Osservatorio Iraq 28.03.2008 Poco conta l’immunità parlamentare garantita dalla Costituzione turca. Secondo quanto stabilito ieri dalla Suprema corte d'appello di Istanbul, Nurettin Demirtas, leader del Partito della Società democratica (Dtp), la principale formazione kurdo-turca, può essere processato per aver sostenuto e fatto propaganda nei confronti del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), bollata come organizzazione terroristica da Ankara Bruxelles e Washington. L’immunità garantita a Demirtas come parlamentare – si legge nella sentenza della nona camera della Suprema corte di appello – viene meno, in quanto il deputato ha violato l’articolo 14 della Costituzione, dove si afferma che nessuno può usare i suoi diritti di libertà per violare l'indivisibilità dello Stato turco. L’episodio imputato al leader kurdo risale a qualche tempo fa, quando egli era presidente dalla sezione di Diyarbakir della Human Rights Association (Ihd). Allora Demirtas rilasciò un'intervista telefonica all'emittente filo-curda Roj Tv, che trasmette dalla Danimarca, in cui dichiarava che il fondatore del Pkk, Abdullah Ocalan (attualmente detenuto nel supercarcere dell’isola di Imrali), dovrebbe essere preso come interlocutore dallo Stato turco per risolvere la "questione kurda in Turchia". "Le affermazioni di Demirta – si legge nel testo della sentenza – contravvengono l’articolo 14 della Costituzione, e dunque la sua immunità parlamentare e il fatto di esser stato eletto come deputato non gli impedisce di essere incriminato con le accuse di coinvolgimento in attività terroristiche e messa in pericolo dell’integrità territoriale del Paese". La sentenza della Suprema corte costituisce di fatto un precedente e apre la strada all’incriminazione di altri deputati kurdi del Dtp (attualmente sono 20 in tutto) i cui processi erano stati sospesi proprio in seguito al loro ingresso in parlamento, avvenuta nel luglio scorso. Demirtas, che adesso rischia una condanna a cinque anni di carcere, si è limitato a definire “inopportuno” il pronunciamento.
Poco conta l’immunità parlamentare garantita dalla Costituzione turca: Demirtas puo' essere processato
Osservatorio Iraq 28.03.2008 Poco conta l’immunità parlamentare garantita dalla Costituzione turca. Secondo quanto stabilito ieri dalla Suprema corte d'appello di Istanbul, Nurettin Demirtas, leader del Partito della Società democratica (Dtp), la principale formazione kurdo-turca, può essere processato per aver sostenuto e fatto propaganda nei confronti del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), bollata come organizzazione terroristica da Ankara Bruxelles e Washington. L’immunità garantita a Demirtas come parlamentare – si legge nella sentenza della nona camera della Suprema corte di appello – viene meno, in quanto il deputato ha violato l’articolo 14 della Costituzione, dove si afferma che nessuno può usare i suoi diritti di libertà per violare l'indivisibilità dello Stato turco. L’episodio imputato al leader kurdo risale a qualche tempo fa, quando egli era presidente dalla sezione di Diyarbakir della Human Rights Association (Ihd). Allora Demirtas rilasciò un'intervista telefonica all'emittente filo-curda Roj Tv, che trasmette dalla Danimarca, in cui dichiarava che il fondatore del Pkk, Abdullah Ocalan (attualmente detenuto nel supercarcere dell’isola di Imrali), dovrebbe essere preso come interlocutore dallo Stato turco per risolvere la "questione kurda in Turchia". "Le affermazioni di Demirta – si legge nel testo della sentenza – contravvengono l’articolo 14 della Costituzione, e dunque la sua immunità parlamentare e il fatto di esser stato eletto come deputato non gli impedisce di essere incriminato con le accuse di coinvolgimento in attività terroristiche e messa in pericolo dell’integrità territoriale del Paese". La sentenza della Suprema corte costituisce di fatto un precedente e apre la strada all’incriminazione di altri deputati kurdi del Dtp (attualmente sono 20 in tutto) i cui processi erano stati sospesi proprio in seguito al loro ingresso in parlamento, avvenuta nel luglio scorso. Demirtas, che adesso rischia una condanna a cinque anni di carcere, si è limitato a definire “inopportuno” il pronunciamento.