Gli Usa: una brutta notizia. Il premier Erdogan: «Sarà un'operazione limitata» TIZIANA PREZZO ISTANBUL Nei telegiornali, per tutto il giorno, è stata semplicemente definita «kara harekati», operazione di terra. Un termine scelto con cura, decisamente più freddo di parole come «attacco» o «incursione», per descrivere quella che, di fatto, è un’operazione condotta da giovedì sera, da almeno tremila soldati turchi (ma altre fonti parlano di 10 mila), in territorio iracheno. L’obiettivo è quello di sempre: distruggere i campi di addestramento dei separatisti curdi del Pkk presenti nel Kurdistan, in quell’angolo di terra dove l’Iraq confina con Turchia e Iran. Terreno difficile, per un’operazione che non è stata una passeggiata. In serata lo stato maggiore di Ankara ha fatto sapere che negli scontri sono stati uccisi oltre 40 ribelli curdi, oltre a cinque soldati turchi. «L’obiettivo, l’estensione, lo scopo e i parametri di questa operazione sono limitati», ha voluto subito precisare il primo ministro Tayyip Erdogan, col chiaro intento di contenere le immediate critiche piovute dall’estero. «La via diplomatica - ha aggiunto - rimane sempre la nostra prima scelta. Per questo il presidente della Repubblica Abdullah Gul ha invitato il presidente Jalal Talabani in visita ufficiale ad Ankara». Erdogan ha anche negato che Ankara abbia agito militarmente senza avvertire Baghdad (da dove per altro non è arrivata alcuna protesta ufficiale), smentendo così quanto aveva dichiarato l’ambasciatore iracheno. «Ho chiamato il premier Nouri Al Maliki personalmente», ha assicurato. Così come erano stati preventivamente avvisati gli Stati Uniti, che si augurano una rapida conclusione dell’operazione. Gli Usa, che definiscono l’incursione «una brutta notizia», confidano nel fatto che «la Turchia farà tutto il possibile per evitare danni collaterali a cittadini innocenti o alle infrastrutture curde». Rassicurazioni non sufficienti per Al Maliki, per il quale la Turchia «deve rispettare la sovranità dell’Iraq», pur ricordando come il governo iracheno «sostenga la sicurezza turca e riconosca che il Pkk è una minaccia». Un accorato invito alla moderazione è arrivato anche da Bruxelles: la richiesta è che i turchi «evitino azioni sproporzionate, rispettino i diritti umani e i principi dello Stato di diritto». L’Alto Rappresentante per la Politica estera di sicurezza dell’Ue Javier Solana ha aggiunto di non considerare l’operazione in corso «la risposta migliore» al terrorismo. Ha scelto la parola «moderazione» anche il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, che ha invitato la Turchia a rispettare le sue frontiere con l'Iraq chiedendo allo stesso tempo ai curdi del Pkk di porre fine agli attacchi terroristici. Difficile prevedere ora che evoluzione avrà questa nuova operazione militare che per l’emittente turca Ntv durerà non meno di 15 giorni. Una cosa è certa: la notizia è riuscita a far passare in secondo piano la firma, avvenuta per i più maliziosi non a caso proprio ieri, con la quale il presidente Gul ha dato il proprio avallo al ritorno del velo nelle università.123
Diecimila uomini passano il confine. ( la Stampa 23/2/2008 (6:28) )-
Gli Usa: una brutta notizia. Il premier Erdogan: «Sarà un'operazione limitata» TIZIANA PREZZO ISTANBUL Nei telegiornali, per tutto il giorno, è stata semplicemente definita «kara harekati», operazione di terra. Un termine scelto con cura, decisamente più freddo di parole come «attacco» o «incursione», per descrivere quella che, di fatto, è un’operazione condotta da giovedì sera, da almeno tremila soldati turchi (ma altre fonti parlano di 10 mila), in territorio iracheno. L’obiettivo è quello di sempre: distruggere i campi di addestramento dei separatisti curdi del Pkk presenti nel Kurdistan, in quell’angolo di terra dove l’Iraq confina con Turchia e Iran. Terreno difficile, per un’operazione che non è stata una passeggiata. In serata lo stato maggiore di Ankara ha fatto sapere che negli scontri sono stati uccisi oltre 40 ribelli curdi, oltre a cinque soldati turchi. «L’obiettivo, l’estensione, lo scopo e i parametri di questa operazione sono limitati», ha voluto subito precisare il primo ministro Tayyip Erdogan, col chiaro intento di contenere le immediate critiche piovute dall’estero. «La via diplomatica - ha aggiunto - rimane sempre la nostra prima scelta. Per questo il presidente della Repubblica Abdullah Gul ha invitato il presidente Jalal Talabani in visita ufficiale ad Ankara». Erdogan ha anche negato che Ankara abbia agito militarmente senza avvertire Baghdad (da dove per altro non è arrivata alcuna protesta ufficiale), smentendo così quanto aveva dichiarato l’ambasciatore iracheno. «Ho chiamato il premier Nouri Al Maliki personalmente», ha assicurato. Così come erano stati preventivamente avvisati gli Stati Uniti, che si augurano una rapida conclusione dell’operazione. Gli Usa, che definiscono l’incursione «una brutta notizia», confidano nel fatto che «la Turchia farà tutto il possibile per evitare danni collaterali a cittadini innocenti o alle infrastrutture curde». Rassicurazioni non sufficienti per Al Maliki, per il quale la Turchia «deve rispettare la sovranità dell’Iraq», pur ricordando come il governo iracheno «sostenga la sicurezza turca e riconosca che il Pkk è una minaccia». Un accorato invito alla moderazione è arrivato anche da Bruxelles: la richiesta è che i turchi «evitino azioni sproporzionate, rispettino i diritti umani e i principi dello Stato di diritto». L’Alto Rappresentante per la Politica estera di sicurezza dell’Ue Javier Solana ha aggiunto di non considerare l’operazione in corso «la risposta migliore» al terrorismo. Ha scelto la parola «moderazione» anche il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, che ha invitato la Turchia a rispettare le sue frontiere con l'Iraq chiedendo allo stesso tempo ai curdi del Pkk di porre fine agli attacchi terroristici. Difficile prevedere ora che evoluzione avrà questa nuova operazione militare che per l’emittente turca Ntv durerà non meno di 15 giorni. Una cosa è certa: la notizia è riuscita a far passare in secondo piano la firma, avvenuta per i più maliziosi non a caso proprio ieri, con la quale il presidente Gul ha dato il proprio avallo al ritorno del velo nelle università.123