Dal Manifesto di 15/04/07 Il tribunale militare di Corlu ha allungato di altri sei mesi la pena per l'obiettore di coscienza kurdo Halil Savda, già condannato a marzo a 15 mesi e mezzo di carcere. Savda era già stato processato e incarcerato a fine 2006. Lasciato il carcere lo scorso 25 gennaio, era stato riportato in caserma, riarrestato e di nuovo accusato di non aver obbedito agli ordini. La Corte europea per i diritti umani è già intervenuta nel caso di un altro obiettore, Osman Murat Ulke, decretando che il procedimento contro di lui costituiva «trattamento degradante» secondo l'articolo 3 della Convenzione europea per la protezione dei diritti umani e le libertà fondamentali - di cui la Turchia è firmataria. E il Consiglio d'Europa, rincarando la denuncia, ha «preso atto» in una dichiarazione del 4 aprile che la Turchia non ha fatto nulla per risarcire Osman Ulke né ha introdotto alcuna disposizione alternativa al servizio militare. Per discutere di eventuali altri provvedimenti il Consiglio utilizzerà la prossima riunione del 6-7 giugno. Come già Mehmet Tarhan (obiettore kurdo e gay), anche Savda è stato brutalmente picchiato durante la detenzione, torturato fisicamente e mentalmente. Tarhan, dopo due lunghi scioperi della fame e inaudite violenze, è riuscito a far sentire la sua voce fuori dalla Turchia e grazie anche alle pressioni internazionali è stato liberato, nel marzo 2006. Ma la sua vicenda giudiziaria è tutt'altro che conclusa. Parlare di obiezione di coscienza rimane un problema in Turchia. Ne sa qualcosa anche la giornalista e scrittrice Perihan Magden, costretta a difendersi in tribunale dall'accusa di aver «denigrato le forze armate». Magden aveva scritto su una rivista che l'obiezione di coscienza è un diritto che deve essere garantito.
Altri mesi di carcere per l'obiettore kurdo savda
Dal Manifesto di 15/04/07 Il tribunale militare di Corlu ha allungato di altri sei mesi la pena per l'obiettore di coscienza kurdo Halil Savda, già condannato a marzo a 15 mesi e mezzo di carcere. Savda era già stato processato e incarcerato a fine 2006. Lasciato il carcere lo scorso 25 gennaio, era stato riportato in caserma, riarrestato e di nuovo accusato di non aver obbedito agli ordini. La Corte europea per i diritti umani è già intervenuta nel caso di un altro obiettore, Osman Murat Ulke, decretando che il procedimento contro di lui costituiva «trattamento degradante» secondo l'articolo 3 della Convenzione europea per la protezione dei diritti umani e le libertà fondamentali - di cui la Turchia è firmataria. E il Consiglio d'Europa, rincarando la denuncia, ha «preso atto» in una dichiarazione del 4 aprile che la Turchia non ha fatto nulla per risarcire Osman Ulke né ha introdotto alcuna disposizione alternativa al servizio militare. Per discutere di eventuali altri provvedimenti il Consiglio utilizzerà la prossima riunione del 6-7 giugno. Come già Mehmet Tarhan (obiettore kurdo e gay), anche Savda è stato brutalmente picchiato durante la detenzione, torturato fisicamente e mentalmente. Tarhan, dopo due lunghi scioperi della fame e inaudite violenze, è riuscito a far sentire la sua voce fuori dalla Turchia e grazie anche alle pressioni internazionali è stato liberato, nel marzo 2006. Ma la sua vicenda giudiziaria è tutt'altro che conclusa. Parlare di obiezione di coscienza rimane un problema in Turchia. Ne sa qualcosa anche la giornalista e scrittrice Perihan Magden, costretta a difendersi in tribunale dall'accusa di aver «denigrato le forze armate». Magden aveva scritto su una rivista che l'obiezione di coscienza è un diritto che deve essere garantito.