Utopia 2007

Ayazma: un articolo su " le Monde"


dal quotidiano francese “Le Monde” del 23/03/2007)   Turchia “Rinnovamento Urbano” La collera sale nella bidonville kurda d’Ayazma, a Istanbul    Nei solchi dei bulldozers, una nuvola di bambini sporchi cerca tegole recuperabili tra le macerie che si accumulano dopo che il sindaco di Istanbul ha iniziato la distruzione della bidonville di Ayazma, popolata in gran parte da kurdi. Sono un migliaio di casette costruite illegalmente, stese su una collina alla periferia dell’agglomerato urbano, strette tra l’autostrada e  l’immenso stadio olimpico. Per giustificare la sua politica di “rinnovamento urbano” il comune ha spiegato di voler “ripulire un focolaio di terroristi”. I sorteggiati più fortunati sono rialloggiati in torri di dodici piani a 10 km da là. Dei ghetti urbani e sociali, con una dimensione etnica. “Stanno creando la futura rivoluzione sociale”, afferma l’urbanista francese Jean-François Pérouse, professore all’università di Galatasaray. Il cimitero per bambini di Ayazma è saturo, segno della miseria di questo quartiere di cui tutti gli indicatori sociali segnano rosso. “Sono essenzialmente dei rifugiati del Sud-Est che sono fuggiti dalla guerra (tra l’esercito e la guerriglia del Partito dei lavoratori kurdi, PKK), racconta Bernard Grandjon, responsabile della missione Turchia Medici del mondo: Ayazma illustra questa “harlemizzazione di Istanbul” prevista dall’ex capo della polizia della città, Necdet Menzir, lunedì 19 marzo, nelle colonne del giornale Radical: “Delle società politiche e criminali creano delle zone in cui la polizia non può più andare”. Gli autobus non vanno più ad Ayazma. Mercoledì, per la festa del Newroz, sono stati deviati dai quartieri sensibili. In un mese, una dozzina di bus sono stati attaccati con bottiglie Molotov. Poco a poco, Ayazma si vuota. Quelli che erano in affitto andranno a ricostruire più lontano. I proprietari si sono adattati ad essere rialloggiati. Masallah vive nella torre B8. “Ci hanno dispersi come dei montoni” borbotta il vecchio contadino. “Sicuramente qui è più lussuoso, ma è come una prigione, non è questo il mio modo di vivere”. Ad Ayzma gli abitanti avevano costruito un loro modo di vivere. Le galline sono state vittime dell’aviaria, ma mucche e capre passano al centro del villaggio. “Sono triste per i miei alberi da frutto, dice Masallah. “Erano come miei figli”   “Migliaia di Ocalan” Gli ex proprietari della bidonville si sono istallati in tre delle 52 torri di un insieme urbano nuovo fiammante dove si chiede loro di pagare, per la durata di 15 anni, l’equivalente di 135 euro al mese di affitto. Una tariffa preferenziale in compenso della loro espulsione. “Non sappiamo come faremo a pagare”, si preoccupa Ogun, padre di cinque bambini e operaio tessile. Il comune offre corsi a questi sradicati, per insegnargli a vivere la città. Ma la sovrappopolazione è già attiva. Dopo qualche settimana i bagni scompaiano, i bambini smontano le lampadine dei pianerottoli delle scale, strappano i fiori dalle aiuole per rivenderli. “Utilizzano gli ascensori come toilettes, sorride Kezban all’11° piano della torre B9, mentre prepara il pranzo sulla moquette della sala. “Io getto la mia spazzatura dalla finestra. Siamo o non siamo dei veri contadini!”. La violenza sociale si mescola a delle rivendicazioni identitarie. “Tutti i giovani sono disoccupati, urla il vecchio Muzafer. Per lo stato valiamo meno dei cani”. “Se dico che sono kurdo, non troverò mai lavoro” esclama un ragazzo. Ad Ayzma hanno bruciato pneumatici e dipinto slogan sui muri. In altri quartieri, la vivace reazione degli abitanti ha messo in fuga i bulldozer. Una rivolta che prende, di giorno in giorno, un aspetto più radicale di manifestazione che sostiene il PKK e il suo leader imprigionato Abdullah Ocalan. “Qui ci sono migliaia di altri Ocalan” esclama Masallah.