la maggiorparte delle "linee guida" prodotte in modo consensuale nel corso delle diverse assemblee popolari che hanno avuto luogo in tutto il Paese. La Magna Carta dovrà essere sottoposta all'approvazione del Parlamento immediatamente dopo le prossime elezioni legislative che si terranno.

Questa è stata, in sintesi, la breve storia della Ri-evoluzione democratica islandese.

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Abbiamo forse sentito parlare di tutto ciò nei mezzi di comunicazione europei?

Abbiamo ricevuto un qualsiasi commento su questi avvenimenti nei noiosissimi salotti politici televisivi o nelle tribune elettorali radiofoniche?

Abbiamo visto nella nostra beneamata Televisione anche un solo fotogramma che raccontasse qualcuno di questi momenti?

SINCERAMENTE NO.

I cittadini islandesi sono riusciti a dare una lezione di Democrazia Diretta e di Sovranità Popolare e Monetaria a tutta l'Europa, opponendosi pacificamente al Sistema ed esaltando il potere della cittadinanza di fronte agli occhi indifferenti del mondo.

Siamo davvero sicuri che non ci sia "censura" o manipolazione nei mass-media?

Il minimo che possiamo fare è prendere coscienza di questa romantica storia di piazza e farla diventare leggenda, divulgandola tra i nostri contatti. Per farlo possiamo usare i mezzi che più ci aggradano: i "nostalgici" potranno usare il telefono, gli "appassionati" potranno parlarne davanti a una birra al Bar dello Sport o subito dopo un caffè al Corso. I più "tecnologicamente avanzati"potranno fare un copia/incolla e spammare questo racconto via e-mail oppure, con un semplice click sui pulsanti di condivisione dei Social Network in fondo all'articolo, lanciare una salvifica catena di Sant'Antonio suFacebook, Twitter, Digg o GoogleBuzz. I "guru del web" si sentiranno il dovere di riportare, a modo loro, questa fantastica lezione di civiltà, montando un video su YouTube, postando un articolo ad effetto sui loro blog personali o iniziando un nuovo thread nei loro forum preferiti.

L'importante è che, finalmente, abbiamo la possibilità di bypassare la manipolazione mediatica dell'informazione ed abbattere così il castello di carte di questa politica bipartitica, sempre più servile agli interessi economici delle banche d'affari e delle corporazioni multinazionali e sempre più lontana dal nostro Bene Comune.

In fede,

il cittadino sovrano Marco Pala



 

 

 


 

 
 
 

Ve li ricordate, i senatori del m5s....

Post n°32 pubblicato il 11 Marzo 2014 da umbrella_0

Ve li ricordate? Erano stati espulsi dal Movimento 5 Stelle. Ci dispiace darvi questa triste notizia.

Guardate che brutta fine hanno fatto: http://bit.ly/1ejROPT

PICCOLA NOTA: LA FIDUCIA E' UNA GRAN BELLA COSA, MA BISOGNA STARE ATTENTI A CHI LA SI CONCEDE, HO L'IMPRESSIONE CHE IN QUESTA EPOCA NON CI SIA PIU' NESSUNO A CUI POTER DELEGARE UN'IMPRESA COSI GRANDE, OGGI IL DENARO FA VENIRE LA VISTA AI CIECHI ( A DIRE IL VERO E' SEMPRE STATO COSI') MA OGGI ANCOR DI PIU', FIDARSI E' BENE NON FIDARSI E' MEGLIO

 

 

 

 
 
 

Boschi: il governo non chiederà dimissioni dei sottosegretari indagati

Post n°31 pubblicato il 06 Marzo 2014 da umbrella_0
 

BOSCHI: IL GOVERNO NON CHIEDERA' DIMISSIONI DEI SOTTOSEGRETARI INDAGATI.

«Il governo non chiede dimissioni di ministri o sottosegretari sulla base di un avviso di garanzia» perché ciò rispetta «il principio fondamentale della presunzione di innocenza». Lo puntualizza nell'Aula della Camera il ministro per i Rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi rispondendo al question time ad una interrogazione del M5S sulla nomina di Francesca Barracciu a sottosegretario, precisando che «Barracciu risulta» solo «iscritta nell'elenco degli indagati».

Boschi: avviso di garanzia non è anticipo condanna Boschi ha spiegato che «il sottosegretario Barracciu ha acquisito negli anni una notevole esperienza politica ed amministrativa arricchita anche dall'esperienza al Parlamento europeo: fattori che le consentiranno di dare un contributo al governo. Al momento la dottoressa Barracciu risulta iscritta nel registro degli indagati. Il governo non chiede le dimissioni di ministri e sottosegretari sulla base di un avviso di garanzia. Abbiamo giurato sulla Costituzione, che contempla il principio fondamentale della presunzione di innocenza». In tal senso l'avviso di garanzia «è un atto dovuto a tutela dell'indagato e non una anticipazione della condanna». Il procedimento si trova nella sua fase preliminare e lo stesso sottosegretario ne ha chiesto una accelerazione. «All'esito il governo valuterà se chiederne le dimissioni», ha concluso Boschi.

Schifani (Ncd): no a passo indietro sottosegretari indagati, siamo garantisti Il Nuovo centrodestra si schiera sulla stessa linea del Pd. Ncd non chiederà le dimissioni dei sottosegretari indagati dalla magistratura. Lo ha assicurato il presidente del partito, Renato Schifani. «Non lo abbiamo chiesto durante il violento e inconcepibile attacco al senatore Gentile e non lo chiediamo adesso. Noi - ha spiegato - siamo garantisti e per noi un'indagine non é presunzione di colpevolezza».

Gli altri sottosegretari indagati A parte Francesca Barracciu, gli altri sottosegretari indagati (tutti del Pd) sono: Filippo Bubbico (abuso di ufficio per la nomina di un consulente regionale), Umberto Del Basso De Caro (peculato nell'inchiesta sui fondi dei gruppi del consiglio regionale campano) e Vito De Filippo (peculato nell'inchiesta sui rimborsi al consiglio regionale della Basilicata).

L'attacco di Grillo Ieri il leader del M5s Beppe Grillo aveva puntato l'indice contro i sottosegretari Pd sotto inchiesta e aveva chiesto loro un passo indietro.

Perquisiti altri 19 consiglieri regionali: carabinieri e finanzieri a caccia di penne Montblanc e quadri. In tutto 80 indagati, fra i quali Francesca Barracciu, vincitrice alle primarie sarde e candidata alle prossime regionali, febbraio 2014: il primo iceberg sulla rotta del transatlantico Renzi

CAGLIARI - Riesplode il caso dei rimborsi spese allaRegione Sardegna, uno scandalo che può avere ripercussioni nazionali soprattutto sul Pd del neosegretario Matteo Renzi. Renziana ed indagata per peculato è, Francesca Barracciu, la candidata pd alle prossime elezioni regionali, febbraio 2014: il primo vero banco di prova per Renzi. Ricordiamo che la sconfitta di Renato Soru alle elezioni sarde del febbraio 2009 provocò le dimissioni dell'allora segretario Walter Veltroni. Oggi, 16 dicembre, sono stati perquisiti 19 consiglieri regionali, due anche del Pd. Uno dei quali è il più scatenato sostenitore della Barracciu, Chicco Porcu.

L'INDAGINE. Un'intera classe dirigente sotto indagine (80 consiglieri in due legislature). Carabinieri e finanzieri a caccia di penne Montblanc e quadri nelle case dei 19 consiglieri sardi perquisiti. Scrive la Nuova Sardegna: "In tutto sono 19 i consiglieri regionali della tredicesima legislatura, quella presieduta da Renato Soru, che insieme al decreto di perquisizione hanno ricevuto l'avviso di garanzia. L'accusa è di peculato. Oltre a documenti e ricevute, carabinieri e guardia di finanza stanno cercando anche penne Montblanc e quadri nelle case e negli uffici dei 19 consiglieri regionali. Stando a quanto emerso, gli inquirenti avrebbero già sequestrato un computer che conteneva documentazione. Continua dunque a espandersi l'indagine, coordinata dal pm Marco Cocco: tra i consiglieri perquisiti ci sono quattro nuovi indagati - Giacomo Sanna, Christian Solinas, Efisio Planetta del Partito Sardo d'azione, e Giorgio Oppi leader sardo dell'Udc - oltre a 15 esponenti politici già raggiunti da avviso a comparire: Salvatore Amadu (già Udc, oggi Pdl, presidente della Seconda commissione consiliare), Andrea Biancareddu (Udc, attuale assessore all'Ambiente), Franco Cuccu(Udc, in carica nella precedente legislatura, ora ex consigliere), Chicco Porcu (già Progetto Sardegna, oggi nel Pd), Giuseppe Cuccu (Pd), Nello Cappai (Udc), Alberto Randazzo (Udc nella passata legislatura, oggi Pdl, presidente della commissione Industria), il fratello Vittorio (Udc, non più in carica) e Sergio Milia (Udc, attuale assessore regionale alla Cultura), Mario Bruno (già capogruppo del Pd, ex Progetto Sardegna e attuale vicepresidente del Consiglio regionale), gli ex consiglieri Antonio Biancu (Margherita oggi Pd), Antonio Calledda (Pd) e Sergio Marracini(Udeur), gli attuali consiglieri Renato Lai (già Udeur, oggi Sardegna è già domani) e Sergio Obinu(Udc). A tutti il pubblico ministero Marco Cocco contesta la spesa di denaro destinato al gruppo politico di appartenenza per scopi incompatibili con la legge. Si parla di viaggi, spese voluttuarie, acquisti del tutto slegati dall'attività politico-istituzionale. Con quelli di questa mattina salirebbero a un'ottantina, a cavallo di due legislature, gli onorevoli ed ex onorevoli sardi coinvolti in un'inchiesta che a questo punto assume dimensioni gigantesche".

ALLARME CENTROSINISTRA. La Barracciu aveva dichiarato che 33 mila euro per i suoi rimborsi chilometrici erano "giusti", e che il risultato delle primarie - che lei ha vinto il 29 settembre scorso con 22 mila voti (44,2%) - la legittima a restare candidata alle regionali 2014, nonostante la scomoda posizione di indagata per un reato così fastidioso in campagna elettorale come il peculato: "Non farò alcun passo indietro sulla mia candidatura, ho la legittimazione che viene dai 53 mila voti delle primarie, dal mio partito, dalla maggior parte dei partiti di centrosinistra e la serenità che mi viene dall'avere la coscienza a posto. Dunque, resto al mio posto". Ma il centrosinistra sardo rischia di andare in frantumi: sabato 14 Sel e il Centro democratico avevano inviato al Pd una lettera aperta per correggere la rotta (leggi: cambiare candidato alle regionali). Sulla Barracciu, classe 1966, entrata in politica nel Pd quando si chiamava ancora Pci, consigliere regionale dal 2004 ed europarlamentare dal 2012, piovono dubbi dal centro e da sinistra. Dal centro, oltre alla lettera del Centro democratico, c'è la posizione di Europa, quotidiano che dà voce alla componente ex Margherita del Pd. Ha scritto Alberto Urgu: "La vittoria di Francesca Barracciu non ha, come ci si sarebbe aspettato, gettato le basi per l'avvio della campagna elettorale, ma ha invece allontanato ulteriormente i partiti che si riconoscono nel centrosinistra.

A far detonare il tutto è stato l'inchiesta della procura di Cagliari sui fondi ai gruppi del Consiglio regionale, che ha coinvolto la stessa Barracciu e l'intera classe dirigente dei democratici sardi [...] I primi a lasciare sono stati i Rossomori (partito nato da una scissione del Partito sardo d'Azione nella precedente campagna elettorale per le regionali), che hanno posto una "questione morale", chiedendo che la Barracciu facesse un passo indietro e rinunciasse alla candidatura, dopo avere ricevuto un avviso di garanzia. In maniera meno diretta, anche Sel ha cominciato a porre un problema simile, rifiutandosi, di fatto, di riconoscere la leadership della vincitrice delle primarie e chiedendo che la coalizione riflettesse ulteriormente. [...] L'ultimo episodio è stato l'apertura, comunicata alla stampa a vertice concluso, di un tavolo alternativo del centrosinistra, con Sel, i Rossomori, il Centro democratico e il neo nato Partito dei Sardi, altra formazione che ha messo come precondizione a un suo ingresso nel centrosinistra, la non candidatura di politici coinvolti in vicende giudiziarie. Una riunione vista come una provocazione da parte del Pd, che ha minacciato gli alleati, ribadendo totale fiducia alla Barracciu.

Una posizione quella di Sel, maturata non solo per le questioni giudiziarie, ma anche perché la candidatura della Barracciu è considerata debole, come sarebbe confermato anche da sondaggi che girano tra i partiti della coalizione". Invece da sinistra, oltre alle perplessità di Sel, sono arrivate anche quelle espresse dal candidato alle primarie Pippo Civati, che ha definito "vicenda scivolosa" il caso Barracciu: "Se io fossi il segretario del Pd, lunedì chiederei un incontro a Francesca Barracciu per capire cosa è successo e penso che ci debba essere una riflessione da parte sua e del partito in Sardegna che, se ha una propria valutazione deve proporla all'opinione pubblica, ma non è il segretario da Roma a decidere. Non mi permetto di dare consigli anche perché non conosco la vicenda nello specifico e nel dettaglio. Certo è che è una vicenda scivolosa per il momento che stiamo vivendo. Le sproporzioni tra uno stipendio di un precario e quello di un consigliere regionale sono notevoli [...] L'altro giorno abbiamo visto un servizio televisivo su Cota in Piemonte, tra le mutande e il formaggio, cose veramente bizzarre. Penso che anche Francesca Barracciu, debba spiegare la situazione, ma il partito prenda una decisione alla svelta". Il partito prenda una decisione, suggerisce Civati. L'iceberg Sardegna può essere il primo serio pericolo sulla rotta del transatlantico Renzi.

Fonte: http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/sardegna-caso-rimborsi-barracciu-candidata-indagata-rischio-pd-renzi-1746313/

PICCOLA NOTA: E VOI TUTTI CHE LEGGETE COSA NE PENSATE DI QUESTO MODERNO HITLER....

 
 
 

“Patrimoniale del 50% sulle proprietà dei partiti”

Post n°30 pubblicato il 04 Marzo 2014 da umbrella_0
 

 

"PATRIMONIALE DEL 50% SULLE PROPRIETA' DEI PARTITI". PROPOSTA DI LEGGE SFIDA LA CASTA...

 

 

Grazie a rimborsi elettorali illegittimi i partiti custodiscono 5 miliardi in immobili, fondi, titoli e depositi. Un disegno di legge dell'associazione "Crescita e Libertà" lancia la sfida a Renzi e Grillo: ecco come confiscarne subito la metà ed evitare nuove tasse agli italiani. Prime reazioni: il Pd non è contrario per principio ma resta timido. Lombardi (M5S) "Ci siamo dimenticati del pregresso, pronti a farla nostra"di  | 4 marzo 2014

Una patrimoniale straordinaria del 50% sui partiti per restituire il maltolto agli italiani e smetterla di vessarli con nuove tasse. Chi accetta la sfida? Dopo il balletto sull'abolizione del finanziamento pubblico, convertito in extremis alla Camera tra molti dubbi, il tema torna alla ribalta con una proposta di legge che lancia il guanto di sfida all'intero arco parlamentare: ora restituite i soldi. La sfida è rivolta prima di tutto a Renzi e al Movimento Cinque Stelle che sul taglio ai costi della politica hanno costruito il loro consenso e incrociato le spade. Grillo l'aveva anche buttata in un post, al motto "sequestriamo i beni ai partiti" rivolto principalmente al Pd, Renzi aveva subordinando la restituzione (dell'ultima tranche) dei rimborsi del Pd a un impegno dei grillini sulla riforma della legge elettorale. Tanto rumore per nulla: sul recupero del "pregresso" non sono stati depositati emendamenti o proposte di legge né dagli uni né dagli altri. Nulla, appunto. 

Ci prova allora Giuseppe Valditara, ex senatore di centro destra, ordinario di diritto pubblico romano che ha raccolto intorno a sé "Crescita e Libertà", un gruppo di difesa legale di interessi pubblici che annovera esperti di varia provenienza tra i quali il costituzionalista Aldo Loiodice, il giurista Manuel Sarno, l'ex preside di Giurisprudenza di Bari Sebastiano Tafaro. Un gruppo che ha già fatto altre iniziative a difesa dei cittadini come l'istanza di accesso sugli ingiustificati aumenti delle tariffe autostradali e la denuncia dei costi dello locazioni passive della PA. Insomma, a proporre la "confisca dei patrimoni dei partiti" (qui il testo, qui la relazione tecnica) non sono militanti anticasta allo sbaraglio ma fior di giuristi. E questo rende la cosa più interessante: allora, chi ci sta?

Il punto di partenza è che la recente abolizione sul finanziamento pubblico dei partiti non ha intaccato il  tesoro che hanno accumulato dal 1993, quando il referendum lo ha abolito e il parlamento l'ha surrettiziamente reintrodotto - legislatura dopo legislatura - in forma di rimborso. Negli anni quel fiume di denaro è finito nelle casseforti di Fondazioni nate ad hoc, associazioni, società e sindacati e secondo stime prudenti ammonterebbe oggi a 5 miliardi di euro tra beni immobili, titoli e depositi. Nelle casse della disciolta Dc ci sarebbe ancora un patrimonio residuo di 800 milioni di euro, in quelle della Fondazione ex Msi-An 70 milioni tra denaro e titoli, altri 300-400 in  patrimonio immobiliare. Solo il Partito Democratico ha in pancia immobili per un miliardo di euro disperso in 57 fondazioni. E così via. Solo una parte di questo impero finanziario deriva dalle donazioni e dalle contribuzioni volontarie mentre il grosso, circa 3 miliardi di euro, arriva proprio dai rimborsi ingoiati dal 1994 a oggi (a fronte di soli 579 milioni di spese dichiarate). Rimborsi che il 29 novembre sono contestati dalla Corte dei ContiIl procuratore De Dominicis, nell'ambito dell'istruttoria sul caso Lusi, li ha bollati come illegittimi e incostituzionali, frutto di "artifici semantici e legislativi" che fanno passare per "rimborso" dell'attività politica uscite non sostenute da giustificativi di spesa. Perché lasciare che il rapinatore amministri la refurtiva e arricchendosi ancora? 

Da qui parte la proposta di legge di "Crescita e Libertà" che conta pochi articoli chiarissimi. L'art. 1 istituisce un'imposta straordinaria una tantum sui patrimoni di partiti, fondazioni e movimenti politici esistenti e disciolti. L'imposta è pari al 50% del valore di mercato del patrimonio, al netto dei debiti che risultino da bilanci certificati da una società di revisione iscritta all'albo speciale presso la Consob. L'art. 2 dà tempo sei mesi al Mef per passare a raggi X i bilanci di partiti e fondazioni e censire patrimoni e relativo valore. Nel cespite patrimoniale non sono computate le donazioni che possano essere ricondotte a un'effettiva volontà di sostegno da parte dei privati. L'ultimo articolo cancella la cassa integrazione per i dipendenti dei partiti che è stata introdotta con l'art. 16 dalla legge che abolisce il finanziamento pubblico. 

Chi prenderà la palla al balzo e quanti la lasceranno cadere per amor di bottega? Tutti, a parole. Sul fronte Pd non si sa bene chi chiamare dopo gli stravolgimenti dell'era Renzi. L'ex relatore della legge sull'abolizione del finanziamento, Luciano Pizzetti, lascia la porta aperta ma si sfila. "Non vedo perché no. Ma mi sono dimesso da relatore, non ho accettato che l'abolizione diventasse merce di scambio con altri provvedimenti come l'abolizione delle Province", racconta. Tocca chiamare la senatrice Isabella De Monte che gli subentrò nell'incarico e siede nella Commissione Affari Costituzionali. "Dovrei studiare la proposta ma in linea di principio non sono contraria a tassare la ricchezza dei partiti frutto di finanziamento pubblico. Anche perché spesso è custodita da Fondazioni che non fanno più attività politica". Ma qui si parla di una patrimoniale anche sulla cassaforte del PD, la porterebbe al tavolo di Renzi? "Me la mandi, vedremo". 

E il Movimento? Nella sua crociata contro i partiti tradizionali e la Casta sembra essersi fermato all'ultimo miglio, quando c'era da recuperare il "malloppo". Non una proposta di legge, non un emendamento. Roberta Lombardi è stata la prima firmataria della proposta a cinque stelle per l'abolizione del finanziamento ai partiti. E oggi ammette, sorpresa: "In effetti di questo aspetto del recupero della ricchezza pregressa ci siamo dimenticati, ci è sfuggito".  E la cosa brucia anche un po' visto che Grillo proponeva di requisire tutti i patrimoni illecitamente accumulati dai partiti grazie a rimborsi. E dunque? "Così, su due piedi, condivido il principio e mi prendo l'impegno di trasmetterla al nostro ufficio legislativo per esaminarla tecnicamente. In caso di depositarla alla Commissione Affari Costituzionali come proposta di legge del Movimento, senza rubarne la paternità e sperando di centrare il risultato: riuscire a recuperare il tesoretto che per 30 anni i partiti hanno illecitamente sottratto alla collettività". Testo e relazione sono ora sul tavolo di Pd e Cinque Stelle. La sfida alla Casta e tra gli anticasta è partita. Senza più alibi.

 

 

 

 

 
 
 

Scandalo sanità in Lombardia

Post n°29 pubblicato il 04 Marzo 2014 da umbrella_0
 

Scandalo sanità in Lombardia, Formigoni andrà a processo per corruzione

 

 

L'ex governatore, attuale senatore Ncd che sostiene la maggioranza di governo, è accusato anche di associazione a delinquere. Avrebbe adottato provvedimenti favorevoli ad aziende private in cambio di vacanze dorate in ville e yacht. I legali: "Tutte le delibere prese dall'intera giunta"di  | 3 marzo 2014

L'ex presidente della Regione Lombardia e attuale senatore di Ncd Roberto Formigoni è stato rinviato a giudizio con altri 9 imputati tra cui l'ex assessore regionale Antonio Simone e il faccendiere Pierangelo Daccò per il caso Maugeri, uno dei filoni d'inchiesta aperti sul funzionamento del sistema sanità nella regione. Lo ha deciso il gup di Milano Paolo Guidi. Formigoni è accusato di associazione per delinquere e corruzione. Per lui e per altre 9 persone il processo inizierà il 6 maggio davanti alla Decima sezione penale di Milano. Un'altra grana per il governo Renzi, oltre a cinque indagati tra i sottosegretari appena nominati. Formigoni, oltre a essere un uomo di punta del partito guidato da Angelino Alfano, è anche presidente della Commissione agricoltura in Senato.

Al processo saranno imputati anche l'ex direttore amministrativo della fondazione Costantino Passerino, l'ex direttore generale della Sanità lombarda Carlo Lucchina, lo storico amico dell'ex governatore nonché convivente nell'appartamento condiviso con altri 'Memores domini' Alberto Perego, l'ex segretario generale della Regione Lombardia Nicola Maria Sanese e altre tre persone. Le accuse a vario titolo sono associazione per delinquere, corruzione ericiclaggio.Prosciolto, invece, l'avvocato Mario Cannata, consulente della Fondazione Maugeri. Il giudice ha inoltre dichiarato il non luogo a procedere per prescrizione per alcuni fatti che riguardano le false fatturazioni avvenuti prima del luglio 2006.

Cuore del procedimento è lo scambio tra il senatore, allora presidente della Giunta della Lombardia, e gli undici altri imputati. Loro ottenevano provvedimenti ad hoc e una protezione totale nel campo della sanità; lui faceva la bella vita che la Procura di Milano definisce "altre utilità". Ovvero viaggi e vacanze ai Caraibi, l'affitto della villa Resort ad Anguilla, "l'uso esclusivo" di uno yacht, il pagamento di spese di viaggi aerei per un totale di 18 mila euro e, tra l'altro, un maxi sconto per l'acquisto di una villa ad Arzachena, in Sardegna. Roberto Formigoni, accusato di associazione a delinquere e corruzione, era riuscito a godersi tutti questi benefits in cambio dei favori alla Fondazione Maugeri come rivelato dal Fatto Quotidiano il 19 luglio del 2012.  Benefici, che per gli inquirenti, sarebbero iniziati dal giugno del 2007 e terminati nell'ottobre 2011 per un totale di circa 8 milioni di euro. Dopo il rinvio a giudizio, il Movimento Cinque Stelle è tornato a chiedere la cancellazione della cosiddetta "legge Daccò", che regola le funzioni non tariffabili della sanità lombarda e che secondo il Movimento "ha consentito un uso discrezionale delle risorse pubbliche e generato un sistema di corruzione intollerabile".

Tre i "flussi finanziari" contestati dalla Procura: il primo riguarda i milioni di euro che nel corso degli anni sarebbero usciti illecitamente dalle casse dell'ente con sede a Pavia e dall'ospedale San Raffaele, per finire sui conti correnti, in particolare esteri, del faccendiere Pierangelo Daccò (già condannato per l'inchiesta San Raffaele) e l'ex assessore alla Sanità (non durante le giunte di Formigoni, ndr) Antonio Simone, i quali - questo è il secondo flusso finanziario descritto - avrebbero 'ricompensato' Formigoni sotto forma di "utilità" e benefits. Il terzo flusso finanziario è stato incasellato dal pm sotto la voce finanziamenti extra Drg (funzioni non tariffabili) erogati dallaRegione Lombardia nei confronti della Fondazione Maugeri e del San Raffaele. E proprio a causa del crack della Fondazione che fu creata da don Luigi Verzè che che i pm di Milano avevano scoperto un iniziale prosciugamento di 56 milioni di euro dalle casse della clinica pavese, attraversocontratti di consulenza fittizi per creare fondi neri e rimpolpare i conti esteri. C'era anche il pagamento per una consulenza per valutare la possibilità della vita su Marte tra i contratti scovati dagli investigatori della Guardia Finanza.  

Il 13 aprile 2012 in manette, su disposizione del gip Vincenzo Tutinelli, era poi finiti Simone,Costantino PasserinoGianfranco Mozzali e Claudio Massimo, rispettivamente direttore amministrativo e consulenti della Fondazione. Per il presidente dell'ente, Umberto Maugeri erano stati decisi gli arresti domiciliari, mentre Pierangelo Dacco', già in carcere per il caso San Raffaele, era stato raggiunto da una nuova ordinanza di custodia cautelare nella sua cella, a Opera.

Le accuse nei confronti di Formigoni arrivarono dopo. Pochi giorni gli arresti però si comprese dove l'indagine andava a finire. "In questo procedimento i presunti corruttori privati stanno dentro, il presunto corrotto sta fuori e non rende interrogatorio" disse il difensore di Costantino Passerino.Che fu il primo a mettere sulla strada dell'ex governatore gli inquirenti

I legali di Formigoni si definiscono "amareggiati, ma non sorpresi". L'esito dell'udienza preliminare, affermano in una nota gli avvocati Mario Brusa e Luigi Stortoni, "non ci toglie l'assoluta convinzione di un'accusa che non regge al vaglio critico, non solo e non tanto priva di fondamento quanto frutto di una forzatura del buon senso, delle prove e del diritto". Si contesta una ipotesi di corruzione - sostengono gli avvocati dell'ex presidente della Lombardia - senza individuare un solo atto attribuibile personalmente al presidente Formigoni. Gli atti che si vorrebbero tacciare di illegittimità consistono in realtà in delibere della Giunta Regionale (17 membri) e addirittura in una legge regionale emanata dal Consiglio". Rispetto a tali atti, secondo i legali, non solo non si prova, ma neppure si dice come il Presidente Formigoni sarebbe intervenuto per piegarne a fini illeciti la formazione. Non si considera, neppure, che tutti gli atti in materia sanitaria assunti dalla Regione Lombardia, quando sottoposti al vaglio del Tar sono sempre stati giudicati legittimi". Inoltre, sempre secondo i legali Brusa e Stortoni, "si sono cercate invano le tracce di dazioni di danaro nei confronti del presidente Formigoni e, non trovandole perché non ci sono, si è dovuti ricorrere alla fumosa categoria delle 'utilità".

 

 

 

 

 

 
 
 
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