Cos'e' il Newroz... Da: Laura Schrader, "Il diritto di esistere.Storie di Kurdi e Turchi insieme per la libertà" Torino, Edizioni Gruppo Abele, 1999 - (pagg. 159-161, "La Media e il Kurdistan") «Dopo la creazione del mondo e degli uomini, «quando il sole entrò nel segno dell'Ariete e la terra si rivestì di splendore, di ordine e di luce; quando dal cielo l'astro di fuoco raggiò cocente e una ventata di giovinezza discese sulla terra, allora Gayamers divenne signore del mondo. La sua prima dimora fu tra le montagne, e da una di quelle vette innalzò la sua fortuna». Gayamers fu il primo re della mitologia iranica, raccontata intorno all'anno mille dal grande scrittore persiano Firdusi nel poema "Il libro dei re". Dopo Gayamers, altri tre «re dei re» governarono con saggezza e generosità finché il trono venne occupato dal tiranno Dahok. Il diabolico despota aveva sulle spalle due mostruose escrescenze, due serpenti, che dovevano essere alimentati ogni giorno con il cervello di due giovani. Il primo a ribellarsi a quell'orrendo tributo fu un semplice fabbro, Kawa. Kawa riuscì a farsi ricevere dal sovrano dinnanzi all'assemblea dei grandi e gridò: «Sono Kawa, sire. Chiedo giustizia e me la devi accordare... E' da tempo che eserciti su di me la tirannia, più volte mi affondasti il pugnale nel petto. Se non avevi la volontà di opprimermi, perché hai levato la mano sui miei figli? Ne possedevo diciassette, ora non me ne resta che uno. Rendimi quest'unico figlio... Nel mondo non esiste legame pari a quello che ci vincola alla prole. L'ingiustizia deve avere un centro e una fine, e anche la tirannia ha bisogno di un pretesto ... ». Il tiranno, turbato da segni premonitori di sciagura, ordinò che al fabbro fosse restituito l'ultimo figlio, poi chiese a Kawa di sottoscrivere una dichiarazione, stesa dai suoi dignitari, che proclamava la dignità e la giustizia del sovrano. Kawa lesse quella falsa dichiarazione, la strappò, la calpestò e usci dalla reggia con il figlio. Percorse le strade della città chiamando a raccolta la folla contro l'ingiustizia. Si tolse il grembiule che usava quando forgiava con il martello, lo issò su una lancia e gridò «Dichiarate ad alta voce che il vostro attuale padrone è un Ahriman [Il principio del male nella religione mazdeica del profeta Zardasht (Zoroastro)], che il suo cuore è nemico di Dio. Questo grembiule senza valore e senza prezzo sarà il segno che distinguerà le voci degli amici da quelle dei nemici». Il fabbro e i suoi seguaci indussero Feridun, il legittimo erede al trono il cui padre era stato ucciso e spodestato, e che viveva nascosto, a intervenire contro il tiranno con un esercito di cavalieri preceduti da bufali e elefanti «con la testa ben alta, carichi di bagagli». La vittoria di Feridun fu resa possibile dalla gente di Kawa: nella capitale del tiranno «le terrazze e le porte erano coronate dagli abitanti della città, da tutti quelli che potevano portare armi; ciascuno parteggiava per Feridun, i loro cuori sanguinavano sotto l'oppressíone di Dahok. Mattoni precipitavano dalle mura, pietre dalle terrazze; nella città piovevano colpi di spada e frecce di legno di pioppo, come la grandine cade dalla nube nera... I giovani della città, tutti coloro che erano in età e atti al combattimento, si unirono all'esercito di Feridun, affrancandosi dal magico potere di Dahok... Dal tempio del fuoco si levò un grido: "Non tollereremo che Dahok resti sul trono, l'empio dalle spalle coronate di serpenti". Soldati e cittadini si presentarono uniti al combattimento e la loro massa sembrava una montagna. Dalla città splendente si innalzò una polvere che oscurò il sole». Così Dahok venne sconfitto per sempre. La storia nazionale e il calendario, per i kurdi, hanno origine dalla rivoluzione popolare guidata dal fabbro Kawa e iniziano il 21 marzo dei 612 a.C. E', questo, l'anno della caduta di Ninive, la capitale del potere assiro, simbolicamente rappresentato nel tiranno serpentiforme Dahok, il cui regno durò mille anni. Il nobile Feridun, che Kawa convinse a intervenire contro il despota, e il suo possente esercito, sono la versione leggendaria dell'armata dei medi, che scese in campo contro gli assiri dalle regioni iraniche, a nord‑est di Assur. I medi riuscirono a vincere gli assiri con l'aiuto della popolazione autoctona di quell'area dell'Alta Mesopotamia in cui i dominatori avevano situato il cuore dell'impero: nella terra dei Kurdi gli assiri avevano costruito Ninive, l'ultima, splendida capitale, e il popolo delle montagne era direttamente esposto all'oppressione ma le selvagge "montagne che nessuno conosce" come viene definita la catena dei monti del Kurdistan in una iscrizione assira, offrivano rifugio contro la barbarie dei conquistatori e rendevano difficile e a volte impossibile la penetrazione delle armate assire; già allora quei montanari avevano sviluppato le tecniche di guerriglia descritte da Senofonte nella sua Anabasi, tecniche di resistenza fondate sulla perfetta conoscenza di un territorio aspro e impervio che si sono perpetuate nei secoli; la lotta di popolo contro le invasioni si può considerare una delle particolarità della cultura dei kurdi per i quali il capodanno iranico, Nawroz, è la festa nazionale della liberazione, celebrata ovunque nel mondo in ricordo dell'impresa di Kawa: il fabbro aveva trasmesso la notizia a tutto il paese con grandi falò accesi di vetta in vetta. L'accendere i falò prima dell'alba dell'equinozio di primavera è una tradizione del mondo agricolo indo‑europeo che si perde nella notte dei tempi; questa usanza ben si conciliò, più tardi, con la religione che, attraverso il profeta Zardasht (Zarathustra) pacificamente si diffuse tra i popoli iranici: i primi a credere in un unico Dio, Ahura Mazda, il buono, onorato con il fuoco perenne. In una folgorante sintesi culturale, nel mito di Kawa e nel significato del capodanno kurdo si fondono i falò della primavera, la sacra fiamma del mazdeismo e il fuoco della libertà.
Newroz tra storia e leggenda
Cos'e' il Newroz... Da: Laura Schrader, "Il diritto di esistere.Storie di Kurdi e Turchi insieme per la libertà" Torino, Edizioni Gruppo Abele, 1999 - (pagg. 159-161, "La Media e il Kurdistan") «Dopo la creazione del mondo e degli uomini, «quando il sole entrò nel segno dell'Ariete e la terra si rivestì di splendore, di ordine e di luce; quando dal cielo l'astro di fuoco raggiò cocente e una ventata di giovinezza discese sulla terra, allora Gayamers divenne signore del mondo. La sua prima dimora fu tra le montagne, e da una di quelle vette innalzò la sua fortuna». Gayamers fu il primo re della mitologia iranica, raccontata intorno all'anno mille dal grande scrittore persiano Firdusi nel poema "Il libro dei re". Dopo Gayamers, altri tre «re dei re» governarono con saggezza e generosità finché il trono venne occupato dal tiranno Dahok. Il diabolico despota aveva sulle spalle due mostruose escrescenze, due serpenti, che dovevano essere alimentati ogni giorno con il cervello di due giovani. Il primo a ribellarsi a quell'orrendo tributo fu un semplice fabbro, Kawa. Kawa riuscì a farsi ricevere dal sovrano dinnanzi all'assemblea dei grandi e gridò: «Sono Kawa, sire. Chiedo giustizia e me la devi accordare... E' da tempo che eserciti su di me la tirannia, più volte mi affondasti il pugnale nel petto. Se non avevi la volontà di opprimermi, perché hai levato la mano sui miei figli? Ne possedevo diciassette, ora non me ne resta che uno. Rendimi quest'unico figlio... Nel mondo non esiste legame pari a quello che ci vincola alla prole. L'ingiustizia deve avere un centro e una fine, e anche la tirannia ha bisogno di un pretesto ... ». Il tiranno, turbato da segni premonitori di sciagura, ordinò che al fabbro fosse restituito l'ultimo figlio, poi chiese a Kawa di sottoscrivere una dichiarazione, stesa dai suoi dignitari, che proclamava la dignità e la giustizia del sovrano. Kawa lesse quella falsa dichiarazione, la strappò, la calpestò e usci dalla reggia con il figlio. Percorse le strade della città chiamando a raccolta la folla contro l'ingiustizia. Si tolse il grembiule che usava quando forgiava con il martello, lo issò su una lancia e gridò «Dichiarate ad alta voce che il vostro attuale padrone è un Ahriman [Il principio del male nella religione mazdeica del profeta Zardasht (Zoroastro)], che il suo cuore è nemico di Dio. Questo grembiule senza valore e senza prezzo sarà il segno che distinguerà le voci degli amici da quelle dei nemici». Il fabbro e i suoi seguaci indussero Feridun, il legittimo erede al trono il cui padre era stato ucciso e spodestato, e che viveva nascosto, a intervenire contro il tiranno con un esercito di cavalieri preceduti da bufali e elefanti «con la testa ben alta, carichi di bagagli». La vittoria di Feridun fu resa possibile dalla gente di Kawa: nella capitale del tiranno «le terrazze e le porte erano coronate dagli abitanti della città, da tutti quelli che potevano portare armi; ciascuno parteggiava per Feridun, i loro cuori sanguinavano sotto l'oppressíone di Dahok. Mattoni precipitavano dalle mura, pietre dalle terrazze; nella città piovevano colpi di spada e frecce di legno di pioppo, come la grandine cade dalla nube nera... I giovani della città, tutti coloro che erano in età e atti al combattimento, si unirono all'esercito di Feridun, affrancandosi dal magico potere di Dahok... Dal tempio del fuoco si levò un grido: "Non tollereremo che Dahok resti sul trono, l'empio dalle spalle coronate di serpenti". Soldati e cittadini si presentarono uniti al combattimento e la loro massa sembrava una montagna. Dalla città splendente si innalzò una polvere che oscurò il sole». Così Dahok venne sconfitto per sempre. La storia nazionale e il calendario, per i kurdi, hanno origine dalla rivoluzione popolare guidata dal fabbro Kawa e iniziano il 21 marzo dei 612 a.C. E', questo, l'anno della caduta di Ninive, la capitale del potere assiro, simbolicamente rappresentato nel tiranno serpentiforme Dahok, il cui regno durò mille anni. Il nobile Feridun, che Kawa convinse a intervenire contro il despota, e il suo possente esercito, sono la versione leggendaria dell'armata dei medi, che scese in campo contro gli assiri dalle regioni iraniche, a nord‑est di Assur. I medi riuscirono a vincere gli assiri con l'aiuto della popolazione autoctona di quell'area dell'Alta Mesopotamia in cui i dominatori avevano situato il cuore dell'impero: nella terra dei Kurdi gli assiri avevano costruito Ninive, l'ultima, splendida capitale, e il popolo delle montagne era direttamente esposto all'oppressione ma le selvagge "montagne che nessuno conosce" come viene definita la catena dei monti del Kurdistan in una iscrizione assira, offrivano rifugio contro la barbarie dei conquistatori e rendevano difficile e a volte impossibile la penetrazione delle armate assire; già allora quei montanari avevano sviluppato le tecniche di guerriglia descritte da Senofonte nella sua Anabasi, tecniche di resistenza fondate sulla perfetta conoscenza di un territorio aspro e impervio che si sono perpetuate nei secoli; la lotta di popolo contro le invasioni si può considerare una delle particolarità della cultura dei kurdi per i quali il capodanno iranico, Nawroz, è la festa nazionale della liberazione, celebrata ovunque nel mondo in ricordo dell'impresa di Kawa: il fabbro aveva trasmesso la notizia a tutto il paese con grandi falò accesi di vetta in vetta. L'accendere i falò prima dell'alba dell'equinozio di primavera è una tradizione del mondo agricolo indo‑europeo che si perde nella notte dei tempi; questa usanza ben si conciliò, più tardi, con la religione che, attraverso il profeta Zardasht (Zarathustra) pacificamente si diffuse tra i popoli iranici: i primi a credere in un unico Dio, Ahura Mazda, il buono, onorato con il fuoco perenne. In una folgorante sintesi culturale, nel mito di Kawa e nel significato del capodanno kurdo si fondono i falò della primavera, la sacra fiamma del mazdeismo e il fuoco della libertà.